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Dove eravamo rimasti?

Chi incontra Dari? Il bambino dell'appartamento (50%)

Vittime di una Tragedia

Il metallo della maniglia era ammaccato in più punti e sembrava essere ricoperto di una sostanza secca, come il fango.

Non avrebbe potuto giurare che nessuna di queste considerazioni fosse corretta, perché continuava a non vedere altro che sagome e ombre.

Dari si ritrovò in un corridoio. Poteva vedere le finestre allineate su un lato e molte porte sull’altro.

Una scuola?

La pallida luce della luna le permise di distinguere altri dettagli.

C’erano delle scie scure, sia sul pavimento che sui muri e alcuni schizzi sul soffitto.

Pensò che fosse sangue e allo stesso tempo si disse che non poteva essere vero.

A circa dieci metri da lei c’erano degli oggetti sparsi sul pavimento. Si avvicinò.

Erano grandi come sacchi di patate.

Si avvicinò ancora.

Sembravano manichini.

Fece un altro passo.

Cadaveri di bambini.

Era avvenuta una terribile tragedia in quell’edificio.

Dari si voltò e prese a seguire il lungo corridoio. Scoprì che i cadaveri erano ovunque e non c’era modo di evitarli.

Dopo qualche minuto, giunse ad un bivio.

Di fronte a lei un portone conduceva all’esterno, dove una lunga tettoia di legno proteggeva il passaggio verso un secondo edificio.

Alla sua destra invece, un’ampia scala portava al piano superiore.

Rimase lì qualche secondo per pensarci, quando avvertì una presenza poco lontano da lei.

In un angolo, nell’ombra, sedeva un bambino. Inizialmente pensò ad un altro cadavere, ma poi lo vide alzare la testa.

Si fissarono per lunghi interminabili secondi. Poi il bambino si alzò in piedi, con molta difficoltà.

Darshika lo riconobbe: era il bambino dell’appartamento.

«Chi sei? Cosa vuoi da me?»

Il bambino rimase immobile, come se quelle parole lo avessero sorpreso. Fece qualche passo in avanti così da trovarsi sotto la debole luce che filtrava dalla finestra incrostata di polvere e sangue.

Fatti quei pochi faticosissimi passi, il bambino semplicemente si fermò. E continuò a guardarla.

Darshika cercò di respirare normalmente e soprattutto, cosa ancora più difficile, si impose di non guardare le ferite su quel corpo, il sangue che lo ricopriva, le ossa rotte. Si concentrò sui suoi occhi.

«Parli la mia lingua?»

Il bambino fece cadere leggermente la testa di lato, come a guardare qualcosa che non capiva bene.

Alzò il braccio di fronte a sé. Di nuovo questo gesto fu accompagnato da  gocce di sangue che cadevano sul pavimento già sporco.

Darshika guardò quella mano molto a lungo, ma il bambino non sembrava impaziente. A dire il vero, sembrava che avesse tutto il tempo del mondo.

Dari si avvicinò a lui.

“Che cosa sto facendo? – pensava – Perché non scappo via? Ma poi scappare dove?”

Mentre la sua mente era intenta a trovare risposta a queste domande, la sua mano, come mossa da una forza a lei ignota e del tutto indipendente, andò ad appoggiarsi su quella fredda e rigida del bambino.

Tutto intorno a lei divenne tremendamente buio.

Si ritrovò ancora con la mano a mezz’aria, ma non sentiva più la presenza del bambino.

Non vedeva assolutamente nulla, neanche la mano che aveva appena abbassato.

Poi, lentamente, una debole luce si accese di fronte a lei. La luce si intensificava ogni secondo di più e prese ad illuminare alcuni oggetti: una porta alla sua sinistra, una poltrona azzurra di fronte a lei, una culla fra la poltrona e un letto da ospedale. Sul letto c’era una donna che dormiva supina, con le braccia lungo i fianchi.

Darshika provò a muoversi, ma non ci riuscì: non aveva percezione del suo corpo dalla vita in giù.

Adesso la luce illuminava tutta la stanza intorno a lei. Sembrava la camera di un ospedale molto povero. La poltrona azzurra, per esempio, era stata rattoppata più volte da una persona premurosa che tuttavia doveva essersi stancata di quella incombenza, perché numerosi graffi ricoprivano i braccioli, disseminando l’azzurro della poltrona di strisce bianche.

Improvvisamente la porta si aprì ed entrò un giovane alto, robusto, con un ampio collo e lo sguardo di chi non chiede niente dalla vita perché gli è già stato negato tutto.

«Forza Titi, è l’ora della pappa.»

L’uomo si avvicinò alla donna sul letto, scostò le coperte e Darshika vide che i polsi della donna erano legati al letto con robuste cinghie di cuoio.

La donna mosse appena la testa verso di lui, aprì la bocca, come per dirgli qualcosa, ma ci ripensò e lo lasciò fare.

