Silent talk

EMOZIONI SCONOSCIUTE

5:00

Aprì gli occhi, spaventato. Aveva il fiato corto e il cuore pulsava forte, come impazzito. Aveva la sensazione che gli fosse capitato qualcosa di spaventoso, ma non aveva idea di cosa. Provò a calmarsi, deglutì a fatica e il respiro si fece regolare. Si mise seduto, si sentiva uno straccio: emicrania; bocca impastata; nausea. Scosso dal panico, si guardò intorno. Identificò contorni vaghi, ostili e si chiese dove fosse. Tutto intorno gli parve insolito. Sconosciuto. Non sapeva come fosse finito lì, in quel letto; doveva averci trascorso la notte. Era stato svegliato da una voce femminile, proveniente da una radiosveglia.

La sua attenzione fu catturata da una figura sdraiata al suo fianco. Era di spalle, lunghi capelli corvini le ricadevano ondulati sulle spalle; curve morbide e sinuose ripercorrevano il suo corpo. Il braccio sinistro era appoggiato sopra il lenzuolo e l’anulare circondato da un cerchietto d’oro. Soffocò un gemito di disgusto. Cosa diavolo gli era preso? Era finito a letto con una donna sposata, in quella che con tutta probabilità era casa sua. Se il marito fosse rientrato all’improvviso e lo avesse trovato lì? Di solito non si cacciava in situazioni simili, doveva essere completamente sbronzo.

Il panico sembrò placarsi, rimpiazzato da una paura meno nevrotica e più sensata. Doveva andarsene alla svelta. Scostò le lenzuola, stando attento a non svegliarla ed uscì dalla camera in punta di piedi. Aprì silenziosamente ogni porta che gli si parava davanti, e quando trovò il bagno ci s’intrufolò come un ladro. Trasalì quando lo sguardo gli cadde sullo specchio. Era tempestato di foto di quella giovane donna, ma la cosa inquietante era la sua presenza accanto a lei. Sorridevano felici all’obiettivo che li immortalava abbracciati, sullo sfondo un mare blu. Un post-it colorato riportava il nome “Dina” e una freccia indicava una foto. Lei era bellissima, il genere di donna che lo attraeva. Lasciò che lo sguardo scorresse sul resto delle istantanee. C’erano loro due, in tutte. Una li ritraeva davanti ad una chiesa… indietreggiò fino a sentire il gelo delle piastrelle irradiarsi nella schiena nuda.

Ripercorse frettolosamente il corridoio e si fermò sull’uscio della porta. Gli occhi su di lei. Per quanto si sforzasse, non riusciva a ricordare di averla sposata. Da quel cumulo di ricordi che gli annebbiavano la mente, faticò a tirar fuori quel bellissimo viso. Non era possibile. Un grido gli si fece strada nel petto e fuoriuscì dalla bocca in un verso strozzato.

Lei doveva averlo sentito perché si svegliò. «Amore, sei già in piedi?»

«Chi sei?» La sua domanda risuonò inopportuna, ma a un tratto fu consapevole che nella sua vita c’era un buco nero che lo aveva condotto lì, da quella donna, in quell’appartamento.

«Dina, tua moglie» dichiarò, con voce assonnata. Si mise seduta e gli chiese di avvicinarsi. «Siamo sposati da un anno» proseguì senza mostrare alcuna irritazione, come se si aspettasse quella domanda. «E tu sei Christian, mio marito.»

Christian era il suo nome. Di questo ne era certo.

Il viso della donna era una combinazione di compatimento e preoccupazione. «Soffri d’amnesia, per questo hai difficoltà a ricordare le cose.»

Mille pensieri gli vorticarono in testa. Amnesia. Difficoltà a ricordare le cose. Chiuse gli occhi e provò ad allontanare da lui quell’informazione.

Dina l’abbracciò e lui non oppose resistenza; gli accarezzò la testa con dolcezza e quel gesto, in qualche modo, gli era familiare. «Ti amo Christian» gli sussurrò in un orecchio.

Doveva dirle qualcosa, qualunque cosa, invece, restò in silenzio. L’aveva sposata, doveva esserne innamorato, ma in quel momento non ne era sicuro. Era tutto così dannatamente assurdo.

