Lemures

Dove eravamo rimasti?

Cosa accadrà al momento del risveglio del gruppo di esploratori? Uno dei cinque esploratori scompare inspiegabilmente. Si è allontanato volontariamente? La risposta potrebbe non piacere ai quattro compagni (57%)

Nulla è come appare

Il primo componente del gruppo a svegliarsi fu Abigail. La vita nel deserto le aveva insegnato che alzarsi troppo oltre il momento in cui albeggia era uno spreco di tempo. Un’abitudine che non l’aveva mai abbandonata. Ma quel giorno, forse avrebbe preferito tenere gli occhi chiusi ancora per un po’, nella speranza di non dover subire un impatto emotivo tanto potente quanto inaspettato. Fissava il vuoto, Abigail, alla ricerca di un orizzonte irriconoscibile. Tutto attorno a lei vi era un’immensa coltre, di una tonalità che ricordava un marrone sbiadito, una condensa sabbiosa che avvolgeva ogni cosa, senza un’apparente via di fuga. La donna si portò istintivamente la mano al colletto del giubbotto e lo allargò il più possibile, la sensazione di strozzamento sempre più viva dentro di lei. Sembrava la morsa di un serpente, che avvolge lentamente la preda prima di trasformarla nel proprio pasto giornaliero.

«Abigail» la voce arrivò improvvisa, causando alla donna un leggero sussulto. Il tono d’urgenza nella voce di Almásy le fece capire che stava per chiederle spiegazioni riguardo alla strana nebbia che aveva accolto il loro risveglio. D’altro canto, era lei l’esperta dei deserti. Ma questa volta, il conte sarebbe rimasto deluso. Nemmeno lei sapeva dare una spiegazione al fenomeno.

Nel frattempo, l’uomo aveva guadagnato quasi tutti i metri che lo separavano da lei e una volta uno accanto all’altra, riprese a parlare.

«Che cosa significa?» chiese laconico.

«Non lo so» rispose Abigail con voce flebile, allo stesso tempo dispiaciuta e preoccupata per la situazione. La convinzione di conoscere il deserto come le sue tasche si stava pian piano sgretolando. Anche Almásy rimase in silenzio, totalmente immerso nei suoi pensieri. Solo un’altra voce, pochi minuti più tardi, interruppe quel silenzio angosciante.

«Almásy!!» senza vederne il volto, dalla voce di Barrett si percepiva chiaramente il suo spaesamento. E la seconda volta che pronunciò il nome del conte, la paura fece sì che uscisse un suono stridulo.

«Siamo qui Barrett» rispose Almásy per tranquillizzarlo. «Siamo dritti davanti a te». Il comandante della RAF fece uno sforzo per comprendere la fonte dalla quale proveniva la voce dell’amico. Aveva come l’impressione di essere completamente cieco e di potersi affidare solo al suo udito. Quando li raggiunse, uno strano affanno si era impadronito di lui. Cominciò a sudare e la sua fronte assunse il colore della rugiada, sporcato da quello della condensa sabbiosa che li circondava.

«Che diamine sta succedendo?» chiese l’uomo con sincera preoccupazione. La risposta, fin troppo eloquente, fu un assordante silenzio, anche in questo caso interrotto solo pochi istanti dopo da un’altra voce maschile, in lontananza. Era quella di Nick.

«Ragazzi!» i tre compagni intuirono un’urgenza esasperata nella sua voce. A rispondere, con la solita fermezza che lo contraddistingueva, fu Almásy. Ma dentro di se, il suo cuore tremava. Stava accadendo qualcosa di poco piacevole e ne era perfettamente consapevole.

«Vieni Nick! Segui la mia voce e raggiungici» solo alla fine si accorse che stava urlando, più per scaricare la tensione che non per farsi sentire dal collega e amico, che li raggiunse in un baleno. I suoi occhi erano l’incarnazione della paura e Almásy, sentendo che Nick stava per cedere allo sgomento, afferrò con forza entrambe le spalle del compagno e lo scrollò vistosamente. «Che succede, Nick?». L’uomo ci mise qualche secondo a rispondere, bisognoso di reintrodurre un po’ d’aria nel suo corpo. Prima di parlare, deglutì vistosamente.

