L’albero dell’ambra – Parte II

Dove eravamo rimasti?

Chi sarà il protagonista del prossimo episodio? Janet (58%)

Un’ultima sigaretta

L’atmosfera umida e sonnolenta della cabina fu violentemente scossa e lacerata. La ragazza, che se ne era rimasta quieta a dormire nella sua lettiga improvvisata, si sentì scrollare in giro come fosse stata rinchiusa in una scatola di latta e sbattuta contro il muro. Vide le pareti cromate della seconda classe accartocciarsi su di lei, e un suono gutturale le vibrò nelle orecchie. Fuori dal finestrino vide i binari della sopraelevata sollevarsi verso il cielo. Senza che potesse trovare il tempo di reagire, sentì l’imbottitura del sedile staccarsi dalle sue cosce nude e lanciarla lontano. Il soffitto della New York Speedline le si avvicinò, fino a troncare sul nascere i suoi sogni di volo. Poi tutto divenne nero.

E quando riaprì gli occhi, la situazione non cambiò.

La ragazza si svegliò dolorante, come avesse vissuto tutta la vita in un sogno. Accanto a lei, era il buio. Il buio del sottosuolo, il buio uterino, freddo e senz’aria, di una città morta.

Strisciò fuori dal suo sacco a pelo rosso, cercando una posizione comoda in cui stirarsi un po’. Si levò in ginocchio, allungò le braccia. Sbadigliò. Poi, frugò per un attimo tra le fibre del sacco a pelo, fino a quando non ne ricavò una piccola torcia a dinamo. La prese per la manovella e le diede qualche giro. Poi, l’accese.

La metro di Filadelfia l’accolse con la massima freddezza. Le insegne restarono spente, le cabine e i distributori automatici non la degnarono di uno sguardo. Nel buio, appena oltre a dove poteva arrivare l’alone caldo della torcia, le carcasse dei treni sembravano riposare contro le pareti, e dai loro teschi vuoti si poteva indovinare la traccia di un primo inizio di rovina e, dal più vicino, una densa scia di fumo.

La ragazza andò su tutte le furie. Si alzò di scatto, lasciandosi dietro il sacco a pelo. Alzò il cappuccio del suo eskimo color kaki, avvicinandosi al vagone, cercando la fonte della nebbia che le si parava davanti.

Entrò dalla porta divelta della cabina di controllo, tenendo la torcia puntata davanti a sé. La sua luce, vide, non era affatto sufficiente a penetrare la colonna grigia. Ma non aveva bisogno di vederci, per capire cosa stesse succedendo.

«”La quinta è l’ultima,” non è vero Stacks?» Disse. «Mi pareva avessi detto così.»

«Ho detto così?» La voce che le rispose era roca, abbastanza da poter appartenere ad un vecchio, ma il tono era quello tipico di un adolescente. «Beh… questa volta sarà diverso.»

La ragazza ne seguì il suono fino a quando non ne individuò la fonte. Stacks stava seduto per terra, il lumino della sigaretta accesa che gli illuminava il viso.

«Sì? Dicevi così anche prima. Anche la quarta Chesterfield era l’ultima. E quella prima: anche quella doveva essere l’ultima.» La ragazza coll’eskimo si calò a fianco dell’uomo, poggiando un fianco contro il suo. «Con te è sempre l’ultima sigaretta…»

Il volto del ragazzo era teso. I lineamenti sottili, resi ancora più acuminati dalla sigaretta. Dal suo chiarore e dalla nicotina. Rispose alla ragazza con tono piatto, senza guardarla.

«E da quando sei diventata mia madre, Sonja?»

«Ohh, sta zitto… Piuttosto, vedi di passarla qui. Credo di avere un po’ di mal di testa.» Sonja prese la sigaretta dalla mano del ragazzo senza nemmeno aspettare un cenno. Quando la inalò, tossì un poco. Il chiarore del mozzicone le fece scintillare gli occhi.

«Terribile.» Disse.

«Già… Terribile.» Rispose lui. «Mi fanno pure schifo, ‘ste blucerchiate del cazzo: tiri su e sembra di aspirare il deserto dal naso. Con tanto di carovane, beduini e dromedari.»

Il suo tono era del tutto assente.

«Fanculo. Ci sono certi bastardi strafatti di speed che sono riusciti a cavarsi gli aghi dal cervello senza nemmeno avere un buon motivo per farlo. Perché non dovrei farcela anch’io?» La guardò. «Buttala via.»

Ma Sonja rimase immobile con la sigaretta in mano, osservandone il filtro bordato d’azzurro. Quello, e qualcosa al di là.

“Stasera. Sì, stasera smetto di fare questa vita di merda. Parto, me ne vado via da New York. È l’ultima volta. Stasera…”

E poi, il treno era caduto, e il mondo era finito.

