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Dove eravamo rimasti?

Siamo alle battute finali, come vorreste l’ultimo capitolo? caldo e sconcertante (45%)

10. Alcuni mesi dopo…

Piove. L’umidità entra fin dentro i pensieri. Fulmini lontani mostrano per brevissimi istanti il profilo delle montagne. Nel lago la navigazione è momentaneamente sospesa. Si prospetta una lunghissima giornata noiosa.

Thilde si è presa qualche giorno di ferie per festeggiare la recente promozione. Da quando ha chiuso con Tomàs si è concentrata molto sul lavoro e la sua crescente motivazione ha influito positivamente su tutto lo staff.

Il tarlo della gelosia non ha mai smesso di camminarle a braccetto ma, purtroppo, sa che è meglio tentare di conviverci che provare a combatterci. Sarebbe una guerra persa e, in questo momento, preferisce accontentarsi di una relazione basata su fiducia reciproca e taciti accordi. Approfondendo la conoscenza si potrà, forse, anche raggiungere un compromesso di relativa fedeltà.

Il cucchiaio pieno di corn flakes è a metà strada tra la tazza e la bocca di Thilde quando le squilla il cellulare. Per una telefonata di Mark la colazione può anche attendere. Non vede l’ora di sapere a che ora la raggiungerà per trascorrere qualche giorno di vacanza insieme.

“Mi avevi promesso di raggiungermi per il fine settimana!” si lamenta Thilde pochi secondi dopo.

“Mi dispiace tesoro, degli impegni urgenti m’impediscono di partire per le ferie come avevo programmato. Tu ti stai divertendo?”

“Più o meno…”

“Hai provato l’area benessere dell’albergo? E’ fantastica, fanno un sacco di attività e…”

“Me ne hai parlato almeno un centinaio di volte. Fuori piove, per fortuna che ci sono palestra, piscina e saune varie.”

“Puoi approfittarne per utilizzare il buono regalo che ti ho fatto trovare alla reception…”

“Dubito che un massaggio antistress possa farmi stare meglio ma sarebbe davvero scortese rifiutare un dono fatto col cuore.”

“Ci vediamo presto tesoro. Ora devo scappare.”

Thilde osserva sconsolata il display del cellulare.

 

Ludmilla sta lucidando lo specchio della stanza di Mark. E’ molto concentrata sugli aloni da rimuovere. Muove il panno bianco con movimento circolare lungo tutta la superficie del vetro. All’improvviso nota un viso dietro la sua spalla sinistra. Istintivamente si blocca.

“Continua, per favore, sei incredibilmente sensuale…” sussurra Mark al suo orecchio. Poi l’abbraccia da dietro e le bacia il collo.

“Quando parti?” domanda lei.

“Non oggi” replica lui sorridendo.

“Perché?”

“Perché sono uno stronzo.”

 

Il sole splende alto nel cielo. Alcune nubi offuscano il contorno delle montagne. Tomàs indica una ad una le cime davanti a loro e Clementina osserva con sguardo rapito. Per lei un nome vale l’altro, forse potrebbe sentirsi presa in giro solo se lui nominasse il Kilimangiaro.

Stanno pranzando fuori dalla baita. Per la prima vacanza insieme hanno deciso di non andare troppo lontano da casa. Immancabili, di fronte a loro, due calici di Gewurztraminer.

“Mi sento come se avessimo vissuto dieci anni in pochi mesi” ammette Clementina.

“Sono contento di averti ritrovata.”

Una folata di vento fa sollevare la tovaglia e sparpaglia le cose più leggere. I due decidono prudentemente di rientrare nella baita. Il tempo in montagna è davvero imprevedibile.

 

“Accidenti se fa male… e come è gonfiata!” urla Mark fissando la caviglia dolorante.

“Perché non hai il ghiaccio spray nello zaino?” domanda Ludmilla spazientita.

“Porto con me solo il minimo indispensabile, niente cose inutili.”

“Bravo stronzo! Adesso vedi quanto ti servirebbe avere qualcosa d’inutile?”

