Lemures

Dove eravamo rimasti?

Per i protagonisti è il momento di uscire dalla grotta. Come si muoveranno una volta fuori? Edison li aspetta fuori dalla caverna, in atteggiamento tutt'altro che amichevole... (75%)

Fuori controllo

I quattro esploratori uscirono dalla grotta in fila indiana, mantenendo lo stesso ordine di quando erano entrati. Almásy, che guidava la formazione, procedeva con estrema calma. Cautela. Il suo sesto senso gli suggeriva che fuori, ad attenderli, ci sarebbe stato un imprevisto e la lentezza dei suoi movimenti gli donava sicurezza. In quel modo, riusciva meglio a tenere sotto controllo la situazione.

Una volta usciti, il mondo era cambiato. Un’altra volta. La nebbia accecante aveva lasciato spazio ad un cielo terso e pulito ad eccezione del sole, un’enorme macchia gialla che illuminava tutto l’ambiente circostante e faceva luccicare la rena desertica fino a farla sembrare oro. Il conte impiego qualche secondo ad abituarsi a quella potente luce naturale, mentre il suo corpo fungeva da scudo agli altri tre compagni e ne facilitava il compito. Anche la temperatura esterna faceva a pugni con quella appena lasciata all’interno della caverna, molto più umida, regalando a tutti e quattro una piacevole sensazione di asciutto.

«Edison» chiamò Almásy a voce alta, nonostante il topografo si trovasse a pochi passi da loro. Un urlo che tradì la sua agitazione e che gli impose di ricomporsi. Sulle sue spalle gravava il peso di sentirsi responsabile della spedizione e di tutti coloro che ne avevano preso parte e non poteva permettersi alcun tipo di cedimento. D’un tratto cominciò a camminare, molto lentamente, voltandosi leggermente verso i suoi compagni e facendo segno con la mano destra di non muoversi.

«Edison!». Non avendo ottenuto risposta, Almásy aveva deciso di ritentare e, questa volta, la sua voce uscì forte e risoluta. La risposta del suo interlocutore arrivò, ma non a parole. La sua testa, fino a pochi istanti prima bassa, lo sguardo rivolto alla sabbia e le braccia ciondolanti apparentemente prive di vita, si alzò di colpo. Fu uno scatto innaturale. E i suoi occhi, non avevano nulla di umano.

Edison fissava il conte con sguardo minaccioso, spiritato. Man mano che si avvicinava, Almásy poteva osservare particolari del topografo non percepibili da lontano e che non gli erano mai appartenuti. In particolare, notò le sue labbra, secche e piene di crepe. Parevano la rappresentazione macabra di dune sabbiose, le stesse che in quel momento li circondava e che davano un minimo di senso ad un paesaggio altrimenti – almeno in apparenza – tutto uguale. Mentre la mente di Almásy partoriva quei pensieri, la lingua di Edison lasciò momentaneamente la sua bocca e percorse entrambe le labbra per inumidirle, andata e ritorno, come se gli avesse letto nel pensiero. Almásy si accorse di quel gesto e si fermò per osservarlo meglio, provando uno strano senso di nausea. A causa delle numerose spaccature che ne scolpivano la bocca, la lingua di Edison assunse infatti un movimento irregolare e ondulatorio, che ricordava quello delle montagne russe.

«Lemures sum…» la voce di Edison uscì come un sussurro biascicato, dal tono leggermente rauco. Nonostante ciò, Almásy si sentì abbastanza sicuro di aver compreso chiaramente le due parole pronunciate da Edison.

