L’albero dell’ambra – Parte II

Dove eravamo rimasti?

Chi sarà il protagonista del prossimo capitolo? Ira (50%)

Nell’abisso

La città antica di Terceira era il bunker perfetto. L’ipogeo di Tanit, la Luna di Cartagine, scendeva nel cuore della terra per centinaia e centinaia di metri. Le grotte che formavano il tempio sotterraneo erano umide, ma non abbastanza da ospitare più di qualche erbaccia e poche muffe. La rada vegetazione delle Azzorre si era dimenticata del tutto di quel luogo e dei suoi dèi morti da tempo. Aveva preferito restare a lambire la costa, là dove il sole non aveva timore a splendere.

Ira si fece avanti nella grotta, inondandola con la luce dell’acetilene.

I dipinti, osservò Ira, mal si sarebbero adattati all’interno di quella catacomba: i pochi segni, rossi, che erano stati lasciati dai fedeli di Tanit erano sbiaditi nel tempo. Lo stesso sarebbe accaduto certamente ad ogni tela e arazzo, ad ogni affresco o ricco mosaico. I rivoli d’acqua gelida che sgorgavano dalle pareti lavavano via tutto, divoravano ogni cosa, e scolpivano la pietra nel profondo.

Seguendo con lo sguardo la scia di uno di quei rigagnoli, Ira notò, poco sopra l’altezza delle sue spalle, lungo tutto il corridoio della grotta, un lungo sfregio nel ventre della montagna. Due grandi effigi piramidali, simili agli ankh egizi, guardavano ai lati opposti della stanza, e tra loro reggevano un cartiglio, su cui grandi scritte in un alfabeto dimenticato incastonavano l’Occhio Lunare di Tanit.

Quella era l’unica cosa che fosse sopravvissuta ai millenni, all’inevitabile decadere della Storia: un disco oscuro, solitario, un occhio senza iride, scarificato nella nuda roccia dall’acciaio. Una cicatrice, pensò Ira, una cicatrice come quelle che così tante volte era stato abituato a vedere. La sola cosa là dentro che sarebbe rimasta per sempre.

L’uomo proseguì nei lunghi corridoi del tempio. Delle scale, rese oblique dal tempo, scendevano ancora più in profondità nell’isola. Centinaia di gradini più in basso, stava una sala cerimoniale, convertita in una grande cella impenetrabile. Al suo centro, stava una ragazza, immobile, che osservava una pesante porta blindata, montata in modo da separare l’area dal resto del complesso. Immediatamente all’esterno, era stato allestito un laboratorio militare. Hector Martinez, nel suo lungo camice bianco, osservava un piccolo monitor che pareva monopolizzare del tutto la sua attenzione: solo di tanto in tanto, sollevava la testa per lanciare poche parole ad uno dei suoi diversi assistenti o ai soldati di guardia, e sembrava che nulla fosse in grado di turbarlo, là dentro. Non l’oscurità, non l’umidità o la mancanza di strumentazione, né quello che stava facendo.

Ma quando Ira si fece avanti, fece un’eccezione.

L’uomo dell’esercito sorrise e annuì, gesto a cui il dottore replicò con timoroso silenzio. Lee girò attorno all’uomo, mentre tutti, là attorno, s’erano bloccati ad osservare. Non una parola, neanche un cenno: si avvicinò al monitor, ed osservò. Sullo schermo del computer di Martinez, il volto di Ira appariva deformato dai dati e da ciò a cui si riferivano: un video a circuito chiuso che mostrava la ragazza della stanza accanto, costantemente, senza mai lasciarla andare. I suoi occhi erano velati di una strana luce, e attorno a lei l’aria era visibile e pareva avere una consistenza… diversa. In una finestra più piccola, lì accanto, un altro video inquadrava diverse celle in uno stabile in cemento, bene illuminato e popolato da quelle che dovevano essere almeno una trentina di uomini e donne.

«La Iron Duke arriverà a Lajes Field tra pochi minuti,» disse. «Londra ci ha concesso duecento unità. La Steil e la Cantabria sono pronte a tornare in Europa per un altro carico. Gli altri governi NATO stanno discutendo se fare la loro parte. E non ho dubbi che contribuiranno al progetto. Dovrebbero essere più che sufficienti alla tua equipe, giusto?»

Sempre sorridendo, poggiò una mano sulla spalla del medico: «Ah! Clarke sembra trovarsi bene a bordo della Susquehanna. Non parla molto, certo, ma a parte questo non mostra segni di rigetto. È un grande passo avanti, nonostante la sparizione della dottoressa Avery e del campione Tredici… Ma suppongo che non si possa avere tutto, dalla vita.»