Le prime gocce di pioggia li colgono impreparati. Mark non ha nemmeno un impermeabile con sé. Ludmilla indossa il suo e, irritata, offre a Mark il proprio bastone telescopico per poter camminare e raggiungere una baita poco distante.

Dieci minuti di acquazzone sembrano eterni ma, alla fine, Ludmilla è estremamente sollevata nel bussare rumorosamente alla porta. Poco dopo le apre Tomàs che la osserva con sguardo interrogativo.

“Che ci fate voi qui?” domanda infine.

“Mark si è fatto male, ha una distorsione a una caviglia… avresti del ghiaccio?”

“Certo, entrate.”

 

La pioggia sembra aver ceduto il posto a una splendida giornata di sole. Subito dopo la deliziosa colazione, Thilde decide di concedersi una rilassante passeggiata nel giardino dell’albergo. Il massaggio di ieri deve averle fatto bene perché non si sente affatto nervosa nonostante abbia più di un motivo per esserlo. Si siede su una panchina da cui poter osservare comodamente il lago. Nota, in lontananza, un uomo zoppicante che si sta avvicinando. Non fosse per l’andatura sarebbe portata a pensare che si tratti di Mark. Lo ignora e dedica la sua attenzione alle piccole imbarcazioni che percorrono il lago.

“Non mi saluti più?” domanda una voce nota alle sue spalle. Thilde si volta e, doppiamente sorpresa, si rende conto che quell’uomo è davvero Mark.

“Che ci fai tu qui? E perché stai zoppicando?”

“E’ una storia lunga ma se hai tempo te la racconto…”

“Credo che potrei pentirmene ma ti dedicherò un po’ di tempo visto che questa sarebbe anche la tua vacanza… ma sappi che sei uno stronzo.”

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111 Commenti

  1. Una cosa che ho riscontrato è che è impossibile comunicare con te, Nadia. La tua scrittura è fluida, divertente e intensa, sai raccontare una storia e anche costruirla dalle fondamenta, sai come incuriosire… e con un’autrice così sarebbe bello scambiare due opinioni, che lei leggesse te ( pure senza il dramma incipoint, ma proprio per avere un suo giudizio) invece non c’è mai nessuno scambio, perchè tu arrivi, pubblichi e svanisci come una meteora… una bellissima meteora in bicicletta che scrive storie bellissime ma che non si fila nessuno 😉 🙂 peccato.
    Chiedo umilmente venia per averti portata a 33,33,33, col mio “fresco e affascinante” … io davvero non so come ci sono riuscita … 🙁

  2. Ciao Nadia,
    mi unisco alla maggioranza e dico sì, serve solo stabilire il quando. Certo è una scena già vista, ma tu saprai renderla originale come al solito. In quanto ai dialoghi, come già ti avevo detto, trovo che tu sia molto abile a scriverli, mi piacciono e sono efficaci . Meno le descrizioni, alcune volte sembra che tu tenda alla fiaba anche laddove la trama non si presenti fiabesca, che so, “una lacrima birichina” trovo sia un po’ fuori contesto, così come “volano mele e Clementina corre via” sembra poco indagato, un po’ fiaba. Ma è solo la mia impressione, come ti ho sempre detto apprezzo molto le tue idee e la tua scrittura. Al prossimo! 😉

  3. Adoro le storie che iniziano con un incontro fortuito che lega indissolubilmente il destino di due persone, e il tuo incipit rientra perfettamente nella categoria. La vicenda che hai scelto di raccontare è tipica di diversi romanzi d’amore, perciò quel che conta non è tanto l’essere originali nella narrazione in sé, quanto piuttosto nei dettagli, nelle piccole cose che rendono la tua storia diversa dalle altre. Ed in questo stai riuscendo davvero molto bene – Clementina e Tomàs sono uguali a tante altre coppie, eppure diversi, riconoscibili.
    Anche il tuo stile mi piace – ti meriti un più per i tuoi dialoghi – sono divertenti, vivaci e credibili. Migliora le parti descrittivi e vedrai che il racconto verrà molto bene.
    Che dire? Brava, continua così!

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