Lemures

Dove eravamo rimasti?

Cosa succederà all'interno della grotta? Di Edison nessuna traccia, ma trovano un indizio che lascia pensare che l'uomo scomparso abbia visitato la grotta prima di loro (67%)

Lemures sum

Pochi passi dividevano il gruppo di esploratori dall’ingresso della grotta, ma quel breve tratto sembro comunque infinito. L’aria, scaricata di tutta la sabbia raccolta nella notte precedente, era ora colma della tensione di Almásy e dei suoi compagni, direttamente proporzionale al loro avvicinarsi all’enorme bocca che fungeva da entrata della caverna. Giunti al suo interno, il capofila si voltò indietro, come una madre che controlla che nessuno dei cuccioli si sia smarrito lungo il percorso. Un’iniziale oscurità inghiottì momentaneamente i loro corpi, dando l’impressione di essere passati da una dimensione ad un’altra. All’improvviso, il bagliore flebile ma sufficiente di una torcia illuminò l’ambiente circostante. Almásy teneva lo strumento col braccio proteso in avanti, così da avere un maggiore raggio di visibilità. Camminava lento, imitato da Abigail e i due amici, intenti a contemplare le pareti della grotta. Ad un certo punto, il conte si staccò dal gruppo e virò verso destra, per poterle osservare da più vicino. Fu allora che il suo cuore ebbe un sussulto. I suoi compagni non si erano accorti ancora di nulla, ma si trovavano di fronte ad una scoperta sensazionale. Erano all’interno della “Caverna dei Nuotatori”. Non era certo lo scopo della loro spedizione – la città scomparsa di Zerzura restava la priorità – ma quel ritrovamento avrebbe comunque reso la missione un successo. Una scoperta sensazionale, una testimonianza importantissima di pittura rupestre antica 10 mila anni. Almásy, in totale trans alla vista delle figure dipinte sulle rocce, ne tracciava i contorni con evidente soddisfazione, prima con lo sguardo, poi con le mani, quasi a volersi accertare con ogni mezzo a sua disposizione dell’autenticità di quel ritrovamento.

«Ragazzi! – disse con entusiasmo – Venite un po’ a vedere». Fino a quell’istante, i tre compagni erano rimasti in disparte, lasciando alcuni metri di distanza fra loro e il capo, come in segno di un doveroso rispetto. «Forza, non restate li impalati – li esortò – non potete perdervi tale bellezza». Aveva ragione. La vista di quei disegni d’altri tempi aveva avuto il potere di far dimenticare a tutti il motivo per cui si trovavano li.

Ma un rumore, li riportò alla realtà.    

Un leggero scricchiolio attirò la loro attenzione. Fino a quell’istante, infatti, l’unico suono percettibile era il continuo picchiettio dell’acqua, che goccia dopo goccia formava una pozzanghera in un punto indefinito della spelonca.

«Avete sentito?» chiese Almásy a bassa voce. Gli altri annuirono, in contemporanea, con un lieve movimento del capo. L’uomo cominciò a muoversi, più adagio che poteva. La tensione era alta, ma si sforzò ugualmente di mantenere un respiro regolare, imitato da Abigail e Barrett. Solo Nick, che chiudeva la fila, non riusciva a nascondere la propria agitazione. Tutto intorno a loro trasudava calma. Troppa calma. Una quiete solo apparente, che mise Almásy sull’attenti. Addosso a lui, la scomoda sensazione di essere osservato.

La quiete prima della tempesta.

Un movimento repentino disorientò il conte, che non ebbe nemmeno il tempo di accorgersi di cosa stesse accadendo. Una spinta fulminea lo fece cadere rovinosamente a terra, la torcia capitolò assieme a lui e quell’enorme stanza rocciosa piombò nuovamente nell’oscurità.

«Almásy! Tutto ok?» chiesero Nick e Barrett allarmati, quasi all’unisono.

«Recuperate la torcia, presto!» rispose innervosito, come se non avesse nemmeno sentito la domanda dei due amici. Nel frattempo, Abigail aveva smesso di urlare, lasciando spazio ad un pianto sommesso ma intenso.