Dina lo prese per mano e iniziò a mostrargli la casa. Attraversarono il pianerottolo, lei apriva e chiudeva porte indicandogli lo studio, il bagno e la camera per gli ospiti. Christian la seguì giù per le scale, come fosse un affittuario in cerca di un alloggio e raggiunsero insieme il salotto. Un’ampia vetrata si affacciava sul giardino, si avvicinò titubante e si accorse che fuori stava albeggiando. La notte stava lentamente cedendo il passo a un nuovo giorno, riuscì a distinguere i contorni degli alberi e un’aiuola ben curata. Dina era alle sue spalle. Christian guardò le loro figure specchiarsi nel vetro. Una coppia di trentenni.

«Dove siamo?» Non c’era nulla di beffardo in quella domanda, Christian poteva trovarsi ovunque.

«Roma.»

«Cristo santo!» esclamò. «Non ricordo nemmeno dove abito. E’ così ogni giorno?»

«Quando ti addormenti, dimentichi quasi tutte le informazioni acquisite da sveglio» Dina gli baciò una guancia. «Vado a preparare il caffè.»

«Macchiato» ribatté lui in modo automatico, come ad uno stimolo improvviso.

«Lo so» gli sorrise lei, poi scomparve in cucina.

Christian udì la suoneria sommessa di un cellulare provenire dall’ingresso. Si avvicinò guardingo alla fonte, infilò la mano nella tasca di un giaccone e rispose.

«Chris?» sussurrò una voce femminile. «Puoi parlare?»

Nel prossimo episodio

  • Christian e Dina. (14%)
    14
  • Christian e lo psicologo. (0%)
    0
  • Christian e la sconosciuta del cellulare. (86%)
    86
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221 Commenti

  • E dopo un crescendo di suspence che aumentava di episodio in episodio questo meraviglioso finale, commovente e pieno di speranza e fiducia nel futuro. Anna è stato un racconto STUPENDO! mettiti subito al lavoro per il prossimo….mi raccomando

  • Sai cosa ci sarebbe stato bene, alla fine dell’episodio?
    La citazione biblica fatta da Samuel L. Jackson in “Pulp fiction”. 😀
    Scherzo. Anche se, pensandoci bene, forse non avresti avuto spazio.

    Questo 10° episodio non mi è sembrato “all’altezza” degli altri 9. Non prenderla a male, un finale soft ci può stare sempre. Secondo me, avresti potuto continuare in una seconda parte, ma probabilmente hai finito gli “argomenti” che volevi raccontare.
    In sintesi, questo finale mi sta bene.

  • Sono sincero, mi hai messo in difficoltà con questa decisione da prendere. Ho riletto i capitoli precedenti, ma non saprei da che parte parare. Forse, un “Lasciate decidere all’autrice” sarebbe stato l’ideale 🙂
    Allora, per tagliare la testa al toro, dico Iolanda Maggi, e vediamo cosa ne salta fuori.

    • “Lasciate decidere all’autrice” sai che non ci avevo pensato, ma si può fare? 😀
      Speravo di aver fornito informazioni sufficienti per poter scegliere, forse non è così 🙁
      Ad ogni modo, siamo alla fine e prometto che il prossimo racconto sarà molto più soft, se avrai ancora la pazienza di seguirmi 🙂
      Grazie di essere passato.

  • A questo punto, mi viene da chiedermi: chi è chi? Chi è Sara? Chi è Laura? Ma soprattutto, il nome “Dina” da chi è stato utilizzata realmente?

    Non rispondere a queste domande. Non nei commenti, almeno (anche se probabilmente non lo avresti fatto comunque). So che ci (o mi) darai le risposte nei prossimi episodi.

  • Cia Anna, sono stata assente per un po’… e mi son persa qualche bella storia. Ho letto tutti e sei i capitoli e ti devo fare i complimenti. Tutto ben costruito, preciso e chiaro. Dal sei non mi perderò neanche una virgola. 🙂 Entrambe le cose, ovviamente. Ora siamo, penso, tutti super curiosi! 🙂

  • ho iniziato a leggere attirata dalla trama accattivante, l’incipit è davvero ben fatto : crea da subito una certa tensione e cattura il lettore .
    La storia è davvero ben architettata e il protagonista mi piace proprio. Anche la spiegazione della perdita di memoria è plausibile e ben studiata. Quest’ultimo capitolo è forse un po’ troppo zeppo di notizie, ma siamo al 6 capitolo e forse le cose da dire sono tante e la storia scalpita. Ho votato per sapere dell’acronimo , ma direi solo un assaggio veloce,mi interessa più la fede 😉 aspetto il seguito, complimenti!

