L’albero dell’ambra – Parte II

Dove eravamo rimasti?

Chi sarà il protagonista del prossimo capitolo? La Paziente Zero (54%)

Furore

Adesso le tinte rosse del sole erano appena percettibili, segno che dovevano essere quasi le sette di sera. Il tramonto s’adagiava sulla costa e risaliva le colline. Avvinghiava l’erba con le proprie spire, e scendeva tra le grotte dell’isola come fosse un rigagnolo che s’aggrappasse per un attimo alle pareti rocciose, prima di cadere nel vuoto sottostante. Il sole, il sole dell’estate atlantica, stava languendo ancora un attimo, prima di lasciarsi andare all’oscurità della notte di Terceira.

Ma, nel profondo della terra, niente di tutto questo pareva avere importanza.

La cella era senza finestre, e niente dei raggi del sole vi poteva entrare. La luce del crepuscolo si fermava centinaia di metri più in superficie: come terrorizzata dallo sfregio che aveva scoperto lì nel profondo, si ritraeva. Se ne stava più lontano possibile, presentendo l’aberrazione di un tipo di luce diverso, innaturale, che sfidava la legge della natura.

Era stata scavata nel vuoto, la cella, e lì aveva creato una realtà parallela, dove se anche la luce del sole non arrivava, nemmeno l’oscurità osava mettere piede. Rivestita di acciaio e plastica opaca, la sua superficie era inondata continuamente da scariche rosse, interminabili e sottili, le cui unghie di folgore lambivano le pareti, intaccandone la liscia perfezione, ma lasciando la ragazza incolume, solo illuminandone i contorni del viso giovane e bello.

Non era quella del sole, ma era una luce altrettanto vivida e costante, quella che l’avvolgeva: scintillandole attorno, creava l’impressione di un mezzogiorno perenne, che lei stessa non ricordava fosse mai passato. A parte quella luce, tutto intorno a lei era immobile: la branda scheletrica al suo fianco, le cui lenzuola erano bruciate da tempo; la ciotola di ferro vuota, che ogni tanto ticchettava al tocco dei fulmini rossi; la grande porta d’acciaio impenetrabile che l’osservava di continuo. Poteva vederle con estrema chiarezza restare tutte sempre identiche a sé stesse.

“Da quanto tempo era rinchiusa là dentro?” Si domandava. “Quando potrò uscire?”

La ragazza non riusciva a pensare altro. Da quanto non sentiva più il bisogno di mangiare e dormire, e da quando respirare era l’unica cosa che veramente le serviva per sopravvivere, non aveva più avuto un attimo di libertà da quelle terribili domande. Il siero che gli uomini dell’esercito le avevano iniettato l’aveva privata di ogni possibilità di distrarsi almeno attraverso la fame e il sonno. L’aveva resa qualcosa di inumano, di diverso, accendendo in lei la fiamma di quelle terribili scariche rosse di cui non comprendeva l’origine e che le ricordavano, ogni secondo, ogni istante in cui le balzavano impazzite davanti gli occhi, che per lei era ormai tutto finito.

Non c’era più nulla che la legasse a questo mondo. Non ricordava come si chiamasse, né chi fosse stata prima di risvegliarsi. Non sapeva se fosse legata a qualcuno, né dove fosse la sua vita prima della cella. Ricordava solamente un lettino d’ospedale, i medici dell’esercito dal volto ghignante, l’ago con la sostanza rossa, e poi un grande dolore. L’ultima sensazione che aveva provato prima di crollare e di risvegliarsi, ore dopo, avvolta dalla tempesta.

Adesso che era diventata così, gli uomini dell’esercito sembravano temerla, tuttavia. La paura che provavano per lei era tutta lì, riassunta nella miriade di barriere e precauzioni che avevano allestito per domare quello stesso fuoco che avevano acceso in lei. La paura era tutta nella grande porta blindata, che testimoniava ininterrottamente ormai da diversi mesi la sua furia silenziosa e la sua spasmodica attesa.

La ragazza, che la scrutava di rimando, aspettava il giorno in cui si sarebbe aperta.

Il giorno in cui, sebbene non sapesse per dove, avrebbe potuto fuggire.

Sapeva di poterlo fare: sentiva nei muscoli una forza sopita da tempo, pronta a risvegliarsi alla bisogna. La ragazza si strinse le mani fino a lacerasi la pelle con le unghie, ma non sentì alcun dolore. Non appena ve ne fosse stata l’opportunità, pensò digrignando i denti in una smorfia, quella forza si sarebbe risvegliata tutta di un colpo, permettendole di sparire nel nulla. E di sparire lasciandosi dietro una scia di cenere.

