La vernice nera di Malacena

Dove eravamo rimasti?

Uhm...Cosa sta succedendo? Profumo d'arancia (45%)

Rincorrere l’informazione

Mi rigiravo nel letto, la curiosità è femmina e io, in quanto donna, avevo una voglia irrefrenabile di conoscere i fatti della serata. Allungai il braccio, afferrando l’s6, scrissi: “ehi”. Pochi istanti e sul display comparì un faccina gialla con la lingua di fuori e una parola a caratteri maiuscoli “CURIOSA”. Sorrisi nel silenzio della notte, il video s’illuminò di nuovo.

Hai una tuta e un paio di scarpe da ginnastica?”

Si?!?”

Indossale! Ti vengo a prendere.”

Sono le quattro e mezzo?”

Fidati e accetta.”

Ok, non suonare mi trovi sulla porta.”

Ci misi pochi minuti a vestirmi, scesi e attesi sul portone. Il cielo pieno di stelle cozzava con il deserto delle strade, stavo per pentirmi della decisione presa, quando Giovanni arrivò, agghindato da runner professionista. Maglietta e pantaloni tecnici, sovrastavano un paio di “salomon” in tinta. Nulla era lasciato al caso.

Buongiorno, ti propongo una corsa e se tieni il passo riuscirai a conoscere i fatti, altrimenti rimarrai rosa dalla curiosità.

Buongiorno — ripresi battagliera — tu non sai chi sono io!

Uno scalpitio sulla pietra serena dette il via alla competizione. L’inizio fu semplice, la strada era in discesa, quando all’incrocio per il centro, ci dirigemmo verso la via degli orti capii quale sarebbe stato il terreno di gara: un anello di qualche chilometro tra polli, tacchini e gatti randagi, malamente illuminato, dove nessuno poteva sentirci e dove mai mi sarei avventurata di notte senza un compagno degno di fiducia.

L’incidente d’auto è stato sicuramente un caso,— iniziò tra un sospiro e l’altro — Burgianesi ha avuto un infarto e ha perso il controllo, Castroianni non ha potuto far nulla per impedire lo schianto. Nella vettura mal ridotta, abbiamo trovato la borsa del direttore, con varie fatture e documenti da analizzare. Mettono in relazione gli scavi con il museo, ci stiamo lavorando.

Rimasi in silenzio senza ribattere, pensavo a Enrico, lui cosa c’entrava? Era un truffatore, aveva tradito i nostri ideali, la nostra scelta di vita, aveva svenduto per denaro la nostra conoscenza e la voglia di scoperta? Quegli occhi brillanti difronte ai nuovi reperti, che mi facevano innamorare ogni volta, non erano che lo specchio di un’anima malata nel profondo? Avevo investito tempo in un corrotto?

Scossi il capo per scacciare i brutti pensieri, ma un groppo mi attanagliò la gola e qualche lacrima mi annebbiò la vista, per non piangere mi concentrai sul ritmo monocorde dei piedi sul selciato.

Sei con me? — la voce di Giovanni mi riportò al presente — pensavo che la curiosità ti divorasse, mi aspettavo molte domande.

Non sono in forma come credevo — mentii, con voce roca — non riesco a parlare, ma ascolto volentieri, sopratutto notizie su Enrico.

Immaginavo — disse — ma non posso aggiungere altro, perché esattamente non sono stati messi in relazioni i due avvenimenti. Anche se, da alcuni documenti ritrovati, si capisce che “Lo scavo del Passatore”, a cui hai partecipato come fidanzatina devota, è la chiave del problema.

Sorrisi con distacco alla frase provocatoria, non ero in vena di battute.

I reperti? — chiesi

Vuoi sapere perché sono spariti dalle teche a teatro? — disse sorridendo, mentre annuivo — sono stati posti sotto sequestro. — Cambiando discorso impose: — giriamo alla prossima.

La strada portava davanti al forno di Peppina, non che la proprietaria fosse ancora lì, ma i figli, Osvaldo e Prudenza, avevano proseguito l’attività, incrementando e migliorando la produzione di pane di famiglia con torte e paste.

Le loro brioche erano famose per qualità e gusto, il naso, a qualche metro di distanza, già si beava di ciò che la bocca avrebbe potuto addentare solo più tardi. Giovanni fu immediatamente servito e facendomi segno di rimanere in silenzio mi chiese di seguirlo. Ero troppo stanca per protestare, non obbiettai.

Con il cartoccio di paste saltellante tornammo verso casa.

Sotto il mio appartamento, la cinquecento gialla di Giovanni lampeggiò al suo passaggio, come un cane che scodinzola al padrone. Mi sorprese vedergli aprire il bagagliaio, tirare fuori un thermos, versare il contenuto in due tazzine e inchinarsi, aggiungendo:

la colazione è servita: caffè quasi bollente e brioche alla marmellata d’arancia,— concluse fissandomi negli occhi.

Nel silenzio di entrambi, afferrai una brioche e spezzandola annusai il contenuto. Il profumo d’arancia inebriò i miei sensi, fu un tuffo nel passato, un ritorno tra i banchi, tra le fette di pane e i cornetti ripieni della confettura all’arancia di mia nonna, divisi spesso con Giovanni che raramente aveva una merenda.

Come avrei potuto dimenticare i tuoi gusti — aggiunse senza smettere di fissarmi.

In mezzo a quell’odore agrumato mi assalì la nostalgia del passato, della mia famiglia, della mia vera casa. Mi sentii fuori luogo, il groppo in gola tornò prepotente. Detti un morso alla pasta, per non cedere alla commozione e contraccambiai lo sguardo del mio amico con un sorriso. Il cielo si rischiarava tra le case.

A due passi dalla fine:

  • bottiglia (57%)
    57
  • scopa (14%)
    14
  • padella (29%)
    29
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