  • Andiamo col triangolo Anna! Si fa sempre più emozionante, e l’aver tirato in ballo i videogame è, passami il termine poco fine, una grandissima figata! Soprattutto perchè da sempre dico che un casco del genere sarebbe un bellissimo imput al mondo dei videogame! Spero che non mi smonterai tutto il mito però! E ancora non mi spiego bene come l’amnesia possa essere un effetto collaterale di un simile congegno… cosa che spero troverai modo di spiegare prima della fine! 😉

  • Mi piace l’idea del Silent talk sviluppato come sorta di “videogioco”, offre molti spunti di riflessione 🙂
    Come sempre, bellissimo capitolo.
    Per il prossimo episodio ho votato “Christian e le due sorelle”.
    Ciao!

  • voto le due sorelle (ma chi sarà sta moglie se non è Dina?)

    Stupendo capitolo: Perfetto!
    Brava e brava… a chiarire le cose il racconto ci guadagna, adesso si che hai “preso per le palle” il lettore (è l’espressione gergale preferita degli autori)

    Vai così e mantieni il climax anche nei prossimi capitoli… siamo affamati di colpi di scena

    gieffe

  • Ciao,
    ho gradito molto in questo episodio la situazione di incertezza che porta Christian a interrogarsi su se stesso come individuo, inoltre la presentazione dei fatti lascia intuire un bel mistero o complotto del quale probabilmente lui fa parte.
    Sono molto attratto dallo sviluppo, continua così! Voto per spiegare cosa sia il Silent Talk.

  • Penso che silent talk sia stato messo apposta per essere scelto: il senso della storia…. e quindi andiamo di silent talk! 🙂 bellissimo episodio anna, complimenti, come sempre riesci a spuntare le emozioni umane! E a me è sorto un dubbio: che lui sia uno di quelli che ha preparato un attentato alla capitale? Che faccia parte delle forze terroristiche? O forse è quello che ha pianificato la sicurezza e gli hanno fatto il lavaggio del cervello per evitare che le informazioni finissero nelle mani sbagliate? Tutto ancora da giocare, oer noi, mentre sono sicura che tu lo sai! 😉

  • Silent Talk.
    Mi sembra il nome più appropriato per un progetto “segreto” (Cognitive Technology Threat Warning System svela troppo, magari se scrivevi solo l’acronimo poteva avere un velo di mistero in più).
    Non mi convince l’opzione in cui metti in gioco una big corporation…a mio avviso la storia, per come l’hai impostata (accenni al Giubileo e alle misure di sicurezza in risposta alle minacce Isis) potrebbe mostrare una qualche organizzazione militare dietro le scene…e considerando che ambienti il tutto in Italia, potresti sfruttare i vari trattati e accordi che consentono la presenza di organizzazioni militari straniere e l’utilizzo del suolo nazionale per scopi militari (le cosidette servitù militari) per questioni logistiche, supporto, intelligence e in alcuni casi sviluppo…giusto qualche suggerimento buttato lì 😉
    Eh, si, mi sta piacendo parecchio il tuo racconto.

    • Ciao Giger, sono contenta che il racconto ti piaccia, questo mi fa pensare che l’intreccio che ho in mente stia funzionando. Per quello che riguarda gli acronimi, l’estensione tra le parentesi era, a mio avviso, doverosa per indicare tre scenari ben diversi tra loro, ma che sono comunque legati… e mi fermo qui. I tuoi suggerimenti sono sempre graditi e “dietro le scene” c’è sicuramente qualcosa di… 🙂
      Alla prossima.

  • Finalmente, ed aggiungo fortunatamente, sono arrivato a leggere la tua nuova storia: 4 capitoli in un colpo solo. Fortunatamente perchè come sempre dimostri di essere un’ottima scrittrice e perdersi questo SILENT TALK era inaccetabile per me, appassionato di Film… si, perchè il tuo racconto sembra proprio un film d’azione, mi correggo di fanta/giallo/azione, è un genere che ho appena coniato per te. In più il personaggio ha il mio nome, per altro scritto correttamente… ora che ci penso non te l’ho mai detto, il mio nome… rimedio: piacere Christian. Dicevo… eccellente storia, ma devo fare una piccola precisazione ed una leggera tirata d’orecchie: hai curato poco il “mio” Chris, OK zero memoria, però una maggiore attenzione sulla sua condizione di “smemorato”, sulle sue sensazioni, sarebbe stata la ciliegina sulla torta. Poi… ” il Centro era stato fondato dalla famiglia Serra, ma solo dopo la collaborazione con il professor Costa e le sue figlie la ricerca sulla telepatia aveva fatto passi da gigante…” quindi: la segretaria chiama la Dottoressa “Costa”, di conseguenza Costa è il padre di Dina affetto da tetraplegia… cosa mi sono perso? Tralasciando tutto il resto, che giustamemte sapremo man mano che leggeremo la storia, come chi è Chris (forse non è il marito di Dina, stile TOTAL RECALL), dove e sono i figli, chi è Laura, etc. ilmpassaggio Costa & Figli mi sfugge. Mi sono dilungato perchè quando una storia mi appassiona, non voglio perdermi nessuna sfumatura. Voto SILENT TALK. Alla prossima puntata.

