L’albero dell’ambra – Parte II

Dove eravamo rimasti?

Chi sarà il protagonista del prossimo capitolo? Janet (57%)

Draghi e topi

Il drago della Grande Strada di Filadelfia s’era risvegliato da un sonno profondo. La sua pelle, splendida come un’armatura di rubino, si distendeva sotto i raggi del sole del mattino. I suoi occhi, bianchi e senza iride, erano socchiusi a rivelare una lucidità sorprendente, e i suoi artigli neri squarciavano il ventre delle case di Spring Garden, rivelandone le interiora, alla cui penombra il fantasma di una donna troppo stanca e affamata cercava di capire come fare a liberarsi dalle sue catene.

Il drago dipinto la osservava.

Janet teneva la braccia di fronte a sé. La semiautomatica che aveva rubato al soldato prima di ucciderlo continuava a sfuggirgli dalle mani: per quanto provasse, non le riusciva di impugnarla alla giusta angolazione. Immancabilmente, ad ogni tentativo di rivolgerne la canna contro il punto in cui le manette si univano alla catenella che le teneva assieme, finiva per puntare la pistola contro sé stessa, quasi non potesse esistere altra possibilità che finirla in quel modo: con un proiettile a trapassarle la carne.

Erano almeno tre giorni che girovagava per la città. L’apocalisse non era ancora arrivata a Filadelfia, e non c’era motivo per pensare che avrebbe tardato molto. Per quanto ne sapeva lei, l’Ambra sarebbe potuta comparire da un momento all’altro, dare fuoco alla città come era successo a Georgetown in un batter d’occhio. Forse il drago che l’osservava, pensò, avrebbe potuto finalmente federe le fiamme divorarla.

Ma avrebbe visto solo questo.

Nessuno sarebbe bruciato con lei. Filadelfia aveva iniziato a svuotarsi già prima: quando Janet aveva lasciato Kitty Hawk, non aveva trovato altro che qualche animale randagio a pattugliare le strade. Doveva esserci ancora qualcuno, nascosto da qualche parte, magari impegnato a rubacchiare qualcosa dalle case abbandonate. Sì, era probabile che qualche pazzo disposto a rischiare per qualche spicciolo ci fosse ancora, laggiù, pensò. Ma se c’era, doveva trattarsi di un pazzo molto discreto, perché in tre giorni non le era ancora capitato di incontrarlo.

Janet guardò ancora la pistola: ne valeva davvero la pena? Anche se si fosse liberata, il massimo che sarebbe riuscita a fare sarebbe stato morire non appena l’Ambra fosse arrivata. O quello, o magari morire di fame in una città di cui non sarebbe rimasto più nulla comunque. Però… la pistola…

Janet la voltò verso di sé, questa volta con piena intenzione. Se l’avvicinò alla tempia. Aspettò per qualche istante. Il drago, davanti a lei, pareva non aspettasse altro. Poggiò il dito sul grilletto, e lo tirò verso di sé.

Il colpo la rese sorda. Si sentiva la testa percossa come da una scarica elettrica. Ma non era morta.

La pistola, che ancora fumava, era tesa verso il cielo. Una figura dal volto coperto glielo aveva impedito. Era sgusciata dal nulla, come un topo, e del topo aveva tutta l’apparenza. Era piccola e gracile all’apparenza, portava una vecchia felpa grigia con un cappuccio alzato. Da lì sotto venne una voce giovane, squittente in modo appropriato, da ragazzino.

«Ehi! Sei impazzita, signora? Potresti fare male a qualcuno così!» Afferrò la pistola, togliendola facilmente dalle mani della ricercatrice. «Dà qua.»

La gettò poco oltre, in modo che fosse appena fuori portata dalla donna. Poi, si sistemò a gambe incrociate di fronte a lei con estrema calma, come se non fosse successo nulla. Sul davanti della sua felpa grigia dei Bulls col cappuccio aveva una grande tasca per le mani rigonfia, che pareva contenere molte cose. Ne estrasse un grosso tozzo di pane raffermo. Ne staccò un pezzo e lo diede alla donna.

«Tieni. Ho visto che non hai mangiato oggi.»

Lei lo prese e lui, per tutta risposta, si tirò giù il cappuccio, per rivelare un volto scuro e sorridente, e una grande testa rasata.

«Maxi.» Disse.

«Maxi…?»

«Maximillian Freeman, signora. È il mio nome. Tu chi sei? Perché sei ammanettata?»

Lei lo guardò con tanto d’occhi. Vedendo che la donna non sembrava nelle condizioni di risponderle (né di addentare la pagnotta che gli aveva dato), Maxi riprese a parlare.

«È stupido usare una pistola così. So io come liberarti da quelle cose. Ti faccio vedere.»