«Non ti ho ancora ringraziato per avermi salvata.» Disse.

Lui le prese la sigaretta dalla mano e se la rimise in bocca.

«Non sono stato io a salvarti. È stato Maximillian. Io ti ho solo portata in macchina qui a Filadelfia.»

«Beh, non eri tenuto a farlo.»

«Certo, come non sono tenuto a traspirare queste sigarette del cazzo. Ma che vuoi farci? Mi piace tanto.» Aspirò una boccata dal filtro.

«Hai mandato Maxi da me come lo hai mandato da quella ragazza due giorni fa.» Guardò attraverso la scia di fumo. «Ormai dovrebbero essere già qui, no? Pensi che sia potuto succedergli qualcosa?»

«Mio fratello sa il fatto suo.»

«Potrà sapere il fatto suo, certo, ma Stacks: tuo fratello non è un eroe.»

«No, no di certo… però, ci va molto vicino.» Disse, e indicò davanti a sé con la sigaretta.

E laggiù, al limitare del buio, un bambino si stava avvicinando. In una mano era armato e salutava, e nell’altra teneva una donna dall’aspetto importante.

Chi sarà il protagonista del prossimo capitolo?

  • Janet (86%)
    86
  • Bentham (14%)
    14
  • Nat (0%)
    0
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130 Commenti

  • Ciao!
    Eccomi! Perdonami per il ritardo!
    Innanzitutto, bellissimo finale! Come ho già detto più volte, mi piacciono molto le tue descrizioni e i personaggi che hai creato. Bellissimo l’abbraccio finale e lo sfondo spettacolare delle saette dorate, unica luce in quella notte buia.
    Ho letto i commenti sotto, perciò mi piacerebbe dire la mia. Io seguo molte storie qui su TI, (soprattutto fantasy ma cerco anche di seguire altri generi) e non tutti gli autori di queste storie seguono la mia. A me non importa e continuo a seguirle.
    Forse qualcuno scrive commenti solo per farsi seguire e poi sparisce, ma non penso proprio che tutti si comportino così.
    Io non avevo ancora commentato perché non mi era arrivata la notifica. Sono andata nelle storie concluse perché stavo cercando un altro racconto terminato da poco e ho trovato anche questa.
    Chiusa parentesi! 🙂 Ancora complimenti!
    Alla prossima!!! 😀

  • Ciao.
    Premetto che avevo letto il finale qualche giorno fa ma non avevo commentato perchè non avevo niente di intelligente da dire. Però ho letto il commento di Jaw e mi sono sentita chiamata in causa: faccio parte di quelli che hanno seguito parte 1 e parte 2 ma non hanno commentato il racconto concluso.
    Quindi cercherò di scrivere cose non troppo sceme:
    Ho adorato la parte 1 e molto apprezzato la 2. Per quanto non sia fan degli scenari “futuro apocalittico”, trovo che l’universo che hai creato è perfettamente ben riuscito, angosciante e coinvolgente. La tua scrittura è coinvolgente e i personaggi vividi.
    Però i lassi di tempo tra la pubblicazione di un capitolo e il successivo mi hanno davvero fatto perdere il filo. Solo a titolo di esempio: alla fine Nat dice di essere stato creato o cresciuto in laboratorio al fine di. Io non mi ricordavo assolutamente che lui non fosse cresciuto in modo “normale”. Non sono sicura di aver capito l’esito finale di Bentham e del senza volto. Eccetera.
    Quando avrò tempo e modo cercherò di rileggere tutto l’albero dell’ambra nel suo insieme. Ritrovando il filo.

    Però se un giorno pubblichi un’opera finita spero di poterla leggere.
    Ciao

  • Ciao Res,
    Onorato e decisamente agghiacciato, per motivi che spiegherò, di essere il primo a commentare il finale del tuo racconto.
    Ciò che mi piace: mi piacciono moltissimo le atmosfere che riesci a creare, le immagini vivide, la tua grande immaginazione. È… bello, non c’è altro da dire.
    Ciò che non mi piace è strettamente legato ai limiti che questa piattaforma impone o dovrebbe imporre: non apprezzo i lunghi intervalli tra le pubblicazioni e non apprezzo il fatto che il racconto dopo venti capitoli non si sia ancora concluso.
    Sinceramente, mi sono perso molte volte, qualche volta sono tornato indietro per rinfrescarmi le idee, altre volte ho lasciato correre e mi sono limitato ad assaporare la piacevole lettura senza capire del tutto cosa accadesse.
    È anche il motivo principale per cui non sono riuscito a seguirti con continuità.
    L’impressione è che questa piattaforma sia per te uno dei tanti luoghi, e decisamente uno dei meno importanti, in cui pubblichi.
    E sai che ti dico: probabilmente hai ragione tu, perché per me è inconcepibile che una storia che ha avuto un ottimo riscontro di lettori come la tua, a tre giorni dalla pubblicazione del finale non abbia neppure un commento. Ma allora chi commentava perché lo faceva? Nessuno curioso del finale?
    Non so se mi spiego: hai evidentemente molti lettori che votano silenziosi.
    Ma di tutti i lettori/autori che hanno commentato fin qui non si è ancora presentato nessuno? Ma non dovrebbe essere il bello di questa piattaforma potersi confrontare con gli altri?
    O forse – senti che dubbio strano che mi è venuto -i commenti arrivano solo per la ricerca di voti di scambio?
    Ti confesso che sono un po’ amareggiato.
    Da un certo punto di vista, rimani uno degli autori a mio parere più interessanti tra quelli che ho incontrato qui dentro.
    Ma non so se leggerò la terza parte, magari aspetto direttamente che sia pubblicato il libro!
    Ciao, non ti dico a presto perché ho capito che declini il concetto in termini molto personali. 🙂

