Paura

Dove eravamo rimasti?

Quale finale per “Paura”? Silvia morirà. Una lunga e lenta agonia. (60%)

AGONIA

Il ticchettio di un orologio squarciava il silenzio della tavernetta. Un silenzio che mutava i secondi in minuti e i minuti in un tempo infinito. Silvia incrociò lo sguardo della sua aguzzina, il viso senza espressione e lo sguardo vuoto, come se la morte del fratello le avesse portato via l’anima.

Il contatto della fredda lama sulla guancia la paralizzò. Le ginocchia cedettero e si strinse alla catena come all’ultima possibilità di salvezza. Silvia chiuse gli occhi, in quel momento era difficile distinguere la realtà dagli incubi che la tormentavano ogni notte. Il ricordo di quello scenario di sangue e di quei corpi maciullati le avrebbe perseguitato la coscienza per il resto della vita. Fu pervasa da una forza invisibile che la trasformò in un fascio di nervi e una sensazione di bruciore le incendiò i polmoni. Erano arrivati. Gli spiriti della morte, quelli di cui le parlava sua nonna da bambina e a cui lei, da sempre cinica e razionale, non aveva mai creduto, ora la stavano circondando, biasimandola e bisbigliandole che presto l’avrebbero strappata a quel supplizio. Per la prima volta nella sua vita, Silvia avvertì un profondo senso di riprovazione che sentiva su di sé come quella manciata di terra bagnata che Alex insisteva nel farle lanciare sulle bare di quei ragazzi.

«Dai, Silvia» le parve di udire la sua voce. «Dai su, facciamola finita». Parole ansiose e impazienti di volare libere nel vento, trascinandosi dietro la verità come una pesante zavorra.

Lo schiaffo arrivò sullo zigomo sinistro con un vigore tale da farle ruotare la testa di lato. Poi un pugno la colpì alla bocca dello stomaco, così potente da farla raggomitolare. Le catene le lacerarono i polsi e un grido soffocato imbrattò il bavaglio del suo sangue.Silvia respirava a fatica, gemeva mentre i suoi occhi lacrimosi la osservavano in cerca di grazia.

«Urla pure, avvocato» ghignò la giovane. «Tanto qui sotto non ti sentirà nessuno». Fece scivolare lo sguardo lungo tutto il suo corpo e, all’improvviso, prese a sghignazzare. «Sai qual è la cosa divertente, Silvia?» le chiese, prima di aprirsi in una risata amara. «Questa volta sarà l’avvocato ad essere sotto processo. Un processo insolito, certo, ma qui il giudice sono io e, per i bastardi come te, esiste un unico modo per fare giustizia».

Ombra fece un passo avanti, avviò il trapano che brandiva tra le mani e lo puntò verso Silvia, che sbarrò gli occhi e si lasciò andare a un pianto disperato. La punta scintillante roteava a pochi centimetri dal seno. Lei si tirò indietro, inseguendo disperatamente un punto d’appoggio più stabile con le dita dei piedi per non ondeggiare avanti e indietro. «Voglio trapanarti i capezzoli e sentirti urlare» dichiarò lui. «Vedrai, sarà piacevole. Molto di più di quando te li strizzavo con le dita». Selezionò la velocità più bassa, l’ingranaggio prese a cigolare come se stesse tritando ossa. Poi, spostò il trapano verso l’inguine. «Sarà la penetrazione più intensa che tu abbia mai avuto, parola di Ombra».

Anche se la fredda punta metallica l’aveva appena sfiorata, Silvia riuscì a vedere perfettamente davanti a sé l’immagine della morte atroce a cui stava per andare incontro. Rabbrividì al solo pensiero, mentre veniva travolta da un miscuglio di paura, rabbia e dolore, che le fecero cadere le lacrime a picco sul viso.

«Dov’è adesso?» ringhiò la giovane. Piuttosto che intenerirsi davanti a quella scena, le montò dentro la rabbia. Una rabbia che ruggiva e che le avrebbe strappato la vita a morsi. «Che fine ha fatto tutto il tuo cinismo, eh? Patirai le pene dell’inferno, mio caro avvocato. Ti farò rimpiangere di non essere morta al posto di mio fratello».

