Lemures

Dove eravamo rimasti?

Dopo questo breve viaggio vissuto con gli occhi di Abigail, torniamo alla storia nella sua interezza e troviamo un senso a quella pietra! E' un trucco di Almásy, che gli permette di cogliere di sorpresa Edison... (67%)

Chiodo scaccia chiodo

Mentre i suoi occhi fissavano soddisfatti la collana che li aveva messi sulle tracce di Abigail, Almásy tornò con la mente alla prima notte nel deserto. L’arrivo di una tempesta di sabbia – prontamente individuata dalla donna – li aveva costretti a rifugiarsi anzitempo. I due, rinchiusi nella stessa Jeep, avevano trascorso molto tempo a chiacchierare di argomenti di ogni genere, finché Abigail gli raccontò di un particolare momento della sua infanzia.

Durante le numerose spedizioni nel deserto, mio padre mi raccontava spesso una storia, una leggenda che ha origine proprio qui, nell’altipiano del Gilf El Kebir. Parlava di uno strano spirito, una presenza che per millenni ha tenuto sotto dominio gli abitanti del deserto, che attribuivano a questa entità fenomeni come la tempeste di sabbia e la capacità di modificare il paesaggio a suo piacimento. Ma il particolare che più mi affascinava era la parte finale. Mio padre amava raccontarmi – ricordo l’intensità del suo sguardo mentre lo faceva – di come questo spirito venisse chiamato dagli abitanti del deserto “Comandante della sabbia”, credendolo il custode dell’oasi perduta di Zerzura. E l’unico modo per sconfiggerlo, sempre secondo gli autoctoni, sarebbe stato utilizzare il suo stesso potere. La sabbia…      

Le parole di Abigail riecheggiavano nella mente del conte. All’improvviso, tutto fu più chiaro.

«Ma certo» disse d’un tratto, catturando involontariamente l’attenzione dei compagni. «Ora mi è tutto più chiaro». Le facce di Nick e Barrett disegnarono espressioni confuse. Almásy, nonostante incrociò i loro sguardi, parve non notarlo. «Ascoltatemi bene» il volume della sua voce era volutamente basso. «Voi restate qui e fate in modo di non farvi scoprire…io ho bisogno di uscire dalla grotta per un po’. Tornerò il prima possibile… – lasciò la frase in sospeso e, questa volta, si accorse della loro preoccupazione.

«Vi chiedo solo di fidarvi di me…so come affrontare Edison ma ho bisogno del vostro aiuto». Ora, sentendosi presi pienamente in causa, Nick e Barrett parvero accettare quelle condizioni. Un lieve cenno d’assenso giunse involontario dalle loro labbra, che si allargarono in un breve sorriso di approvazione.

Come promesso, Almásy fece il suo ritorno nel giro di pochissimi minuti. Il sudore prodotto dal suo corpo accaldato aveva funto da collante per i piccoli granelli di arena e ora la sua fronte era imperlata di un rossiccio sbiadito. Le sue mani erano occupate da due grossi secchi bianchi, ognuno riempito di sabbia fino all’orlo. La gradazione del suo colore era molto chiara, simile al beige. Ricordava la tinta del soffitto della grotta, dando l’impressione di esserne un miraggio. A quella vista, i volti di Nick e Barrett si fecero perplessi, incapaci di fiutare lo stratagemma di Almásy.

L’unico modo per sconfiggerlo sarebbe stato utilizzare il suo stesso potere. La sabbia…

Il conte ripeté quelle parole senza rendersene conto, come se la sua mente non avesse più barriere e i pensieri che produceva potessero colare dalle sue labbra senza alcun filtro. Non ottenendo l’effetto sperato, si limitò a liquidare la faccenda con un «fidatevi di me» che parve accontentarli. Bisognava agire in fretta e salvare Abigail era la priorità assoluta.