Frugò velocemente nel suo tascone e vi tirò fuori una lattina di Coca Cola vuota e un coltellino. In un attimo, ne tagliò via un quadrato, che ripiegò su sé stesso. Prese i polsi di Janet e inserì la placchetta tra gli intacchi di una delle manette. La spinse a fondo e, con qualche movimento a leva, la aprì un po’ alla volta. Fece lo stesso con l’altra, e Janet fu libera. Il drago, sullo sfondo, pareva sempre più interessato.

«Visto? Me lo ha insegnato mio fratello. Ora sei libera, signora.»

«Io…» Janet era rimasta senza parole. Era successo tutto così in fretta. «Grazie, Maxi.»

«Non c’è di ché.» E le sorrise ancora. «Mi dici adesso chi sei?»

«Uh? Ah, sì. Sono Janet.»

«Mi piace. Anche mia nonna si chiamava così. È un bel nome, Janet.» Rise. «Vieni con me: gli altri vogliono vederti. Non è sicuro qui.»

Si alzò in piedi, e raccolse la pistola.

«Questa la prendo io.»

Chi sarà il protagonista del prossimo episodio?

  • Ira (38%)
    38
  • Nat (13%)
    13
  • Bentham (50%)
    50
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130 Commenti

  • Ciao!
    Eccomi! Perdonami per il ritardo!
    Innanzitutto, bellissimo finale! Come ho già detto più volte, mi piacciono molto le tue descrizioni e i personaggi che hai creato. Bellissimo l’abbraccio finale e lo sfondo spettacolare delle saette dorate, unica luce in quella notte buia.
    Ho letto i commenti sotto, perciò mi piacerebbe dire la mia. Io seguo molte storie qui su TI, (soprattutto fantasy ma cerco anche di seguire altri generi) e non tutti gli autori di queste storie seguono la mia. A me non importa e continuo a seguirle.
    Forse qualcuno scrive commenti solo per farsi seguire e poi sparisce, ma non penso proprio che tutti si comportino così.
    Io non avevo ancora commentato perché non mi era arrivata la notifica. Sono andata nelle storie concluse perché stavo cercando un altro racconto terminato da poco e ho trovato anche questa.
    Chiusa parentesi! 🙂 Ancora complimenti!
    Alla prossima!!! 😀

  • Ciao.
    Premetto che avevo letto il finale qualche giorno fa ma non avevo commentato perchè non avevo niente di intelligente da dire. Però ho letto il commento di Jaw e mi sono sentita chiamata in causa: faccio parte di quelli che hanno seguito parte 1 e parte 2 ma non hanno commentato il racconto concluso.
    Quindi cercherò di scrivere cose non troppo sceme:
    Ho adorato la parte 1 e molto apprezzato la 2. Per quanto non sia fan degli scenari “futuro apocalittico”, trovo che l’universo che hai creato è perfettamente ben riuscito, angosciante e coinvolgente. La tua scrittura è coinvolgente e i personaggi vividi.
    Però i lassi di tempo tra la pubblicazione di un capitolo e il successivo mi hanno davvero fatto perdere il filo. Solo a titolo di esempio: alla fine Nat dice di essere stato creato o cresciuto in laboratorio al fine di. Io non mi ricordavo assolutamente che lui non fosse cresciuto in modo “normale”. Non sono sicura di aver capito l’esito finale di Bentham e del senza volto. Eccetera.
    Quando avrò tempo e modo cercherò di rileggere tutto l’albero dell’ambra nel suo insieme. Ritrovando il filo.

    Però se un giorno pubblichi un’opera finita spero di poterla leggere.
    Ciao

  • Ciao Res,
    Onorato e decisamente agghiacciato, per motivi che spiegherò, di essere il primo a commentare il finale del tuo racconto.
    Ciò che mi piace: mi piacciono moltissimo le atmosfere che riesci a creare, le immagini vivide, la tua grande immaginazione. È… bello, non c’è altro da dire.
    Ciò che non mi piace è strettamente legato ai limiti che questa piattaforma impone o dovrebbe imporre: non apprezzo i lunghi intervalli tra le pubblicazioni e non apprezzo il fatto che il racconto dopo venti capitoli non si sia ancora concluso.
    Sinceramente, mi sono perso molte volte, qualche volta sono tornato indietro per rinfrescarmi le idee, altre volte ho lasciato correre e mi sono limitato ad assaporare la piacevole lettura senza capire del tutto cosa accadesse.
    È anche il motivo principale per cui non sono riuscito a seguirti con continuità.
    L’impressione è che questa piattaforma sia per te uno dei tanti luoghi, e decisamente uno dei meno importanti, in cui pubblichi.
    E sai che ti dico: probabilmente hai ragione tu, perché per me è inconcepibile che una storia che ha avuto un ottimo riscontro di lettori come la tua, a tre giorni dalla pubblicazione del finale non abbia neppure un commento. Ma allora chi commentava perché lo faceva? Nessuno curioso del finale?
    Non so se mi spiego: hai evidentemente molti lettori che votano silenziosi.
    Ma di tutti i lettori/autori che hanno commentato fin qui non si è ancora presentato nessuno? Ma non dovrebbe essere il bello di questa piattaforma potersi confrontare con gli altri?
    O forse – senti che dubbio strano che mi è venuto -i commenti arrivano solo per la ricerca di voti di scambio?
    Ti confesso che sono un po’ amareggiato.
    Da un certo punto di vista, rimani uno degli autori a mio parere più interessanti tra quelli che ho incontrato qui dentro.
    Ma non so se leggerò la terza parte, magari aspetto direttamente che sia pubblicato il libro!
    Ciao, non ti dico a presto perché ho capito che declini il concetto in termini molto personali. 🙂