    • Conosci il detto:”fare il passo più lungo della gamba”? Beh, penso sia il mio caso. Forse si tratta di presunzione, forse la fretta di pubblicare o mettici semplicemente “l’incapacità” di tenere sott’occhio tutti gli elementi necessari a stilare una trama complicata come quella che ho in mente per Silent talk ed ecco servito su un piatto d’argento il mio fiasco. Credo tu debba rivedere l’opinione che hai di me, non mi considero per niente “un’ottima scrittrice” e, questo, ci porta ai punti che ti “sfuggono”:
      -il passaggio Costa e figli (Lorenzo Serra è, insieme alla sua famiglia, il fondatore del CIRT. La dottoressa Dina Costa, insieme al professor Costa, suo padre, e sua sorella portano avanti, in collaborazione con i Serra, un progetto che mira all’utilizzo, da parte di persone colpite da menomazioni fisiche, di arti artificiali mediante l’ausilio di un impianto sottocutaneo basato su un sistema wireless di interfaccia tra cervello e computer. Il professor Costa è deceduto ma, a riguardo, non ho chiarito le circostanze per motivi che svelerò in seguito, stesso discorso vale per la sorella di Dina di cui non ho approfondito il personaggio volutamente);
      -il personaggio di Christian (Il suo essere poco tratteggiato e, forse, troppo smemorato dipende sicuramente dal fatto che non mi viene naturale calarmi nei panni di un uomo, non a caso i protagonisti delle mie storie finora sono sempre state “donne”. Ho cercato di curarlo di più nel capitolo quattro, soffermandomi sul suo sentirsi “fuori quadro” come se non appartenesse a quella vita che, un giorno aprendo gli occhi, gli è piombata addosso all’improvviso; sul suo modo di essere taciturno e riservato; sul fatto che non ha dimenticato proprio tutto di sé e, con questo, mi riferisco alla sua certezza di conoscere l’inglese e di saper guidare. Tutto questo ha una sua finalità… non so fino a che punto posso “omettere” certi dettagli per non rivelare tratti ancora celati della storia, senza incappare nella “disonestà” nei confronti dei lettori. Per questo, commenti come il tuo sono fondamentali per me e ti chiedo, qualora non fossi stata esaustiva con le mie spiegazioni, di sottolinearlo ancora.
      GRAZIE.
      P.s.: Il piacere è mio 🙂

  • “Silent talk”, essendo anche il titolo del racconto, lo escludo a priori, per il momento.
    S.C.E., per quel che ho capito dell’opzione (e cioè non molto), non mi sembra il caso.
    Rimane solo CT2WS, l’opzione che ho votato.

    In questo episodio si capisce che sai che esistono diversi tipi di memoria.

    Una domanda (causata dalla mia semi-ignoranza): sul serio il giubileo è iniziato a gennaio dell’anno scorso?

  • ..inganno

    bello l’intreccio
    manipolazione cerebrale… ce n’è da scrivere!

    attendo con piacere il seguito

    ciao
    gieffe

    P.S. non ho capito l’attinenza tra la telepatia e il far muovere gli “oggetti” – e anche il controllo sul cervello del marito… non è motorio ma mentale (forse ho capito male io qualcosa?)

