Gli invisibili

Dove eravamo rimasti?

Cosa fa Nino? Lo lascia al suo inevitabile destino (50%)

Daniela

L’aria fresca di quel limpido pomeriggio di primavera gli scompigliava piacevolmente i capelli. Il sole faceva capolino tra i rami frondosi del bosco mentre Jimmy correva felice e leggero. Tutto era  magico e calmo e nello stesso tempo così emozionante, sentiva il cuore battere forte, colmo di felicità. Il profumo intenso dei fiori selvatici si mescolava con quello dell’erba. Il suo spirito era finalmente sazio, l’inquietudine  era scomparsa per lasciar posto al quel senso di pace e di sicurezza che prova il bambino tra le braccia forti di suo padre. Non si era mai sentito così bene. Forse poteva perdonare anche i suoi genitori. Questo pensiero lo colse improvvisamente. Perdonare? In realtà non gli avevano fatto nulla. Erano se stessi, borghesi, un po’ gretti, ma gli avevano voluto bene. Non aveva mai pensato a questo fatto: voler bene a qualcuno. Forse per sua madre il voler bene corrispondeva al  sogno che aveva accarezzato fin da piccola, quello di una famiglia benestante con il figlio laureato, e  qualche nipotino. Non gli aveva mai chiesto se era felice. Non aveva mai rinunciato a qualche idea organizzatrice della vita altrui per dargli fiducia, ma alla sera quando andava a letto si sedeva accanto e con la mano fresca gli accarezzava la fronte, era il suo modo di dirgli che lo amava. Che strano, si era dimenticato di queste cose. Si sentiva talmente riappacificato con il mondo che riusciva anche a capire che le persone ci amano non come vogliamo noi, ma come sono capaci di farlo. Forse anche gli altri sono stati poco amati oppure amati in modo diverso da come si sarebbero aspettati. Abbiamo un desiderio di amore infinito e pretendiamo di essere amati così. Ma chi può amare in modo infinito? Chi può saziare questa fame inesauribile? Jimmy sentiva questi pensieri invadergli l’intimo del suo cuore, mentre correva tra gli alberi. Chi potrà amarmi così come sono? Senza cambiarmi, senza voler farmi diventare un altro? Chi? Le domande lo incalzavano, ma senza assillo, senza ansia. Sentiva che la risposta era vicina. Siamo fatti per amare ed essere amati. Questa certezza lo colse all’improvviso. Eppure andiamo vagando come falene impazzite alla ricerca di questo amore. Anche lui, sbattendo la porta di casa, in fondo cercava ciò che sperava gli riempisse il cuore. Voleva essere libero di vivere senza legami, senza costrizioni, senza doveri. Assomigliava a suo padre. Anche lui in fondo viveva così. Delegava tutto a sua madre, si lasciava vivere da lei, le consegnava la busta dei soldi a fine mese e il suo dovere finiva. Non era felice, ma non aveva provato neanche ad esserlo. Probabilmente credeva che la condizione dell’essere umano è l’infelicità. Ma non è così. Jimmy adesso era felice, l’assaporava a piene mani la felicità. Ora sapeva che esiste, che si può sperimentare. Questa condizione così esaltante non si può trattenere solo per se. La felicità è tale se la si condivide con qualcuno. Non si può essere felici da soli. Tutti questi pensieri si stavano accavallando l’uno sull’altro. Ecco perché sentiva di poterli perdonare, i suoi genitori. Finalmente aveva capito. Doveva liberare questi sentimenti, doveva trovare il modo di farglielo sapere che li amava. Perché l’amore donato ti ritorna moltiplicato. Sorrise compiaciuto di questa piccola rima che gli risuonò nel cuore involontariamente. Certo sarebbe tornato a casa. Avrebbe spiegato loro che potevano vivere insieme cercando il bene l’uno dell’altro. Forse avrebbe potuto fare anche l’avvocato. Perché no? Se vivi nell’ottica dell’amore, anche un lavoro può essere il mezzo per donarlo. Anzi, quanto più ami quello che fai, tanto meno ti pesa. Ma perché non ci aveva pensato prima? Si, si sarebbe tornato a casa. Subito. “Chissà come saranno contenti nel vedermi. Dovranno anche accogliere Birba.” Questa decisione era così impellente che non ricordò nemmeno che i suoi non avevano mai voluto avere un animale da accudire, troppo impegnativo e poco igienico, diceva sempre sua madre. A proposito. Dov’è Birba? Jimmy si guardò attorno. Il bosco si stava diradando, l’erba fresca si muoveva scossa dal venticello e i piccoli fiori facevano capolino…ma Birba non si vedeva. 

-Birbaaa- chiamò a gran voce, – Birbaaaa, dove sei?-

-Birba, Birba…..-

-Apre gli occhi!!!- disse una giovane ragazza 

-Jimmy, Jimmy, mi senti?-

Una nebbia fittissima invase quel luogo verdeggiante. Jimmy non riusciva a vedere nulla. Sentiva un’oppressione al petto e la testa che pulsava.

“Birba dove sei?” mormorava. 

Riuscì con uno sforzo enorme a mettere a fuoco ciò che lo circondava.

Tubicini di plastica scendevano dalle bottiglie appese ai trespoli e finivano dentro alle sue braccia, apparecchiature lampeggianti lo circondavano, accanto c’era una finestra con le tende abbassate…

Si volse verso la voce che chiamava con insistenza un medico.

-Ciao Jimmy! – la ragazza lo guardò con occhi ammirati e speranzosi .

-Mi riconosci? Ti ricordi di me?-

Jimmy la guardò, inespressivo.

-Sono Daniela, la volontaria! –

Come mai Daniela è vicino a Jimmy?

  • Sapendolo in ospedale non lo vuole lasciare solo (0%)
    0
  • Ha trovato Jimmy nel suo giro serale d'assistenza (50%)
    50
  • E' stata chiamata da Nino (50%)
    50
Loading ... Loading ...
Categorie

Lascia un commento

14 Commenti

  • Questo sito usa i cookies per migliorare l'esperienza utente. Cliccando su Accetto acconsenti all'utilizzo di cookie tecnici e obbligatori e all'invio di statistiche anonime sull'uso del sito maggiori informazioni

    Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

    Chiudi