MOBY’S DICK

Dove eravamo rimasti?

Perché Moby è costretto alla fuga? Chi dà la caccia al suo uccello? Il governo, che intende studiare la sua immunità all'epidemia. (63%)

Go

Il bastardo non risponde.

Continuo a citofonare, ma tutto tace.

Ok, a mali estremi… li suono tutti.

“Sìììì?”

“Salve signora, sto cercando…”

“Chi è?”

“Buongiorno, dicevo alla sua vicina che…”

“Chi cazzo è?”

“Niente cazzi, sir. Solo Moby. Cerco Ismaele, ma pare abbiate risposto al citofono tutti assieme, quindi sto avendo difficoltà a inserirmi e farmi capire.”

Dopo qualche istante di silenzio, la prima signora risponde:

“Ti sei espresso molto chiaramente, caro.”

“Sì, concordo. Avrebbe potuto essere un soqquadro verbale, ma grazie alle tue capacità lessicali abbiamo evitato inutili gaffe.”

Il portone si apre.

“Obbligato.”

Salgo i gradini a tre a tre e noto gli schizzi organici sulle pareti. I glandi selvaggi non sono lontani.

Arrivo all’ultimo piano col fiatone e colpisco la porta. Ancora. E ancora.

Niente.

Il bastardo non c’è. Eppure…

Avvicino l’orecchio e la sento: “Go”.

E’ una mia canzone.

Alla quarta spallata l’uscio è divelto.

Immacolata. La casa è pulita, asettica. Sul tavolino, vicino allo stereo acceso, la foto di una nave.

-Pequod-. Sotto il mio disco “Go”.

“Perché mai…”

Il pavimento sussulta. Il respiro si mozza in gola.

Noto il bicchiere pieno d’acqua sul tavolo. Inesorabili vibrazioni increspano la superficie.

Scavalco la porta e mi affaccio sulla tromba delle scale. Una frenetica onda rosea corre, sale, inonda il primo piano e si avventa sul secondo.

Sento le grida degli anziani ragionevoli che mi hanno aperto il portone.

Mi fiondo in casa e mi avvento sulla prima finestra che vedo. Fuori, avvitati al muro, una fila di cassoni di condizionatori. Paiono una scala.

Quando i peni invadono casa, sono già all’aperto.

Discendo febbrile i condizionatori. Le ventole ronzano, non so cosa accade sopra di me.

Appena poso i piedi a terra, senza riflettere, inizio a correre seguendo la naturale pendenza della strada. Vedo persone gridare, alcune mi fissano in lacrime barricando le finestre, alcune mi indicano chiedendo: “Ma quello non è Moby?”, per poi essere dilaniate da quegli organi eretti.

Non ci penso. Corro. Devo arrivare al porto. Devo trovare Ismaele. Vi chiederei una mano, ma fin’ora non è servito a un granché, no?!

Sfreccio lungo la recinzione, mi imbuco in un pertugio nella rete e ci sono. Il porto. Un’infinita distesa di container che fanno dubitare dell’esistenza del mare. L’oceano bisogna guadagnarselo.

E infatti continuo a correre.

Tutto è deserto, e sento ancora alle spalle l’offensiva della sciagura strisciante.

Mi insinuo fra le lamiere, dentro i container aperti, e continuo a cercare l’acqua.

Eccola, finalmente.

E’ una distesa di plastica, cartacce e unto. Sono commosso.

Devo raggiungere il primo molo sulla costa.

Non oso voltarmi. Non voglio vederli.

Non voglio che il mio pene sia attirato dal branco.

Sono sfinito, nauseato, tachicardico. Ma continuo a correre.

Sovrappensiero, quasi non mi accorgo del molo e dell’unica nave alle bitte.

-Pequod-!

Brucio la scaletta e mi tuffo sul pontile.

“ISSATE LE VELE! SCIOGLIETE GLI ORMEGGI!”

In un attimo la nave prende il largo. Mi giro sulla schiena fradicio, ansimante e sopra di me un uomo mi guarda.

Mi metto a sedere:

“…uff…ah…scusi…per caso…puff… per caso… conosce… Ismaele?”

Il vecchio mi fissa penetrante.

“Tu sei Moby per caso?”

“sì…”

Un sorriso si allarga fra il groviglio di barba bianca.

“Giovane, ho qualcosa per te.”

Si allontana zoppicando, e solo allora mi accorgo della gamba di legno che controlla a fatica perché scossa da scatti inconsulti.

