Fattore 0.5

Una vecchia stazione di servizio

La linea d’orizzonte che si stagliava di fronte all’auto lasciò a Matthew la strana impressione che prima o poi il mondo si sarebbe rovesciato, finendo in uno strapiombo senza fine. Sorrise tra se, non era la prima volta che pensieri simili spuntavano in quella testa di trentenne dal futuro ancora incerto. Pigiò sull’acceleratore e cercò di rilassarsi sulle note di Wish you where here dei Pink Floyd. Il suo vecchio poteva anche essere un vero bastardo, ma in fatto di musica era intoccabile. Sin da bambino aveva imparato ad apprezzare i grandi gruppi del rock, attraverso l’ascolto delle centinaia di cd che tappezzavano le mensole di casa.

Avrebbe dovuto chiamarlo; da un paio di settimane non si faceva sentire, e nonostante godesse di ottima salute, da quando era morta la mamma, due anni prima, il suo umore era cambiato, così pure il modo di vivere. Prese il cellulare e sfiorò l’icona dell’agenda. Il primo nome che apparve fu Elisabeth, il che provocò un tuffo al cuore a Mat. Anche lei era nella lista delle persone da chiamare, forse la prima a cui chiedere scusa per l’assenza e il modo in cui continuava a trattarla. Lasciò cadere il telefono sul sedile e guardò il cruscotto, dove una luce fissa lo avvisava già da parecchio che avrebbe dovuto fare rifornimento. In tasca aveva solo venti dollari, oltre due carte di credito che avrebbe potuto solo usare d’inverno per togliere il ghiaccio dai vetri. Optò per dieci dollari di benzina e gli altri investiti in un pranzo. Poi sarebbe ripartito, facendosi trasportare da quel poco carburante. E dopo? Buio totale; non era uno che pensava al futuro, gli piaceva vivere con i soldi che riusciva a spillare al padre. Un segnale gli indicò una stazione di servizio a tre miglia: perfetto, se l’auto avesse avuto benzina a sufficienza. Allentò la pressione sul pedale e procedette a passo di lumaca. Con il sole che picchiava sulla testa non aveva voglia di farsi a piedi quel tratto di strada.  Un alro cartello gli indicò la distanza da Norfolk, Nebraska, che lo mise a disagio: trecentocinquanta miglia.  La statale 275 era un infinito rettilineo attorniato dal nulla, nonostante il traffico fosse monitorato in tempo reale. Poche auto, forse per via della calura, solo grossi camion che transitavano a velocità pazzesca. Dopo dieci minuti addocchiò la stazione di servizio; il motore non dava segni di strappi e Mat benedì il cielo per essere riuscito a raggiungere quell’angolo di civiltà. Uscì e si diresse verso la costruzione posta dietro alle pompe di carburante, un piccolo locale dall’insegna consumata dal tempo: Ed’s. Solo un’altra auto era parcheggiata all’esterno, una Toyota Camry nera dalla carrozzeria impolverata.

-Buongiorno ragazzo- lo accolse un piccolo ometto dalla testa pelata e un paio di occhiali tenuti insieme da un fitto giro di nastro. -Benvenuto in questo posto sperduto dal mondo- e rise, come se fosse una battuta divertente. Mat si sedette ad uno sgabello e guardò l’interno del locale. Sul lato destro un piccolo emporio, con banchi frigo e alimentari, sul sinistro parti di ricambio per auto e al centro, dove si trovava, un piccolo bancone ben fornito.

-Vedo che gli alcolici non mancano- Mat ne contò almeno una trentina di marche diverse.

-Servono per portare la felicità a chi mi viene a tovare. Tu di che tipo la desideri?-.

Domanda strana, fatta da un tipo ancora più strano. Mat lo fissò, pensando che scherzasse, invece l’uomo fece roteare il braccio per mostrare la merce.

-Non saprei… forse una felicità dovuta ad un lavoro che mi porti un sacco di dollari in tasca?- volle stare al gioco.

-Oh caro mio, per quello non servono alcolici, basta Jonah-.

-Non capisco- Mat si sentì preso in giro. -Chi è Jonah?-.

-Sono io- la voce arrivò alle sue spalle. Si voltò verso l’emporio in cerca del proprietario, vagò con gli occhi tra gli scaffali, fino a quando scorse una testa ricoperta di capelli bianchi ondulati.

-Jonah- disse il barista, indicandolo. Aspettò che si facesse avanti, quindi lo squadrò, trovandolo strano e inclassificabile. Jeans e camicia, un paio di Logan ai piedi e un viso che stonava con la capigliatura. Poteva avere quaranta come sessant’anni.

-Cerchi un lavoro, quindi. Di dove sei?-.

-Norfolk, anche se ultimamente ci torno solo per andare a trovare mio padre…-.

-… che ti elargisce un po’ di dollari che usi per cazzeggiare. Che mi dici della tua ragazza?- Jonah gli sparò la domanda.

-Ti stai sbagliando, amico. Non so chi tu sia, ma non puoi venirmi a parlare così!- l’altro, invece di intimorirsi rise di gusto.

-Sei forte Mat!- esclamò, pronunciando il suo nome che era sicuro di non aver rivelato. Poi si fece serio. -Si da il caso che io abbia un lavoro che potrebbe portarti un sacco di soldi in tasca. Niente di poco pulito, ma nemmeno un lavoro normale-.

Mat si ammutolì, la voce magnetica di Jonah lo stava rapendo.

-Metti il caso che io ti paghi,… diciamo… mille dollari a servizio, che ne diresti?-.

-Direi che sarebbe un sogno!- esclamò il giovane.

Jonah gli rivela il modo per guadagnare tutto quel denaro, una cosa che lascia Matthew sbigottito. Cosa farà il ragazzo?

  • Si ubriacherà, nel tentativo di non pensare per un po' alla sua vita (0%)
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  • Lo ascolterà, dicendogli che è pazzo, e se ne andrà (0%)
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  • Starà ad ascoltare l'uomo, accettando di provare (100%)
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13 Commenti

  • Dal momento che Mat si sente galleggiare come in un sogno… lo proverà subito per dimostrare a se stesso che è reale, poi se provoca un guaio pazienza, il ragazzo è alle prime armi… imparerà.
    Hai descritto molto bene la scena in cui Mat controlla il tempo, ma se imposterai la storia sul suo “potere”, mi aspetto delle descrizioni più dettagliate e competenti, si tratta di un racconto e non di un film, pertanto noi lettori abbiamo bisogno di “vedere” le immagini attraverso le “parole”.
    Al prossimo episodio, ciao.

  • Mat non ha una vita, quindi… ascolterà Jonah.
    Ciao Gancjo, l’incipit del tuo racconto mi ha catturata sin da subito, come anche il personaggio di Mat, di cui hai saputo tratteggiarne l’aspetto miserabile di chi fugge dalla realtà per non doversi trovare faccia a faccia con le responsabilità. La trama non offre nulla di originale in questo primo capitolo, potrebbe però evolvere in una storia intrigante pertanto ti seguo.
    Alla prossima.

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