La pupa e il cesso

Presentazioni

Stefano Mauro Tacchinardi aveva molti amici, era molto brutto, aveva un capo sanguinario e una classe CLS ENG nera.

     La sua vita cambiò quando conobbe quella che per lui era la donna più bella del mondo. Non che fosse esageratamente bella, intendiamoci, specie se la paragoniamo al virtuosismo di Doutzen Kroess, l’adolescente fossile, a al virtuosismo androgino di Cara Delvigne, a quella gran fica di Sara Sampaio, o comunque alle altre modelle di Victoria’s Secret (tranne Miranda Kerr… è sopravvalutata!). Questi sono 10 assoluti, roba daStar Wars,diciamo che se Belen è un 9,  è un 7, lei oscillava tra l’ 8 e l’ 8 e mezzo. Ma per lui era un 10. Il problema, però, era che Stefano era un insindacabile 3 e mezzo… Sempre meglio della Kerr.

     Voi direte “I gusti sono soggettivi”, e come darvi torto. D’altronde molte donne dissero “bello” a Stefano. Tra cui: quasi duecento signore che lo vedevano nel passeggino ventisette anni prima (per la precisione: 173 in tre anni), una neopatentata romana col finestrino abbassato che gli gridò anche di aver già preso quel posto, Laura, una sua collega milanese, che quando diceva “sei bello!” voleva dire “stai tranquillo!”, quelle puttane popolari del liceo mentre si sganasciavano di risate e sua madre. Non che Stefano fosse inguardabile, intendiamoci, è la società moderna che ha standard troppo elevati. Aumenta la popolazione, aumentano gli uomini belli, selezionano uno su centomila e te lo sbattono in faccia dalla mattina alla sera come se quello fosse lo standard, la normalità. Una volta era tutto più bello, ti fidanzavi in Paese, in base alla rispettabilità della tua famiglia, ed era fatta. Se avevi culo, beccavi la figa del Paese, quelle che oggi le riconosci dalle spruzzate a due cifre di Chanel n°5. Che poi, prima erano tutti più brutti. Avete mai notato le foto in bianco e nero di vecchi nei cimiteri? Ecco, Stefano assomigliava a uno di loro, leggermente più butto della media. O meglio, brutta. Al lavoro ci arrivava in tre minuti da casa sua.

     E proprio andando al lavoro incontrò Ele. Eleonora Palmiotti era altissima (suo fratello era portiere di calcio in prima divisione), con le gambe lunghe (la proporzione tronco – gambe era fortemente sbilanciata a favore delle gambe) e i  capelli fantastici (biondo – miele, a caschetto, liscissimi). E sì, aveva anche gli occhi verdi. Oddio, non “indagavano negli abissi più profondi dell’anima” (citazione di un emergente scrittore Fantasy italiano), insomma, e manco brillavano come lalightsaberdi Yoda (che era verde perché Yoda era un Custode Jedi, i Guardiani ce l’hanno blu), insomma erano verdi e poi ve lo dico manco tanto verdi: verde – marrone, ecco. Però una cosa c’era da riconoscergliela. Non ho mai capito cosa significa “occhi da cerbiatta”; io i cerbiatti li ho visti: 1) nei film Disney; 2) in qualche documentario e/o film. Da quello che mi ricordo, i cerbiatti hanno un po’ di borse sopra gli occhi, tipo i cinesi. Ma molti dicevano ad Eleonora che aveva gli occhi da cerbiatta, anche se non aveva le borse sugli occhi. Piuttosto erano un po’ a mandorla, ma non esageratamente. Come un cinese, ma senza borse. Comunque meglio di un cinese, intendiamoci. Molto meglio. A Stefano parevano della forma di quel pezzo di plastica che fondono in mezzo al vetro delle biglie trasparenti, o che innestano quando il vetro è ancora è bollente e mezzo liquido, insomma di quel pezzo di plastica colorata a forma si S. Affusolati, tirati in alto, da rapace, aerodinamici, tipo Cleopatra: simili alle luci della sua CLS (che aveva letto fossero così per attrarre l’emergente mercato cinese). In una parola, bastardi. Aggiungi: accudente, spalle larghe, gran bel culo (questo da 9), toccava tutto in continuazione, salutava sempre con un sorriso, era vegetariana (o meglio: vegana), belle mani, aveva la R moscia, naso francese (tipo Taylor Swift, ma meno antipatico), pelle liscissima, faceva battute da terza media (citava in continuazione Maccio Capatonda) e aveva un piccolo tic all’occhio, ed era magra con le tette giganti ma sode (facile avere le tette giganti: è come avere il pene gigante. Ma averle giganti e sode è come avere il pene grande e una ferrari in garage). Se proprio aveva un difetto estetico, queste erano le labbra: sottili come una lama. Ma Stefano non le avrebbe viste presto: infatti all’inizio della loro relazione sessuale lei spegneva la luce prima di sfilarsi le mutande. 

Quindi?

  • Sta per starci (48%)
    48
  • Non ci sta (19%)
    19
  • Ci sta (33%)
    33

Voti totali: 27

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