Attorno a me i pochi marinai mi scrutano in cagnesco.

Il vecchio torna barcollante e mi getta addosso qualcosa.

“Ecco. Questa te la manda Ismaele.” Poi si china e prende ad accarezzare la gamba di legno isterica, mormorandole: “Fa il bravo…”.

Osservo l’oggetto: una piccola radio rossa e scintillante.

“Io sono Achab.” esclama rialzandosi. “E’ un piacere averti sulla mia nave, figliolo.”

“G-Grazie. Ma perché?”

“Cosa?”

“Perché una radio?”

“Non l’ha detto. So solo che l’avrei dovuta dare a un giovane calvo di nome Moby.”

“Ma cosa posso…”

“Beh, ragazzo. Cosa si fa con una radio? Per mille balene, abbiamo imbarcato un laureato!”

Accendo la radio e la sintonizzo. E in un attimo mi paralizzo dallo shock:

“…un mandato d’arresto per il cantante Richard Melville Hall, noto ai più come Moby. A quanto pare, il suddetto artista, avrebbe informazioni essenziali per prevenire, addirittura curare, la patologia da cui, oramai, tutti gli uomini sono afflitti. Il governo dichiara che abbia rubato informazioni riguardanti una cura sperimentale, ma voci di corridoio sostengono sia l’ultimo essere umano di sesso maschile ad avere ancora… virilità. Non ci è dato sapere come…”

Fisso sconvolto l’apparecchietto rosso che ho fra le mani. Mi sento tutti gli occhi inchiodati addosso. Soprattutto quelli di Achab.

“Hai ancora il cazzo, figliolo?”

Alzo lo sguardo.

“Ce l’hai davvero?”

La sua gamba di legno trema, scatta, sussulta.

Annuisco lento.

Achab si china, accarezza la gamba artificiale e sorride.

“Anch’io” sussurra.

I marinai si allontanano, Achab sale in plancia ringhiando una risata, ed io resto solo.

Il nostro eroe in fuga necessita di qualche risposta (o almeno di un buon amico che sappia mentire).

  • Pip: pazzo suonatore di tamburello che sostiene assurdità sì smodate... che forse forse ci azzecca. (42%)
    42
  • Starbuck: magnate di caffetterie e primo ufficiale talmente cauto e prudente da essersi automutilato già alle prime avvisaglie del morbo. (25%)
    25
  • Queequeg: ramponiere e fan sfegatato di Moby (tanto da avere il corpo ricoperto di brani tatuati delle sue canzoni). (33%)
    33
Loading ... Loading ...
Categorie

Lascia un commento

106 Commenti

  1. Buongiorno a entrambi.
    Ammetto che mi sono letto il finale come un capitolo a sé stante, non avevo molta voglia di andare a rileggermi il resto della storia. Per quel che vale, mi è piaciuto.
    Ti devo però fare un appunto: va da sé che la Tribbia debbia essere scribbia da tre persone. Cercatevi lo Spirito Santo e cominciate, io metto i popcorn a fossilizzare in attesa di leggere le spettacolari imprese.
    Ciao

  2. Gentili lettori sopravvissuti alle matusalemmifore attese di questa lieta storiella!
    Grazie per la pazienza. Dipendeva tutto dalle vacanze estive. Il fatto che tali vacanze siano cominciate a maggio e finite ad ottobre non le depriva della loro estività. Ora, a breve, a brevissimo (neanche il tempo delle vacanze natalizie) avrete l’agognato capitolo finale e potrete smettere di tormentarvi con teorie e controteorie, supposizioni e controsupposizioni che certo hanno condito i vostri mesi in nostra assenza!
    Saluti e bacini

  3. Voglio il cugino.
    Be’, chi l’avrebbe detto, quando sono… venuto qua per la prima volta, io, ancora un… membro giovane di TI, che il mio Ismaele sarebbe morto da millenni prima che voi completaste la vostra storia?
    Ok, ora ne manca uno, va bene che siamo in un contesto biblico, ma pensate di pubblicare in questo millennio? 🙂

    • Sai com’è, l’uso di tempi biblici ci sembrava segno di coerenzo, così come il fatto che tutta la storia fosse una gran …cazzata (non un granché come gioco di parole, ma certe volte le parole fanno le sdegnosette e si rifiutano di giocare).
      Tra l’altro si nota una continuità anche con la tua storia attuale: il nostro era un mondo senza peni, tu hai fatto le cose più in grande e hai optato per togliere direttamente tutta la gente per intero! Bravo!

