KITSUNE

Dove eravamo rimasti?

Come si intitolerà il penultimo capitolo? INSIEME (100%)

INSIEME

Correva.

La volpe correva veloce come non aveva mai fatto prima di allora. Galoppava alzando neve ad ogni passo, saltando rocce ed arbusti, zigzagando fra i pini con falcate sempre più ampie.

Tabihta se ne stava avvinghiata alla sua schiena, immobile e terrorizzata. Sentiva che il cuore stava per esploderle ma proprio in quel momento dentro di lei si riversarono tutti i sentimenti della volpe: la paura, il rancore e la tristezza avevano lasciato il posto ad un qualcosa di diverso. L’impetuosità della sua gioia le invase il cuore! Era un sentimento così forte che quasi riuscì a sovrastare le sue emozioni.

Questo le diede la forza di alzarsi a sedere: oltre le montagne, fra le rosse orecchie della volpe, il sole stava tramontando.

-Mi resta poco tempo…-, le bisbigliò in un pensiero angosciato.

Rotwald era a pochi passi da loro, vedeva distintamente la porta della vecchia entrata del paese.

Proprio in quel momento un ringhio furioso gli arrivò alle spalle: il mastino era tornato e galoppava velocemente a testa bassa mentre neri rivoli di lacrime gli rigavano il grugno bruciato.

Fu un attimo: la volpe spiccò un lungo balzo attraversando il vecchio arco in pietra e portandosi oltre il confine fra il paese ed il bosco.

-Scendi…qui non può farti nulla.-, le disse calmo.

La vecchia signora in lacrime al confine del bosco urlò di rabbia: – Ti strapperò via da questo mondo come hai fatto tu con i miei figli! Ti strapperò via da questo mondo come ho fatto con tua madre e come avrei dovuto fare con te quel giorno!-.

-Sarò tuo appena avrò finito.-, furono le sue uniche parole che riuscì a pronunciare prima di accasciarsi al suolo sfinito, tornando ad essere solo una piccola volpe.

-No, no ti prego!-, singhiozzò Tabihta cadendo in ginocchio al suo fianco. Guardò la vecchia donna in cerca di un qualche aiuto: -Il veleno lo sta uccidendo, bambina. Fa del tuo meglio prima che sia mio.-, poi si sedette sul suo mantello nero ad aspettare ghignante e severa.

In lacrime avvolse la volpe nella sua sciarpa e caricandosela in braccio cercò di orientarsi: era stata in quella zona del paese una sola volta. Il panico iniziò ad assalirla…non riusciva a capire dove andare ed il tempo stringeva. Poi un’illuminazione! Imboccò un piccolo viottolo a destra e la vide: una vecchia insegna mal funzionante e una vetrina impolverata. Irruppe nel negozio con violenza facendo sobbalzare Maec che sonnecchiava sul bancone fra cianfrusaglie e polvere.

-Oh, ciao signorina…oggi co…-

-Devi aiutarmi! La Signora di Rotwald, ricordi?! Oh, lascia stare…portami da Edel!-, gli strillò mentre cercava di farsi strada verso il bancone inciampando continuamente in tutto.

Arrivata lì davanti a lui, Maec sbirciò nella sciarpa poi la guardò sbigottito.

-Muoviti!-, gli gridò in lacrime.

Frugò nelle tasche e fra cartacce varie tirò fuori un piccolo mazzo di chiavi e prendendola per un braccio la trascinò alla porta sul retro dove un piccolo motorino giallo li attendeva: le mise in testa un vecchio casco simile ad una scodella e mise in moto il ronzino che prima sputò fumo nero e poi partì.

Controllò la volpe: gli occhi erano socchiusi ed il suo respiro lento. Doveva fare in fretta!

L’improbabile duo fu in un attimo all’altro capo del paese, davanti una piccola porta verde smeraldo: Tabihta scese dal ronzino rischiando di cadere per la fretta e girò il pomello della porta: la cucina della pasticceria era illuminata dalle fredde luci al neon. Diede la volpe a Maec, che era appena entrato dalla porta furtivo come un ladro, e corse in negozio: Edel stava pulendo.

-Come diavolo fai ad essere qui?! Auguste e tua madre ti stanno cercando ragazzina.-,  le disse stranita.

-Ho qualcosa per te. Ti prego, vieni…-, disse con il viso paonazzo e l’affanno.

-Un secondo solo.-, le disse con il cellulare già all’orecchio. -Auguste, Tabihta è qui…- Edel si sporse dalla porta della cucina: vide Maec bianco come un cencio difronte a lei e poi a destra lui. Occhi color oro che non smettono di fissarla.

-Balthes…-, sussurò sbigottita lasciando cadere a terra il telefonino ed insieme cadde a terra privo di sensi anche Maec.

-Questa è davvero l’ultima volta che staremo insieme Edel…-, le disse abbracciandola ed in quell’abbraccio fu di nuovo la ragazza giovane e bella che lo aveva amato tanto da non aver amato più nessuno.

-Ti ho aspettato tutto questo tempo! Non andare via…-, gli disse singhiozzando e stringendolo sempre più forte.

-Sei tutto ciò che mi ha fatto resistere su questa terra fino ad ora…- disse in lacrime accarezzandole i capelli,-Ti amo!- e in un attimo svanì fra fumo bianco e petali di ciliegio lasciando un vuoto fra le braccia di Edel che ora dimostrava nuovamente la sua età.

