L’albero dell’ambra – Parte II

Dove eravamo rimasti?

Chi sarà il protagonista del prossimo capitolo? Janet (86%)

Il Re Sotto la Città

Il rumore dei tamburi si faceva più forte. Janet li poteva sentire cadere irregolari, ora piano e ora come un tuono. Il suono delle batterie, che era iniziato come un mormorio sommesso, un cicalio leggero, che andava perdendosi nella metro di Filadelfia, era diventato il suono terribile del Regno di Judah.

«Il Regno,» diceva Stacks «si estende nel sottosuolo. Viene dalla superficie e scende nella terra; da lì non ha fine. Se sei entrata qua dentro con l’idea di restaci, è meglio che tu lo tenga a mente: è Judah a comandare, qui sotto.»

I tamburi rombavano incessantemente. Ora che Janet era penetrata così a fondo nella terra, dove anche le pareti sembravano gridare infervorate, il suono era diventato un andare e tornare infinito di echi: i tamburi – tamburi veri di pelle, percussioni improvvisate, sbattendo la latta dei bidoni, e tamburi fatti di piedi che cozzavano sul lastrico battuto  – la confondevano. Le parole le si mescolavano nella testa, cedendo alla ripetitività di quei suoni. Tutto le sembrava così irreale.

«Non ti devi spaventare, signora.» Da quando avevano abbandonato la superficie, Maxi non aveva voluto lasciarle la mano. Non aveva mai smesso di sorridere. «Il rumore è per spaventare le Bestie. Se continuano a fare rumore, non verranno quaggiù. È Judah che l’ha detto.»

Maxi parlava del rumore con un misto di orgoglio e ammirazione, come se davvero quello fosse in grado di proteggerlo. Mentre ne parlava, a Janet non sfuggì come per un attimo gli occhi di Stacks, suo fratello, si fossero velati di una strana luce. E di come Sonja l’avesse notato a sua volta.

«Potrà sembrarti un tipo un po’ particolare, quando lo vedrai, ma ti assicuro che Judah è un buon diavolo: da quando siamo quaggiù ci ha protetti tutti» diceva Sonja, e i tamburi parevano sottolineare le sue parole: «in così poco tempo, ha messo in piedi un rifugio migliore di qualunque altra cosa ci abbiano proposto lo Stato o i militari. Là sopra c’è rimasta solo violenza e morte, e questo senza nemmeno che Loro si siano fatti vivi… Tu… tu li hai mai visti?»

Sonja la guardava come avesse bisogno di sapere. Guardandola in quei occhi cerulei velati di rosso sangue, Janet si rese conto che quella ragazza era in effetti l’unica altra persona che aveva potuto sperimentare da vicino quali terrori potesse incutere l’Ambra. Ma cosa intendesse per “Loro” non sapeva.

«Ero a Georgetown, vicino a Bethany. La città è stata la prima ad essere stata colpita dopo la mutazione. Ho visto l’Ambra incendiare la mia casa, e tutta la mia vita…»

Sonja la studiò in silenzio per qualche istante, soppesando le sue parole una ad una. Dopo che il Regno ebbe rintoccato un paio di volte, la sua espressione parve rilassarsi: «Non sono molti quelli che dire lo stesso. Essere sopravvissuti è quello che conta. Anch’io ho perso tutto, ma la vita… quella non la si può perdere e dire di averla persa, no?» Le sorrise. «Quaggiù lo capirai. Non manca molto.»

Janet sapeva che quello che aveva detto Sonja avrebbero dovuto rassicurarla. Sapeva cosa volessero significare e quali buone intenzioni rivelassero. Ma anche il suono di quelle parole finì presto per confondersi col battito assordante della metro.

—-

Sul capo, aveva una corona fatta interamente di piume, poggiata tutta su un cuscino di dread neri tinti a sprazzi d’azzurro, verde, giallo e rosso. Gli occhi erano neri, di vetro, retti da una stanghetta d’oro che pareva spuntare naturalmente da dietro le orecchie. Il viso era rugoso di pece, l’espressione come un fuoco pronto ad accendersi al minimo calore. Una sigaretta rigonfia splendeva nella sua mano e la sua voce era una risata con qualche parola a farci da contorno.

Judah, sventolando un mantello di nylon porpora sulle spalle aperte della canotta, sforacchiata da bruciature e macchiata da cenere, scese dal suo trono di latta. Come scese di lì, la sua corte di sopravvissuti si fece largo per lasciarlo passare. Giunto davanti che fu davanti a Janet, si inchinò. La gente, tutta attorno, si fece ancora più silenziosa. Quelle che dovevano essere almeno cento anime, osservavano in religioso silenzio.