L’uomo la sollevò e la mise a sedere, come si farebbe con una bambola.

Poi andò alla culla, si chinò e prese una piccola neonata, placidamente avvolta in una copertina rosa con dei fiori ricamati sull’orlo.

L’uomo la mise in braccio alla donna che, con un gesto automatico, si era già denudata il seno.

«Il signore mi manda a dirle che ultimamente è proprio brava e che per questo le farà un regalo.»

La notizia non sembrò colpire in alcun modo la donna.

«Ho anche sentito che la nuova ragazza è già incinta. Non è una bella notizia?»

Questa volta la donna alzò lo sguardo e con voce fredda gli disse:

«Riferisci al signore che questo ventre ha generato la sua Morte e che la sto nutrendo con il mio odio.»

Quale strada sceglierà Dari?

  • Indietro, potrebbe aver tralasciato qualcosa (0%)
    0
  • Le scale a sinistra, al piano di sopra (56%)
    56
  • La porta di fronte, verso l'esterno (44%)
    44

Voti totali: 9

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52 Commenti

  1. Una piccola considerazione personale: secondo me è troppo impavida la protagonista. Chiunque altro al suo posto, alla vista di cadaveri e sangue, come minimo starebbe tremando dalla paura.
    A parte questo ottimo capitolo!

  2. Le scale a sinistra. Hai mostrato che Darshika ha un carattere inquisitivo (non scappa davanti ai cadaveri e al bambini, ma anzi cerca di avvicinarsi e stabilire un contatto), di conseguenza mi sembra la scelta più naturale. La parte iniziale “Il metallo della maniglia era ammaccato in più punti e sembrava essere ricoperto di una sostanza secca, come il fango.Non avrebbe potuto giurare che nessuna di queste considerazioni fosse corretta, perché continuava a non vedere altro che sagome e ombre” non mi convince tanto, la trovo un pò contorta. Oltre questa considerazione, il capitolo mi è piaciuto, specialmente verso il finale. Al prossimo episodio!

  3. Le scale a sinistra, al piano di sopra. Se la vista di tutti quei cadaveri non l’ha spaventata più di tanto, vuol dire che la nostra Dari ha abbastanza coraggio per andare a fondo in questa faccenda.
    Anche questo capitolo lascia vedere molto bene le scene in cui si muovono i personaggi, continua così.
    Ciao.

  4. Anche io ho votato per una stanza vuota… Molto bene, mi sembra, atmosfera autenticamente inquietante, un po’ da film horror nipponici (anche nei loro remake hollywoodiani). Mi è piaciuto più dell’episodio precedente. Continua così. Brava. E se hai tempo passa da me a dare un’occhiata, mi piacerebbe sapere che ne pensi del mio racconto. Ciao

  5. Voto una stanza vuota, la consapevolezza di aver immaginato tutto, ed una sensazione che invece rimane, nell’angolo della mente…insomma un gioco psicologico, allucinazione\realtà. Bell’episodio, aspetto il prossimo!

  6. “Estrasse le chiavi dalla borsa a tracolla con un gesto rapido, affinato dall’esperienza”

    Qual è il senso di questa frase? Cosa vuoi comunicare al lettore? Se dai una informazione, dev’essere mirata. Taglierei “…con un gesto rapido, affinato dall’esperienza.”

    “nudi scolpiti nel legno” qui vanno le virgole

    “Una rappresentazione fedele del genere umano” questa frase non mi piace; non mi sembra che le persone si dividano in estatiche e terrorizzate.

    “languidamente” avverbio, taglia

    “Una distrazione lo portò a far scivolare lo sguardo” qui meglio sostituire con “Lo sguardo scivolò”

    “Decise di salire” qui meglio “Salì i gradini”; è ovvio che se sale i gradini significa che ha deciso di salire i gradini. Non aggiungi nuove informazioni.

    “per una brutta esperienza” qui il lettore si domanda: quale? e il flusso della concentrazione è interrotto

    “con un salto fu dentro” qui devi specificare il soggetto, sennò sembra che è la chiave a saltare.

    “I vestiti non venivano lavati da mesi” qui è poco visivo, meglio precisare perché il protagonista capisce che i vestiti non venivano lavati da mesi, ad esempio che puzzavano, avevano macchie di sugo e caffé, erano sgualciti, etc.

    “alla ricerca di” il termine è poco pertinente: meglio “cercare” l’acqua che “ricercarla”

    Spero di esserti stato utile! 🙂

    • Anche a me fanno piacere i commenti molto puntuali, come te, quindi ti ringrazio doppiamente.

      Rispondo a quello che hai scritto perché mi fa piacere instaurare un dialogo e non perché non mi abbia fatto piacere quello che hai scritto, anzi, è proprio il contrario!

