Alcherian Blues – War Time Blues

Il cristallo di Ossario

A Yumireu piaceva la notte. Se fosse stato in vena di confessioni, forse a Vania l’avrebbe anche detto. Non perché fosse una donna speciale di per sé. Come capo squadra non era male. Eccelleva nelle arti marziali, era maestra di veleni. In poco tempo si era fatta notare tra i ranghi alti e si vociferava che il Colonnello volesse assumerla come guardia del corpo personale dopo la presa della città. Yumireu non sapeva altro di lei e non si sentiva sminuito dal suo successo; per questo riusciva a stare con lei, nonostante l’orgoglio. Dopotutto, l’importante era la missione. La rivoluzione che avrebbe portato un vento di salvezza su Alchera impoverita dal governo tirannico dello Scià corrotto. Yumireu credeva nella rivoluzione, ma non credeva nei metodi del Colonnello e quella era la sua colpa.

Yumireu le posò una mano sui dreadlocks che le avvolgevano il petto mentre dormiva. Il caldo afoso nella tenda glieli aveva attaccati al corpo col sudore. In fondo, pensò qualcosa c’era che sapeva di lei. L’odore della sua pelle e il sapore della sua bocca. Sapeva che se Vania avesse anche solo intuito come e perché l’aveva tradita lo avrebbe odiato per sempre. Forse avrebbe cercato di ammazzarlo con le sue mani. Non avrebbe capito che recuperare quel gioiello avrebbe riportato Yumireu nelle grazie di suo padre, il boss Nandita. Dopotutto lui a differenza della ragazza non aveva alcun futuro. Nessun posto assicurato finita la rivoluzione. Quel piccolo cristallo che mandava bagliori verdognoli sarebbe finito nelle mani di un collezionista amico di suo padre. Sempre meglio che sbriciolato e iniettato nel sangue di quel povero bambino in coma. Gli scienziati del reggimento e in primo luogo Helena, l’amante del Colonnello, erano pazzi a credere di poter donare al bambino poteri magici. Yumireu credeva in Marduk e proprio le sue convinzioni religiose giustificavano il furto. Marduk amministrava la Sua giustizia divina con la spada. Gli esperimenti esoterici erano da idioti.

Uscì dalla tenda perché pensarci sopra gli aveva dato la nausea. L’accampamento era silenzioso a parte il crepitare dei falò sparsi nelle piazzole e i movimenti delle sentinelle che camminavano tra le tende. La guardia gli fece un cenno di saluto prima di proseguire il giro. Yumireu andò a sedersi accanto al fuoco, sperando che le zanzare gli dessero pace, nonostante l’afa che avvolgeva la notte. Più il reggimento si avvicinava alla città e al fiume, più si inoltrava nella zona paludosa dove gli insetti non concedevano requie. Pensava al piano. Aveva con sé il cristallo di Ossario, ma quella era la notte più pericolosa. Yumireu detestava dover aspettare ancora un giorno per fare lo scambio. 

Una tenda si mosse e ne uscì il generale Raphael; uno dei quattro uomini che stavano sempre intorno al Colonnello, lo consigliavano e lo proteggevano. Non era il più vecchio e neanche il più pazzo. Per la mezza età era un uomo piacente, anche se incredibilmente ingenuo. Gli piacevano i ragazzi. Proprio di quello Yumireu aveva approfittato per farsi dire dove trovare il cristallo. Forse si era spinto troppo oltre con lui, però non gli importava. Era l’unico modo per raccogliere le sue confessioni. Anche lui non credeva ai vaneggiamenti del Colonnello su quel cristallo. Diceva che la scienziata lo aveva intontito con le sue chiacchiere. Non che a Yumireu importassero le sue idee in proposito. Quello che contava era la missione, la famiglia, il boss. Chiunque era sacrificabile, compreso se stesso. Persino l’orgoglio della donna che amava. Yumireu trattenne il respiro mentre si avvicinava. C’era del trambusto nel campo. In una delle piazzole si era radunata una squadra che in formazione ordinata sembrava attendere ordini.

«C’è qualcosa che non va, generale?»

«Uriel ha appena ordinato un’ispezione straordinaria delle tende. Niente che valga la pena di discutere direttamente con dei sottoposti. Perché, hai qualcosa da dirmi?»

Merda.

«Raphael…»

Nel campo adesso risuonavano le urla dei responsabili, che svegliavano e richiamavano tutti fuori dalle tende.

«Mi fido di te, ragazzo. Non ho motivo di farlo?»

Yumireu si alzò in piedi. Era stato tutto perfetto. Non gli aveva dato motivo per dubitare di lui. Aprì la bocca per rispondere e in quel momento Vania uscì dalla tenda e gridò per richiamare l’attenzione di tutti. I soldati si radunarono intorno alla piazzola dove stavano Yumireu e Raphael, che a grandi falcate le si parò davanti. Subito furono raggiunti dalla squadra di Uriel. Il generale alto e canuto era noto per le sue azioni impulsive. A Ossario aveva sparato a un bambino assordandolo solo perché gli aveva ringhiato contro.

«Per caso state cercando questo?»

Incitata dai due capi la ragazza stese il braccio con un gesto teatrale, assicurandosi che tutti stessero guardando. Reggeva qualcosa nella mano chiusa a pugno e guardava Yumireu negli occhi da lontano. Quando le sue dita si aprirono Yumireu ebbe un sussulto. Lei non smise di guardarlo mentre scandiva le parole

Lei non smise di guardarlo mentre scandiva le parole:

  • «Questo...» Vania spalancò gli occhi, colpita da un proiettile in pieno petto. (50%)
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  • «Sono stata io a rubarlo.» (50%)
    50
  • «E' stato lui a rubarlo.» (0%)
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1 Commento

  1. Sono stata io…
    Incipit intrigante e la storia cattura sin da subito. Hai uno stile adatto al romanzo più che al racconto, attento ai dettagli nel tratteggiare sia l’ambientazione che i personaggi, che mi piace molto perciò seguo volentieri. Mi aspetto una storia avvincente, considerate le premesse.
    Alla prossima.

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