«Chi diavolo sei?» chiese il conte, adattando il volume della sua voce a quello del suo interlocutore. Ma non arrivò risposta. Solo un mezzo sorriso, che mise in evidenza i denti improvvisamente ingialliti di Edison. Poi, uno scatto furioso, repentino, accompagnato da un grugnito che sapeva di animalesco. La corsa folle di Edison puntava dritto verso il suo capo spedizione, che d’istinto allargò l’apertura delle gambe per una maggiore stabilità e portò le braccia davanti al proprio petto, come in attesa dell’attacco del suo sfidante in un incontro di arti marziali. Ma all’ultimo istante, quando gli sguardi dei due uomini si sfiorarono per una frazione di secondo, il viso di Edison sparì di colpo dal raggio d’azione di Almásy, lasciandolo di sasso. Edison si era preso gioco di lui ed era riuscito a fargli credere, fino alla fine, che lui fosse il suo obbiettivo, cogliendolo totalmente di sorpresa e togliendogli la possibilità di difendersi. Ora, l’uomo indemoniato puntava verso la sua preda reale.

Abigail.

Lo sguardo della donna era totalmente spaesato, incapace di comprendere cosa stesse accadendo. Barrett e Nick tentarono a turno di ostacolare Edison, ma la furia che si era impossessata di lui aveva letteralmente spezzato le enormi differenze fra lui e i due compagni – fisicamente molto più imponenti di lui. Dopo averli scaraventati entrambi a terra con una forza d’altri tempi, Edison si fermò e fissò Abigail, come a pregustare il momento che tanto aveva desiderato.

Sembrava un lupo affamato e accecato dall’istinto di sopravvivenza. Nemmeno le lacrime che ora graffiavano le guance di Abigail lo turbavano. Tutt’altro.

Dava l’impressione di godere a pieno di quella paura e di nutrirsene famelicamente.  

La situazione si fa complicata...cosa accade ora?

  • Abigail tenta di reagire all'aggressione di Edison...chi avrà la meglio? (0%)
    0
  • Almásy riesce a raggiungere Edison e nasce uno scontro cruento, ma qualcosa va storto... (20%)
    20
  • Edison rapisce Abigail e si rintana nella "Caverna dei Nuotatori" (80%)
    80
Loading ... Loading ...
Categorie

Lascia un commento

53 Commenti

    • Ti ringrazio Serena! 😀 Sinceramente, quando l’ho cominciata mi aspettavo tutto tranne che prendesse questa piega. E’ stata una sorpresa molto piacevole…e questo, lo devo soprattutto a voi che mi avete seguito e indirizzato impeccabilmente! Alla prossima 🙂

  1. Il punto di vista della rapita si è già intuito in questo episodio e nell’ultima scena – comunque già una visione del suo punto vista trattandosi di una narrazione in terza persona limitata – per cui troverei interessante ( ma la platea mi smentisce) il punto di vista del rapitore. Certo svelerebbe i suoi piani rendendo tutto meno incredibile, ma servirebbe a comprendere il nodo della questione in modo più introspettivo. Spero non salterai all’uso della prima persona, non sarebbe un bel salto. Usa il punto di vista in terza limitata… Oppure fai come vuoi, mi piace in ogni caso e molto, il tuo modo di raccontare. 😉

  2. Un racconto storico non è mai facile da gestire perché, a differenza degli altri generi, ha bisogno di quel quid in più per essere credibile. Per questo motivo, nonostante il tuo incipit fosse veramente molto bello, ti ho tenuto d’occhio per un po’ prima di commentare. E devo dire che fin qui, non mi hai deluso. La tua storia è costruita molto bene, è intrigante e apprezzo abbastanza il tuo stile di scrittura – stai un po’ più attento alla punteggiatura e cerca di usare meno gerundi, piuttosto, se riesci, accorcia i periodi. Per il resto, bravo, ti seguo!

  3. ” Esiste un mondo dove l’asfalto si arrende all’imponenza della sabbia” … un attacco davvero valido. Un incipit interessante. Letto fin qui volentieri. Se l’attacco – sopracitato – fosse tematico, avresti rispettato in tutto e per tutto la costruzione narrativa di una buona struttura e quindi di una buona scrittura; spero si rivelerà tale. Seguo per scoprirlo. 😉

Questo sito usa i cookies per migliorare l'esperienza utente. Cliccando su Accetto acconsenti all'utilizzo di cookie tecnici e obbligatori e all'invio di statistiche anonime sull'uso del sito maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi