KITSUNE

Dove eravamo rimasti?

Cosa farà Tabihta? Deciderà di seguire la volpe per riprendersi il guanto... (100%)

IL GUANTO

Seduta a cavalcioni sul nero e ruvido ramo del grande albero, Tabihta osservava la volpe dileguarsi nel fitto bosco lasciando, sulla neve, una scia di minuscole impronte.

Un’altra folata di vento le scompigliò i lunghi capelli, lasciandovi appiccicati dei piccoli fiocchi di neve.

La ragazza si guardò le mani: unghie laccate di un blu così intenso da fare male agli occhi risaltavano su dita rosse, più giù la pelle sulle nocche e sul dorso della mano si era spaccata creando taglietti doloranti. Le portò alla bocca facendone una coppa ed iniziò a respirarci dentro per riscaldarle, strofinandole fra loro di tanto in tanto. La discesa si prospettava più difficile del previsto.

Dopo aver recuperato un po’ di sensibilità alle mani decise di provare a scendere; guardò in giù e subito si strinse contro il tronco dell’albero, emettendo un lieve rantolio: ora le sembrava di essere molto più in alto. Con un piccolo lamento portò il piede destro oltre il ramo su cui era seduta e, facendo attenzione a non guardare in giù ancora, iniziò la discesa. Tremante per il freddo ed il terrore di precipitare, Tabihta affondò le unghia nella ruvida corteccia, mentre con i piedi testava, ramo dopo ramo, quello più sicuro. Ma, non guardare, non rendeva certo la discesa più semplice e l’appoggiare il piede su un ramo marcio lo fece rompere. La ragazza lanciò un grido disperato mentre, in preda al panico più totale, graffiava l’aria agitando le mani cercando un appiglio per non precipitare. Con un tonfo sordo cadde nuovamente nella neve.

Riaprì gli occhi, stretti per la paura, e guardando in alto si rese conto di essere caduta da poco più di un metro. Il ramo spezzato pendeva appeso da un lato del grande albero come fosse un impiccato; una risata isterica invase l’aria: poteva essere più sfortunata di così? Che giornata pessima, pensò triste; e se ne restò lì, con un’espressione da ebete dipinta sul volto, ad osservare il suo ennesimo fallimento. Mentre pensava che in fondo, stare distesi a pancia in su, su quel morbido manto bianco, non era poi così male, un brusio sommesso fra gli steli di un arbusto secco la fece voltare di scattò. Si girò con tutto il corpo, rotolando nella neve: occhi dorati la fissavano, un guanto in bocca, puntini bianchi facevano capolino su un’arruffata e folta pelliccia rossa. Era di nuovo lei.  Tabihta si alzò piano da terra mostrando i palmi delle mani: “Ferma…Ti prego…”, disse con voce cauta, iniziando ad avvicinarsi alla volpe. Ma appena fu a circa un metro da lei quella si voltò e riprese a correre. In fretta e furia, la ragazza, raccattò il guanto superstite, ficcandoselo in tasca, e la macchina fotografica, mettendosela a tracolla, e prese a correrle dietro: i suoi anfibi affondavano pesantemente nella neve rallentando di molto la sua corsa fra gli alberi. “Vieni qui!”, gridò alla volpe che, intanto, continuava a saltellare leggera fra la neve mentre fiocchi sempre più grandi andavano cadendo pigramente. Cercò di starle dietro scattando qualche foto di tanto in tanto, ma era davvero troppo veloce per lei. Si fermò al centro di una radura, poggiando le mani sulle ginocchia leggermente piegate, mentre dalla bocca le usciva un fumetto. Aveva il fiatone e l’aveva di nuovo persa, perdendo, così, anche il suo guanto e la speranza di riuscire a scattarle una bella foto. Stava per darsi per vinta, quando, si ricordò delle impronte che le aveva visto lasciare nella neve quando era sull’albero e decise di seguirle: prima o poi anche lei si sarebbe stancata di correre.

Piccole impronte a quattro dita continuavano oltre una collinetta fra i pini argentati. Vi si inerpicò aiutandosi con le mani e faticando non poco. Arrivata in cima si rese conto che le impronte stavano cambiando: ora sembravano più grandi e andavano allungandosi verso la fine come a formare un piccolo tallone. Forse, un altro animale l’aveva inseguita dopo che l’aveva persa di vista, e le loro orme si erano sovrapposte. Le impronte continuavano tutte intorno ad un grande albero e proprio ai suoi piedi notò una piccola macchia scura sulla neve: era il guanto! Neanche questa volta era riuscita a scattarle una bella foto ma, almeno, aveva ritrovato ciò che le apparteneva. Corse verso il guanto e inginocchiandosi lo prese fra le mani, notando che era proprio quello macchiato di sangue. Proprio mentre stava per tirare fuori l’altro dalla tasca, una mano calda e bianca, quasi quanto la neve, le afferrò il braccio mentre sottraendole il guanto con l’altra: occhi dorati la fissavano. A carponi, di fianco a lei, stava un ragazzo nudo come un verme. Un cespuglio di capelli  color rame arruffati e coperti di neve gli incorniciavano il volto, che a dire il vero aveva un’ espressione abbastanza divertita, mentre reggeva il suo guanto in una mano.

Tabihta non riusciva a staccare i suoi occhi da quei due pozzi di luce color oro.

