Il riflesso dei miei occhi

BARRIERE

Chat

Sky -Ci sei?

Link 🙁

Sky -Giornata storta?

Link -Sì

Sky -Racconta

Link -Non voglio annoiarti

Sky -Da quando ti conosco, la noia ha fatto le valigie

Link -La mia vita non è poi così interessante

Sky -Questo lascialo decidere a me

Link -Cosa intendi?

Sky -Che ciò che non è interessante per te, può esserlo per me

Link -Vorrei aiutare una persona

Sky -Bene, incominci a sbottonarti

Link -Non esultare, si tratta solo di un assaggio

Sky -Lo degusterò fino in fondo

Link -Non so come fare

Sky -Ti ha chiesto di aiutarla?

Link -Non esplicitamente

Sky -Pensi che abbia bisogno d’aiuto?

Link -E’ sempre triste

Sky -Hai provato a chiederle cosa la rende triste?

Link -Le domande la spaventano

Sky -Prova ad andarle incontro in modo meno diretto

Link -Per esempio?

Sky -Osservala e scopri ciò che le piace

Link -Mi hai sorpresa

Sky -Dovrei sentirmi offeso

Link -Scusa

Sky 🙂

***

Johannesstrasse dorme ancora sotto il caldo tepore delle coperte. Deve ancora riprendersi dai postumi della consueta sbornia da fine settimana. Le saracinesche dei negozi sono abbassate, i bus non camminano ancora, poche macchine in giro. A quest’ora siamo svegli solo io, Marika e i piccioni.

Il sole si è dimenticato di me o sta sorseggiando il suo cappuccino a Stuttgart-Mitte. Fa talmente freddo che non riesco a muovere le dita delle mani, né quelle dei piedi. Non amo particolarmente il freddo, ma adoro i guanti. Molta gente non li sopporta, perché ostacolano il contatto diretto con le cose e con le persone. E’ come frapporre una barriera tra te e il mondo, un muro invisibile che t’impedisce di provare sulla pelle sensazioni cagionate da tutto ciò che è al di fuori di te. Ti isola e, al tempo stesso, ti protegge. Una volta ho provato ad affondare la mia mano nuda nella neve e, quando l’ho ritratta, mi è sembrato che prendesse fuoco. Non l’ho più rifatto senza i guanti, le barriere sono fondamentali per me.

Ma quanto ci mette il semaforo?

Tamburello nervosamente le dita sul volante, quando la mia attenzione è rapita da una decapottabile ferma di fianco alla mia auto. Il giovane uomo a bordo ha lo sguardo inchiodato su di me. I miei occhi scivolano giù, sulla morbida curva delle sue labbra che mi stanno sorridendo accattivanti. Riporto lo sguardo sul parabrezza e avvampo, imbarazzata. Non sono più abituata ad emozioni simili.

Schermarmi gli occhi con un bel paio d’occhiali scuri, no?

Con tempismo perfetto scatta il verde e schiaccio il piede sull’acceleratore con tutta la forza che ho. La mia Golf schizza in avanti tanto velocemente che vengo sobbalzata contro il sedile e sento lo stomaco spalmarsi come nutella.

«Oh, caspita!» Ansimo, prima di riprendere il controllo.

«Per la miseria, Deb. Non sei al Gran Premio di Monaco!» Strilla mia cugina in tedesco, nella mia lingua conosce solo i testi delle canzoni dei Modà.

«Scusa, mi è scivolato il pedale.»

«A momenti ci restavo secca» prosegue, mentre con le mani si sistema le innumerevoli treccioline scure come il nero di seppia, che le sono ricadute sulle spalle.

«Pensavo che il brivido ti piacesse» ammicco, alludendo alle spericolate corse sulla motocicletta del suo ragazzo.

I suoi occhi, marcati da una pesante linea di eyeliner nero, mi lanciano un’occhiataccia. Penso stia per dire una parolaccia, ma si limita a darmi un buffetto sulla testa. Apre il vano portaoggetti, estrae un cd e lo infila nella radio. «Sono contenta che sei qui.»

«Davvero?»

«Certo!» Enfatizza, dandomi un altro buffetto. «Altrimenti con chi canterei le canzoni di Kekko?»

Scoppiamo a ridere, poi ci lanciamo nelle note urlanti de “La notte”. Marika alza il volume al massimo ed io urlo ancora di più per sovrastare la musica. Sto stonando, ma non m’importa. Sono felice e voglio godermi questo momento fino in fondo.

Dopo pochi isolati, siamo arrivate. Parcheggio l’auto di fronte ad una grande casetta di mattoni cremisi e finestroni ad arco, mentre le ultime note della canzone si dissolvono insieme al rombo del motore. Resto immobile con lo sguardo perso sul parabrezza. A ventiquattro anni ho dovuto imballare la mia vita in uno scatolone e imboccare una strada ignota. Ricordo il giorno della partenza.

Mi aggiravo per casa in cerca delle ultime cose da mettere in valigia. Mia madre voleva darmi una mano per mettere a tacere il suo senso di colpa. Gliel’ho impedito. Stavo per lasciare una parte di me e volevo farlo da sola, prendendomi tutto il tempo per farlo nella piena consapevolezza di ciò che stavo lasciando.

Sono uscita sul pianerottolo e ho sentito il rumore secco della porta quando mia madre l’ha chiusa, come lei anche la porta mi stava negando una possibilità: quella di tornare indietro.Non mi restava altro da fare che seguire il vento, ovunque avesse deciso di portarmi.

Seguire qualcuno è quello che ho sempre fatto. Decidere implica coraggio e consapevolezza. Io avevo la consapevolezza di non avere coraggio. Coraggio di fare qualcosa che volevo, per non mettermi contro chi non condivideva le mie scelte.

Nel prossimo episodio

  • Lettera-chat (15%)
    15
  • Racconto-lettera (46%)
    46
  • Chat-racconto (38%)
    38
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281 Commenti

  • Ed ecco che gli ultimi tasselli vanno al loro posto. Hai giocato col pubblico tra parole ed emozioni, rivelando particolari nei tempi giusti, giostrandoti tra la brevità della storia e la giusta suspance per tenere viva l’attenzione sempre. Bravissima, Anna!

  • Anche se speravo in un lieto fine… devo ammettere che questo finale è proprio quello che ci voleva per questa storia. Molto commovente ed emozionante, brava. 🙂
    Spero che inizierai presto a scrivere un’altra storia! 🙂
    Ciao!!

  • Sceglie Deb.
    Non sono amante dei racconti epistolari, ma le tue lettere hanno un non so che di perfetto. Ogni parola, ogni concetto, si trova al posto giusto. Sei capace di suscitare riflessione e lasciarti dietro la giusta nota di malinconia per colpire noi lettori dritti al cuore. Brava, Anna.

  • Ciao, Anna.
    Inizio col dire che sono in totale minoranza perché ho votato solo racconto. E aggiungo che ti seguo, anche se già ti leggo dall’inizio senza però sbandierarlo…
    E poi concludo con la ragione per cui lo faccio: hai un gran talento. Tu sei un’autrice con la A maiuscola. Ti perdi di tanto in tanto, ma chi non lo fa, però stacchi di molto molti. ( il gioco di parole era voluto ;)) Baci.

  • Storia molto interessante.

    Mi è piaciuta particolarmente la chiusa dell’episodio 1:
    “Decidere implica coraggio e consapevolezza. Io avevo la consapevolezza di non avere coraggio. Coraggio di fare qualcosa che volevo, per non mettermi contro chi non condivideva le mie scelte”.

    Per l’episodio 7 scelgo nuovamente “chat-racconto”.

  • “Quando corri con le braccia spalancate verso qualcuno che non è preparato a quell’abbraccio, rischi di schiantarti contro una montagna, come un aeroplano che ha sbagliato le coordinate.”
    e ancora
    “Non mi sentivo degna del suo amore e avvertivo dentro di me l’esigenza di dovermelo conquistare continuamente”.
    e
    “Ignorata per l’ennesima volta, Kathrin si accosta al cestino e getta via il suo disegno”

    Da sé, queste parole danno forza a tutto l’episodio e, purtroppo, potrebbero essere applicate anche a tanti padri, latitanti nei confronti dei figli!
    Brava.
    ciao
    🙂

    • Sto provando a cimentarmi in tutti i generi, non ho ancora trovato quello in cui riesco a dare il meglio anche se ho una particolare predilezione per il thriller psicologico, ma qui non c’è questa categoria. Quanto alla domanda, la scelta di limitarla esclusivamente al formato è nata dall’intreccio della storia che si snoda su tre filoni (racconto/lettera/chat) che porteranno ad un’unica conclusione… e non aggiungo altro 🙂
      Ti ringrazio per i complimenti, alla prossima.

  • Non è affatto facile spiegare la fame d’amore, il desiderio cieco che spinge a focalizzarsi sul “noi” tralasciando tutto il resto, l’errore poi di non sentirsi amati abbastanza e di opprimere e mortificare il partner, e tu hai saputo descrivere alla perfezione tutti questi passaggi! 🙂
    Chat, stavolta. 🙂
    E complimenti per la copertina. 🙂

  • Ti dirò, questa cosa di interpretare i disegni dei bambini mi fa dare di matto. Un mio amico da piccolo disegnava tutte le persone come dei robot, era il profeta di una ciber war? Sono convinta che di Kathrin si capisca molto di più osservandola negli occhi che analizzando il suo modo di disegnare. Tutto ciò è però dovuto alla mia scarsa fiducia nell’interpretazione dei disegni di chi disegnare non sa.
    Ho molto apprezzato la lettera, invece. Sei arrivata dritta al cuore del problema di Deb, senza fretta, lasciando capire al lettore la transizione e i passaggi dell’ascesa di questa storia d’amore corrosiva.
    Chat-racconto per me.

    • Ciao Trix, come te anch’io penso che non sempre dall’analisi di un disegno si possa risalire ad una eventuale problematica psicologica del bambino. Ma ti posso garantire che, in certi casi, il disegno rappresenta l’unico mezzo per esprimere ciò che si prova e, soprattutto, per farsi ascoltare. Parlo per esperienza personale…
      Grazie di seguire la storia.

    • Consentimi di dissentire riguardo al significato dei disegni, soprattutto quelli dei bambini che sono spontanei, al contrario di quelli degli adulti. Ovviamente bisogna avere le competenze giuste per fare l’interpretazione.
      L’atto di disegnare è primordiale, da quando ci sono gli esseri umani sulla terra. Tutti sono in grado di disegnare, c’è chi è bravo e chi no. Chiaramente, solo alcuni sono artisti.
      Picasso una volta ha detto più o meno così: A 12 anni dipingevo come Raffaello, ma ci ho messo una vita per disegnare come un bambino.
      🙂

  • Molta lucidità (e bravura) nelle tue parole, sulla mancanza di autostima che porta spesso alla dipendenza affettiva. si collega alla frase successiva:
    “Si dice che è durante i primi anni di vita che inizia a forgiarsi l’idea che ciascuno di noi ha di sé, attraverso il rapporto con gli altri”.
    ciao
    🙂

  • Ciao! Ti ho scoperta per caso e, di solito, non leggo racconti rosa. Non saprei dire perché, probabilmente non sono una romantica, oppure non mi piace scrutare le emozioni dell’innamoramento. Chissà! Ad ogni modo, ho deciso di leggere il tuo perché l’inizio mi ha molto incuriosita 🙂 Quando mi affeziono a un personaggio, non posso fare a meno di leggere la sua storia fino in fondo, perciò adesso la seguirò. Anche il tuo stile mi piace, perché è semplice, pulito, comprensibile, ma allo stesso tempo riesce a trasmettere ciò che prova Deb. Niente male! 😀
    Alla prossima!

  • Ciao Anna, scusa se ti scrivo qui, ho visto che hai commentayo il mio racconto perchè mi è arrivata la notifica, ma sulla pagina non c’è e non posso risponderti (non lo vedo, ho provato a caricare e ricaricare ma niente… boh!). Grazie per aver apprezzato il Costa 🙂 contenta che ti sia piaciuto!
    Scusa ancora se te lo scrivo qui comemntando sul tuo, ma non mi va che pensi che ti abbia ignorato, visto che ai commenti rispondo sempre! 🙂

  • Eccomi! Mi è piaciuto molto l’inizio con una chat! Decisamente originale, motivo pr cui ho votato una chat ancora (sarebbe figo metterla in ogni capitolo), accompagnata da una lettera. Vedo però che sono in minoranza… pazienza, anche lettera racconto va bene. Magari trovi il modo di inserire comunque una chat! 😀
    Al prossimo! Se intanto vuoi passare, ho iniziato un nuovo racconto… piccola pausa da Ottavino! 😉

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