Nonostante fosse buio pesto, Barrett riuscì a recuperare la torcia in pochi secondi e la consegnò ad Almásy, che la afferrò con urgenza e la accese immediatamente, già puntata verso l’uscita della caverna.  

Vuoto.

Solo un piccolo foro di luce, in lontananza, che segnava la direzione da cui erano entrati.

Dannazione…

Solo il proprietario di quell’imprecazionearrivata a denti stretti poté udirne il suono, che implose dentro di se e ne fece vibrare l’anima, tanta era la veemenza con la quale l’aveva pronunciata. Abigail, che nel frattempo aveva fatto sparire le lacrime addosso alla sua maglietta color verde palude, si avvicinò ad Almásy e lo aiutò ad alzarsi. Il movimento verso la risalita portò alla luce tutti i dolori causati dalla colluttazione e dalla caduta.

«Sono pronto a scommettere che fosse Edison» disse il conte, la voce ancora leggermente smorzata dal respiro affannato.

«Non c’è bisogno di scommettere» rispose Barrett allungando la mano destra, aperta, verso Almásy. «Guarda qui…». L’uomo riconobbe subito la collana di Edison, una sottile corda con ad una estremità il suo ciondolo, un piccolo cerchio con all’interno una mappa.

Mappe…la grande passione di Edison. Ma fu un’altra cosa a sconcertare Almásy. Il disegno che raffigurava la cartina era rovinato, come se fosse stato strofinato contro una superficie ruvida. E sopra, una scritta color nero minaccioso.

Lemures sum.

Per i protagonisti è il momento di uscire dalla grotta. Come si muoveranno una volta fuori?

  • Edison li aspetta fuori dalla caverna, in atteggiamento tutt'altro che amichevole... (75%)
    75
  • Una volta fuori, un imprevisto complica la situazione... (25%)
    25
  • Cercheranno di rintracciare Edison seguendone le tracce lasciate sulla sabbia... (0%)
    0
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53 Commenti

    • Ti ringrazio Serena! 😀 Sinceramente, quando l’ho cominciata mi aspettavo tutto tranne che prendesse questa piega. E’ stata una sorpresa molto piacevole…e questo, lo devo soprattutto a voi che mi avete seguito e indirizzato impeccabilmente! Alla prossima 🙂

  1. Il punto di vista della rapita si è già intuito in questo episodio e nell’ultima scena – comunque già una visione del suo punto vista trattandosi di una narrazione in terza persona limitata – per cui troverei interessante ( ma la platea mi smentisce) il punto di vista del rapitore. Certo svelerebbe i suoi piani rendendo tutto meno incredibile, ma servirebbe a comprendere il nodo della questione in modo più introspettivo. Spero non salterai all’uso della prima persona, non sarebbe un bel salto. Usa il punto di vista in terza limitata… Oppure fai come vuoi, mi piace in ogni caso e molto, il tuo modo di raccontare. 😉

  2. Un racconto storico non è mai facile da gestire perché, a differenza degli altri generi, ha bisogno di quel quid in più per essere credibile. Per questo motivo, nonostante il tuo incipit fosse veramente molto bello, ti ho tenuto d’occhio per un po’ prima di commentare. E devo dire che fin qui, non mi hai deluso. La tua storia è costruita molto bene, è intrigante e apprezzo abbastanza il tuo stile di scrittura – stai un po’ più attento alla punteggiatura e cerca di usare meno gerundi, piuttosto, se riesci, accorcia i periodi. Per il resto, bravo, ti seguo!

  3. ” Esiste un mondo dove l’asfalto si arrende all’imponenza della sabbia” … un attacco davvero valido. Un incipit interessante. Letto fin qui volentieri. Se l’attacco – sopracitato – fosse tematico, avresti rispettato in tutto e per tutto la costruzione narrativa di una buona struttura e quindi di una buona scrittura; spero si rivelerà tale. Seguo per scoprirlo. 😉

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