Bisex story

Dove eravamo rimasti?

Il ragazzo... non riesce più a fare a meno della arti erotiche della signora (100%)

L’altra faccia del paradiso

Dopo Ferragosto ero molto più padrone della situazione ed Elena mi lasciava fare volentieri delle ricognizioni sul suo corpo morbido e abbondante. Ero un ragazzo, non avevo mai goduto di tanto ben di dio e, spogliata, avevo visto solo mia madre, ma era tutt’altra cosa.

Spesso, anche perché faceva caldo, si metteva nuda sul letto, io abbassavo solo i calzoni perché se mi chiamava mia madre dovevo essere subito pronto. Dalle foto che avevo visto e dalle chiacchiere con i compagni, sapevo bene che una donna poteva anche prendertelo in bocca se voleva, sapevo anche che significava scopare ma non avevo mai fatto niente di tutto questo.

Imparai bene a venire con la sua sega ed era una cosa meravigliosa. Quasi ogni sera, prima di andar via, lei si metteva al mio fianco, stavamo in piedi, e mi faceva cacciare tutto lo sperma di cui disponevo. Mi faceva spruzzare sul tavolo della cucina oppure, abitudine strana ma eccitante, in una tazzina da tè. Passata la voglia, scappavo via. Appena in tempo, devo dire. Quasi sempre, appena uscivo da casa sua, vedevo rientrare il marito. Col tempo ci ripensai: quell’uomo sapeva e aspettava che avessi finito; ho compreso dopo la loro libidine segreta.

Nonostante mio padre avesse sempre da borbottare, mia madre aveva trovato la sua pace ed io ero contento: non rompevo e non rischiavo per le strade della periferia. Dalla signora Elena ripassavo pure le materie scolastiche e, mai come in quel periodo, ero studioso per evitare qualsiasi cambiamento.

Finalmente, un sabato di settembre che i miei avevano un impegno, Elena si offrì di farmi restare a casa sua. Purtroppo c’era anche suo marito: mi rassegnai a guardarla, senza poter fare nulla. Ma le cose andarono molto diversamente.

Dopo pranzo, una volta sparecchiato, Elena venne a sedersi sul divano. Il signor Osvaldo, suo marito, guardava la TV senza badare a noi ma, naturalmente, ero imbarazzato e incapace di qualsiasi reazione, anzi, solo al pensiero sudavo freddo, come se mi si potessero leggere sul viso tutte le malefatte e i desideri segreti.

Dopo un poco lui si alzò e fece il caffè, con calma si avvicinò alla moglie che, obbediente, si lasciò stringere tra le braccia e anche baciare. Li guardavo affascinato senza riuscire a staccare lo sguardo, deglutivo per la paura; ero incapace di provare gelosia, in quel momento desideravo solo liquefarmi e sparire attraverso lo scarico del lavandino. Loro eseguivano una specie di danza. I movimenti di Elena avevano qualcosa d’ipnotico, di fascinoso. Ruotava il bacino, abbassandosi leggermente sulle ginocchia, e poi scattava verso l’alto all’improvviso, e poi ancora, e ancora, mentre io la spiavo di spalle.

Bloccato al mio posto, vidi Osvaldo che iniziava a spogliarla e a toccarla nelle parti intime, proprio come se io non fossi presente. Lei sorrideva leggermente e, ogni tanto, mi guardava di sottecchi, sembrava mi volesse provocare.

Nonostante la vergogna, il mio coso si fece durò ma non dovetti preoccuparmi di nasconderlo, perché proprio il marito le disse di abbassarmi i pantaloni. “Alzati, non avere paura: è vero che Elena non ti ha mai succhiato l’uccello?”

Non sapevo cosa rispondere e neppure ne sarei stato capace. La baciò in bocca e le sussurrò parole d’intesa, poi si staccò da lei, che ormai era in mutandine e reggipetto, e andò a sedersi al tavolo della cucina, come se il tutto non fosse più affar suo. Elena, invece, tornò sul divano e, facendomelo uscire dallo slip, mi prese il pene in bocca, immediatamente. L’emozione improvvisa me lo fece ammosciare. Mi sembrò di affondarlo in un mare di liquido caldo. Poi lei cominciò a succhiare e le sue gote s’infossarono per lo sforzo. Il pene mi tornò duro: quello era il pompino e lei lo stava facendo proprio a me!

Non capii molto in quella turba di piaceri, sono certo che mi succhiò tutto il seme, insistendo fino a prendersi l’ultima goccia. Poi, senza una spiegazione logica per me, corse da suo marito per baciarlo in bocca. Restarono così a lungo, a godere e a leccarsi, con le bocche velate dal mio succo, chiaro e appiccicoso.

Per il giovane Mario...

  • inizia un percorso del tutto inatteso (40%)
    40
  • è solo l'inizio (60%)
    60
  • è veramente troppo (0%)
    0
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50 Commenti

  1. bel finale ma c’è qualcosa di incompiuto o incompleto

    non ci hai raccontato nulla del come si è svolto (se è proseguito) il rapporto “bisex” tra Mario e Abdel prima durante e dopo la relazione tra Abdel e Tiziana

    praticamente hai dedicato alla storia bisex (che dovrebbe essere fondamentale in quanto riferita al titolo stesso del racconto) un rapporto orale che aleggia e poi scompare del tutto

    E questo mi delude ugualmente anche se Mario avesse preferito non raccontarlo… perché un autore non è un semplice cronista o un testimone… ma uno scrittore, sei d’accordo?

    complimenti in ogni caso
    gieffe

    • Grazie del commento e dei complimenti… però credo di poterti smentire, ance se parzialmente, non sono poche le coppie dove uno (o entrambi) i coniugi, sanno qualcosa e tacciono.
      Queste cose possono anche resistere a lungo, finché non interviene la maldicenza e il pettegolezzo.
      Vedi: Il berretto a sonagli… eppure siamo nel lontano ‘800.

  2. Scrivere un racconto erotico senza scadere nel banale o, peggio, nel volgare, non è facile; eppure, devo dire che ci sei riuscita. Mi piace come scrivi; ho trovato l’erotismo di cui parli spinto, ma tutto sommato “quotidiano” (per intenderci, nessun Christian Grey, ma una moglie, un marito e un amico di famiglia – questa è una storia vera, no?) e, soprattutto, ho apprezzato l’ironia che traspare dalle tue righe (il personaggio di Tiziana mi fa morire! :). La tua storia è credibile, si legge d’un fiato .
    Un consiglio: cerca di pubblicare gli episodi meno di frequente, così lasci il tempo ai tuoi lettori di votare la tua storia!

    • Grazie, gentilissima Elena, per il tuo prezioso contributo. Purtroppo non pubblico molto spesso su questo sito e non conosco bene le caratteristiche del funzionamento.
      Essendo nella vita impiegata e pendolare, ho trovato il tempo di dedicarmi di più a questo racconto, approfittando delle ferie e ritagliandomi qualche spazio nelle incombenze di casa.
      La storia è decisamente vera, molto carina e con un finale che, prometto, non deluderà i lettori… visto che ha sorpreso, e addirittura intenerito, un po’ anche me.
      Complimenti e grazie a te e allo staff, credo che, richiedendo un po’ di attenzione a ciò che si mette su “carta”, questo sia il sistema migliore per imparare i tempi tecnici e i piccoli escamotage per scrivere qualcosa di avvincente.

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