Lemures

Dove eravamo rimasti?

Vi terrò sulle spine, facendovi scegliere non come proseguire la storia, ma il personaggio attraverso il quale raccontarvela...buona scelta! Volete il prossimo episodio vissuto dagli occhi della rapita, Abigail... (60%)

I cinque sensi

L’angoscia e la paura per la situazione di pericolo che stava vivendo, la fecero scivolare in un permanente stato semi catatonico. Nonostante questo, un angolo recondito della sua mente riusciva a mantenere una parvenza di lucidità. Ed era proprio quella piccola parte a permetterle di comprendere, seppur confusamente, cosa stesse accadendo. Si sentiva come la protagonista sfortunata di uno spettacolo teatrale, il soggetto sul quale puntare tutti le luci e le attenzioni per osservarne meglio le sofferenze.

In questo frangente, infatti, l’essere il fulcro della scena non le restituiva alcuna sensazione positiva. Aveva la perfetta percezione di essere la vittima, il capro espiatorio.

La testa di Abigail si appesantiva istante dopo istante. Rappresentava il fulcro del suo progressivo stato di abbandono, che comunque non impediva ai suoi cinque sensi di mantenere il contatto con il mondo.

Udito: i suoni che si affollavano nelle sue orecchie erano ovattati, un impasto eterogeneo di rumori, che si mischiavano fra loro in maniera insensata e le davano una sensazione sgradevole. Fra tutti, solo due avevano una parvenza di pulizia: una voce maschile – forse quella di Edison – e un lieve fruscio che, dall’alto, si schiantava al suolo. Sabbia.

Tatto: aveva male ai polsi. La corda che le teneva le mani legate era stretta in una morsa eccessiva, che consumava lo strato superiore della pelle. Ma non era quella la sensazione che le provocava maggiore fastidio. Una pioggia di sabbia si scontrava ad intermittenza regolare con la sua testa, mimetizzandosi fra i suoi capelli. Un ticchettio quasi impercettibile, ma che non le lasciava pace.   

Vista: Abigail poteva vederla, la sabbia. Passava davanti ai suoi occhi e una piccola parte si depositava su ciglia e palpebre. Sbatteva costantemente gli occhi, nella speranza di liberarsene, ma ad ogni battito la sua vista si offuscava sempre di più. Tutto ciò, non le impediva però di poter osservare la danza macabra di quell’uomo – ora ne era sicura, si trattava proprio di Edison.

Gusto: si sentiva la bocca impastata, sia per la sete che per l’incontro accidentale con milioni di granelli di sabbia. Le sue labbra, solitamente di un rosso purpureo, erano ormai un grumo di pelle secca e raggrinzita.

Olfatto: dovette utilizzare tutte le esigue forze che le erano rimaste per concentrarsi su ciò che poteva percepire al di là del suo corpo. Le prime due volte che inspirò, infatti, fu colta da una sensazione di soffocamento, data dall’odore umido della sabbia, che ne impregnava le narici. Ma al terzo respiro, un buonissimo odore di rocce, di fresco, entro dentro di lei. Per un attimo fugace, provò una bellissima illusione di libertà. Un fuggevole momento di piacere, che le fece lo scomodo favore di riportarla bruscamente alla realtà.

Lemures arenae sum, atque dux deserti…Lemures arenae sum, atque dux deserti…Lemures arenae sum, atque dux deserti…

Tutti i suoi sensi si erano improvvisamente liberati dal torpore e la sua mente l’aveva ormai liberata dallo stato di trans nel quale l’aveva appositamente, per autodifesa, fatta cadere. Ora poteva percepire ogni minima cosa alla perfezione e nel giro di pochi minuti riuscì a mettere a fuoco l’intero ambiente circostante. I ricordi cominciarono a riaffiorare e, man mano che passavano i secondi, ciascun tassello riprendeva il suo posto, restituendo ad Abigail la lucidità della quale era stata momentaneamente privata. Rialzo la testa lentamente, una precauzione istintiva per evitare capogiri.