«Edison…» lasciò la frase in sospeso, mandando sui nervi Almásy.

«Edison cosa? Spiegati Nick, per l’amor del cielo!».

«È scomparso…» la sentenza arrivò secca, lapidaria. «Quando mi sono svegliato ho visto il suo sedile vuoto…».

La notizia ammutolì l’intero gruppo, ad esclusione di Abigail, l’unica ad essersi accorta che la fitta nebbia che copriva tutto l’ambiente circostante si era improvvisamente diradata, come il tendone di un palcoscenico che si apre per dare inizio allo spettacolo.

La mano della donna premette ripetutamente la spalla di Almásy, che impiego qualche istante prima di girarsi in direzione di Abigail. Il risultato fu un angosciante stupore, che a mano a mano che passavano i secondi coinvolse anche gli altri componenti del gruppo. Il paesaggio intorno a loro era profondamente cambiato, lasciando come unico elemento rimasto intatto la sabbia. Ora, infatti, l’enorme distesa renosa era circondata da una serie di grotte rocciose, che ne sfigurano il volto come grossi nei. Ed esattamente di fronte agli occhi degli esploratori prendeva forma la cava più grande, un’imponente grotta con al centro una profonda rientranza che fungeva da ingresso diretto. Dal suo interno proveniva uno strano suono, un gorgoglio che faceva assomigliare la caverna alla grossa pancia di un mostro.

Senza proferire alcuna parola, Almásy si armò di coraggio e decise di entrare, seguito da Abigail e i suoi compagni.

Cosa succederà all'interno della grotta?

  • Edison giace in fin di vita, ma il suo corpo non mostra alcuna ferita ne alcun segno che faccia pensare ad uno scontro violento... (33%)
    33
  • Di Edison nessuna traccia, ma trovano un indizio che lascia pensare che l'uomo scomparso abbia visitato la grotta prima di loro (67%)
    67
  • I quattro compagni rimasti trovano Edison, ma qualcosa in lui è cambiato... (0%)
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53 Commenti

    • Ti ringrazio Serena! 😀 Sinceramente, quando l’ho cominciata mi aspettavo tutto tranne che prendesse questa piega. E’ stata una sorpresa molto piacevole…e questo, lo devo soprattutto a voi che mi avete seguito e indirizzato impeccabilmente! Alla prossima 🙂

  1. Il punto di vista della rapita si è già intuito in questo episodio e nell’ultima scena – comunque già una visione del suo punto vista trattandosi di una narrazione in terza persona limitata – per cui troverei interessante ( ma la platea mi smentisce) il punto di vista del rapitore. Certo svelerebbe i suoi piani rendendo tutto meno incredibile, ma servirebbe a comprendere il nodo della questione in modo più introspettivo. Spero non salterai all’uso della prima persona, non sarebbe un bel salto. Usa il punto di vista in terza limitata… Oppure fai come vuoi, mi piace in ogni caso e molto, il tuo modo di raccontare. 😉

  2. Un racconto storico non è mai facile da gestire perché, a differenza degli altri generi, ha bisogno di quel quid in più per essere credibile. Per questo motivo, nonostante il tuo incipit fosse veramente molto bello, ti ho tenuto d’occhio per un po’ prima di commentare. E devo dire che fin qui, non mi hai deluso. La tua storia è costruita molto bene, è intrigante e apprezzo abbastanza il tuo stile di scrittura – stai un po’ più attento alla punteggiatura e cerca di usare meno gerundi, piuttosto, se riesci, accorcia i periodi. Per il resto, bravo, ti seguo!

  3. ” Esiste un mondo dove l’asfalto si arrende all’imponenza della sabbia” … un attacco davvero valido. Un incipit interessante. Letto fin qui volentieri. Se l’attacco – sopracitato – fosse tematico, avresti rispettato in tutto e per tutto la costruzione narrativa di una buona struttura e quindi di una buona scrittura; spero si rivelerà tale. Seguo per scoprirlo. 😉

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