Lasciò la spalla, il volto che s’era fatto spigoloso per l’espressione che stava trattenendo. Osservò nuovamente lo schermo. Poi, lentamente, si diresse verso le scale. «Ho già dato istruzioni a ché il dottor Clarke venga portato qui. Sono sicuro che sarà un’ottima risorsa. Ci serve un campione per tutta questa gente, no?»

Martinez guardò l’uomo dell’esercito dritto nei suoi occhi di ghiaccio. Sentì un tremito risalirgli lungo la spina dorsale, quasi ad avvisarlo. Ma, contro tutti i suoi interessi, parlò. «Non sappiamo come potrebbe reagire allo stress del prelievo» disse. «Estrarre l’Ambra dal sistema linfatico potrebbe ucciderlo.»

Ira si girò. Il suo sguardo era sottile, acuminato come le fauci metalliche che avevano scavato quelle sale, trasformandole a loro piacimento.

«Fai la tua parte, Hector» disse il soldato: «penserò io al bene di tutti e due.»

Chi sarà il protagonista del prossimo capitolo?

  • Bentham (8%)
    8
  • Janet (38%)
    38
  • La Paziente Zero (54%)
    54
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130 Commenti

  • Ciao!
    Eccomi! Perdonami per il ritardo!
    Innanzitutto, bellissimo finale! Come ho già detto più volte, mi piacciono molto le tue descrizioni e i personaggi che hai creato. Bellissimo l’abbraccio finale e lo sfondo spettacolare delle saette dorate, unica luce in quella notte buia.
    Ho letto i commenti sotto, perciò mi piacerebbe dire la mia. Io seguo molte storie qui su TI, (soprattutto fantasy ma cerco anche di seguire altri generi) e non tutti gli autori di queste storie seguono la mia. A me non importa e continuo a seguirle.
    Forse qualcuno scrive commenti solo per farsi seguire e poi sparisce, ma non penso proprio che tutti si comportino così.
    Io non avevo ancora commentato perché non mi era arrivata la notifica. Sono andata nelle storie concluse perché stavo cercando un altro racconto terminato da poco e ho trovato anche questa.
    Chiusa parentesi! 🙂 Ancora complimenti!
    Alla prossima!!! 😀

  • Ciao.
    Premetto che avevo letto il finale qualche giorno fa ma non avevo commentato perchè non avevo niente di intelligente da dire. Però ho letto il commento di Jaw e mi sono sentita chiamata in causa: faccio parte di quelli che hanno seguito parte 1 e parte 2 ma non hanno commentato il racconto concluso.
    Quindi cercherò di scrivere cose non troppo sceme:
    Ho adorato la parte 1 e molto apprezzato la 2. Per quanto non sia fan degli scenari “futuro apocalittico”, trovo che l’universo che hai creato è perfettamente ben riuscito, angosciante e coinvolgente. La tua scrittura è coinvolgente e i personaggi vividi.
    Però i lassi di tempo tra la pubblicazione di un capitolo e il successivo mi hanno davvero fatto perdere il filo. Solo a titolo di esempio: alla fine Nat dice di essere stato creato o cresciuto in laboratorio al fine di. Io non mi ricordavo assolutamente che lui non fosse cresciuto in modo “normale”. Non sono sicura di aver capito l’esito finale di Bentham e del senza volto. Eccetera.
    Quando avrò tempo e modo cercherò di rileggere tutto l’albero dell’ambra nel suo insieme. Ritrovando il filo.

    Però se un giorno pubblichi un’opera finita spero di poterla leggere.
    Ciao

  • Ciao Res,
    Onorato e decisamente agghiacciato, per motivi che spiegherò, di essere il primo a commentare il finale del tuo racconto.
    Ciò che mi piace: mi piacciono moltissimo le atmosfere che riesci a creare, le immagini vivide, la tua grande immaginazione. È… bello, non c’è altro da dire.
    Ciò che non mi piace è strettamente legato ai limiti che questa piattaforma impone o dovrebbe imporre: non apprezzo i lunghi intervalli tra le pubblicazioni e non apprezzo il fatto che il racconto dopo venti capitoli non si sia ancora concluso.
    Sinceramente, mi sono perso molte volte, qualche volta sono tornato indietro per rinfrescarmi le idee, altre volte ho lasciato correre e mi sono limitato ad assaporare la piacevole lettura senza capire del tutto cosa accadesse.
    È anche il motivo principale per cui non sono riuscito a seguirti con continuità.
    L’impressione è che questa piattaforma sia per te uno dei tanti luoghi, e decisamente uno dei meno importanti, in cui pubblichi.
    E sai che ti dico: probabilmente hai ragione tu, perché per me è inconcepibile che una storia che ha avuto un ottimo riscontro di lettori come la tua, a tre giorni dalla pubblicazione del finale non abbia neppure un commento. Ma allora chi commentava perché lo faceva? Nessuno curioso del finale?
    Non so se mi spiego: hai evidentemente molti lettori che votano silenziosi.
    Ma di tutti i lettori/autori che hanno commentato fin qui non si è ancora presentato nessuno? Ma non dovrebbe essere il bello di questa piattaforma potersi confrontare con gli altri?
    O forse – senti che dubbio strano che mi è venuto -i commenti arrivano solo per la ricerca di voti di scambio?
    Ti confesso che sono un po’ amareggiato.
    Da un certo punto di vista, rimani uno degli autori a mio parere più interessanti tra quelli che ho incontrato qui dentro.
    Ma non so se leggerò la terza parte, magari aspetto direttamente che sia pubblicato il libro!
    Ciao, non ti dico a presto perché ho capito che declini il concetto in termini molto personali. 🙂

