La vernice nera di Malacena

Dove eravamo rimasti?

A due passi dalla fine: bottiglia (57%)

La verità dall’aldilà

La nottata era stata sorprendente, mi scorsi a ripensarci rientrando con il sole già alto, promessa di un’afosa giornata. Alessandra non era in casa, il solito messaggio sulla porta diceva che l’avrei trovata in laboratorio.

Di dormire neppure a parlarne, mi infilai sotto la doccia, alle undici avevo un appuntamento.

In laboratorio, estrassi il portatile dalla borsa, aprii l’articolo che stavo scrivendo e mi persi nel lavoro, in attesa della riunione. L’incontro finì bene, il più era fatto, potevo concedermi un pranzo.

Decisi di tornare a casa: avrei cucinato io.

Cercai Alessandra, la trovai alla bar a conversare con Cinzia, le raccontai dell’incontro e invitai entrambe per le due, promettendo qualcosa di buono.

Davanti alla portone d’ingresso, un furgone rendeva difficile l’accesso e un frettoloso corriere scorreva i nomi sui campanelli per trovare il destinatario del plico che aveva in mano.

Buongiorno, potrebbe aiutarmi? — chiese, quando mi vide in un imperfetto italiano mostrandomi il plico con sopra il nome del destinatario.

Sono io — dissi stupita.

Firmi qua — aggiunse sollevato e senza ulteriori indugi, si dileguò.

Alquanto interdetta per l’accaduto, voltai la busta gialla alla ricerca di un mittente, la scoperta mi scioccò: Enrico Bartellucci.

Sul tavolo delle cucina aprii l’enorme involucro giallo, da cui uscirono un’infinita di fogli e due pezzi di anfora in due sacchettini trasparenti, rispettivamente etichettati come reperto A e reperto B.

Sospirai vedendo la calligrafia di Enrico e iniziai a sfogliare le carte.

Un foglio titolato “ANALISI CHIMICA”, riportava una tabella con tre colonne per comparare il campione A con il campione B. Tra le parole dattiloscritte, risaltavano le annotazioni in corsivo di Enrico, “originale” e “inquinamento”. Misi il contenuto nella busta e passai al resto.

Enrico aveva tenuto un giornale dello scavo, appuntando con meticolosità i fatti. I primi fallimentari mesi, i successivi ritrovamenti a seguito dell’indagine sul campo e della nuova taratura della zona di scavo.

Dal diario si poteva ammirare la nascita di una grande scoperta, giorno dopo giorno i reperti rinvenuti, gli strumenti utilizzati, le decisioni prese e quelle abbandonate. In fondo al diario le note spese, con i fondi usati per portare avanti il lavoro. Alcune cifre erano sottolineate e accompagnate da strani valori, 1/2 o 1/3.

Chiudevano il contenuto del plico alcune fatture e una lettera.

Le prime, tutte a firma del prof. Cozzorano, erano sottolineate e scarabocchiate.

Distesi i fogli del resoconto sulla tavola accanto alle fatture, le date corrispondevano. Per ogni giorno in cui era presente una cifra scarabocchiata sul diario, esisteva una fattura con voci etichettate: mai usato, non richiesto.

La lettera fu il colpo di grazia, Enrico scriveva a Cozzorano dicendo che c’erano state delle irregolarità nei fondi impegnati nello scavo e dalle analisi di laboratorio, molti reperti non risultavano autentici.

Alzai gli occhi guardando il vuoto, quando il campanello suonò, mi sorpresi ad aprire sovrappensiero.

Ciao, siamo arrivate — sentii la voce di Cinzia, mentre apriva la porta d’ingresso — Alessandra si è fermata in pasticceria.

Quello che successe dopo, ancora non mi è ben chiaro, la voce e l’espressione di Cinzia mutarono di scatto:

Come puoi averli tu? — fu la sprezzante domanda retorica varcata la soglia della cucina.Allontanati! Credo che sia il momento di chiudere e dare a me tutti i documenti— aggiunse, tirando fuori un coltello dalla borsa che aveva a tracolla.

Ma cosa stai facendo? — dissi in preda al panico

Non credo che ci sia molto da spiegare, raccolgo le prove. Avrai capito che truccavamo le fatture e dividevamo i soldi per lo scavo e in accordo con il museo rivendevamo le opere d’arte autentiche agli appassionati, creando copie — disse mentre alla rinfusa accatastava i fogli. — Mentre tu distraevi Enrico con la vostra luna di miele — aggiunse con disprezzo, — noi gettavamo le basi che ci avrebbero portato sull’Olimpo, a Fabio la cattedra e a me il dottorato, più ovviamente i soldi.

Poi Enrico si è svegliato, ha cominciato a insospettirsi, a nostra insaputa ha fatto campionare i reperti e controllato i conti. Era troppo intelligente —aggiunse con scherno — ha capito subito. Ho cercato di convincerlo con un’offerta, ma lui ha rifiutato, la scienza e la ricerca non erano in vendita, tanto meno la sua coscienzaaah!

La frase si concluse con un sonoro “stong”, Alessandra rientrata e insospettita dalla porta aperta, aveva di soppiatto attraversato il corridoio e, accortasi della scena, aveva scaraventato sulla testa di Cinzia la bottiglia di aranciata appena acquistata.

Il coltello finì a terra, Cinzia piegata in due con la testa tra le mani, imprecava senza sosta.

Per correre via, aspetti un invito — mi urlò Alessandra, mentre si girava per uscire.

Afferrai i fogli e la seguii, scappammo lontano verso il centro e appena ci sentimmo abbastanza al sicuro, telefonai a Giovanni.

Come deve finire?

  • perchè finire proprio adesso... (17%)
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  • non servono spiegazioni è tutto chiaro. Per finire... (50%)
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  • abbiamo capito, ma una spiegazione è dovuta, altrimenti che giallo è... (33%)
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