Lemures

Dove eravamo rimasti?

Il piano di Almásy pare stia funzionando, ma un piccolo imprevisto complica momentaneamente la situazione. Chi ne sarà protagonista? Lo stesso Almásy (67%)

Sabbia fresca, rosso cremisi

Un odore forte di bruciato si sparse velocemente nell’intero ambiente circostante, infettando quel poco di aria presente. Il volto di Edison era una maschera di dolore che, ben presto, trasmutò in rabbia. Mentre la sua pelle bruciava di un fuoco trasparente, accadde l’imprevedibile. L’uomo impossessato si gettò improvvisamente in direzione di Almásy, gli occhi talmente gonfi di collera da sembrare fuoriusciti dalle orbite. Una forza brutale permise ad Edison di scaraventare Nick a terra con straordinaria facilità. Ora, nessun ostacolo lo divideva dalla sua preda.

Almásy.

La furia di Edison cresceva ad ogni respiro e man mano che guadagnava terreno, il suo corpo lasciava dietro di se una scia di fumo biancastro, ricordando quella di condensazione prodotta dagli aerei in volo. D’istinto, Almásy tentò di assumere una vaga posizione di difesa, inutilmente. La bestialità con la quale il topografo si avventò sul conte fu devastante. Quell’urto violento lo spinse contro una parete della grotta, quella con una delle due rientranze nelle quali si erano momentaneamente nascosti. La schiena di Almásy si scontrò pesantemente con la roccia irregolare, formata da minuscoli aghi di pietra. Fu come subire contemporaneamente infinite punture di piccoli aghi. Ma non era quella la sensazione peggiore che provò in quel momento. La mano destra di Edison, appoggiata sul suo collo in una morsa chiusa solo a metà, scottava come roccia lavica. Sentiva la gola andargli a fuoco, un dolore acuto che gli impediva di ragionare. Per la prima volta nella sua vita, ebbe paura della morte. Ogni singolo istante assomigliava all’eternità e più il tempo trascorreva, meno era in grado di quantificarlo. Finché l’oscurità lo avvolse, facendogli credere di essersi presa la sua vita.

Quando si svegliò, tutto era cambiato, ancora una volta. L’aria odorava di sabbia, elemento che gli fece capire di trovarsi all’esterno della grotta. Strizzò gli occhi alcune volte, fin quando non riuscì a mettere completamente a fuoco i colori che lo sovrastavano. Una serie infinita di sfumature si mischiava armonicamente sopra di lui, ma fu un solo colore a colpirlo. Un bellissimo rosso cremisi padroneggiava sulla volta celeste, segno chiaro dell’estremo saluto del sole, prima di congedarsi per la notte. Provare ad alzarsi gli provocò un intenso capogiro.

«Aspetta – disse una voce soffice, delicata – lasciati aiutare». I suoi occhi, ancora frastornati dal risveglio, non furono in grado di dare un senso a quella presenza. Fu il suono morbido della voce e il tocco altrettanto leggero della mano sulla sua schiena ad indirizzarlo correttamente. Abigail lo aiutò ad alzarsi assecondando i suoi movimenti, senza fretta.

«Cos’è successo?» chiese Almásy, la voce stanca e appena percettibile.

«Portatemi dell’acqua!» fu la risposta di Abigail, ignorando la richiesta di Almásy. Barrett fu di fianco al conte in meno di un minuto, un contenitore simile ad una piccola pentola in una mano, una bottiglia di plastica piena d’acqua nell’altra. Almásy bevve avidamente, indugiando sulla fantastica sensazione che il liquido provocava alla sua gola, ancora provata dallo scontro con Edison. Mentre beveva tenne gli occhi chiusi e l’immagine di un fiume in piena gli inondò le palpebre. Quell’idea di freschezza gli donò nuova forza, riportandolo pienamente alla realtà.

«Come ti senti?» chiese Abigail, dopo aver atteso pazientemente che l’amico si ristorasse a sufficienza.