    • Ciao gieffe, hai ragione sulla manipolazione cerebrale… ce n’è da scrivere 🙂
      Quanto all’attinenza tra la telepatia e il far muovere gli oggetti, quello a cui mi riferivo nel capitolo precedente era “un traduttore di volontà” più che una “lettura del pensiero” in senso stretto e non farmi aggiungere altro 🙂 ti chiedo di non spazientirti se ogni volta tiro fuori la solita solfa dei colpi di scena e della suspense, ma cerco di fare il possibile per conciliare il vostro “diritto” di sapere e capire i fatti con il procedere della storia senza commettere passi falsi. Forse ho preteso troppo da me stessa, imbarcandomi in un intreccio intricato quanto un labirinto… ne verrò fuori? L’unica certezza che ho è quella di continuare a scrivere, seguendo i vostri consigli… indietro non si torna ed io non solo il tipo che lascia le cose in sospeso, piuttosto accetto la sconfitta di un fallimento.
      Al prossimo capitolo, se vorrai ancora seguire la storia 🙂

      • certo che ti seguo… io sono uno dei pochi vecchietti in circolazione ad aver letto quasi tutti i classici Urania… pure quelli schifosi! quindi figurati se mi perdo il tuo racconto, considerato che scrivi bene e che sei dotata di sana e intelligente fantasia!!!

        Assodato quanto sopra ho un solo “vero” alert da segnalare (di cui mi piacerebbe tu tenessi conto da subito o in una nuova avventura fantascientifica): la tua storia rientra nel filone distopico, cioè una società reale o immaginaria che ne ha combinate di ogni colore e/o sta per combinare qualcosa di ancor più terribile.
        Detto questo… DOVREBBERO coesistere il bene e il male in chiaro conflitto per il lettore, ma non basta! condicio sine ecc. è che deve comparire un eroe (o antieroe atipico o vittima affascinante destinata al supplizio) prima che sia troppo tardi e tu lo stai proponendo “FORSE” in Christian solo al quarto capitolo. Se dico questo è perché in un racconto che ha in tutto dieci capitoli… di cui uno è l’incipit, uno la fine e almeno tre o quattro altri vanno persi obbligatoriamente in cosiddetta “fuffa riempitiva” cioè descrizioni di luoghi e personaggi nonché spiegazioni tecniche per far orientare il lettore… il tempo stringe e i caratteri si esauriscono 🙂

        Mi aspetto molto dal quinto capitolo
        ti auguro buon lavoro
        gieffe

        • Ed io che pensavo che 10 sarebbero stati troppi! Mi sto portando avanti con la storia per timore di non far combaciare tutte le tessere del puzzle. Christian come eroe non è da escludere… anche se finora non l’ho caratterizzato abbastanza, ma si riscattera’, promesso.
          E dire che io odio la realtà distopica… ma senza volerlo ne ho creata una a quanto pare 🙂
          Grazie.

  • Voto “Dubbio”, magari il dubbio che le ricerche di Dina siano utilizzate per altri, più sinistri scopi… A mio avviso le ricerche di Dina potrebbero implicare due risultati: uno, lo scopo primario e voluto da Dina, ovvero recuperare la motilità in persone affette da menomazioni o disabilità mediante impianti capaci di leggere il pensiero e quindi muovere di conseguenza le parti desiderate (quindi, in modo scientificamente ammissibile, più telecinesi che telepatia). Un dispositivo del genere avrebbe anche applicazioni più sinistre, essendo in grado di intercettare e capire gli impulsi neurali, e quindi i “pensieri”, potrebbe essere usato per registrare i pensieri e trasmetterli, quindi, telepatia…che a mio avviso dovrebbe essere un tantino più celata, in quanto concetto molto, molto insidioso…e qui mi ricollego anche all’opzione che ho votato, al dubbio sul vero scopo e utilizzo delle sue ricerche. Magari trovi qualche spunto utile in questo ragionamento 🙂 Per il resto, il capitolo è scritto benissimo, come al solito.
    Alla prossima!

  • Che bel colpo di scena! Proprio non mi aspettavo che la storia prendesse questa piega.. bellissima l’idea di un centro medico di questo genere. Hai saputo descrivere la situazione e l’ambientazione con termini non facili a tutti e nonostante questo in modo semplice. Brava, bell’episodio. E voto per inganno… il marito scoprirà?

  • Prima di tutto mi scuso per aver “scoperto” solo ora la tua storia. Ma adesso ho cliccato “segui l’autore” perciò non accadrà più 🙂
    Ho letto i due episodi e devo dire che la parola che mi sorge spontanea è solo una: inquietante.
    Ho votato per Dina e il laboratorio, cosa succede la dentro?
    Ciao.

  • Dina e il laboratorio (sennò non se ne esce!)

    Questo tuo racconto mi ricorda da vicino “memento” – sei come sempre molto brava nell’atmosfera, nella scrittura e nei dialoghi – l’argomento è affascinante e misterioso e mi aspetto grandi cose.

