UN GRUMO DI NICHILISMO

Dove eravamo rimasti?

Il titolo dell'ultimo capitolo sarà? Run, baby, run (80%)

RUN, BABY, RUN

-Tocca sempre a me pulire la merda-, disse Yuri avvicinandosi al carrello metallico e frugando nei cassetti.

Paolo, più morto che vivo, sentì lo sferragliare e cercò di pronunciare qualche parola, ma quello che udì Yuri, fu solo un rantolo sussurrato.

-Non soffrirai ancora per molto-, rispose mentre si posizionava dietro Paolo; gli mise una mano sulla spalla e sollevò l’altra, stringente un martello da carpentiere, gli toccava ripulire, tanto valeva divertirsi.

Il colpo fu poderoso, l’estremità biforcuta per l’estrazione dei chiodi, si conficcò per metà della sua lunghezza nel cranio di Paolo.

Yuri rimase immobile, assaporando il sangue sul viso, il rumore di un’auto che si accendeva e si allontanava, lo riportò alla realtà dal nirvana in cui era piombato, “Cazzo le chiavi!”

*

Sara era in ginocchio, le mani legate dietro la schiena, unite alle corde che le stringevano le caviglie; le lacrime copoiose scivolavano dagli occhi, per attraversare poi il nastro telato che le stringeva le guance e le sigillava la bocca.

Igor, in piedi alla sinistra di Sara, teneva la sua glock puntata alla nuca di lei, mentre osservava i dintorni erbosi, appena prima del punto nel quale i binari venivano inghiottiti dalla terra.

*

Marco si fermò difronte ad Igor, distante non più di una quindicina di passi; incrociò lo sguardo con quello terrorizato e in lacrime di Sara:

-Andrà tutto bene-, gli mentì gridando, per assicurarsi che lei lo sentisse.

-La chiave, dammela ora-, urlò Igor riguadagnando l’attenzione di Marco.

Il ragazzo estrasse la chiave dalla tasca e la lanciò ai piedi del russo, che non fece in tempo nemmeno a guardala.

-Quella è mia, me la sono guadagnata-, disse Natasha uscendo dagli alberi per andare a diventare il terzo vertice di quel insensato triangolo.

Igor spostò istintivamente lo sguardo e la canna della sua glock verso Natasha, Marco colse l’opportunità ed estrasse velocemente un revolver dal giubbotto, lo puntó verso Igor ed esplose due colpi in rapida successione.

Igor colpito al petto di sorpresa, premette il grilletto cadendo indietro e un colpo partì in direzione di Natasha, che avendo notato il movimento di Marco si era girata verso di lui; il proiettile di Igor la colpì alla spalla, innescando la mano opposta che reggeva la pistola.

I colpi uscirono dalla canna della beretta di Natasha, mentre lei cadeva ruotando su se stessa, e centrarono Marco alla gola e a lato del cuore.

*

Marco si accasciò sul fianco colpito, vide Sara protendersi verso di lui, con il solo risultato di finire sdraiata anche lei sul fianco destro; le lacrime di Sara si mischiavano alla terra, il suo urlo mutilato dal nastro, lo raggiunse.

Marco le sorrise un’ultima volta, lei era viva e lo stronzo che voleva farle del male era morto, tanto gli bastava.

*

Natasha finì con la faccia nell’erba, passò solo qualche secondo, perché vincesse il dolore e si girasse di scatto sedendosi e sventolando la pistola davanti a lei.

Osservò i due uomini, erano ancora a terra, doveva muoversi in fretta.

Si alzò in piedi, un braccio a penzoloni e l’altro con la pistola dritto davanti a se, pronta a reagire ad ogni minimo movimento.

Una volta vicino a Igor, vide che i colpi lo avevano preso in pieno petto, “uno stronzo in meno al mondo”, pensò.

La ragazza mora, legata e imbavagliata, piangeva e mugolava, stesa a terra, mentre fissava Marco, con un grosso buco nel collo che vomitava sangue.

Natasha raccolse la chiave ai piedi di Igor, la osservò nel palmo.

Quella piccola chiave voleva dire libertà, una nuova vita, lontano da Victor, dalla merda che aveva dovuto mangiare per quegli anni; i lividi sarebbero guariti, ma le ferite nell’animo erano ancora lì, aperte e pulsanti, prendere i soldi di Victor era una dolce compensazione.

Guardò un’ultima volta la ragazza legata, sembrava che le sue lacrime attingessero ad una pozzo infinito; tirò fuori il celluare preso in prestito dall’infermiera, compose 118 sulla tastiera e una volta partita la chiamata, abbandonò il telefono vicino alla ragazza mora.

*

Si allontanò sulla macchina sottratta a Yuri, aveva fasciato la spalla alla meglio, per fortuna il colpo l’aveva presa solo di striscio; la fortuna ormai stava facendo l’amore con lei.

Si era sempre sentita una comparsa nella vita, una ragazza senza nome, un corpo presente non più di qualche capitolo, nella storia di qualcun’altro,“Adesso invece…”

Un sorriso le attraversò il volto mentre abbassava il finestrino, la pungente aria fredda la distraeva dal dolore alla spalla; portò i capelli che le erano finiti davanti al viso, dietro l’orecchio, con il consueto gesto, poi accese la radio.

Dalle casse dell’auto, le note dei Garbage decantarono nell’abitacolo, prima di scivolare fuori dal finestrino.

A Natasha parve che Shirley Manson, si rivolgesse proprio a lei :

Run my baby run my baby run
Run from the noise of the street and the loaded gun
Too late for solutions to solve in the setting sun
So run my baby run my baby run

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101 Commenti

  • So di essere in netta minoranza, ma credo che l’opzione “win and defeat” sia quella più adatta alla conclusione di tutte le vicende lasciate in sospeso.
    La cattura di Sara, come colpo di scena, mi ha piacevolmente spiazzata; mi è piaciuto un po’ meno il taglio che hai dato all’intreccio, troppo sistematico, avrei preferito una maggiore fluidità tra le vicende, in modo da far scivolare una dentro l’altra, ma, ovviamente, si tratta di gusti personali, l’autore sei tu, un autore molto bravo.
    Ci si vede all’epilogo.
    Ciao.

  • Voto per Run, baby, run. Mi piacerebbe che Natasha si prendesse una rivincita per ciò che le è successo… Chiaramente poi sarebbe costretta a scappare da Victor, ma vedo un po’ di speranza. Spero anche che a Sara non venga fatto del male. Per Paolo e Marco, beh… Homo faber suae fortunae. 😉

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