«Molto meglio, ora» fu la risposta. «Cos’è successo?» ripeté la domanda, questa volta con voce più ferma. Nel frattempo, portò inconsciamente la sua mano sinistra al collo, percependo un lieve rialzo della pelle che lo percorreva da parte a parte. Il contatto fra le sue dita e quella piaga gli provocava un leggero fastidio, che si manifestò con dei leggeri brividi lungo le braccia e la schiena. Prima di rispondere, lo sguardo di Abigail resto fissò in quello di Almásy per alcuni istanti. Un’espressione intensa e chiara agli occhi del conte.

«Grazie» una sola parola, ma che fu sufficiente a far vibrare il cuore di Almásy, solo per il modo in cui era stata pronunciata. E per quello che fu dopo. L’abbraccio di Abigail lo colse letteralmente di sorpresa e le sue braccia ci misero qualche istante prima di rispondere nella stessa maniera.

«Facciamo due passi» gli disse. «Camminare mi aiuta a trovare la giusta lucidità…»

Almásy non disse nulla. Si allontanò leggermente da lei e tolse scarpe e calze. Poi, parlò.

«Scalzi è ancora meglio» commentò sorridendo. «La temperatura fresca della sabbia in questo momento della giornata è la miglior terapia»

«Dillo a me!» rispose Abigail, ricambiando il sorriso con un’espressione finalmente felice, rilassata. Eliminò ogni ostacolo fra i suoi piedi e la sabbia e lo raggiunse.

Barrett si avvicinò a Nick, le mani in tasca e la schiena appoggiata ad una delle due macchine. Insieme, guardarono i due compagni allontanarsi e perdersi, nella sconfinata grandezza del deserto.

          

Cos'è accaduto nella cava? Che fine ha fatto Edison? Mi indirizzerete voi, in base al tipo di finale che vorreste leggere! Buon divertimento

  • Finale dolce-amaro (40%)
    40
  • Finale amaro (0%)
    0
  • Finale dolce (60%)
    60
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53 Commenti

    • Ti ringrazio Serena! 😀 Sinceramente, quando l’ho cominciata mi aspettavo tutto tranne che prendesse questa piega. E’ stata una sorpresa molto piacevole…e questo, lo devo soprattutto a voi che mi avete seguito e indirizzato impeccabilmente! Alla prossima 🙂

  1. Il punto di vista della rapita si è già intuito in questo episodio e nell’ultima scena – comunque già una visione del suo punto vista trattandosi di una narrazione in terza persona limitata – per cui troverei interessante ( ma la platea mi smentisce) il punto di vista del rapitore. Certo svelerebbe i suoi piani rendendo tutto meno incredibile, ma servirebbe a comprendere il nodo della questione in modo più introspettivo. Spero non salterai all’uso della prima persona, non sarebbe un bel salto. Usa il punto di vista in terza limitata… Oppure fai come vuoi, mi piace in ogni caso e molto, il tuo modo di raccontare. 😉

  2. Un racconto storico non è mai facile da gestire perché, a differenza degli altri generi, ha bisogno di quel quid in più per essere credibile. Per questo motivo, nonostante il tuo incipit fosse veramente molto bello, ti ho tenuto d’occhio per un po’ prima di commentare. E devo dire che fin qui, non mi hai deluso. La tua storia è costruita molto bene, è intrigante e apprezzo abbastanza il tuo stile di scrittura – stai un po’ più attento alla punteggiatura e cerca di usare meno gerundi, piuttosto, se riesci, accorcia i periodi. Per il resto, bravo, ti seguo!

  3. ” Esiste un mondo dove l’asfalto si arrende all’imponenza della sabbia” … un attacco davvero valido. Un incipit interessante. Letto fin qui volentieri. Se l’attacco – sopracitato – fosse tematico, avresti rispettato in tutto e per tutto la costruzione narrativa di una buona struttura e quindi di una buona scrittura; spero si rivelerà tale. Seguo per scoprirlo. 😉

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