Li avrebbe uccisi tutti, dal primo all’ultimo. Li avrebbe cercati, li avrebbe stanati, e li avrebbe schiacciati sotto di sé, con la stessa lenta agonia che aveva provato lei in quella rossa, eterna, mattina.

La ragazza sollevò lo sguardo, pregustando il momento come il più dolce dei sapori.

«Di voi non resterà nulla,» disse tra sé e sé.

Fu allora che accadde qualcosa di inaspettato: da lontano, la ragazza sentì un rumore strano farsi sempre più vicino. Era come una voce, vibrante e terribile, che la chiamava in una lingua che non riusciva a comprendere. D’istinto, si alzò in piedi. Si avvicinò alla grande porta blindata, e poggiò l’orecchio ad essa, per meglio sentire.

Proprio allora, la porta d’acciaio si aprì. Prima che potesse reagire, senza che potesse farci nulla, la voce la travolse.

Chi sarà il protagonista del prossimo episodio?

  • Ira (25%)
    25
  • Bentham (17%)
    17
  • Janet (58%)
    58
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130 Commenti

  • Ciao!
    Eccomi! Perdonami per il ritardo!
    Innanzitutto, bellissimo finale! Come ho già detto più volte, mi piacciono molto le tue descrizioni e i personaggi che hai creato. Bellissimo l’abbraccio finale e lo sfondo spettacolare delle saette dorate, unica luce in quella notte buia.
    Ho letto i commenti sotto, perciò mi piacerebbe dire la mia. Io seguo molte storie qui su TI, (soprattutto fantasy ma cerco anche di seguire altri generi) e non tutti gli autori di queste storie seguono la mia. A me non importa e continuo a seguirle.
    Forse qualcuno scrive commenti solo per farsi seguire e poi sparisce, ma non penso proprio che tutti si comportino così.
    Io non avevo ancora commentato perché non mi era arrivata la notifica. Sono andata nelle storie concluse perché stavo cercando un altro racconto terminato da poco e ho trovato anche questa.
    Chiusa parentesi! 🙂 Ancora complimenti!
    Alla prossima!!! 😀

  • Ciao.
    Premetto che avevo letto il finale qualche giorno fa ma non avevo commentato perchè non avevo niente di intelligente da dire. Però ho letto il commento di Jaw e mi sono sentita chiamata in causa: faccio parte di quelli che hanno seguito parte 1 e parte 2 ma non hanno commentato il racconto concluso.
    Quindi cercherò di scrivere cose non troppo sceme:
    Ho adorato la parte 1 e molto apprezzato la 2. Per quanto non sia fan degli scenari “futuro apocalittico”, trovo che l’universo che hai creato è perfettamente ben riuscito, angosciante e coinvolgente. La tua scrittura è coinvolgente e i personaggi vividi.
    Però i lassi di tempo tra la pubblicazione di un capitolo e il successivo mi hanno davvero fatto perdere il filo. Solo a titolo di esempio: alla fine Nat dice di essere stato creato o cresciuto in laboratorio al fine di. Io non mi ricordavo assolutamente che lui non fosse cresciuto in modo “normale”. Non sono sicura di aver capito l’esito finale di Bentham e del senza volto. Eccetera.
    Quando avrò tempo e modo cercherò di rileggere tutto l’albero dell’ambra nel suo insieme. Ritrovando il filo.

    Però se un giorno pubblichi un’opera finita spero di poterla leggere.
    Ciao

  • Ciao Res,
    Onorato e decisamente agghiacciato, per motivi che spiegherò, di essere il primo a commentare il finale del tuo racconto.
    Ciò che mi piace: mi piacciono moltissimo le atmosfere che riesci a creare, le immagini vivide, la tua grande immaginazione. È… bello, non c’è altro da dire.
    Ciò che non mi piace è strettamente legato ai limiti che questa piattaforma impone o dovrebbe imporre: non apprezzo i lunghi intervalli tra le pubblicazioni e non apprezzo il fatto che il racconto dopo venti capitoli non si sia ancora concluso.
    Sinceramente, mi sono perso molte volte, qualche volta sono tornato indietro per rinfrescarmi le idee, altre volte ho lasciato correre e mi sono limitato ad assaporare la piacevole lettura senza capire del tutto cosa accadesse.
    È anche il motivo principale per cui non sono riuscito a seguirti con continuità.
    L’impressione è che questa piattaforma sia per te uno dei tanti luoghi, e decisamente uno dei meno importanti, in cui pubblichi.
    E sai che ti dico: probabilmente hai ragione tu, perché per me è inconcepibile che una storia che ha avuto un ottimo riscontro di lettori come la tua, a tre giorni dalla pubblicazione del finale non abbia neppure un commento. Ma allora chi commentava perché lo faceva? Nessuno curioso del finale?
    Non so se mi spiego: hai evidentemente molti lettori che votano silenziosi.
    Ma di tutti i lettori/autori che hanno commentato fin qui non si è ancora presentato nessuno? Ma non dovrebbe essere il bello di questa piattaforma potersi confrontare con gli altri?
    O forse – senti che dubbio strano che mi è venuto -i commenti arrivano solo per la ricerca di voti di scambio?
    Ti confesso che sono un po’ amareggiato.
    Da un certo punto di vista, rimani uno degli autori a mio parere più interessanti tra quelli che ho incontrato qui dentro.
    Ma non so se leggerò la terza parte, magari aspetto direttamente che sia pubblicato il libro!
    Ciao, non ti dico a presto perché ho capito che declini il concetto in termini molto personali. 🙂

