Ottavino e l’esorcista

Rientro a casa

– Ohe! Ernie! – salutò l’Ottavino quando riconobbe il piantone che stazionava davanti all’ingresso della caserma. Erano le 10:13 del primo di settembre 1929, e Ottavino rientrava in servizio dopo una settimana di vacanza passata in Riviera Ligure con la moglie. Il caso dei bauli e del Ferruccio non era stato seguito da nessun altro caso eclatante, e Ottavino aveva lasciato un paese tranquillo e afoso nelle mani del brigadiere Tamburino, con la raccomandazione di chiamarlo in caso di emergenza. L’Ernesto si girò appena al richiamo e salutò fiaccamente il suo superiore.

– Allora giovanotto, come ce la passiamo eh? – chiese Ottavino rumorosamente, tirandogli una sonora pacca sulla spalla.

– Bene – rispose mellifluo guardandolo di sottecchi.

Ottavino ci rimase male. Forse è innamorato pensò e non ha la testa che per la sua bella! Scommetto che è la figlia del droghiere… la Valentina. – E con Valentina come va eh? – chiese al ragazzo tirandogli una gomitata complice. L’Ernesto non ebbe alcuna reazione di sorta, rimase lì imbambolato a guardarlo come se fosse appena sbarcato da Marte chiedendo solo – cosa?

– Vabbeh, lascia perdere – rispose il Maresciallo, che arrivato un’ora prima col treno non voleva guastarsi il buonumore ottenuto in vacanza correndo dietro a beghe giovanili. Entrò quindi in caserma pensando di invitare a pranzo il Tamburino, come premio speciale per averlo sostituito in sua assenza. Il brigadiere era seduto alla scrivania e fissava un foglio bianco con sguardo vacuo.

– Tamburino! – tuonò con la sua voce da baritono – ho portato dalla Liguria un pesto fresco da svenimento! A pranzo altro che la Trattoria del Pescatore, a casa mia che la Maria…– si interruppe vedendo che il collega non aveva spostato un muscolo e continuava a fissare il foglio sconsolato. – Ma che? – disse Ottavino avvicinandosi – è forse morto qualcuno? Cos’è tutta questa aria lugubre che tira in paese?

– Oh, Maresciallo! – disse il Tamburino sull’orlo delle lacrime e leggermente sorpreso, come se si fosse accorto solo in quel momento che il capo era arrivato – Nossignore, macché morto qualcuno. è solo il prete che…

– Sta male? – indagò l’ottavino.

– No, no, sta benissimo, ma cosa va a pensare di prima mattina? È solo che ultimamente… beh ecco, da una settimana più o meno… sì, – disse il Tamburino tra sé e sé – da quando è arrivato “quello”… no a dire il vero anche da prima…

– Senta un po’, Tamburino! Ha intenzione di dirmi qualcosa a riguardo o vuole andare avanti a parlare da solo? Eh? – iniziava a spazientirsi. Ma cosa avevano tutti? Non uno che avesse salutato allegramente lungo la strada tra la stazione, casa sua e la caserma, non uno che si fosse fermato a chiedere come erano andate le vacanze in Riviera… ricordava che l’anno prima c’era addirittura gente sulla banchina della stazione ad aspettarli per sapere dove erano stati, cosa avevano fatto e cosa si diceva fuori dal paese di importante. Lì a TreTorri le notizie arrivavano sempre leggermente in ritardo ed essendo un paese povero, nessuno poteva permettersi una settimana di vacanza da qualche parte quindi, chiunque andasse “fuori” era poi accolto al suo rientro come una pecorella smarrita tornata all’ovile che ha da raccontare mille avventure.

– Dovrebbe sentire, Maresciallo, e vedere per capire, detto a voce suonerebbe assai stupido.

– Beh, inizi a dirmi questa stupidata allora, poi vedremo.

– Lei crede nel demonio? – chiese a bruciapelo il Tamburino, che in quel momento si sentiva sottoposto ad un interrogatorio e non gli piaceva per niente.

– Ma cosa va blaterando? È una domanda a cui non so risponderle, perché dipende da cosa intende con la sua domanda…

– Intendo – disse il Tamburino con molta pazienza, come se stesse spiegando un concetto base ad uno un po’ duro di comprendonio – se lei crede nel diavolo, se pensa che esista davvero e…

– Penso che esista ma che non abbia una forma corporea.

– Ecco! Ecco! – urlò il collega schizzando in piedi e iniziando a girare come un indemoniato per l’ufficio – Lei, come gli altri miscredenti! Dio l’abbia in pietà Maresciallo, perché da una settimana a questa parte, il demonio si aggira tra noi!

– Ma cosa va dicendo?

– Il demonio maresciallo! Il demonio si è impossessato del prete!

Il Tamburino farfuglia cose apparentemente senza senso. Come procediamo?

  • Ottavino si reca dal prete (50%)
    50
  • Ottavino cerca di parlare con qualcun altro del paese per capirci qualcosa (13%)
    13
  • Ottavino cerca di cavare qualche cosa di più dal Tamburino (38%)
    38
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128 Commenti

  • Bel finale, la trovata della comitiva di tifosi mi ha fatto proprio ridere. 😀
    Però, potevo Ottavino! Malafade è riuscito a sfuggirgli. Certo un seguito ci starebbe bene. Almeno per dare a Ottavino la soddisfazione d’aver catturato un furfante e a noi lettori la possibilità di sorridere alle sue indagini. 🙂
    Comunque, brava. Bella storia. 😉

    • Ciao Danica, sono contenta che la storia ti sia piaciuta! Per il seguito, vedremo… ora devo finire il primo libro di ottavino e i bauli scomparsi e già stavo andando in confusione con le due storie, mi sa che tento un altro genere, e darò a Ottavino un pò di tempo per riprendersi… eheheheh! 🙂 grazie per aver seguito la storia! Alla prossima!

    • Eheheh! Anche io da milanista sono contenta del finale! È stato arduo trovare qualcosa di spassoso e al contemoo veritiero… fortuna che wikipedia e internet hanno risolto il problema!
      Per ottavino, vedremo… adesso sto finendo il libro tratto dalla prima indagine che ho scritto anche qui, e se ne inizio un’altra con lui rischio di fare troppa confusion… e poi volevo provare qualche genere diverso. Vedremo! Grazie per aver seguito, e contenta che ti sia piaciuta! 😉

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