    • Ti rigrazio per i complimenti: fa molto piacere sapere di essere apprezzati e seguiti così da vicino, specialmente per un racconto che ho iniziato a portare avanti quasi otto mesi fa (e che facilmente porterò avanti per molto altro tempo).

      Riguardo i limiti di questa piattaforma, mi trovo in parte d’accordo con te sul fatto che talvolta risulti essere incompatibile con il mio stile e con i miei obiettivi: sono naturalmente tendente al prolisso, sia intermini di stretta narrazione che di trama, cosa che mi porta a creare racconti decisamente non-autoconclusivi. Credo sia anche un problema legato alla struttura del sito: offrire cinquemila caratteri per dieci episodi, cinquantamila in totale, non è per me ideale; è troppo per impostare un racconto che io possa definire “breve”, ed è troppo poco per pianificare (per quanto il sistema a votazione lo permetta) una trama più articolata. Specialmente per racconti come questo, che nascono come progetti secondari per poi rivelarsi (a me medesimo) come molto più prolifici di quanto immaginato, si viene a creare una situazione spiacevole per tutti: per me, come autore, che mi ritrovo a dover sottostare a maglie di pubblicazione “consigliata” che mal si adattano con la mia settimana di lavoro e con i miei altri impegni; per il lettore, nel momento in cui è costretto a dover sopportare i miei tempi di pubblicazione per seguire una storia per la quale, immagino, non ha intenzione di investire più tempo del necessario. Naturale che poi, dato anche e soprattutto il tipo di racconto a POV cangianti, il lettore venga a perdersi.
      Io nemmeno so spiegarmi la discrepanza. Al di là di alcuni utenti che conosco personalmente (alcuni dei quali so arrivare da fonti social senza lasciare commenti), non mi spiego la situazione.
      Questo vale specialmente per gli altri utenti-autori qui sul sito. E in effetti, parlando proprio di questo, inizio a farmi dei dubbi anche io sulla legittimità dell’area commenti: è un gran peccato, dato che il motivo principale per cui, a suo tempo, mi sono iscritto a THe iNCIPIT sarebbe stato quello di ricevere del feedback per la mia produzione. Se davvero i commenti vengono avanzati solamente per invogliare altri utenti a ricambiare, e dunque per racimolare qualche punto in più, viene del tutto a perdersi il senso del sito.
      Certo, può anche darsi che gli utenti-autori me li sia incattiviti da solo, proprio a causa dei miei (notevoli) ritardi nella pubblicazione o non ricambiando i commenti, ma su questo posso solo speculare.
      Ho riflettuto già in precedenza sullo stato di questo racconto. Credo che, effettivamente, non procederò oltre a pubblicarlo a puntate su questo sito: come dicevo, è diventato qualcosa di più grosso di quello che credevo possibile all’inizio e dato che, sinceramente, non credo riuscirei a raggiungere il finale che intendo raggiungere con un altro round di cinquantamila caratteri (nemmeno del tutto liberi) e forse nemmeno con altri centomila. Penso sia effettivamente meglio portarlo avanti in altra sede, dedicandoci tutto il tempo di cui ha bisogno.
      Un’ultima nota riguardo le mie pubblicazioni: in realtà, non sono presente in modo attivo su nessun altra piattaforma, né sto pubblicando in altro modo. Purtroppo, i miei impegni non me lo permettono (né, aggiungerei, saprei dove muovermi per meglio far vedere il mio lavoro).

      Detto questo, ti ringrazio nuovamente. Ho molto apprezzato le osservazioni e l’opportunità di rifletterci sopra. Spero ci sia ancora occasione per ringraziarti ancora. A presto.

  • Janet sembra essersi costruita un buon consenso. Sarà merito della cosa che hai fatto con l’ultimo episodio? In ogni caso, l’ho votata anche io.
    Continua così.

    – Bay

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