L’albero dell’ambra – Parte II

Dove eravamo rimasti?

Chi sarà il protagonista del prossimo capitolo? Nat (67%)

Prima della tempesta

La ragazza si strinse nelle spalle, mentre i fulmini l’avvolgevano senza controllo.

Il suo corpo era percorso da continue scariche di dolore. Si rannicchiò sul pavimento, tenendosi la testa tra le mani. Sentiva il cervello bruciare da dentro, come se ogni suo pensiero avesse preso fuoco. La sensazione era talmente forte da impedirle ogni genere di reazione: sentiva che, come avevano fatto le gambe, presto ogni altro suo arto avrebbe ceduto sotto la forza di quella voce. Sebbene la stessero ricoprendo come mai prima di quel momento, anche i suoi fulmini parevano aver perso potenza, tanto che anche la cella, dopo così tanto tempo, aveva iniziato a riempirsi di oscurità.

La fonte del suo tormento, l’uomo che ora si trovava sul limitare della cella, la osservava senza proferire parola. Il suo volto avvolto dall’ombra era senza espressione, i suoi occhi erano una fessura da cui proveniva uno sguardo spento, senza alcun interesse per quello che gli stava attorno, e apparentemente senza alcun interesse per lei.

L’uomo avanzò di qualche passo, e la ragazza si ritrasse. Si spinse con i talloni lontano da lui, strisciando sul pavimento, fino ad incontrare il muro dietro di lei. Continuò comunque a spingere, come se quel gesto potesse farla comparire oltre allo spesso strato di lattice e acciaio che la separava dalla nuda pietra di Terceira. L’uomo avanzò ancora verso di lei. Arrivò a pochi centimetri dal suo volto. Lei lo osservò dritto negli occhi, stringendo i denti.

E quando le fu abbastanza vicino da raggiungerlo, lo afferrò con entrambe le mani. Si concentrò, lasciandosi andare ad un ultimo disperato tentativo di reagire.

Le fiamme che l’avvolgevano si scagliarono in avanti, colpendo l’uomo. Lo avvolsero completamente bruciandogli i vestiti, così come avevano fatto con lei. Le scariche elettriche ricoprirono completamente la sua pelle, ustioni iniziarono a comparire a chiazze sulle sue braccia e sul suo petto, mentre i suoi occhi vennero come illuminati da dentro, prima di prendere fuoco a loro volta e a colare con tutto il loro contenuto sulla cute carbonizzata. Continuò così, a riversare elettricità addosso all’uomo fino a quando non iniziò a vedere le ossa emergere da sotto la pelle, fino a quando non si sentì le braccia crollare e le dita aprirsi spontaneamente, fino a quando non lasciò la presa e sentì il rumore di un corpo che cadeva a terra.

Il suo corpo.

L’ultima cosa che vide, prima di perdere i sensi, travolta dal dolore, fu il volto dell’uomo che la osservava, come se niente fosse, dall’altro capo della cella.

—-

Erano già passati due giorni, ma la ragazza, nonostante avesse ripreso a respirare normalmente, non mostrava ancora di essersi del tutto ripresa. I suoi occhi restavano fermamente serrati, e il suo corpo non sembrava rispondere ad alcuno stimolo, né verbale, né fisico.

Nonostante questo, Nat le teneva una mano poggiata sulla fronte, per sentire se la situazione fosse in qualche modo migliorata, e aspettava. Aspettava, in paziente attesa, senza chiudere occhio, e nel farlo non sentiva il bisogno di fare altro: sapeva che si trattava dell’unica cosa importante, perché quando la ragazza si fosse risvegliata, anche lui sarebbe arrivato.

È laggiù che verrò a prenderti, fratello mio.

Le parole non avevano smesso di ripetersi nella sua testa da quando le aveva sentite, giorni prima, nella stiva della USS Susquehanna. Erano l’unica cosa a cui riusciva a pensare. Anche mentre la ragazza gli aveva scagliato contro i suoi fulmini vermigli, lacerandogli la pelle e facendogli esplodere gli organi da dentro, non aveva smesso di pensarci. Così aveva continuato a fare mentre le ferite si rimarginavano e gli occhi gli ricrescevano, permettendogli di vedere ciò che in realtà già poteva percepire: che quella ragazza era il motivo per cui lui era nato, nel laboratorio di Kitty Hawk.

E il motivo per cui avrebbe vissuto da quel momento in poi, dopo essere risorto dalle sue stesse ceneri.

D’un tratto, sentì un formicolio alla mano. Dalla fronte della ragazza prese a scorrere una flebile corrente elettrica.

Nat la prese gentilmente dietro la schiena, e la sollevò. La ragazza aprì lentamente gli occhi.