«Tu sei la mia nuova ospite,» le disse: «E io ti do il benvenuto nella mia casa. Sotto questo tetto, per sempre per te varrà la mia ospitalità. Lo giuro sul mio nome, che è Judah, primo del suo nome, Re Sotto la Città, leone di Filadelfia. Lo giuro su questa mia corona e su tutti i miei sudditi.»

Detto così, si rimise in piedi e la contornò in un abbraccio fraterno. Da dietro la nuca, Janet lo sentì sorridere e allungare una mano per tirare una boccata dalla sua sigaretta. Poi si staccò:

«Che le siano dati un alloggio e dei vestiti puliti! Voglio che la mia splendida ospite sia pronta per la festa!» La sua voce era carica di gioia e di una qual certa regale superbia: «questa sera, la musica suonerà a tener svegli tutti, perché il Regno oggi è diventato più forte!»

Urla di giubilo vennero da tutta la sala. Janet si guardò intorno, confusa.

E nel frattempo, i tamburi continuavano a battere.

Chi sarà il protagonista del prossimo capitolo?

  • Ira (0%)
    0
  • La Paziente Zero (13%)
    13
  • Bentham (88%)
    88
Loading ... Loading ...
Categorie

Lascia un commento

130 Commenti

  • Ciao!
    Eccomi! Perdonami per il ritardo!
    Innanzitutto, bellissimo finale! Come ho già detto più volte, mi piacciono molto le tue descrizioni e i personaggi che hai creato. Bellissimo l’abbraccio finale e lo sfondo spettacolare delle saette dorate, unica luce in quella notte buia.
    Ho letto i commenti sotto, perciò mi piacerebbe dire la mia. Io seguo molte storie qui su TI, (soprattutto fantasy ma cerco anche di seguire altri generi) e non tutti gli autori di queste storie seguono la mia. A me non importa e continuo a seguirle.
    Forse qualcuno scrive commenti solo per farsi seguire e poi sparisce, ma non penso proprio che tutti si comportino così.
    Io non avevo ancora commentato perché non mi era arrivata la notifica. Sono andata nelle storie concluse perché stavo cercando un altro racconto terminato da poco e ho trovato anche questa.
    Chiusa parentesi! 🙂 Ancora complimenti!
    Alla prossima!!! 😀

  • Ciao.
    Premetto che avevo letto il finale qualche giorno fa ma non avevo commentato perchè non avevo niente di intelligente da dire. Però ho letto il commento di Jaw e mi sono sentita chiamata in causa: faccio parte di quelli che hanno seguito parte 1 e parte 2 ma non hanno commentato il racconto concluso.
    Quindi cercherò di scrivere cose non troppo sceme:
    Ho adorato la parte 1 e molto apprezzato la 2. Per quanto non sia fan degli scenari “futuro apocalittico”, trovo che l’universo che hai creato è perfettamente ben riuscito, angosciante e coinvolgente. La tua scrittura è coinvolgente e i personaggi vividi.
    Però i lassi di tempo tra la pubblicazione di un capitolo e il successivo mi hanno davvero fatto perdere il filo. Solo a titolo di esempio: alla fine Nat dice di essere stato creato o cresciuto in laboratorio al fine di. Io non mi ricordavo assolutamente che lui non fosse cresciuto in modo “normale”. Non sono sicura di aver capito l’esito finale di Bentham e del senza volto. Eccetera.
    Quando avrò tempo e modo cercherò di rileggere tutto l’albero dell’ambra nel suo insieme. Ritrovando il filo.

    Però se un giorno pubblichi un’opera finita spero di poterla leggere.
    Ciao

  • Ciao Res,
    Onorato e decisamente agghiacciato, per motivi che spiegherò, di essere il primo a commentare il finale del tuo racconto.
    Ciò che mi piace: mi piacciono moltissimo le atmosfere che riesci a creare, le immagini vivide, la tua grande immaginazione. È… bello, non c’è altro da dire.
    Ciò che non mi piace è strettamente legato ai limiti che questa piattaforma impone o dovrebbe imporre: non apprezzo i lunghi intervalli tra le pubblicazioni e non apprezzo il fatto che il racconto dopo venti capitoli non si sia ancora concluso.
    Sinceramente, mi sono perso molte volte, qualche volta sono tornato indietro per rinfrescarmi le idee, altre volte ho lasciato correre e mi sono limitato ad assaporare la piacevole lettura senza capire del tutto cosa accadesse.
    È anche il motivo principale per cui non sono riuscito a seguirti con continuità.
    L’impressione è che questa piattaforma sia per te uno dei tanti luoghi, e decisamente uno dei meno importanti, in cui pubblichi.
    E sai che ti dico: probabilmente hai ragione tu, perché per me è inconcepibile che una storia che ha avuto un ottimo riscontro di lettori come la tua, a tre giorni dalla pubblicazione del finale non abbia neppure un commento. Ma allora chi commentava perché lo faceva? Nessuno curioso del finale?
    Non so se mi spiego: hai evidentemente molti lettori che votano silenziosi.
    Ma di tutti i lettori/autori che hanno commentato fin qui non si è ancora presentato nessuno? Ma non dovrebbe essere il bello di questa piattaforma potersi confrontare con gli altri?
    O forse – senti che dubbio strano che mi è venuto -i commenti arrivano solo per la ricerca di voti di scambio?
    Ti confesso che sono un po’ amareggiato.
    Da un certo punto di vista, rimani uno degli autori a mio parere più interessanti tra quelli che ho incontrato qui dentro.
    Ma non so se leggerò la terza parte, magari aspetto direttamente che sia pubblicato il libro!
    Ciao, non ti dico a presto perché ho capito che declini il concetto in termini molto personali. 🙂