    Ho due riflessioni da fare:
    – Christian è troppo poco efficace e presente, risulta come una marionetta calata dall’alto, cioè dall’autore (cosa ricorda della sua vita? chi ricorda della sua vita? cosa ricorda di fare nella vita di tutti i giorni? lavora? studia? ruba? …anche se non ricordasse nulla e nessuno… dovresti dircelo, sennò stai facendo il gioco delle tre carte e non va bene “barare” coi lettori)
    – Chi è quell’altra Dina (se è un’altra) che pensa ai suoi bambini e alla “reclusione”? non si capisce

    un saluto
    gieffe

    • Il ruolo della marionetta è senz’altro voluto, per rendere più credibile il suo ruolo di “smemorato” e, credimi, barare con voi lettori è l’ultima cosa che voglio. Il personaggio di Christian sarà approfondito nel prossimo capitolo… ammesso che non vinca l’opzione da te votata 🙂
      Ciao e grazie di seguire anche questa storia.

      • …lo sai che mi fido di te e della tua onestà intellettuale” ma si può “barare” anche in assoluta buona fede.

        Se ogni tanto ti dico qualcosa è solo per evidenziare qualche piccolo aspetto che potresti aver dimenticato o sottostimato

        ciao, gieffe

        P.S. in una risposta dici di voler approfondire nel prossimo capitolo sia l’aspetto del laboratorio che l’amnesia >>> sono pienamente d’accordo 🙂

        • … e tu sai che i tuoi consigli sono sempre preziosi per me 🙂
          Devo far evolvere la storia in dieci capitoli e non posso rivelare tutto subito, altrimenti che gusto ci sarebbe? Inoltre, come per “Paura”, la trama prende corpo episodio dopo episodio grazie alle vostre scelte e “dritte”, quindi ci può stare che perda di vista qualcosa… sbagliare è umano, no?
          Continua a tenere d’occhio il mio racconto, please 🙂

  • Facciamo Christian e Laura.
    Mi sta davvero piacendo come stanno andando le cose, davvero molto interessante. Che Christian sia la persona che Dina vuole proteggere? Che sia la persona al centro dell’esperimento? So che sto già andando velocissima, ma le congetture già partono! Ahahha 😉

  • Chiaramente dobbiamo seguire la voce misteriosa.
    Ottimo inizio per questo racconto: una storiain stile Memento è quello che ci vuole, e sono curioso di vedere come esplorerai l’elemento fantascienza nei prossimi capitoli.
    Per una volta che riesco a scoprire una bella storia prima che sia arrivata quasi alla fine, ti seguo. ^^

  • Salve Anna, ho appena letto l’inizio della tua storia…
    Da come hai iniziato a tramarla sembra molto interessante, e tutto il contesto da scoprire.. sembra quasi un genere giallo.
    Cmq, ho votato per la telefonata.. E ovviamente ti seguo in questa avventura.
    Un abbraccio e buone Feste.

  • Bell’incipit, molto intrigante! E poi mi piace il tuo stile scorrevole!
    Per caso ti sei ispirata a “Non ti addormentare?” ho amato quel libro (il film non l’ho visto) e l’inizio me lo ha ricordato parecchio!
    Oh, voto per Christian e la sconosciuta del cellulare, e vediamo i prossimi sviluppi 😀

  • Anch’io sono curioso di vedere cosa ha da dire questa “sconosciuta” del cellulare! Incipit intrigante, anche se forse non troppo originale, ma aspetto di leggere come proseguirà la storia di Christian e della sua memoria che si resetta ogni giorno! 😉

    Se vuoi passa anche da me e fammi sapere che ne pensi 😉 Aspetto il prossimo episodio!

  • Ciao, l’incipit è interessante (qualche suggestione dal film Memento?) specialmente perché si concentra sul risvolto familiare del protagonista (come reagirà la moglie a doversi ripresentare tutti i giorni al marito?)
    La prosa è scorrevole e adatta alla fase di presentazione del primo episodio, devo dire che sono proprio incuriosito dalle possibilità della storia: voto per scoprire di più sullla sconosciuta dal cellulare ^_^

  • Continuiamo con Christian e Dina. Cosa ha da dire la donna dall’altra parte del telefono lo scpriremo (forse) ancora più avanti nella storia.

    All’inizio del capitolo, attraverso le sensazioni di Christian, mi è venuto in mente Barney Stinson di “How i met your mother”.

    Certo che Diana deve avere una gran pazienza, per sopportare l’amnesia del marito. Ma se lo ama veramente, è una cosa che può (e deve) sopportare..

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