Una punta contorta iniziò a trivellarle un ginocchio. Silvia urlò di dolore e l’arto tremante iniziò a sanguinare. Un altro foro, questa volta più su, sulla coscia. Dolore. Urlo. Sangue. Le trivellazioni continuarono sull’altra gamba, poi sulle braccia. Altro dolore. Altre urla. Altro sangue. Tanto sangue. Silvia si dimenava per le fitte lancinanti, mentre sotto di lei si diffondeva una copiosa chiazza scarlatta. Era pallida, le labbra livide, lo sguardo perso che vagava altrove, lontano da quella carneficina. Altri trafori spietati sulle spalle e, infine, nel petto. Un solco profondo raggiunse le costole. Fiochi rantoli sostituirono i suoi respiri. L’ultimo le strappò una sola parola. «Pietà».

La rabbia non si placò e la punta argentea proseguì, imperterrita, fino al cuore. Il motore si arrestò solo quando la morte sopraggiunse dopo una lenta agonia.

 ***

Dal punto in cui si trovava, nessuno avrebbe notato quella figura nel retro del giardino. Le mani chiuse a pugno denotavano l’impazienza che le si era marchiata addosso come un tatuaggio, nell’istante in cui aveva varcato il cancelletto un’ora prima. Estrasse dalla tasca dei jeans la tessera della palestra e, pochi istanti dopo, la porta si aprì.

Livia varcò la soglia di casa dell’avvocato Maria Teresa Resta, che sei mesi prima aveva posto fine alla vita di suo fratello Emis.

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277 Commenti

  • Sono felice di aver cambiato idea e di averti seguito fino all’ultima scatola… Hai lavorato molto bene sull’intreccio e la chiusa è fenomenale. Devo dire di essere rimasto particolarmente sorpreso dall’apprendere che sei al tuo primo horror. Capitolo finale che strizza l’occhio all’horror sadico di Eli Roth e McLean (la scelta del trapano mi è sembrata particolarmente indovinata). Hai mostrato tutto ciò che c’era da mostrare, ci hai costretto ad assistere impotenti alla morte atroce di Silvia e, credo, ti sei presa persino una piccola rivincita con chi ti ha costretto (i tuoi sadici lettori) a farle fare una brutta fine (sono quasi sicuro che alcuni di loro hanno provato la spiacevole sensazione di sentirsi complici di tanto efferatezza)… Brava davvero. Ho letto che vorresti cimentarti con la fantascienza (altro genere di cui sono appassionato). Se posso ti consiglio di provare a contaminarlo con l’horror, genere nel quale hai dimostrato di saperci fare… Ora che ti ho conosciuta meglio devo dire che sono terrorizzato all’idea di quello che mi avresti potuto fare se non avessi cambiato idea sul
    tuo racconto… Dovrò rimandare i lavori in casa… Vedere l’ombra di un operaio con in mano un trapano potrebbe farmi venire un infarto!!!

  • Nella mia ultima votazione, avevo chiesto clemenza ma, da perfetto horror fino alla fine, ha prevalso il sadismo e la vendetta più atroce.
    Il trapano, come mezzo di morte, al pari della motosega è per me il più adatto per questo tipo di racconti. Complimenti davvero, ti aspetto per un prossimo, orrorofico, racconto. Brava!

  • “il viso senza espressione e lo sguardo vuoto, come se la morte del fratello le avesse portato via l’anima.” Questa frase (con qualche piccolo dettaglio modificato, ovvero il soggetto della frase e la persona morta) posso utilizzarla in futuro in un mio racconto? Non so perché, ma mi piace.

    “Tanto qui sotto non ti sentirà nessuno” Della serie “nello spazio nessuno può sentirti urlare”? 🙂

    Cavolo, il dolore provato da Silvia l’ho sentito anch’io! Non so se volerti bene od odiarti, per questo. 😀 😉

  • Ciao, questo mi sembra uno degli episodi meglio scritti della storia, vi è un uso accorto e motivato delle descrizioni con cui ben riesci a trasmettere il senso di dolore e di smarrimento dato dalla colpa e dalla perdita, come lettore mi sono sentito assai coinvolto dalla vicenda. Voto per un’espiazione attraverso una confessione.

  • Arrivata appena in tempo per il finale, pare. Ho votato per la grazia a patto che ammetta la sua colpa. Penso che farle passare il resto della vita fra i sensi di colpa sia molto più crudele che ammazzarla e, in un certo senso, più giusto. Altrimenti Ombra diventerebbe esattamente come lei. Bellissimo, aspetto la fine con trepidazione.

  • Siamo all’ultima scatola… Bel capitolo, nella migliore tradizione del genere, suspence, atmosfera e rivelazioni… Una donna, una vendicatrice, il dolore che si trasforma in odio (come spesso accade), l’ombra che oscura la luce e trasforma persone comuni in spietati assassini. La storia ricorda molto “So che cosa hai fatto” e altri classici del genere… Anche se ho come il sospetto che manchi ancora un tassello… Bravissima. Non farci aspettare troppo.