«Edison…» la sua voce uscì spenta, indebolita e l’uomo non la degnò nemmeno di uno sguardo. Neanche il forte colpo di tosse che le uscì gracchiante dalla gola lo smosse dalla sua nenia, una litania apparentemente senza principio, né fine.

«Edison!» questa volta riuscì ad urlare, ma il suo sforzo si rivelò improduttivo. Non riusciva a capire cosa gli fosse successo e quel dato di fatto, fu la cosa che la terrorizzò maggiormente. Doveva combattere contro un nemico del quale non conosceva praticamente nulla. All’improvviso, un strano suono attirò la sua attenzione e la distolse da quei pensieri. Girò di scatto la testa in direzione della fonte di quel rumore e notò una pietra, all’incirca grande come la sua mano, rotolare nella sua direzione. Anche Edison se ne accorse, imitando il movimento di Abigail e girando lo sguardo verso la pietra.

«Chi siete?» sbraito Edison. Il corpo di Abigail tremò leggermente. Il suono uscito dalla gola di Edison era metallico, innaturale. L’uomo si diresse lentamente verso il cunicolo che aveva percorso all’andata, lo stesso che portava all’ingresso della “Caverna dei Nuotatori”.

«Almásy! Sei tu?» disse l’uomo, mentre con cautela guadagnava metri verso il punto dal quale dedusse fosse partito il frammento di roccia. La sua voce aveva tradito un moto di rabbia che si stava nuovamente impossessando di lui e che Abigail percepì a pieno, ripiombando nella paura.

L’atmosfera era carica di tensione, che consumava rapidamente l’aria rarefatta della grotta.

Dopo questo breve viaggio vissuto con gli occhi di Abigail, torniamo alla storia nella sua interezza e troviamo un senso a quella pietra!

  • Almásy non c'entra nulla, ma Abigail riesce ad approfittare della distrazione di Edison... (33%)
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  • E' un trucco di Almásy, ma la reazione di Edison lo coglie di sorpresa. La cosa si mette male... (0%)
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  • E' un trucco di Almásy, che gli permette di cogliere di sorpresa Edison... (67%)
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53 Commenti

    • Ti ringrazio Serena! 😀 Sinceramente, quando l’ho cominciata mi aspettavo tutto tranne che prendesse questa piega. E’ stata una sorpresa molto piacevole…e questo, lo devo soprattutto a voi che mi avete seguito e indirizzato impeccabilmente! Alla prossima 🙂

  1. Il punto di vista della rapita si è già intuito in questo episodio e nell’ultima scena – comunque già una visione del suo punto vista trattandosi di una narrazione in terza persona limitata – per cui troverei interessante ( ma la platea mi smentisce) il punto di vista del rapitore. Certo svelerebbe i suoi piani rendendo tutto meno incredibile, ma servirebbe a comprendere il nodo della questione in modo più introspettivo. Spero non salterai all’uso della prima persona, non sarebbe un bel salto. Usa il punto di vista in terza limitata… Oppure fai come vuoi, mi piace in ogni caso e molto, il tuo modo di raccontare. 😉

  2. Un racconto storico non è mai facile da gestire perché, a differenza degli altri generi, ha bisogno di quel quid in più per essere credibile. Per questo motivo, nonostante il tuo incipit fosse veramente molto bello, ti ho tenuto d’occhio per un po’ prima di commentare. E devo dire che fin qui, non mi hai deluso. La tua storia è costruita molto bene, è intrigante e apprezzo abbastanza il tuo stile di scrittura – stai un po’ più attento alla punteggiatura e cerca di usare meno gerundi, piuttosto, se riesci, accorcia i periodi. Per il resto, bravo, ti seguo!

  3. ” Esiste un mondo dove l’asfalto si arrende all’imponenza della sabbia” … un attacco davvero valido. Un incipit interessante. Letto fin qui volentieri. Se l’attacco – sopracitato – fosse tematico, avresti rispettato in tutto e per tutto la costruzione narrativa di una buona struttura e quindi di una buona scrittura; spero si rivelerà tale. Seguo per scoprirlo. 😉

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