Quando lo vide, restò per un attimo attonita. Nel suo sguardo si disegnò un’espressione di terrore e, per un attimo, sembrò che fosse sul punto di urlare. Ma, ben presto, il suo sguardo si distese. Gli occhi di Nat, pieni di dolcezza, la calmarono come per incanto.

«Non temere. Non ti farò del male.»

Afferrandola per le spalle, la spinse a sé, abbracciandola. Da lontano si sentì un squarcio più forte di qualsiasi tempesta e poi urla di uomini spaventati.

«Sono venuto a riportarti a casa.»

A quelle parole, il soffitto della cella si aprì come nulla fosse, mentre base sotterranea se ne volò via come fosse un castello di carte, portandosi dietro tutti gli uomini e i soldati che conteneva.

Attorno ai due, non restò altro che la notte buia di Terceira, illuminata solamente dal fioco riflesso di milioni di saette color dell’oro.

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130 Commenti

  • Ciao!
    Eccomi! Perdonami per il ritardo!
    Innanzitutto, bellissimo finale! Come ho già detto più volte, mi piacciono molto le tue descrizioni e i personaggi che hai creato. Bellissimo l’abbraccio finale e lo sfondo spettacolare delle saette dorate, unica luce in quella notte buia.
    Ho letto i commenti sotto, perciò mi piacerebbe dire la mia. Io seguo molte storie qui su TI, (soprattutto fantasy ma cerco anche di seguire altri generi) e non tutti gli autori di queste storie seguono la mia. A me non importa e continuo a seguirle.
    Forse qualcuno scrive commenti solo per farsi seguire e poi sparisce, ma non penso proprio che tutti si comportino così.
    Io non avevo ancora commentato perché non mi era arrivata la notifica. Sono andata nelle storie concluse perché stavo cercando un altro racconto terminato da poco e ho trovato anche questa.
    Chiusa parentesi! 🙂 Ancora complimenti!
    Alla prossima!!! 😀

  • Ciao.
    Premetto che avevo letto il finale qualche giorno fa ma non avevo commentato perchè non avevo niente di intelligente da dire. Però ho letto il commento di Jaw e mi sono sentita chiamata in causa: faccio parte di quelli che hanno seguito parte 1 e parte 2 ma non hanno commentato il racconto concluso.
    Quindi cercherò di scrivere cose non troppo sceme:
    Ho adorato la parte 1 e molto apprezzato la 2. Per quanto non sia fan degli scenari “futuro apocalittico”, trovo che l’universo che hai creato è perfettamente ben riuscito, angosciante e coinvolgente. La tua scrittura è coinvolgente e i personaggi vividi.
    Però i lassi di tempo tra la pubblicazione di un capitolo e il successivo mi hanno davvero fatto perdere il filo. Solo a titolo di esempio: alla fine Nat dice di essere stato creato o cresciuto in laboratorio al fine di. Io non mi ricordavo assolutamente che lui non fosse cresciuto in modo “normale”. Non sono sicura di aver capito l’esito finale di Bentham e del senza volto. Eccetera.
    Quando avrò tempo e modo cercherò di rileggere tutto l’albero dell’ambra nel suo insieme. Ritrovando il filo.

    Però se un giorno pubblichi un’opera finita spero di poterla leggere.
    Ciao

  • Ciao Res,
    Onorato e decisamente agghiacciato, per motivi che spiegherò, di essere il primo a commentare il finale del tuo racconto.
    Ciò che mi piace: mi piacciono moltissimo le atmosfere che riesci a creare, le immagini vivide, la tua grande immaginazione. È… bello, non c’è altro da dire.
    Ciò che non mi piace è strettamente legato ai limiti che questa piattaforma impone o dovrebbe imporre: non apprezzo i lunghi intervalli tra le pubblicazioni e non apprezzo il fatto che il racconto dopo venti capitoli non si sia ancora concluso.
    Sinceramente, mi sono perso molte volte, qualche volta sono tornato indietro per rinfrescarmi le idee, altre volte ho lasciato correre e mi sono limitato ad assaporare la piacevole lettura senza capire del tutto cosa accadesse.
    È anche il motivo principale per cui non sono riuscito a seguirti con continuità.
    L’impressione è che questa piattaforma sia per te uno dei tanti luoghi, e decisamente uno dei meno importanti, in cui pubblichi.
    E sai che ti dico: probabilmente hai ragione tu, perché per me è inconcepibile che una storia che ha avuto un ottimo riscontro di lettori come la tua, a tre giorni dalla pubblicazione del finale non abbia neppure un commento. Ma allora chi commentava perché lo faceva? Nessuno curioso del finale?
    Non so se mi spiego: hai evidentemente molti lettori che votano silenziosi.
    Ma di tutti i lettori/autori che hanno commentato fin qui non si è ancora presentato nessuno? Ma non dovrebbe essere il bello di questa piattaforma potersi confrontare con gli altri?
    O forse – senti che dubbio strano che mi è venuto -i commenti arrivano solo per la ricerca di voti di scambio?
    Ti confesso che sono un po’ amareggiato.
    Da un certo punto di vista, rimani uno degli autori a mio parere più interessanti tra quelli che ho incontrato qui dentro.
    Ma non so se leggerò la terza parte, magari aspetto direttamente che sia pubblicato il libro!
    Ciao, non ti dico a presto perché ho capito che declini il concetto in termini molto personali. 🙂