  • Oddio, non sapevo proprio cosa votare! Alla fine però ritengo sia giusto, per il tipo di storia e dell’andamento avuto, che tutto si concluda con una lenta agonizzante morte. Scritto davvero bene Anna, brava! Episodio Che mi ha infervorato. Paura… Un racconto breve ma intenso

    • Ciao Gabriele, uno degli errori che commetto spesso nei miei scritti è quello di dare per scontato che tutto quello che è nella mia testa arrivi al lettore e, leggendo il tuo commento, mi rendo conto di esserci ricascata. Probabilmente, ti ho mandato fuori strada con l’opzione del cap. precedente in cui vi chiedevo di svelare l’identità di Ombra. In realtà, Ombra è il nick usato dal ragazzo dell’appuntamento al buio che ha adescato Silvia per conto della “figura nell’ombra” (con il cappuccio) che Silvia ha visto nell’angolo buio e nel suo incubo. La ragazza è quella figura, non Ombra. Per badare a creare suspense e colpi di scena, evidentemente, ho fornito troppo poche indicazioni.
      Sorry 🙁

  • Se dovessimo seguire il puro stile horror, direi morirà. Magari dopo atroci sofferenze, degne del genere.
    Ma siccome siamo a Natale 🙂 mi piacerebbe che venga salvata e che confessi la sua colpa. In che modo non saprei, ma sono certo che tu troverai la soluzione adeguata.
    Grande Anna, come sempre sei riuscita a coinvolgere il lettore, e l’incidente è stato un vero colpo da maestro.
    Aspetto il finale sicuro che, in qualsiasi caso, sarà descritto benissimo.
    ciao.

  • Brava. Il riferimento al Faccia di Cuoio del capolavoro di Tombe Hooper ha contribuito a creare la giusta atmosfera… E’ un espediente che uso spesso anch’io. A questo punto della storia credo sia opportuno sollevare un velo e svelare l’identità di ombra. Sarà dura chiuderla in due episodi ma sono sicuro che ce la farai: i mezzi certo non ti mancano.

  • Posso vantarmi di aver creduto in te fin dall’inizio? Si? No? Chi se ne frega, lo faccio. La storia continua ad essere una delle migliori della piattaforma (al di là della copertina meritata, ci mancherebbe) ed a stupire capitolo dopo capitolo (pure l’eros ci’hai messo belli capè?) con nuovi scenari ed evoluzioni. E poi, quel “Silvia s’issò sui Calcagni” mi costringe a seguirti! Perchè? Ora non posso dirtelo, ma magari un domani… nel privato. In conclusione… complimenti!
    Mo basta che sinnò te monti la testa… voto la scoperta dell’identità di Ombra, siamo quasi alla fine e ce lo devi da dire! 😉

    • Togli pure il “quasi”.
      Non stai dicendo sul serio, vero?
      Sì, è il mio primo racconto, non è da molto che pubblico su The incipit, forse un paio di mesi, ma non ho ancora ben capito il funzionamento del sito. Incipoints, copertine e classifiche sinceramente non mi interessano, mi piace l’idea si scrivere una storia in divenire con consigli e proposte che provengono dagli altri autori. Scrivere è tutto quello che voglio. Punto. Ti cedo volentieri tutto quanto, se lo staff è d’accordo, copertina e points sono tuoi.
      P.s.: immagino che tu non sia così immaturo, ma lascia che ti dica una cosa sono altre le cose che dovresti “quasi” invidiare a chi scrive qui, non mi riferisco a me, che sono un’esordiente, ma a tanti altri che hanno esperienza e formazione da vendere.
      Ciao Drago.

      • Infatti non ero serio. Anche se, devo dirlo, io non ho avuto la copertina per il mio primo racconto sul sito.


        Ok, la finisco. 😀 😉 Meglio lasciar stare l’argomento. 🙂

        Anche io scrivo per puro diletto (oltre che per evadere dalla realtà ed “essere me stesso”) ed ogni personaggio che “creo” è come una sorta di figlio per me e mi rispecchio in loro, per alcuni loro aspetti.

