Lemures

Dove eravamo rimasti?

Almásy e compagni nel frattempo sono entrati nella grotta e hanno raggiunto il bivio...come si comporteranno? A voi la scelta! Almásy crede che la soluzione migliore sia restare uniti...ma prenderanno la direzione giusta? (60%)

Il comandante della sabbia

Nick e Barrett procedevano in direzione della grotta con passo lento, per dar modo ad Almásy di raggiungerli.

«Vi raggiungo fra un attimo» disse, mentre si dava da fare rovistando fra gli oggetti della spedizione, accatastati disordinatamente nel retro di una delle loro auto. Finalmente, sotterrata da vestiti e attrezzi vari e avvolta in un panno di stoffa completamente nero, trovò la sua rivoltella.

Era una Webley Revolver, calibro 11, in dotazione alle forze armate britanniche.

La osservò per qualche secondo, come a ripassarne i contorni e ricordarne ogni minimo particolare, per poi nasconderla sul lato destro dei pantaloni. Raggiunse i suoi compagni, che nel frattempo si erano fermati e avevano osservato l’intera scena, mettendoli in uno stato di allarme e preoccupazione.

«Credi sia necessaria?» chiese Barrett con voce preoccupata, mentre il suo sguardo fissava il punto rigonfio della maglietta di Almásy, che aveva vagamente assunto la silhouette della pistola.

«Semplice precauzione» lo liquidò con un sorriso di circostanza, per poi prendere la testa del gruppo e dirigendosi a passo spedito verso l’entrata della caverna. Il suo cuore fremeva dalla voglia di rivedere Abigail, sana e salva, e si sentiva in colpa per ciò che le era accaduto. Non aveva saputo difenderla. Una volta dentro, il buio profondo che caratterizzava la cava li inghiottì nuovamente, ma questa volta fu diverso. Tutti e tre erano psicologicamente preparati e la loro vista si abituò immediatamente al repentino cambiamento di scena. Procedettero a passo svelto, ma prudente, con una formazione a triangolo dove Almásy e la sua rivoltella, tenuta dritta davanti a se con le braccia protese, rappresentavano il vertice. Il silenzio che si era impadronito dell’ambiente era alquanto surreale, acuendo inconsciamente i sensi del terzetto, attento ad ogni minimo rumore fuori dall’ordinario. Tutto intorno a loro era perfettamente immobile e per qualche secondo Almásy ebbe la sensazione di trovarsi all’interno di un quadro romantico.

«Capo – la voce di Nick lo sottrasse a quei pensieri, riportandolo alla realtà – guarda laggiù!». Almásy seguì con lo sguardo la direzione del braccio del pilota, che indicava un punto preciso verso il fondo della grotta, dove due cunicoli all’apparenza speculari ne fendevano le viscere perfettamente a metà. Ad Almásy vennero in mente due ventricoli, che formavano il cuore pulsante della spelonca. Senza proferire parola, si diresse verso il bivio, la mente già impegnata a decidere come si sarebbe comportato d’ora in poi.

«Dovremo dividerci?» chiese Barrett, la voce leggermente incrinata dalla preoccupazione.

«Non credo sia una buona idea» rispose Almásy.

«Venite qui, presto!» li interruppe Nick, staccatosi momentaneamente dal gruppo per imboccare il cunicolo destro. I due compagni identificarono immediatamente l’oggetto che teneva in mano. Era la collana di Edison. Lo sguardo di Almásy fu una risposta più che eloquente e da quel momento si imposero automaticamente un silenzio tombale, per preservare l’effetto sorpresa che li metteva in una posizione di vantaggio sul rapitore di Abigail.

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Un ampio spazio dalla forma irregolare ospitava Edison e il suo ostaggio. Una grande bocca dalle cui gengive spuntavano lunghe stalattiti che sembravano denti appuntiti. La furia dell’uomo nei confronti di Abigail – appoggiata ad una lunga pietra con le mani legate dietro la schiena – pareva essersi momentaneamente assopita. Al suo posto, una calma anormale dal sapore quasi spirituale, accompagnata da un comportamento che la donna classificò come bizzarro. Da alcuni minuti, infatti, Edison aveva intrapreso uno strano rituale solitario che consisteva in una danza circolare, accompagnato da una frase – secondo Abigail doveva trattarsi di latino – che col passare dei minuti assumeva le forme di una litania infinita:   

Lemures arenae sum, atque dux deserti…Lemures arenae sum, atque dux deserti…Lemures arenae sum, atque dux deserti…

Ma fu un particolare a destare l’attenzione di Abigail e, soprattutto, a metterla in allarme: il fatto di essere il centro di quell’insolito cerimoniale.

La vittima sacrificale…

Prima di cominciare, infatti, Edison aveva trascinato un enorme sacco marrone vicino alla donna, un grande contenitore pieno di sabbia. E proprio mentre girava attorno ad Abigail e ripeteva all’infinito quella strana frase dalle probabili origini latine lanciava in aria, di tanto in tanto, un pugno di sabbia, che ricadeva sempre sul corpo della sua preda. E l’impressione della donna fu che Edison non si sarebbe mai fermato, almeno fin quando non l’avesse sotterrata completamente. 

Vi terrò sulle spine, facendovi scegliere non come proseguire la storia, ma il personaggio attraverso il quale raccontarvela...buona scelta!

  • ...o perchè no, direttamente dal rapitore, Edison (20%)
    20
  • ...oppure dal capo della spedizione, Almásy... (20%)
    20
  • Volete il prossimo episodio vissuto dagli occhi della rapita, Abigail... (60%)
    60
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53 Commenti

    • Ti ringrazio Serena! 😀 Sinceramente, quando l’ho cominciata mi aspettavo tutto tranne che prendesse questa piega. E’ stata una sorpresa molto piacevole…e questo, lo devo soprattutto a voi che mi avete seguito e indirizzato impeccabilmente! Alla prossima 🙂

  1. Il punto di vista della rapita si è già intuito in questo episodio e nell’ultima scena – comunque già una visione del suo punto vista trattandosi di una narrazione in terza persona limitata – per cui troverei interessante ( ma la platea mi smentisce) il punto di vista del rapitore. Certo svelerebbe i suoi piani rendendo tutto meno incredibile, ma servirebbe a comprendere il nodo della questione in modo più introspettivo. Spero non salterai all’uso della prima persona, non sarebbe un bel salto. Usa il punto di vista in terza limitata… Oppure fai come vuoi, mi piace in ogni caso e molto, il tuo modo di raccontare. 😉

  2. Un racconto storico non è mai facile da gestire perché, a differenza degli altri generi, ha bisogno di quel quid in più per essere credibile. Per questo motivo, nonostante il tuo incipit fosse veramente molto bello, ti ho tenuto d’occhio per un po’ prima di commentare. E devo dire che fin qui, non mi hai deluso. La tua storia è costruita molto bene, è intrigante e apprezzo abbastanza il tuo stile di scrittura – stai un po’ più attento alla punteggiatura e cerca di usare meno gerundi, piuttosto, se riesci, accorcia i periodi. Per il resto, bravo, ti seguo!

  3. ” Esiste un mondo dove l’asfalto si arrende all’imponenza della sabbia” … un attacco davvero valido. Un incipit interessante. Letto fin qui volentieri. Se l’attacco – sopracitato – fosse tematico, avresti rispettato in tutto e per tutto la costruzione narrativa di una buona struttura e quindi di una buona scrittura; spero si rivelerà tale. Seguo per scoprirlo. 😉

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