    • Ti rigrazio per i complimenti: fa molto piacere sapere di essere apprezzati e seguiti così da vicino, specialmente per un racconto che ho iniziato a portare avanti quasi otto mesi fa (e che facilmente porterò avanti per molto altro tempo).

      Riguardo i limiti di questa piattaforma, mi trovo in parte d’accordo con te sul fatto che talvolta risulti essere incompatibile con il mio stile e con i miei obiettivi: sono naturalmente tendente al prolisso, sia intermini di stretta narrazione che di trama, cosa che mi porta a creare racconti decisamente non-autoconclusivi. Credo sia anche un problema legato alla struttura del sito: offrire cinquemila caratteri per dieci episodi, cinquantamila in totale, non è per me ideale; è troppo per impostare un racconto che io possa definire “breve”, ed è troppo poco per pianificare (per quanto il sistema a votazione lo permetta) una trama più articolata. Specialmente per racconti come questo, che nascono come progetti secondari per poi rivelarsi (a me medesimo) come molto più prolifici di quanto immaginato, si viene a creare una situazione spiacevole per tutti: per me, come autore, che mi ritrovo a dover sottostare a maglie di pubblicazione “consigliata” che mal si adattano con la mia settimana di lavoro e con i miei altri impegni; per il lettore, nel momento in cui è costretto a dover sopportare i miei tempi di pubblicazione per seguire una storia per la quale, immagino, non ha intenzione di investire più tempo del necessario. Naturale che poi, dato anche e soprattutto il tipo di racconto a POV cangianti, il lettore venga a perdersi.
      Io nemmeno so spiegarmi la discrepanza. Al di là di alcuni utenti che conosco personalmente (alcuni dei quali so arrivare da fonti social senza lasciare commenti), non mi spiego la situazione.
      Questo vale specialmente per gli altri utenti-autori qui sul sito. E in effetti, parlando proprio di questo, inizio a farmi dei dubbi anche io sulla legittimità dell’area commenti: è un gran peccato, dato che il motivo principale per cui, a suo tempo, mi sono iscritto a THe iNCIPIT sarebbe stato quello di ricevere del feedback per la mia produzione. Se davvero i commenti vengono avanzati solamente per invogliare altri utenti a ricambiare, e dunque per racimolare qualche punto in più, viene del tutto a perdersi il senso del sito.
      Certo, può anche darsi che gli utenti-autori me li sia incattiviti da solo, proprio a causa dei miei (notevoli) ritardi nella pubblicazione o non ricambiando i commenti, ma su questo posso solo speculare.
      Ho riflettuto già in precedenza sullo stato di questo racconto. Credo che, effettivamente, non procederò oltre a pubblicarlo a puntate su questo sito: come dicevo, è diventato qualcosa di più grosso di quello che credevo possibile all’inizio e dato che, sinceramente, non credo riuscirei a raggiungere il finale che intendo raggiungere con un altro round di cinquantamila caratteri (nemmeno del tutto liberi) e forse nemmeno con altri centomila. Penso sia effettivamente meglio portarlo avanti in altra sede, dedicandoci tutto il tempo di cui ha bisogno.
      Un’ultima nota riguardo le mie pubblicazioni: in realtà, non sono presente in modo attivo su nessun altra piattaforma, né sto pubblicando in altro modo. Purtroppo, i miei impegni non me lo permettono (né, aggiungerei, saprei dove muovermi per meglio far vedere il mio lavoro).

      Detto questo, ti ringrazio nuovamente. Ho molto apprezzato le osservazioni e l’opportunità di rifletterci sopra. Spero ci sia ancora occasione per ringraziarti ancora. A presto.

  • Janet sembra essersi costruita un buon consenso. Sarà merito della cosa che hai fatto con l’ultimo episodio? In ogni caso, l’ho votata anche io.
    Continua così.

    – Bay

  • Questo sito usa i cookies per migliorare l'esperienza utente. Cliccando su Accetto acconsenti all'utilizzo di cookie tecnici e obbligatori e all'invio di statistiche anonime sull'uso del sito maggiori informazioni

    Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

    Chiudi