        • “Anche io scrivo per puro diletto (oltre che per evadere dalla realtà ed “essere me stesso”) ed ogni personaggio che “creo” è come una sorta di figlio per me e mi rispecchio in loro, per alcuni loro aspetti”, chi scrive lo fa per motivi diversi ed è naturale e “umano” ambire a dei riconoscimenti. Il premio “copertina” può essere importante perché in un certo senso ti ripaga del lavoro fatto qui, ma non vincerlo ti farebbe desistere dallo scrivere? Mi auguro di no, se scrivere fa parte di te è giusto che tu lo faccia a prescindere dai commenti altrui o dai riconoscimenti ai tuoi scritti. Continua a scrivere per te stesso e per il puro piacere che ne trai, coltiva il tuo talento… i riconoscimenti arriveranno prima o poi, non demordere.

  • Ciao Anna! Son contento che abbia vinto l’appuntamento al buio e di come lo hai sviluppato. Ci voleva qualcosa di fresco a questo punto della storia e son convinto che debba continuare… quindi voto che al suo risveglio continui il gioco erotico. Avanti così! 🙂

  • Forse scontato… il gioco si trasforma in paura (mi collego al titolo del racconto).
    “Dopo mesi di chat, di lui sapeva solo che non aveva aspettative e, come lei, non ambiva ad alcun tipo di legame.” Sarà vero per lui ma per lei forse no, visto che è consapevole dello “squallore della sua vita solitaria…”
    Comunque brava, hai reso bene l’atmosfera.
    ciao
    🙂

  • Questo episodio mi ha trasmesso una certa tristezza, il dolore per la perdita del fratello che contrasta con il fatto che in vita non lo sopportava perché troppo apprensivo, quindi, presumo, lei si sente in colpa per non averlo amato abbastanza mentre era in vita.
    Voto per un impegno nella comunità dei ragazzi difficili; brava come sempre, a presto!

  • Ma che bel capitolo “intripposo” (tradotto in Italiano significa “pieno di informazioni”). Il presente con la protagonista, poi sempre con lei nel passato attraverso il diario ed infine “Paura”. Forse il grassetto si poteva evitare mettendo una scritta “Diario Di Silvia – Sabato 18 Aprile”, ma non è un errore, è solo come avrei impostato io il racconto, perchè il grassetto è troppo forte, adatto forse per i titoli di mezzo stile “un’ora dopo”, “tre anni prima” e cose simili… peccato che hai usato il “corsivo” per “Paura”, altrimenti era perfetto per il Diario. Ma ripeto, è una piccolezza rispetto al resto del racconto che come sempre si legge e va alla grande. Alla prossima. 😉

    • Se devo essere sincera, il grassetto non ha convinto neanche me, tanto da lasciarci, inizialmente, solo la data. Poi, però, non sapendo come separare il “diario” dal “ritorno al presente” ho dovuto convertire anche il seguito. Comunque, non ci saranno altre pagine di diario in futuro… almeno non per questo racconto.
      P.S.: sono io a ringraziare te per essere ancora qui.
      Alla prossima.

  • Appuntamento al buio… Bel capitolo, abbiamo conosciuto Emis e assistito a una scena che racconta il rapporto difficile con Livia… Ho solo un dubbio ma prima volevo chiederti come andrebbe intesa la parte in grassetto: è una pagina del diario di Livia o un flashback?

  • Questo capitolo, dal punto di vista della trama, è stato per me il migliore, Voglio dire il migliore dal punto di vista della pancia, quindi da lettore acquirente, arrivato a questo punto del racconto ho sentenziato “soldi ben spesi! mi prende, mi piace!”. 🙂

    Dal punto di vista tecnico ho invece da dire due cose minime ma serie. Ma puoi altamente fregartene, perché scrivere quel che piace ai lettori vale sicuramente di più di quel che può dar fastidio a un altro autore.

    So che potrà sembrarti stupido, banale e pedante ma una piccola critica è concentrata sulla frase iniziale. Livia con chi sta parlando? con se stessa? col diario? col fratello morto? oppure sta scrivendo adesso un’altra pagina del suo diario? …la risposta è no. Livia, o meglio tu Anna l’autore, stai utilizzando un espediente per raccontare e spiegare al lettore che Livia, ossessionata da quello che segue poi, rilegge ogni giorno il suo diario ecc. ecc.
    Ripeto che è una piccolezza ma è fondamentale, proprio perché è la prima frase del capitolo… sarebbe bastato iniziare l’episodio con “Verso la mezzanotte di un sabato…” e spostare la frase incriminata più avanti: “Leggere il diario è diventata la mia occupazione principale da quel maledetto sabato. In queste pagine ritrovo ogni…” e via così fino alla fine.