    • Ti rigrazio per i complimenti: fa molto piacere sapere di essere apprezzati e seguiti così da vicino, specialmente per un racconto che ho iniziato a portare avanti quasi otto mesi fa (e che facilmente porterò avanti per molto altro tempo).

      Riguardo i limiti di questa piattaforma, mi trovo in parte d’accordo con te sul fatto che talvolta risulti essere incompatibile con il mio stile e con i miei obiettivi: sono naturalmente tendente al prolisso, sia intermini di stretta narrazione che di trama, cosa che mi porta a creare racconti decisamente non-autoconclusivi. Credo sia anche un problema legato alla struttura del sito: offrire cinquemila caratteri per dieci episodi, cinquantamila in totale, non è per me ideale; è troppo per impostare un racconto che io possa definire “breve”, ed è troppo poco per pianificare (per quanto il sistema a votazione lo permetta) una trama più articolata. Specialmente per racconti come questo, che nascono come progetti secondari per poi rivelarsi (a me medesimo) come molto più prolifici di quanto immaginato, si viene a creare una situazione spiacevole per tutti: per me, come autore, che mi ritrovo a dover sottostare a maglie di pubblicazione “consigliata” che mal si adattano con la mia settimana di lavoro e con i miei altri impegni; per il lettore, nel momento in cui è costretto a dover sopportare i miei tempi di pubblicazione per seguire una storia per la quale, immagino, non ha intenzione di investire più tempo del necessario. Naturale che poi, dato anche e soprattutto il tipo di racconto a POV cangianti, il lettore venga a perdersi.
      Io nemmeno so spiegarmi la discrepanza. Al di là di alcuni utenti che conosco personalmente (alcuni dei quali so arrivare da fonti social senza lasciare commenti), non mi spiego la situazione.
      Questo vale specialmente per gli altri utenti-autori qui sul sito. E in effetti, parlando proprio di questo, inizio a farmi dei dubbi anche io sulla legittimità dell’area commenti: è un gran peccato, dato che il motivo principale per cui, a suo tempo, mi sono iscritto a THe iNCIPIT sarebbe stato quello di ricevere del feedback per la mia produzione. Se davvero i commenti vengono avanzati solamente per invogliare altri utenti a ricambiare, e dunque per racimolare qualche punto in più, viene del tutto a perdersi il senso del sito.
      Certo, può anche darsi che gli utenti-autori me li sia incattiviti da solo, proprio a causa dei miei (notevoli) ritardi nella pubblicazione o non ricambiando i commenti, ma su questo posso solo speculare.
      Ho riflettuto già in precedenza sullo stato di questo racconto. Credo che, effettivamente, non procederò oltre a pubblicarlo a puntate su questo sito: come dicevo, è diventato qualcosa di più grosso di quello che credevo possibile all’inizio e dato che, sinceramente, non credo riuscirei a raggiungere il finale che intendo raggiungere con un altro round di cinquantamila caratteri (nemmeno del tutto liberi) e forse nemmeno con altri centomila. Penso sia effettivamente meglio portarlo avanti in altra sede, dedicandoci tutto il tempo di cui ha bisogno.
      Un’ultima nota riguardo le mie pubblicazioni: in realtà, non sono presente in modo attivo su nessun altra piattaforma, né sto pubblicando in altro modo. Purtroppo, i miei impegni non me lo permettono (né, aggiungerei, saprei dove muovermi per meglio far vedere il mio lavoro).

      Detto questo, ti ringrazio nuovamente. Ho molto apprezzato le osservazioni e l’opportunità di rifletterci sopra. Spero ci sia ancora occasione per ringraziarti ancora. A presto.

  • Janet sembra essersi costruita un buon consenso. Sarà merito della cosa che hai fatto con l’ultimo episodio? In ogni caso, l’ho votata anche io.
    Continua così.

    – Bay

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