    • Ti rigrazio per i complimenti: fa molto piacere sapere di essere apprezzati e seguiti così da vicino, specialmente per un racconto che ho iniziato a portare avanti quasi otto mesi fa (e che facilmente porterò avanti per molto altro tempo).

      Riguardo i limiti di questa piattaforma, mi trovo in parte d’accordo con te sul fatto che talvolta risulti essere incompatibile con il mio stile e con i miei obiettivi: sono naturalmente tendente al prolisso, sia intermini di stretta narrazione che di trama, cosa che mi porta a creare racconti decisamente non-autoconclusivi. Credo sia anche un problema legato alla struttura del sito: offrire cinquemila caratteri per dieci episodi, cinquantamila in totale, non è per me ideale; è troppo per impostare un racconto che io possa definire “breve”, ed è troppo poco per pianificare (per quanto il sistema a votazione lo permetta) una trama più articolata. Specialmente per racconti come questo, che nascono come progetti secondari per poi rivelarsi (a me medesimo) come molto più prolifici di quanto immaginato, si viene a creare una situazione spiacevole per tutti: per me, come autore, che mi ritrovo a dover sottostare a maglie di pubblicazione “consigliata” che mal si adattano con la mia settimana di lavoro e con i miei altri impegni; per il lettore, nel momento in cui è costretto a dover sopportare i miei tempi di pubblicazione per seguire una storia per la quale, immagino, non ha intenzione di investire più tempo del necessario. Naturale che poi, dato anche e soprattutto il tipo di racconto a POV cangianti, il lettore venga a perdersi.
      Io nemmeno so spiegarmi la discrepanza. Al di là di alcuni utenti che conosco personalmente (alcuni dei quali so arrivare da fonti social senza lasciare commenti), non mi spiego la situazione.
      Questo vale specialmente per gli altri utenti-autori qui sul sito. E in effetti, parlando proprio di questo, inizio a farmi dei dubbi anche io sulla legittimità dell’area commenti: è un gran peccato, dato che il motivo principale per cui, a suo tempo, mi sono iscritto a THe iNCIPIT sarebbe stato quello di ricevere del feedback per la mia produzione. Se davvero i commenti vengono avanzati solamente per invogliare altri utenti a ricambiare, e dunque per racimolare qualche punto in più, viene del tutto a perdersi il senso del sito.
      Certo, può anche darsi che gli utenti-autori me li sia incattiviti da solo, proprio a causa dei miei (notevoli) ritardi nella pubblicazione o non ricambiando i commenti, ma su questo posso solo speculare.
      Ho riflettuto già in precedenza sullo stato di questo racconto. Credo che, effettivamente, non procederò oltre a pubblicarlo a puntate su questo sito: come dicevo, è diventato qualcosa di più grosso di quello che credevo possibile all’inizio e dato che, sinceramente, non credo riuscirei a raggiungere il finale che intendo raggiungere con un altro round di cinquantamila caratteri (nemmeno del tutto liberi) e forse nemmeno con altri centomila. Penso sia effettivamente meglio portarlo avanti in altra sede, dedicandoci tutto il tempo di cui ha bisogno.
      Un’ultima nota riguardo le mie pubblicazioni: in realtà, non sono presente in modo attivo su nessun altra piattaforma, né sto pubblicando in altro modo. Purtroppo, i miei impegni non me lo permettono (né, aggiungerei, saprei dove muovermi per meglio far vedere il mio lavoro).

      Detto questo, ti ringrazio nuovamente. Ho molto apprezzato le osservazioni e l’opportunità di rifletterci sopra. Spero ci sia ancora occasione per ringraziarti ancora. A presto.

  • Janet sembra essersi costruita un buon consenso. Sarà merito della cosa che hai fatto con l’ultimo episodio? In ogni caso, l’ho votata anche io.
    Continua così.

    – Bay

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