Le cose iniziano a farsi strane! Ed ora cosa succederà a Tabihta? Ps: sentitevi liberi di dare consigli sui prossimi sviluppi della storia!

  • Scatta una foto e la volpe si infuria... (33%)
    33
  • Sviene e si risveglia sul portico di casa... (58%)
    58
  • Fugge via in preda al panico... (8%)
    8
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101 Commenti

  • Ciao, bella storia dalle mille sorprese! Bella la narrazione poetica e le continue descrizioni che creano una vivida rappresentazione della realtà he ti sei immaginata. La storia appare chiara e ben scritta sin da subito, ma il divagare di alcune frasi ti fa perdere in mezzo all’immaginazione.
    Inoltre il risvolto finale di questa storia forse poteva apparire poco scontato, ma era sicuramente ciò che i personaggi si meritavano. Adoro questo tipo di conclusioni. Sai perché? Perché sono quelle che ti fanno pensare, a volte alcune fanno arrabbiare, altre piangere. Sei lí che ti dici che non poteva finire così, ma alla fine ti accorgi che la narrazione ha centrato il punto. Perché vuol dire che ti sei affezionata a quei personaggi, ed a quel punto la storia ti chiede una conferma del coinvolgimento che hai avuto leggendo.
    Apprezzo le storie di questo tipo con finali “sbilanciati” perché sono reali. Non il solito lieto fine. È una fine, certo, la più giusta. E di questo ti faccio i miei complimenti. Non dico che ci voglia in tutte le storie, ma qui ci stava molto.
    Bella la trama, adoro le trasformazioni.
    Peccato però che non abbia avuto il tempo di votarla anche io!
    Un saluto sperando di leggere di nuovo qualcosa di tuo al più presto (così lo voto anche io),
    Fant

  • Una sola parola, coinvolgente. Mi è piaciuta molto la cura che hai nella descrizione dei dettagli, i colpi di scena, la connessione emozionale tra Tabihta e Kitsune. Che dire, mi dispiace solo che il racconto sia finito.
    Non vedo l’ ora di leggere un altro tuo racconto, complimenti e alla prossima! 🙂

  • Ciao NorahEmme. Ma… hai scritto due capitoli a breve scadenza? Ho avuto la notifica solo oggi. Un bel finale, un bello stile. Se dicessi che ricordo perfettamente gli altri otto capitoli mentirei, ma ricordo bene le atmosfere delicate e magiche.
    Complimenti, alla prossima

    • Si, ho scritto i capitoli a forse un paio di settimane di distanza! Ripeto che purtroppo ho avuto poco tempo e parecchi intoppi quindi scrivere sereni, prendendosi il tempo dovuto non è stato possibile…mi dispiace per quelli che, come te, mi hanno seguita ma ho avuto tempo solo ora! Grazie per i complimenti 😀

  • Insieme…
    Ciao NorahEmme, mi sono mancate Tabihta e la tua bella favola. Il capitolo è ricco di colpi di scena, ma di altrettanti refusi sicuramente dovuti alla mancanza di tempo. La storia, però, merita una particolare attenzione secondo me, tanto da poterla trasformare in un romanzo o addirittura in una saga 🙂 ovviamente sei tu a decidere. A me non resta che attendere l’ultimo capitolo 🙂

  • D’istinto ho votato “La volpe difende Tabihta”.
    Cavoli, di solito sparisci per un sacco di tempo e invece adesso mi sono ritrovata con due capitoli da leggere di seguito! Non che sia un male, intendiamoci: mi ha fatto piacere 🙂
    Il settimo è quasi cinematografico: tutta la visione, così veloce e sorprendente, sembrava proprio mostrarsi davanti agli occhi come la scena di un film. E in questo capitolo, l’ottavo, è bella la connessione che si è instaurata tra la “volpe” e Tabihta (d’altra parte, il titolo è “Legami”).

    • Ciao cara! Per il nono vi sto facendo un po’ penare causa impegni fuori casa e uno smartphone molto poco smart (per cui si capisce che scrivere con questo catorcio non è cosa)… Ma prometto di pubblicare in settimana, se non proprio in serata! Sono comunque molto felice che le mie idee per questi due capitoli ti siano piaciute…
      Il titolo di questo ha una doppia valenza! 😉

  • Cara Norah, bellissima favola con tanti innesti giappo, complimenti per l’originalità! Trovo molto dolce la possibilità di scambiare sensazioni e ricordi nell’ultimo capitolo. Dà anche un’idea del rapporto animale-padrone, che spesso con il linguaggio del corpo supera le barriere della comunicazione tramite parole.
    Ti seguo e ho votato che i due vengono salvati! 😉

    • Grazie per le belle parole e per aver votato!
      Il loro condividere voleva ricordare esattamente il profondo legame che spesso, noi umani, creiamo con i nostri piccoli amici…diciamo che il mio cane è stato d’ispirazione (fra l’altro è un volpino)!
      In questo caso la volpe è un essere soprannaturale ma vedo che l’idea è stata recepita e ne sono davvero felice 🙂

  • La volpe la difende.
    Bella l’idea di condividere due menti, ricordi, sentimenti. Addirittura sensazioni.
    Non avevo capito che Tabitha avesse vissuto un lutto recente, forse mi è sfuggito, immaginavo che la madre fosse separata e risposata o ri-impegnata.
    Ciao a presto

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