    Altra piccola stecca, forse un po’ più pesante, è questa: “I rimorsi uccidono al pari di un killer”. Con tutto quello che hai egregiamente narrato e con un capitolo che si intitola RIMORSI avevi paura che i lettori non avessero capito? 🙂

    In finale di commento, ripeto che se tu pubblicassi una raccolta di racconti horror, sarei un lettore pagante.

    Ancora una volta, la sintesi della lettura è: BRAVA

    alla prossima
    gieffe

    P.S. come dico sempre a tutti… se le mie osservazioni non dovessero essere gradite, Ti prego di dirmelo e mi limiterò a leggere e commentare solo gli aspetti positivi

    • Non ci pensare neanche! Se pubblico i miei scritti qui è proprio per ricevere “tirate d’orecchio” come le tue. A cosa servirebbero i commenti se fossero solo positivi? Io pretendo che mi si facciano notare gli errori piccoli o grandi che siano, non sono una scrittrice. Io amo scrivere, ma sono consapevole di avere ancora tanto da imparare perciò di critiche ne accetterò a vagonate.
      Grazie di cuore GF.

  • Appuntamento al buio. Brava Anna. In sei episodi hai sempre trovato il modo di spiazzare il lettore. L’omicidio di Silvia era un sogno, e adesso Livia, che ci racconta qualcosa di sè e della sua vita, prima che Emis se ne andasse. Hai notato una cosa? Livia è l’anagramma di Silvia, tranne la S, che però è la lettera che chiude il nome di Emis. Non so se sia voluto o sia un puro caso, ma questo legame di lettere mi farebbe pensare a qualcosa che accomuna i tre personaggi. Avanti così

  • Sono indeciso fra l’appuntamento con l’amico e l’impegno di lavoro, poiché mi sembrano plausibili.
    L’appuntamento perché così può parlare dell’incubo ad Alex, mentre limpegno di lavoro perché fa parte del suo quotidiano.

    Personalmente, le parti tratte dal diario le avrei scritte come una sorta di riassunto, ma racconto e stile sono tuoi. 🙂 😉

  • Ciao Anna, voglio essere molto onesto con te. Ho letto tutti i capitoli insieme, senza leggere alcun commento, e peraltro non li ho ancora analizzati. Il primo capitolo non mi ha entusiasmato, ma poi ho letto il secondo. Il tuo stile è sembrato cambiare, come se due mani diverse avessero scritto quei due capitoli. Se lo hai fatto apposta, visto che si tratta effettivamente di un libro (il primo) e del racconto vero e proprio (il secondo), devo farti i miei complimenti. Il primo capitolo riporta diverse inesattezze e a mio giudizio qualche parola fuori luogo che toglie la concentrazione durante la lettura. Il secondo (e ovviamente gli altri) sembrano più curati. Vediamo come prosegui, la storia potrebbe intrigarmi. Attenta alla forma, è comunque importante per uno scrittore curarla, anche se ciò che scrive può essere accattivante.

  • Eccomi! Voto per confidarsi con Leo… magari in due la “paura si sconfigge più facilemte”!
    vedo che, al contrario dei miei racconti, i tuoi sono pura descrizione! Mi piace molto il tuo modo di evocare immagini che “non esistono”… ma che sono palpabili!
    ho uno strano sospetto che Emis e l’Ombra abbiano qualcosa in comune, ma non vorrei sbagliarmi!
    Seguo! 🙂

  • ho letto tutto e scelgo che si chiude nell’assenza

    Che storia! …sei una fabbrica di idee (forse troppe tutte assieme per un solo racconto?)

    a questo punto ho voglia di conoscere il seguito, sbrigati!! 🙂

    ciao
    giusy

  • scelgo in nessun modo

    capitolo intenso, forse un po’ pulp ma coinvolgente
    suggerisco che nelle parti reali, narrate in aula, non dovresti far spegnere troppo il pathos horror della storia parallela

    Attenzione alle piccole ingenuità: “urla agghiaccianti” è una sensazione non una descrizione + “…marmo nero che iniziò a colorarsi del suo sangue…” siamo al buio prima che torni la luce, quindi non si vede un tubo e con il panico che serpeggia sfiderei chiunque a distinguere il sangue scuro sul pavimento nero 🙂

    La storia suscita ancora interesse, brava

    gieffe

  • Il suo aggressore le massacrò il viso con altri colpi – lavoro per i profiler, perché accanirsi sul viso?
    Ho sempre considerato la nascita e la morte come i due punti estremi della vita; la dimensione che concorre a separarli, il tempo, è l’effetto collaterale a cui devo soccombere per averne preso consapevolezza. –
    La frase che mi è piaciuta di più, anche se credo di non averla capita del tutto 🙂