-Addio bambina!-, disse dalla soglia della porta l’anziana signora in nero, che probabilmente aveva assistito a tutto, un attimo prima di sciogliersi in piccole perle nere e spargersi per la cucina.

-Grazie.-, furono le ultime parole pronunciate da quella voce fra i suoi pensieri.

Ora era finalmente libero!

Categorie

Lascia un commento

101 Commenti

  • Ciao, bella storia dalle mille sorprese! Bella la narrazione poetica e le continue descrizioni che creano una vivida rappresentazione della realtà he ti sei immaginata. La storia appare chiara e ben scritta sin da subito, ma il divagare di alcune frasi ti fa perdere in mezzo all’immaginazione.
    Inoltre il risvolto finale di questa storia forse poteva apparire poco scontato, ma era sicuramente ciò che i personaggi si meritavano. Adoro questo tipo di conclusioni. Sai perché? Perché sono quelle che ti fanno pensare, a volte alcune fanno arrabbiare, altre piangere. Sei lí che ti dici che non poteva finire così, ma alla fine ti accorgi che la narrazione ha centrato il punto. Perché vuol dire che ti sei affezionata a quei personaggi, ed a quel punto la storia ti chiede una conferma del coinvolgimento che hai avuto leggendo.
    Apprezzo le storie di questo tipo con finali “sbilanciati” perché sono reali. Non il solito lieto fine. È una fine, certo, la più giusta. E di questo ti faccio i miei complimenti. Non dico che ci voglia in tutte le storie, ma qui ci stava molto.
    Bella la trama, adoro le trasformazioni.
    Peccato però che non abbia avuto il tempo di votarla anche io!
    Un saluto sperando di leggere di nuovo qualcosa di tuo al più presto (così lo voto anche io),
    Fant

  • Una sola parola, coinvolgente. Mi è piaciuta molto la cura che hai nella descrizione dei dettagli, i colpi di scena, la connessione emozionale tra Tabihta e Kitsune. Che dire, mi dispiace solo che il racconto sia finito.
    Non vedo l’ ora di leggere un altro tuo racconto, complimenti e alla prossima! 🙂

  • Ciao NorahEmme. Ma… hai scritto due capitoli a breve scadenza? Ho avuto la notifica solo oggi. Un bel finale, un bello stile. Se dicessi che ricordo perfettamente gli altri otto capitoli mentirei, ma ricordo bene le atmosfere delicate e magiche.
    Complimenti, alla prossima

    • Si, ho scritto i capitoli a forse un paio di settimane di distanza! Ripeto che purtroppo ho avuto poco tempo e parecchi intoppi quindi scrivere sereni, prendendosi il tempo dovuto non è stato possibile…mi dispiace per quelli che, come te, mi hanno seguita ma ho avuto tempo solo ora! Grazie per i complimenti 😀

  • Insieme…
    Ciao NorahEmme, mi sono mancate Tabihta e la tua bella favola. Il capitolo è ricco di colpi di scena, ma di altrettanti refusi sicuramente dovuti alla mancanza di tempo. La storia, però, merita una particolare attenzione secondo me, tanto da poterla trasformare in un romanzo o addirittura in una saga 🙂 ovviamente sei tu a decidere. A me non resta che attendere l’ultimo capitolo 🙂

  • D’istinto ho votato “La volpe difende Tabihta”.
    Cavoli, di solito sparisci per un sacco di tempo e invece adesso mi sono ritrovata con due capitoli da leggere di seguito! Non che sia un male, intendiamoci: mi ha fatto piacere 🙂
    Il settimo è quasi cinematografico: tutta la visione, così veloce e sorprendente, sembrava proprio mostrarsi davanti agli occhi come la scena di un film. E in questo capitolo, l’ottavo, è bella la connessione che si è instaurata tra la “volpe” e Tabihta (d’altra parte, il titolo è “Legami”).

    • Ciao cara! Per il nono vi sto facendo un po’ penare causa impegni fuori casa e uno smartphone molto poco smart (per cui si capisce che scrivere con questo catorcio non è cosa)… Ma prometto di pubblicare in settimana, se non proprio in serata! Sono comunque molto felice che le mie idee per questi due capitoli ti siano piaciute…
      Il titolo di questo ha una doppia valenza! 😉

  • Cara Norah, bellissima favola con tanti innesti giappo, complimenti per l’originalità! Trovo molto dolce la possibilità di scambiare sensazioni e ricordi nell’ultimo capitolo. Dà anche un’idea del rapporto animale-padrone, che spesso con il linguaggio del corpo supera le barriere della comunicazione tramite parole.
    Ti seguo e ho votato che i due vengono salvati! 😉

    • Grazie per le belle parole e per aver votato!
      Il loro condividere voleva ricordare esattamente il profondo legame che spesso, noi umani, creiamo con i nostri piccoli amici…diciamo che il mio cane è stato d’ispirazione (fra l’altro è un volpino)!
      In questo caso la volpe è un essere soprannaturale ma vedo che l’idea è stata recepita e ne sono davvero felice 🙂

  • La volpe la difende.
    Bella l’idea di condividere due menti, ricordi, sentimenti. Addirittura sensazioni.
    Non avevo capito che Tabitha avesse vissuto un lutto recente, forse mi è sfuggito, immaginavo che la madre fosse separata e risposata o ri-impegnata.
    Ciao a presto

  • Questo sito usa i cookies per migliorare l'esperienza utente. Cliccando su Accetto acconsenti all'utilizzo di cookie tecnici e obbligatori e all'invio di statistiche anonime sull'uso del sito maggiori informazioni

    Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

    Chiudi