    • Ti rigrazio per i complimenti: fa molto piacere sapere di essere apprezzati e seguiti così da vicino, specialmente per un racconto che ho iniziato a portare avanti quasi otto mesi fa (e che facilmente porterò avanti per molto altro tempo).

      Riguardo i limiti di questa piattaforma, mi trovo in parte d’accordo con te sul fatto che talvolta risulti essere incompatibile con il mio stile e con i miei obiettivi: sono naturalmente tendente al prolisso, sia intermini di stretta narrazione che di trama, cosa che mi porta a creare racconti decisamente non-autoconclusivi. Credo sia anche un problema legato alla struttura del sito: offrire cinquemila caratteri per dieci episodi, cinquantamila in totale, non è per me ideale; è troppo per impostare un racconto che io possa definire “breve”, ed è troppo poco per pianificare (per quanto il sistema a votazione lo permetta) una trama più articolata. Specialmente per racconti come questo, che nascono come progetti secondari per poi rivelarsi (a me medesimo) come molto più prolifici di quanto immaginato, si viene a creare una situazione spiacevole per tutti: per me, come autore, che mi ritrovo a dover sottostare a maglie di pubblicazione “consigliata” che mal si adattano con la mia settimana di lavoro e con i miei altri impegni; per il lettore, nel momento in cui è costretto a dover sopportare i miei tempi di pubblicazione per seguire una storia per la quale, immagino, non ha intenzione di investire più tempo del necessario. Naturale che poi, dato anche e soprattutto il tipo di racconto a POV cangianti, il lettore venga a perdersi.
      Io nemmeno so spiegarmi la discrepanza. Al di là di alcuni utenti che conosco personalmente (alcuni dei quali so arrivare da fonti social senza lasciare commenti), non mi spiego la situazione.
      Questo vale specialmente per gli altri utenti-autori qui sul sito. E in effetti, parlando proprio di questo, inizio a farmi dei dubbi anche io sulla legittimità dell’area commenti: è un gran peccato, dato che il motivo principale per cui, a suo tempo, mi sono iscritto a THe iNCIPIT sarebbe stato quello di ricevere del feedback per la mia produzione. Se davvero i commenti vengono avanzati solamente per invogliare altri utenti a ricambiare, e dunque per racimolare qualche punto in più, viene del tutto a perdersi il senso del sito.
      Certo, può anche darsi che gli utenti-autori me li sia incattiviti da solo, proprio a causa dei miei (notevoli) ritardi nella pubblicazione o non ricambiando i commenti, ma su questo posso solo speculare.
      Ho riflettuto già in precedenza sullo stato di questo racconto. Credo che, effettivamente, non procederò oltre a pubblicarlo a puntate su questo sito: come dicevo, è diventato qualcosa di più grosso di quello che credevo possibile all’inizio e dato che, sinceramente, non credo riuscirei a raggiungere il finale che intendo raggiungere con un altro round di cinquantamila caratteri (nemmeno del tutto liberi) e forse nemmeno con altri centomila. Penso sia effettivamente meglio portarlo avanti in altra sede, dedicandoci tutto il tempo di cui ha bisogno.
      Un’ultima nota riguardo le mie pubblicazioni: in realtà, non sono presente in modo attivo su nessun altra piattaforma, né sto pubblicando in altro modo. Purtroppo, i miei impegni non me lo permettono (né, aggiungerei, saprei dove muovermi per meglio far vedere il mio lavoro).

      Detto questo, ti ringrazio nuovamente. Ho molto apprezzato le osservazioni e l’opportunità di rifletterci sopra. Spero ci sia ancora occasione per ringraziarti ancora. A presto.

  • Janet sembra essersi costruita un buon consenso. Sarà merito della cosa che hai fatto con l’ultimo episodio? In ogni caso, l’ho votata anche io.
    Continua così.

    – Bay

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