Io, lupo.

Il Risveglio

E’ stata una notte difficile.

Una di quelle in cui ti chiedi se stai sognando o se è vero tutto quello che senti e che provi. Il sonno scomposto. Il sudore. Il rannicchiarsi in un angolo per cercare di fermare un dolore che è ovunque come un formicaio che – improvvisamente – ti è esploso dentro richiamato a nuova vita da chissà quale strana entità. Quale strano potere. 

Svegliarsi tutto indolenzito e senza sapere dove cazzo ti trovi è, ovviamente, la ciliegina sulla torta.

Ci ha messo un po’ ad abituarsi al buio. Ancora di più a riconoscere la grotta in cui si trova. Aveva già avuto modo di vederla in passato durante una delle sue innumerevoli battute di caccia. Alcuni abitanti del paese la chiamano la grotta oscura e nessuno ci ha mai messo piede dentro.

Ed allora lui cosa cazzo ci è finito a fare li dentro? Anche se la domanda più importante è il come ha fatto ad arrivare fin li. 

E’ un fascio di nervi, in tutti i sensi anche se è prettamente di confusione che si tratta. Il non sapere cosa cazzo fare sostanzialmente. Ha iniziato a sentire cose che prima non sentiva. Ogni rumore, ogni scricchiolio delle pareti, ogni stramaledetto filo di fiato che esce più forte rispetto agli altri. Il volo di un uccello a chilometri di distanza.

 Tutto ha il sapore di una martellata dentro le orecchie che gli fa scattare il cuore alle stelle e schizzare gli occhi fuori dalle orbite. Non c’è niente di piacevole. Niente di bello. Niente a cui aggrapparsi. Sta annaspando in quel miasma di sensazioni nuove con il cuore in tumulto ed il respiro che galoppa come un cavallo impazzito alla ricerca di una calma interiore che fatica  a trovare davvero, neanche fossimo di fronte ad un qualche allenamento zen.

Ha le dita sporche di terriccio. La maglia lacerata e strappata in più punti a mettere in mostra un fisico che appare più tonico e slanciato. I muscoli tesi. La muscolatura è improvvisamente cambiata. S’è fatta più tonica e scattante. Figlia di quella bestia che ancora non sa di portare dentro di sè. La sente graffiare contro la pelle, sotto la pelle ma non le sa dare ancora un volto né un nome. Non sa cos’è eppure è perfettamente consapevole della sua presenza. La sente e l’avverte li, nell’oscurità.

Per non parlare poi di quello strano segno dietro la nuca che ha toccato con le dita tremolanti per timore di risvegliare chissà che cosa. Ha fatto male per tutta la notte avvolgendolo come un sudario prima di spegnersi e rimanere li, ridotta ad un formicolio basso. E’ il segno di un morso come se un qualche animale l’avesse preso per la collottola e trascinato nella sua tana. Protezione o potenziale preda?

Nella mente ronzano tante di quelle domande che finiranno con il confonderlo ancora di più. Sa che fuori è giorno ma non ha avuto il coraggio di muoversi da quel giaciglio di paglia che qualcuno ha malamente imbastito per lui.

Ricorda di una ferita al braccio eppure ora, quello stesso braccio, è illeso. Intatto. Come se nulla fosse mai davvero accaduto. Ricorda la nebbia. La caduta in mezzo alla boscaglia. Il boato di un tuono. Le fauci contro la pelle. 

Più i pensieri gli affollano la mente, più finiscono con l’aumentare le tante domande che ha. La mano passa a sfiorare la barba incolta. Non è mai stata una di quelle persone attente all’aspetto fisico. Qualcuno dice che è un bell’uomo. Alto, slanciato. Spalle larghe. Per definirlo con una parola basterebbe dire : disinvolto.

Ora si sente, più che altro, un disperato chiuso all’interno di una grotta senza sapere se tutto quello che sta vivendo è solo un sogno o uno stramaledetto inizio. 

Di cosa c’è da chiedersi. Nelle narici gli arriva l’odore di qualcosa. Terra umida e pelliccia. Poi l’odore di pollo fritto. Un odore che si mescola a quello dell’acqua che continua a scorrere da alcune fenditure all’interno della grotta.

“Era ora tu ti svegliassi” 

Una voce maschile gli arriva alle orecchie accompagnate dalla presenza di un’ombra che va a nascondere la poca luce che filtra dall’esterno. La mascella si incrina ma lui rimane accucciato. Rannicchiato come un topo in trappola.

“Ti ho portato da mangiare”

Un sacchetto di carta viene lanciato a terra, ai suoi piedi. Nessuna inflessione particolare nella voce. Nessuna cadenza che possa ricollocarla ad un qualche posto. E’ solo profonda e bassa. Calda per certi aspetti ma, non per questo, così piacevole.

Se ne rimane in silenzio ma è lo stomaco a parlare per lui borbottando sommessamente. Un suono inconfondibile. E’ quello della fame.

La sua o quella di qualcun altro?

“Chi sei?” Si decide, alla fine, a chiederlo cercando di sbirciare, attraverso l’oscurità, all’indirizzo della figura che non ha ancora un volto. La mano destra, nel mentre, s’allunga alla ricerca di quel sacchetto di carta contenente il tanto agognato cibo.

L’uomo sospira prima di scivolare ancora più in profondità all’interno della grotta così da permettergli, infine, di vederlo davvero in volto.

Chi è l'uomo?

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  • Chi è l'uomo che è appena arrivato? (50%)
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17 Commenti

    • Ti ringrazio davvero molto. Riuscire a raccontare qualcosa a qualcuno è sempre molto difficile soprattutto per la mole di idee che passano per la testa.
      Per ora niente trasformazione. Ho raccolto i due commenti sotto per i suggerimenti e ne ho fatto un mix aggiungendoci qualche piccolo particolare in più. 😉

  • Ciao! Bell’inizio, molto sincopato direi. Mi piace il tuo stile frammentario e diretto, molto bello. Già dal primo capitolo nascono le prime domande (che tra l’altro hai riportato in fondo), io me la prendo comoda, vorrei sapere di più sulla grotta oscura e sul mondo in cui è ambientata questa storia, alla prossima, seguo!

  • Devo dirtelo: hai fegato a voler scrivere un racconto al presente (tenendo conto che anche io ne scriverò uno così…)

    A mio parere, la descrizione della confusione del protagonista è ben riuscita.

    Come mai, nelle opzioni, hai messo delle domande?

    • In verità io scrivo quasi tutto così. Mi viene più naturale. Lo trovo molto più semplice. Però magari è solo l’abitudine.
      Per le domande, ti dico che quando scrivo vado molto a briglia sciolta e lascio al caso ed al momento la decisione di come proseguire. Le domande stanno forse per tutto quello che mi ronza per la mente. Ho tre possibilità su come continuare il racconto. Vedremo dove porteranno la prossima puntata.
      Intanto grazie 😉

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