    • Ciao Gabriele, ti ringrazio per l’assiduità con cui segui il mio racconto. Per rispondere al tuo commento, alcuni killer non sopportano su di sé lo sguardo di terrore della vittima, si accaniscono sul viso per poi continuare le loro torture senza “occhi” che li giudicano. Quanto alla riflessione sulla morte, sono contenta che ti sia piaciuta. Il senso sta nel vivere il tempo che intercorre tra la nascita e la morte come una sorta di condanna, quando si perde qualcuno. E’ come se il dolore congelasse il tempo, rendendolo insopportabilmente lungo. Mi auguro di aver chiarito il concetto.
      Alla prossima.

    • Ciao Gabriele, ti ringrazio per l’assiduità con cui segui il mio racconto. Per rispondere al tuo commento, alcuni killer non sopportano su di sé lo sguardo di terrore della vittima, si accaniscono sul viso per poi continuare le loro torture senza “occhi” che li giudicano. Quanto alla riflessione sulla morte, sono contenta che ti sia piaciuta. Il senso sta nel vivere il tempo che intercorre tra la nascita e la morte come una sorta di condanna, quando si perde qualcuno. E’ come se il dolore congelasse il tempo, rendendolo insopportabilmente lungo. Mi auguro di aver chiarito il concetto.
      Alla prossima.

  • Con questo commento ed il mio voto, ti porto a quota 100 Punti… tutti meritati ovviamente. La storia continua a non deludermi… te lo dissi fin dall’inzio che avrebbe funzionato, anche perchè scrivere una storia nella storia (quindi è come se fossero due, anche se “forse” saranno legate) non deve essere semplice. Continua così, solo… solo se posso permettermi, non forzare troppo la mano con i tempi. Un passato remoto (quando la trovò) e sicuramente meglio di un massiccio trapassato remoto che hai messo all’inizio (ebbe trovata). Ma sono dettagli insignificanti (probabilmente di distrazione) di fronte ad una storia che và come un treno.;-)
    (PS:Voto il passato)

  • Ho votato per ‘alcuni ricordi’… A questo punto della storia un flashback ci sta. Molto belle le riflessioni sulla morte, un tema che mi ha sempre affascinato molto. Questa volta mi è piaciuta molto anche la parte horror, cruda, efferata, di una violenza che lascia sgomenti… E che costringe il lettore a una riflessione profonda, che anticipa persino i pensieri di Livia, e che in qualche modo favorisce l’immedisimazione con la protagonista. Sempre più brava.

  • Non so più come dirtelo, quindi saró ripetitivo e ti dico che ‘sto racconto è davvero buono. Ho apprezzato in questo Capitolo 4, ma si era già visto nel 3, lo stile “corsivo” per distinguere la storia di Silvia “Paura”, da quella reale. Continua così! Ah… io insisto con Ombra, vediamo chi è. Alla prossima.

  • Visto che hai tirato in ballo Ombra, deve entrare lui in scena.
    Devo dire d’essere rimasta un po’ confusa da quello che hai scritto fino a qui. Quello che mi è chiaro è che ci sono due storie (quella di Silvia e quella della lettrice). Però non riesco a trovare il nesso tra le due storie. A parte che la lettrice che ha il libro “paura” della quale Silvia è protagonista, non c’è molto altro. Mi chiedo in che modo siano legate le due donne. Perché per adesso sospetto che Silvia e la lettrice siano la stessa persona. Anche se non ci sono dei punti in comune evidenti. O magari non ho proprio capito. 🙂

  • bel capitolo, brava, hai preparato con la cura necessaria il terreno all’ingresso di Silvia.
    Sono curioso di vedere come gestirai la “polpa” dell’horror adesso: continuerai ad alternare la lettrice e Silvia? o ti dedicherai di più ad una delle due?

    è giunto il momento che tu ci faccia davvero paura, e quindi voto Ombra

    ti aspetto
    gieffe

  • Livia che legge di Silvia che legge un articolo di giornale….Cosa ci sara stavolta nella scatola? Io credo Ombra… Anche questo episodio molto ben scritto, anche se preferisco il binario principale a quello horror… In ogni caso ti rinnovo i complimenti. Bravissima davvero.

  • Lo sapevo che la storia avrebbe funzionato e… continua a funzionare! Ottime le descrizioni, su tutte: “Un sorpasso azzardato. Una velocità folle. Uno scontro frontale. L’equazione perfetta per un morte certa”. Tutto scorre in modo fluido… brava, continua così! Voto ombre. 🙂

  • Ciao, ti scopro soltanto ora, devo dire che hai uno stile veramente notevole.
    In particolare le descrizioni della seconda parte rendono egregiamente il clima di terrore che attanaglia la protagonista – non facile da rendere in maniera coinvolgente – inoltre constato che hai una sicura padronanza del linguaggio che rendono la lettura molto avvincente. Ti seguo, e voto per tentare una richiesta di aiuto.

  • Ciao Anna e bentrovata. Dunque mi hai fregato e di questo ti sono immensamente grato… Perché per quanto mi riguarda una delle cose che apprezzo di più in un autore è la sua capacità di spiazzare il lettore e tu lo hai fatto magistralmente (almeno con me). Non te la prendere ma dopo la lettura del primo episodio avevo deciso di non seguire la storia perché la trama era quanto di più scontato riuscissi a immaginare… Diciamo che hai abbassato le aspettative… Gli ultimi due episodi mi sono piaciuti tantissimo, gioco di scatole cinesi abilmente orchestrato… Sono curioso di scoprire quante ne aprirai e cosa contiene l’ultima scatola. Brava. Seguo.

  • Interessante il modo in cui hai usato uno dei più comuni clichè delle storie horror (donna-da-sola-in-casa-sente-rumori-e-si-spaventa) per raccontare e analizzare la paura come concetto, giocando sulla suggestione e sulle illusioni che la tensione provoca. Puoi sviluppare una storia veramente interessante, quindi ti seguo e voto “Vestaglia di seta si incollò…” per il prossimo episodio.

  • La vestaglia di seta s’incollò alla pelle ancora umida, mentre i suoi piedi bagnati lasciavano impronte sul marmo ghiacciato.

    Mi sembra l’immagine più consona per un proseguo avvincente e horror allo stato puro.
    Complimenti per la scrittura, sempre fluida e capibile al primo impatto.
    Ciao.

  • Ciao Anna, finalmente sono riuscito a leggere il tuo racconto e dato che mi hai chiesto di non trattenermi dall’analizzarlo, lo farò! Ma non credo ne risentirá la tua storia che… ma andiamo per ordine. Non entro nel merito dei giudizi degli altri lettori, però devo dire che spesso qui su The Incipit, leggendo i racconti, si punti più sul cercare errori/refusi che sulla storia in sè! Io credo che deve essere l’esatto contrario: godiamoci il racconto, poi se proprio ci sono orrori (hai letto bene) si possono far notare allo scrittore per farlo crescere. Io normalmente quando vedo storie molto “basic”, passo oltre. Non per presunzione, ma perchè penso che “non si possa salire sul Ring con Cassius Clay solo perchè si pensa di saper comabattere”. In altre parole, se una storia è incasinata, è inutile commentarla, forse chi scrive non è portato per questo “lavoro”. La premessa era necessaria, perchè… perchè il tuo racconto non mi sembra uno di questi. A parte quel “assorbirsi” nel Capitolo Uno, non vedo grandi refusi. Dovresti forse migliorare il linguaggio colloquiale (togli quel “prof” e scrivi professore) e qualche piccola descrizione prevedibile, ma per il resto questo “Paura” può funzionare! Hai anche inserito “ilusione uditiva” che non credo i più conoscano, brava. Poi nel Capitolo Due la storia ha preso un’altra piega, la protagonista sembrava “Silvia” nel primo, invece è solo il personaggio di un libro che qualcuno stava leggendo… una storia nella storia e ci puoi giocare molto, non sprecarla questa idea che ha completamente ribaltato (nessuno l’ha apprezzato) il racconto, brava! Ora non cadere nei “cliché”, lascia gli artigli alla Nighmare e punta su altro. Ci rivedremo sicuramente, voto la vestaglia. 😉

  • Il racconto finora, a mio parere, è abbastanza banale: buio, tende che si muovono, stridore di unghie, vento, rumori bruschi. La paura si manifesta convenzionalmente con il tremore e la tentazione di chiamare aiuto: nulla di originale, secondo me.
    In ogni caso continuerò a seguire il racconto, sperando che non continui con il bagno (si verificherebbe un’altra classica scena horror: mentre lei è in acqua e si sta rilassando, convinta che si fosse solo suggestionata, ricominciano i rumori e da qualche parte spunta un essere intenzionato ad ucciderla). Spero che il racconto evolva e che le mie considerazioni si rivelino infondate.

