Gli invisibili

Dove eravamo rimasti?

Cosa decide di fare Daniela? Lo aiuta a fuggire (100%)

Suor Anna

Un medico ,con divisa verde da sala operatoria, entrò in quel momento e si diresse deciso verso il letto. Era straniero, forse nord africano. Non si era mai visto prima. Guardò i parametri registrati sul monitor e lanciò una profonda occhiata a Jimmy. I loro occhi si incontrarono e una impetuosa vertigine colse il ragazzo istantaneamente. Quelli erano gli occhi che lo avevano fissato mentre un coccio di bottiglia gli entrava nella giugulare. Jimmy restò fermo, paralizzato dalla paura. Daniela li guardò serena, senza accorgersi di nulla. Il medico sistemò alcuni flaconcini sul tavolino di servizio e si allontanò in silenzio.

-Andiamo, prendi i miei vestiti dall’armadio, dai! In fretta, usciamo di qui!- disse concitatamente Jimmy.

Daniela presa alla sprovvista rimase ferma nella sua posizione.

-Muoviti per Dio!!!! – urlò a bassa voce.

Daniela aprì l’armadio in fondo alla stanza e vide poche cose sgualcite e sporche.

-Prendi quella roba e portala qui! Sfilami questi aghi! Svegliati!-

Presa da una gran agitazione Daniela non riusciva più a ragionare con lucidità e ormai sentiva di dovergli ubbidire anche per non farlo agitare maggiormente.

Gli sfilò gli aghi delle flebo e i sensori collegati alle apparecchiature. Prese le garze dal tavolino e cercò di chiudere come poteva la fistola nel braccio, ma Jimmy scalciava e con frenesia incontrollata aveva già messo le gambe giù dal letto.

Daniela gli infilò i jeans bruciacchiati e puzzolenti, le scarpe da ginnastica e il giaccone. Ma non era facile uscire. L’infermiera di guardia stava seduta imperterrita alla sua scrivania e sembrava non avesse altro da fare che controllare il passaggio dei parenti in visita.

Improvvisamente il suono di un campanello la richiamò in una stanza a fianco e loro ne approfittarono per buttarsi nel corridoio verso la porta antincendio che dava sulle scale.

Jimmy era pesantissimo, quasi un corpo morto. Troppo debole per reggersi in piedi e camminare ,si stava appoggiando completamente a Daniela e si muoveva come un  ubriaco. Scesero i tre piani in un tempo che sembrava eterno, ma alla fine si trovarono nell’atrio principale dell’ospedale. La gente andava e veniva e nessuno sembrava far caso a quella strana coppia.

-Ha bisogno d’aiuto, signorina?- chiese un giovane infermiere appena uscito dalla sala ristoro.

-No,no grazie! Lo sballo glielo faccio fare a casa!- disse Daniela con aria severa.

Appena fuori dall’ospedale chiamò un taxi. Era buio, quasi le sette di sera, era un po’ difficile trovare delle vetture disponibili, ma dopo qualche minuto si fermò davanti a loro una macchina bianca.

-Via Rivoli 15- disse Daniela mentre cercava di far sedere con delicatezza Jimmy nel sedile posteriore.

La vettura volò tra il traffico intenso della città a quell’ora di punta.

-Andiamo a casa tua?- chiese incuriosito Jimmy.

-No. Ti porto in un altro posto. Siamo quasi arrivati. –

La macchina accostò vicino ad un edificio color ocra con un grande portone di legno massiccio.

Daniela scese per prima e suonò tre volte il campanello. Mentre aspettava che qualcuno aprisse, pagò il taxista per il suo servizio.

Un rumore di catenaccio indicava l’apertura del portone. Con una certa fatica Jimmy cercò di scendere dall’auto mentre una suora di mezz’età fece capolino e riconobbe Daniela. La guardò con aria interrogativa mentre si avvicinò alla vettura per aiutarla a sorreggere quel ragazzo. Anche quella sera il Signore le mandava qualcuno da accudire, pensò suor Anna e avrebbe pure scommesso che non era un caso facile. Ultimamente era così. Sembrava che i più disgraziati, i più reietti conoscessero il suo indirizzo e non si facessero scrupolo a suonare, a qualsiasi ora, il suo campanello.

Il trio traballante entrò nella calda cucina dove una pentola di brodo stava bollendo sul fuoco.

-Siediti qui.- disse decisa suor Anna e guardò Daniela in attesa di qualche spiegazione.

Lei raccontò in maniera dettagliata come aveva conosciuto Jimmy e tutto ciò che gli era successo.

-Io non sono un barbone- specificò Jimmy -sono una ragazzo che vuole vivere libero. Non faccio parte di questa società di merd.. mmm …schifosa. Ho rifiutato di prestarmi a giochi sporchi e adesso vogliono farmela pagare. Ho solo bisogno di stare nascosto per un po’ di tempo, finché mi riprendo un po’ e poi sparisco. Cambio città.- Jimmy guardò con serietà la suora che lo stava scrutando pensierosa.

-Vabbè, per il momento starai nella foresteria del convento. Non abbiamo alcun ospite, quindi potrai stare tranquillo. Poi vedremo il da farsi- e con fare deciso diede le chiavi a Daniela affinché lo accompagnasse nella sua stanza.

– Sono contenta che suor Anna abbia deciso di tenerti. Vedrai che ti troverai bene. Questo è un convento di suore, Figlie della Carità, quelle fondate da san Vincenzo de Paoli!- disse Daniela con entusiasmo e ammirazione, ma Jimmy la guardò con sguardo assente. Per lui l’essenziale era stare al sicuro.

La stanza era semplice e pulita. Un letto, una scrivania,un armadio e un grande crocifisso alla parete.

Riuscirà Jimmy ad adattarsi alla nuova vita?

  • no, vuole andarsene. (0%)
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  • si, anche se con molta fatica e ribellione (0%)
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  • si certo, anzi per lui sarà fonte di nuove scoperte (0%)
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