  4. Ho votato in netta minoranza “moby che guida un esercito di falli alla conquista del mondo”.
    Ma vabbè, ogni opzione porterà comunque ad un capitolo tipo trip di lsd e battute sui peni, quindi via, si aspetta il prossimo 🙂

    • Gratsie! A dirla tutta, ma proprio tutta quanta, le persone dietro al pene di Moby sono ben due: rispondono (ma non sempre) ai nomincipit di M. K Altrove e Giulio Peralta.
      Si penserebbe che, essendo in due, dovremmo metterci la metà del tempo solitamente e ragionevolmente impiegato per scrivere un capitolo, giusto? E invece ci mettiamo più del doppio. I misteri dell’aritmetica.
      Così devo dirti che verrà il giorno in cui noi leggeremo le avventure del tuo Ishmael, ma, coerenti con le nostre tempistiche, temo potrebbe essere un giorno molto lontano… confido che non sia così, ma sai … tutta colpa di M. K….

  5. In effetti adoro i doppi sensi.
    Scelgo cavalleria a cavallo, perché i nostri eroi, qui, probabilmente montano a pelo senza eccessivi effetti collaterali da schiacciamento sulla rigida sella: infatti, chiunque essi siano, è facile immaginarli liberi ormai, quasi come fanciulle, da fastidioso orpello dentro il cavallo dei pantaloni.
    E magari anche il cavallo (quello in carne ed ossa) è più contento.
    E se trattasi di giumenta?
    Ma questa è un’altra storia.

  6. Non so se sia una buona cosa, per Moby, essere aiutato da Ismaele, ma di cose buone se ne prospettano poche, nelle possibili alternative…
    Perciò, vada per l’Ismael-mission (ancorché, temo, impossible)!

  7. I dettagli della catastrofe e un Pip salvavita sono assai allettanti, a questo punto. Vediamo cosa riuscite a tirar fuori, non dalle braghe, ormai, ma dalle grottesche anse dei vostri genialoidi cervelli, filiformi e arzigogolate come le grottesche rinascimentali!

  8. Giulio M. K Peraltrove: sei un maledetto genio! Riesci a scrivere un racconto pieno di peni senza scadere nel volgare… Il tuo umorismo è decisamente interessante, anche se degenera in situazioni un po’ del cazzo 😀 seguo volentieri e aspetto di rifarmi un bagno nella tua demenzialità!

  9. Appurato che ‘sto nostro eroe non è tra “quei” sfigati che amano il linguaggio forbito e corretto, manco a dirlo, suggerisco una gara fuori gara a colpi di test…orto-grammaticali: e vinca il più dotto, se non il più… dotato!

  10. Una bella gara di bevute, perché no? Purché si tratti di vini a denominazione di origine controllata e garantita, oppure birre artigianali italiane, di mosti fermentati con lieviti di vini altrettanto DOCG, o anche di castagna; insomma, una singolar tenzone fra degustatori raffinati, non ubriaconi da 4 soldi! La sfida nella sfida: non dimentichiamo che la posta in gioco è altissima, addirittura il destino di Moby…

  11. Avere il membro al posto giusto e tre gambe (di cui una “farcita”) anziché due, in un mondo dove i membri per lo più sono sparsi e le gambe tutt’al più sono un paio, sarebbe un bel vantaggio!

  12. Secondo me sarebbe decisamente più plausibile che una gran parte delle donne del mondo vogliano scoparselo. Certo ci sono anche altre soluzioni per sopperire alla mancanza di peni naturali( e non mi dilungo oltre), però in una prospettiva del genere…:P
    Comunque il sunto di presentazione è fantastico, davvero! La storia è decisamente humor anche se per quel che mi riguarda non mi ha fatto troppo ridere(vuoi che l’inizio sia un po confusionario, vuoi che è l’incipit, vuoi che 5000 caratteri sul pene son difficili da rendere umoristicamente differenziati e originali 😉 ), nonostante abbia amato il otto dei pertugi. Continua così, magari cambia un po e mettetici qualche chiappa in più..si equilibra tutto 😛

Questo sito usa i cookies per migliorare l'esperienza utente. Cliccando su Accetto acconsenti all'utilizzo di cookie tecnici e obbligatori e all'invio di statistiche anonime sull'uso del sito maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi