Il riflesso dei miei occhi

Dove eravamo rimasti?

Il finale si concluderà con... Mi mancherai. (44%)

Mi mancherai...

Sky -Ti aspettavo.

Link -Sono come pensavi?

Sky -No, hai superato la mia fantasia.

Link –Violinista.

Sky -Non ti sto adulando, non pensi di essere bella?

Link -Non riesco a vedermi così.

Sky -Hai bisogno di uno specchio nuovo?

Link -Il problema non è lo specchio, ma il suo riflesso. Continuo ad avere un’immagine distorta di me, per anni mi sono vista come gli altri mi volevano vedere.

Sky -Sapevo che eri bellissima prim’ancora d’incontrarti; la bellezza si è riflessa nelle tue parole, giorno dopo giorno, è così che mi sono innamorato di te.

Link -Non ho più bisogno dello specchio, ora ho te.

***

«Maestra, il mio papà!» Kathrin mastica quelle parole insieme alle briciole della torta al cioccolato che le riempiono la bocca.

Alzo lo sguardo sull’uomo alto, moro e dagli occhi verdi che mi è di fronte e un secchio d’acqua ghiacciata mi colpisce in pieno viso.

Il mio papà.

Quelle parole le sento insinuarsi dentro di me, per poi trafiggermi. Lei aggiunge qualcosa, io annuisco senza capire e non per via del boccone che ha in bocca, ma per il brusio dei pensieri che mi ronzano in testa.

Il mio sguardo è fisso su di lui, mentre il suo è basso. Sta fissando la copertina di un libro di fiabe che è sulla cattedra. Sembra in imbarazzo. L’osservo mentre alza pigramente la testa e il suo sguardo si ferma su di me. Mi sembra di essere sospesa nel silenzio. Insieme a me, milioni di frammenti in cui si è sgretolato il mio cuore fluttuano nell’aria. Sento le guance avvampare e, solo quando Kathrin mi strattona il camice con una mano, mi riprendo dallo shock.

«Piacere di conoscerla» esito un momento. «Papà di Kathrin.»

«Il piacere è reciproco» precisa lui, con un sorriso.

Kathrin mi saluta ed esce dall’aula, trascinandosi dietro il suo papà.

Mi lascio cadere sulla sedia, meno male che c’è o sarei sprofondata sul pavimento ghiacciato. Mi sento le orecchie ovattate, come se volassi ad alta quota, ma non sono io ad avere il controllo del mezzo, la mia coscienza ha inserito il pilota automatico non fidandosi delle fastidiose turbolenze del cuore. Mi batte forte. Troppo forte. Ho l’impressione che possa aprirsi a metà, per liberarsi del dolore che lo sta divorando. Una pulsazione, un morso. Mi sento morire.

Stai calma, Deb. Devi solo calmarti.

E’ quello che sto tentando di fare. Se fosse così facile, non mi farei stritolare dalla sua morsa come un esile osso dai canini affilati di un pitbull.

Non puoi ricaderci. Non puoi mettere a repentaglio la tua vita un’altra volta. Tutte le volte.

Mezz’ora dopo sono davanti alla mia auto, pronta per tornare a casa. Dopo la figura da ebete che ho fatto di fronte al papà di Kathrin, voglio solo sparire. Ma ho perso del tutto la lucidità, non riesco a trovare le chiavi perse chissà dove nei meandri della mia tracolla. Scrollo la borsa e ci rovisto dentro per la centesima volta. Sposto un libro, un pacchetto di gomme, il cellulare, uno specchietto, un’agendina, fazzolettini, burro cacao e, finalmente, le trovo.

«Deb?» Una voce calda e sensuale mi sorprende alle spalle, facendomi scivolare le chiavi dalla mano.

Accidenti!

I nostri sguardi s’incrociano. I suoi occhi sembrano sorridermi, quel verde è particolare, irrorato da pagliuzze dorate che gli illuminano il viso, nonostante il buio. Senza che me ne renda conto, il mio sguardo scivola sulle sue labbra e mi accorgo del suo sorriso.

«Speravo di trovarti ancora qui.»

«Dov’è Kathrin?» Gli chiedo, con lo sguardo sulla chiave che tento di far entrare inutilmente nella serratura dello sportello.

«A casa, con sua madre» mormora. «Deb, dobbiamo parlare.»

«Non abbiamo niente da dirci, mi sembra» una lacrima deborda. E’ talmente fredda, che la sento incidermi una guancia come fosse una lama. «Tu hai una famiglia.»

«E’ Kathrin il problema?»

«Perché tua moglie non lo è?»

«La mamma di Kathrin non è mia moglie.»

«Mi hai presa per una stupida? Le ho visto la fede.»

«Lei è sposata, ma non con me. Kathrin è frutto dell’avventura di una notte, ma io ho voluto assumermi comunque le mie responsabilità di padre. In fondo, Kathrin è anche mia figlia» dichiara, prima di tirar fuori dalla tasca dei jeans il portafogli. «Ecco, guarda» mi mostra la sua carta d’identità. «Sono celibe» mi si avvicina, è a un passo da me e mi accarezza una guancia. «Non voglio perderti, Deb.»

Mi stringo le braccia intirizzite al petto. Lo sento solo io o fa davvero freddo? E’ come se nelle mie vene stessero scorrendo cubetti di ghiaccio.

«L’unica cosa che rischi di perdere è tua figlia.»

«Cosa c’entra Kathrin?»

«Ha bisogno di te e del tuo affetto. Ha bisogno di sapere che ci sarai sempre per lei e che le vuoi bene. Devi dirglielo continuamente. Me lo prometti?»

«Te lo prometto. E noi?»

«Non c’è nessun noi. Ho rischiato di perdere il controllo.»

«Ma non è successo.»

«Devo avere la certezza di potermela cavare da sola, qualunque cosa accada.»

Sento i suoi luminosi occhi topazio penetrarmi dentro, mentre le sue labbra tatuano sulle mie il suo addio. «Mi mancherai.»

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281 Commenti

  • Ed ecco che gli ultimi tasselli vanno al loro posto. Hai giocato col pubblico tra parole ed emozioni, rivelando particolari nei tempi giusti, giostrandoti tra la brevità della storia e la giusta suspance per tenere viva l’attenzione sempre. Bravissima, Anna!

  • Anche se speravo in un lieto fine… devo ammettere che questo finale è proprio quello che ci voleva per questa storia. Molto commovente ed emozionante, brava. 🙂
    Spero che inizierai presto a scrivere un’altra storia! 🙂
    Ciao!!

  • Sceglie Deb.
    Non sono amante dei racconti epistolari, ma le tue lettere hanno un non so che di perfetto. Ogni parola, ogni concetto, si trova al posto giusto. Sei capace di suscitare riflessione e lasciarti dietro la giusta nota di malinconia per colpire noi lettori dritti al cuore. Brava, Anna.

  • Ciao, Anna.
    Inizio col dire che sono in totale minoranza perché ho votato solo racconto. E aggiungo che ti seguo, anche se già ti leggo dall’inizio senza però sbandierarlo…
    E poi concludo con la ragione per cui lo faccio: hai un gran talento. Tu sei un’autrice con la A maiuscola. Ti perdi di tanto in tanto, ma chi non lo fa, però stacchi di molto molti. ( il gioco di parole era voluto ;)) Baci.

  • Storia molto interessante.

    Mi è piaciuta particolarmente la chiusa dell’episodio 1:
    “Decidere implica coraggio e consapevolezza. Io avevo la consapevolezza di non avere coraggio. Coraggio di fare qualcosa che volevo, per non mettermi contro chi non condivideva le mie scelte”.

    Per l’episodio 7 scelgo nuovamente “chat-racconto”.

  • “Quando corri con le braccia spalancate verso qualcuno che non è preparato a quell’abbraccio, rischi di schiantarti contro una montagna, come un aeroplano che ha sbagliato le coordinate.”
    e ancora
    “Non mi sentivo degna del suo amore e avvertivo dentro di me l’esigenza di dovermelo conquistare continuamente”.
    e
    “Ignorata per l’ennesima volta, Kathrin si accosta al cestino e getta via il suo disegno”

    Da sé, queste parole danno forza a tutto l’episodio e, purtroppo, potrebbero essere applicate anche a tanti padri, latitanti nei confronti dei figli!
    Brava.
    ciao
    🙂

    • Sto provando a cimentarmi in tutti i generi, non ho ancora trovato quello in cui riesco a dare il meglio anche se ho una particolare predilezione per il thriller psicologico, ma qui non c’è questa categoria. Quanto alla domanda, la scelta di limitarla esclusivamente al formato è nata dall’intreccio della storia che si snoda su tre filoni (racconto/lettera/chat) che porteranno ad un’unica conclusione… e non aggiungo altro 🙂
      Ti ringrazio per i complimenti, alla prossima.

  • Non è affatto facile spiegare la fame d’amore, il desiderio cieco che spinge a focalizzarsi sul “noi” tralasciando tutto il resto, l’errore poi di non sentirsi amati abbastanza e di opprimere e mortificare il partner, e tu hai saputo descrivere alla perfezione tutti questi passaggi! 🙂
    Chat, stavolta. 🙂
    E complimenti per la copertina. 🙂

  • Ti dirò, questa cosa di interpretare i disegni dei bambini mi fa dare di matto. Un mio amico da piccolo disegnava tutte le persone come dei robot, era il profeta di una ciber war? Sono convinta che di Kathrin si capisca molto di più osservandola negli occhi che analizzando il suo modo di disegnare. Tutto ciò è però dovuto alla mia scarsa fiducia nell’interpretazione dei disegni di chi disegnare non sa.
    Ho molto apprezzato la lettera, invece. Sei arrivata dritta al cuore del problema di Deb, senza fretta, lasciando capire al lettore la transizione e i passaggi dell’ascesa di questa storia d’amore corrosiva.
    Chat-racconto per me.

    • Ciao Trix, come te anch’io penso che non sempre dall’analisi di un disegno si possa risalire ad una eventuale problematica psicologica del bambino. Ma ti posso garantire che, in certi casi, il disegno rappresenta l’unico mezzo per esprimere ciò che si prova e, soprattutto, per farsi ascoltare. Parlo per esperienza personale…
      Grazie di seguire la storia.

    • Consentimi di dissentire riguardo al significato dei disegni, soprattutto quelli dei bambini che sono spontanei, al contrario di quelli degli adulti. Ovviamente bisogna avere le competenze giuste per fare l’interpretazione.
      L’atto di disegnare è primordiale, da quando ci sono gli esseri umani sulla terra. Tutti sono in grado di disegnare, c’è chi è bravo e chi no. Chiaramente, solo alcuni sono artisti.
      Picasso una volta ha detto più o meno così: A 12 anni dipingevo come Raffaello, ma ci ho messo una vita per disegnare come un bambino.
      🙂

  • Molta lucidità (e bravura) nelle tue parole, sulla mancanza di autostima che porta spesso alla dipendenza affettiva. si collega alla frase successiva:
    “Si dice che è durante i primi anni di vita che inizia a forgiarsi l’idea che ciascuno di noi ha di sé, attraverso il rapporto con gli altri”.
    ciao
    🙂

  • Ciao! Ti ho scoperta per caso e, di solito, non leggo racconti rosa. Non saprei dire perché, probabilmente non sono una romantica, oppure non mi piace scrutare le emozioni dell’innamoramento. Chissà! Ad ogni modo, ho deciso di leggere il tuo perché l’inizio mi ha molto incuriosita 🙂 Quando mi affeziono a un personaggio, non posso fare a meno di leggere la sua storia fino in fondo, perciò adesso la seguirò. Anche il tuo stile mi piace, perché è semplice, pulito, comprensibile, ma allo stesso tempo riesce a trasmettere ciò che prova Deb. Niente male! 😀
    Alla prossima!

  • Ciao Anna, scusa se ti scrivo qui, ho visto che hai commentayo il mio racconto perchè mi è arrivata la notifica, ma sulla pagina non c’è e non posso risponderti (non lo vedo, ho provato a caricare e ricaricare ma niente… boh!). Grazie per aver apprezzato il Costa 🙂 contenta che ti sia piaciuto!
    Scusa ancora se te lo scrivo qui comemntando sul tuo, ma non mi va che pensi che ti abbia ignorato, visto che ai commenti rispondo sempre! 🙂

  • Eccomi! Mi è piaciuto molto l’inizio con una chat! Decisamente originale, motivo pr cui ho votato una chat ancora (sarebbe figo metterla in ogni capitolo), accompagnata da una lettera. Vedo però che sono in minoranza… pazienza, anche lettera racconto va bene. Magari trovi il modo di inserire comunque una chat! 😀
    Al prossimo! Se intanto vuoi passare, ho iniziato un nuovo racconto… piccola pausa da Ottavino! 😉

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