    • Ti rigrazio per i complimenti: fa molto piacere sapere di essere apprezzati e seguiti così da vicino, specialmente per un racconto che ho iniziato a portare avanti quasi otto mesi fa (e che facilmente porterò avanti per molto altro tempo).

      Riguardo i limiti di questa piattaforma, mi trovo in parte d’accordo con te sul fatto che talvolta risulti essere incompatibile con il mio stile e con i miei obiettivi: sono naturalmente tendente al prolisso, sia intermini di stretta narrazione che di trama, cosa che mi porta a creare racconti decisamente non-autoconclusivi. Credo sia anche un problema legato alla struttura del sito: offrire cinquemila caratteri per dieci episodi, cinquantamila in totale, non è per me ideale; è troppo per impostare un racconto che io possa definire “breve”, ed è troppo poco per pianificare (per quanto il sistema a votazione lo permetta) una trama più articolata. Specialmente per racconti come questo, che nascono come progetti secondari per poi rivelarsi (a me medesimo) come molto più prolifici di quanto immaginato, si viene a creare una situazione spiacevole per tutti: per me, come autore, che mi ritrovo a dover sottostare a maglie di pubblicazione “consigliata” che mal si adattano con la mia settimana di lavoro e con i miei altri impegni; per il lettore, nel momento in cui è costretto a dover sopportare i miei tempi di pubblicazione per seguire una storia per la quale, immagino, non ha intenzione di investire più tempo del necessario. Naturale che poi, dato anche e soprattutto il tipo di racconto a POV cangianti, il lettore venga a perdersi.
      Io nemmeno so spiegarmi la discrepanza. Al di là di alcuni utenti che conosco personalmente (alcuni dei quali so arrivare da fonti social senza lasciare commenti), non mi spiego la situazione.
      Questo vale specialmente per gli altri utenti-autori qui sul sito. E in effetti, parlando proprio di questo, inizio a farmi dei dubbi anche io sulla legittimità dell’area commenti: è un gran peccato, dato che il motivo principale per cui, a suo tempo, mi sono iscritto a THe iNCIPIT sarebbe stato quello di ricevere del feedback per la mia produzione. Se davvero i commenti vengono avanzati solamente per invogliare altri utenti a ricambiare, e dunque per racimolare qualche punto in più, viene del tutto a perdersi il senso del sito.
      Certo, può anche darsi che gli utenti-autori me li sia incattiviti da solo, proprio a causa dei miei (notevoli) ritardi nella pubblicazione o non ricambiando i commenti, ma su questo posso solo speculare.
      Ho riflettuto già in precedenza sullo stato di questo racconto. Credo che, effettivamente, non procederò oltre a pubblicarlo a puntate su questo sito: come dicevo, è diventato qualcosa di più grosso di quello che credevo possibile all’inizio e dato che, sinceramente, non credo riuscirei a raggiungere il finale che intendo raggiungere con un altro round di cinquantamila caratteri (nemmeno del tutto liberi) e forse nemmeno con altri centomila. Penso sia effettivamente meglio portarlo avanti in altra sede, dedicandoci tutto il tempo di cui ha bisogno.
      Un’ultima nota riguardo le mie pubblicazioni: in realtà, non sono presente in modo attivo su nessun altra piattaforma, né sto pubblicando in altro modo. Purtroppo, i miei impegni non me lo permettono (né, aggiungerei, saprei dove muovermi per meglio far vedere il mio lavoro).

      Detto questo, ti ringrazio nuovamente. Ho molto apprezzato le osservazioni e l’opportunità di rifletterci sopra. Spero ci sia ancora occasione per ringraziarti ancora. A presto.

  • Janet sembra essersi costruita un buon consenso. Sarà merito della cosa che hai fatto con l’ultimo episodio? In ogni caso, l’ho votata anche io.
    Continua così.

    – Bay

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