Dopo aver ceduto ai compagni un secchio a testa, Almásy guadagnò la testa del gruppo e fece cenno loro di seguirlo, più silenziosamente possibile. Camminarono lentamente, soppesando ogni singolo passo, come se ospiti di un campo minato, finché i loro occhi intercettarono una grossa apertura che fungeva da naturale porta d’ingresso ad un spazio molto più vasto del vicolo nel quale si trovavano. D’istinto, Almásy ordinò ai suoi di portarsi contro le pareti della grotta, sfruttando due rientranze speculari. Nick a sinistra, dietro di lui, Barrett a destra.

Per qualche secondo, osservarono la scena che si parò loro davanti, il corpo di Abigail immobile ed Edison completamente preso da uno strano rituale. Solo nel momento in cui la donna pronunciò il nome del suo rapitore per ben due volte – la seconda quasi urlando – Almásy decise di fare la sua mossa. Con la punta del piede calciò un piccolo frammento di roccia che giaceva accanto a lui, facendolo rotolare in direzione di Edison. Sia lui che Abigail se ne accorsero.

«Almásy! Sei tu?» sbraitò Edison mentre avanzava verso il punto in cui si erano nascosti.

«Sono proprio io!» rispose Almásy uscendo dal nascondiglio. La reazione di Edison fu immediata. In preda alla rabbia si avventò verso il conte, con il chiaro intento di ucciderlo. «Nick, ora!». Il movimento del pilota fu rapido, perfetto. In men che non si dica sì posizionò di fronte ad Almásy e con un movimento fulmineo scarico l’intero contenuto del secchio su Edison. Il risultato sconvolse i presenti: il suo corpo cominciò a fumare e una nauseante puzza di bruciato s’impossessò di tutto l’ambiente, mentre Edison si contorceva dal dolore e pronunciava frasi apparentemente senza senso, la voce così stridula da lacerare i timpani.     

Il piano di Almásy pare stia funzionando, ma un piccolo imprevisto complica momentaneamente la situazione. Chi ne sarà protagonista?

  • Nick (33%)
    33
  • Lo stesso Almásy (67%)
    67
  • Abigail (0%)
    0
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53 Commenti

    • Ti ringrazio Serena! 😀 Sinceramente, quando l’ho cominciata mi aspettavo tutto tranne che prendesse questa piega. E’ stata una sorpresa molto piacevole…e questo, lo devo soprattutto a voi che mi avete seguito e indirizzato impeccabilmente! Alla prossima 🙂

  1. Il punto di vista della rapita si è già intuito in questo episodio e nell’ultima scena – comunque già una visione del suo punto vista trattandosi di una narrazione in terza persona limitata – per cui troverei interessante ( ma la platea mi smentisce) il punto di vista del rapitore. Certo svelerebbe i suoi piani rendendo tutto meno incredibile, ma servirebbe a comprendere il nodo della questione in modo più introspettivo. Spero non salterai all’uso della prima persona, non sarebbe un bel salto. Usa il punto di vista in terza limitata… Oppure fai come vuoi, mi piace in ogni caso e molto, il tuo modo di raccontare. 😉

  2. Un racconto storico non è mai facile da gestire perché, a differenza degli altri generi, ha bisogno di quel quid in più per essere credibile. Per questo motivo, nonostante il tuo incipit fosse veramente molto bello, ti ho tenuto d’occhio per un po’ prima di commentare. E devo dire che fin qui, non mi hai deluso. La tua storia è costruita molto bene, è intrigante e apprezzo abbastanza il tuo stile di scrittura – stai un po’ più attento alla punteggiatura e cerca di usare meno gerundi, piuttosto, se riesci, accorcia i periodi. Per il resto, bravo, ti seguo!

  3. ” Esiste un mondo dove l’asfalto si arrende all’imponenza della sabbia” … un attacco davvero valido. Un incipit interessante. Letto fin qui volentieri. Se l’attacco – sopracitato – fosse tematico, avresti rispettato in tutto e per tutto la costruzione narrativa di una buona struttura e quindi di una buona scrittura; spero si rivelerà tale. Seguo per scoprirlo. 😉

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