      Credo che alcune delle cose elencate facciano parte dello stile personale. Per esempio: ho scritto “decise di salire le scale” per comunicare al lettore lo stato psicologico del protagonista, che si trova ad essere molto teso. Per lui ogni passo è un’impresa (“gli sembrava di essere immerso nel fango fino alle ginocchia”). Questo perché si trova costantemente in preda al panico e deve pensare bene ad ogni azione che fa.

      Il “gesto rapido, affinato dall’esperienza” è stato invece un modo per comunicare un’immagine: Jean non prende semplicemente le chiavi, lo fa con un gesto fluido, senza neanche pensarci. Non so se tu usi spesso le borse a tracolla, ma sono complicate e a me capita di sviluppare una sorta di “tecnica” con la quale posso prendere gli oggetti e riporli con dei movimenti particolari, in genere per avere sempre un’idea di dove sono, trovandoli così magari senza neanche guardare. So che è difficile da spiegare, ma è a questo che pensavo.

      “Per una brutta esperienza” è una di quelle scelte stilistiche di cui ti parlavo: ho scelto di limitarmi ad accennare qualcosa che racconterò più avanti.

      Infine ho ritenuto che il protagonista non avesse bisogno di capire che i vestiti non venivano lavati da tempo, perché lui già lo sa, vivendo lì, quindi era un’informazione che ho dato al lettore, il quale da solo, e con la propria immaginazione, può visualizzare i vestiti sparsi per casa e – sapendo che sono sporchi – immaginarseli sporchi e puzzolenti. Anche qui, stilisticamente, ho scelto di dare al lettore delle linee guida per immaginare l’ambiente, senza sostituirmi alla sua immaginazione.

      Fammi sapere che ne pensi e se sceglierai di seguirmi, spero che avremo modo di parlare ancora.
      Grazie mille!

      • “Decise di salire le scale” non è questo un modo per mostrare lo stato psicologico del protagonista. Se lo vuoi fare, sii più concreta, ad esempio scrivendo: ” osservò le scale, sentì le gambe paralizzate. Si fermò alcuni secondi. Le salì.”

        “Gesto rapido” qui l’informazione che dai è inutile per la storia e per la descrizione psicologica del protagonista. Sapere che muove agilmente le chiavi informa il lettore che il protagonista ha fatto quel movimento molte volte. Ma non è una informazione rilevante.

        “Vestiti” in effetti qui è giusto

        😉

  7. Ho votato per i giornali che ne annunciano la scomparsa. Ci sono molti elementi dell’horror classico, bambini, vecchie case e, naturalmente, il misterioso libro del titolo. L’horror è un genere che mi piace molto ma che allo stesso tempo trovo difficilissimo (infatti scrivo gialli). Non basta avere una buona idea e saper scrivere, c’è bisogno, forse più che per altri generi, di padroneggiare egregiamente la perduta arte dell’atmosfera… Ecco credo dovresti lavorare un po’ di più su questo aspetto. Ma non chiedermi come, se lo sapessi lo farei io stesso. Se pensi di aver bisogno di consigli più tecnici ti suggerisco di passare da Giovanni Caroli, autore del racconto Il Labirinto, al momento il miglior horror che tu possa leggere qua dentro.

    • Ciao Lou! Grazie per il consiglio. Ho letto “Il Labirinto” e condivido la tua opinione sull’atmosfera di quel racconto.
      Nelle mie intenzioni, questo era solo la prima parte del racconto, quella in cui non siamo ancora all’atmosfera “horror”, per intenderci.
      Sono d’accordo con te per quanto riguarda il genere, che è in effetti il più difficile che esista, spero di riuscire a creare qualcosa di buono grazie ai commenti tuoi e di altri lettori, per questo ti prego di farmi sapere che pensi anche dei prossimi episodi.
      Grazie mille!

  8. Ciao.
    Mi interessa questa storia, l’incipit è di forte impatto e ho deciso di seguirti. Tuttavia, potresti spiegarmi questo?
    ” … nonostante le bollette non pagate avrebbe percorso la distanza dal centro a casa sua in due minuti, muovendosi come se non avesse nessuna preoccupazione al mondo. Adesso, pieno di soldi e di fama, gli sembrava di vivere in un incubo. …”
    Se adesso è pieno di soldi, perché preoccuparsi di bollette non pagate? E perchè, se è pieno di soldi, non le ha ancora pagate? e, per finire, uno pieno di soldi… per quanto li rifiuti, perché dovrebbe essere preoccupato per le bollette al punto da sentire le gambe così pesanti da immaginare di camminare nel fango?

    Scusa, sono pedante… però ti seguo! 😉
    Si sveglia nel suo appartamento…

  9. Molto interessante come inizio, con la giusta dose di tensione. Ho votato “Jean si sveglia nel suo appartamento”, mi attira di più come opzione rispetto alle altre perchè ha una connotazione più psicologica dell’orrore ( il protagonista si è immaginato tutto? l’influenza del libro lo fa impazzire lentamente, con orride visioni e allucinazioni?). Ti seguo e aspetto i prossimi episodi.

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