    • Ciao Riccardo, ti ringrazio per aver letto e commentato il mio racconto anche se non ti ha entusiasmato. Non amo i cliché e, personalmente, preferisco non scrivere nulla piuttosto che scopiazzare trame e scene già viste. In “Paura” ho dovuto “prendere in prestito” scene convenzionali per raggiungere uno scopo differente. Non potendo svelare altro, mi fermo qui. A te la scelta di seguirmi o meno.

  • “sul pavimento di marmo nero” posizionato male; “poi” taglia; “assoluto bisogno di un bagno ristoratore… totale relax ” tre frasi fatte; “fluente chioma bionda dalla treccia spettinata, acconciata frettolosamente in treno per contrastare il caldo opprimente della carrozza” descrizione troppo lunga e inutile; “armarsi di coraggio” frase fatta; “l’istinto di sopravvivenza s’impossessò di lei paralizzandola” frase fatta; quello che so è che i gerundi non servono mai; “come se… essa” metafora debole; “inquietante” aggettivo astratto; “seguì subito dopo” togli ogni riferimento temporale;

    “Un tonfo sordo e inquietante seguì subito dopo, facendo sussultare Silvia che dovette aggrapparsi alla spalliera del divano per non cadere” sostituisci con:
    “Un tonfo sordo proruppe da sopra il soffitto. Silvia si sbilanciò a destra, ma le sue mani trovarono la morbida spalliera del divano.

    etc. etc. etc.

  • Vinta dal timore, chiamerà il suo migliore amico.
    Potrei essere tranquillamente io Silvia…e la cosa che più mi farebbe sentire al sicuro è avere con me il mio più caro amico, molto più rassicurante della polizia 🙂

    Seguo!

  • Ciao Lou, ti ringrazio per la tua schiettezza e non preoccuparti non ho ritenuto minimamente offensivo il tuo commento. Ho bisogno di mettermi in gioco e di sapere se ciò che scrivo trova approvazione in chi legge, altrimenti continuerei a scrivere per me stessa piuttosto che pubblicare i miei scritti su un forum come questo. I tuoi sono dei consigli preziosissimi che proverò a mettere in atto già nel prossimo episodio. In realtà il mio, più che un horror nel senso letterale del termine, vorrebbe essere un thriller psicologico ma, non essendoci questa categoria, ho dovuto dargli una connotazione diversa. Non so cosa ne verrà fuori, la considerero’ comunque un’esperienza positiva se non altro per aver ricevuto commenti costruttivi come il tuo. Grazie per la fiducia, spero di non deluderti.

  • Ti dico subito che ho trovate superflue molte descrizioni, dovresti provare a tagliare qualcosina. Alcune espressioni sono un po’ troppo banali. L’incipit è da horror classico (una donna sola in casa di notte) e anche le opzioni che hai proposto sembrano suggerire un’evoluzione abbastanza classica della storia, una cosa che potrebbe farti faticare non poco a trovare dei lettori (molti di loro potrebbero pensare, magari sbagliando, che stai per raccontargli la solita storia di spettri e donne sole in casa e vasche da bagno insanguinate e incubi e urla). Secondo me dovresti osare un po’ di piu, sia nell’elaborazione della storia che nel linguaggio (prova a renderlo più personale, proponi delle metafore originali, usa espressioni meno comuni).redo che con piccoli accorgimenti la tua storia potrebbe

  • Non cederà al timore e andrà a farsi un bagno per rilassare i nervi tesi.

    Troppo presto per chiamare la cavalleria 🙂
    In un horror che si rispetti, il/ la protagonista dovrebbero provare almeno un altro terribile spavento prima di prendere in mano il telefono.

    Benvenuta, naturalmente seguo 🙂

      • L’opzione più gettonata, dovrebbe essere il “la” per proseguire col racconto.
        Ma, se permetti un consiglio, fossi in te non avrei troppa fretta per il seguito. Anch’io all’inizio smaniavo dalla voglia di continuare. Poi, col tempo, ho capito che i lettori di The Incipit faticavano a starmi dietro, e molti perdevano capitoli o addirittura smettevano di seguire la storia.
        Per questo motivo, mi sono dato una scadenza. Pubblico solamente il sabato o la domenica, una volta alla settimana. Aspettare troppo,però potrebbe creare gli stessi problemi dell’aver fretta. I lettori, potrebbero essere costretti a rileggere tutti i capitoli, e non tutti lo fanno.
        Buona domenica.

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