LEFT HAND PATH (Il percorso della mano sinistra)

Dove eravamo rimasti?

Cosa mi è capitato davvero? Non so che fare ... NERO : Mi barrico in casa e cerco di provocare in me uno stato di trans e vediamo che succede (100%)

Parte III: CROCI ARDENTI

Torno a casa dopo una dura giornata di lavoro.  E’ venerdì e da domani avrò l’intero weekend libero. Mi torna in mente di aver messo da parte, in una lattina, dell’ottima erba coltivata in casa da un conoscente calabrese, esperto in questo tipo di coltivazioni. Me la regalò per sdebitarsi di un piccolo favore ed io non me la sentii di rifiutare. La conservai nel caso in cui, un giorno, avessi avuto buona compagnia. Pensai però, a quanto tempo era passato da quando una ragazza non entrava nel mio appartamento. 

Decido quindi di prepararmi una canna, chissà se con la giusta atmosfera sarei riuscito a provocare qualche reazione dentro di me? rispondendo ad alcuni dei mille quesiti che mi ponevo; nel peggiore dei casi mi sarei soltanto rilassato. 

Finisco con il bere qualche lattina di birra, poi mi infilo nel letto esausto e stonato. Le lenzuola sembrano appena state tolte da un congelatore. Rabbrividisco. Trascino ritmicamente le gambe avanti ed indietro scalciando, con la speranza di riscaldarmi.

Nel buio, con lo sguardo, cerco i contorni dei mobili, del lampadario, dello specchio, ma ogni qualvolta io sforzi la vista per delinearne i contorni, questi assumono forme diverse, sempre più minacciose ed ostili. Visi deformi, bestie malformi. Chiudo gli occhi, mi stringo come un riccio e tiro su le coperte fino ai capelli. Sonno. Minuti, ore, secoli, il tempo perde la sua consistenza.

Mi sveglio incuriosito da una strana sensazione. I miei piedi sembrano immersi in un liquido denso e tiepido. Ci sprofondo d’un tratto fino alle ginocchia e fatico a muovermi, a camminare. Sento afferrare la mia mano sinistra, qualcuno mi trascina verso di lui.

 –  Ancora tu? – esclamo seccato, sorpreso, spaventato.

E’ il “me onirico” che è tornato a farmi visita e vuole che lo segua, insiste e non molla. Corriamo sull’asfalto imbrattato da quel liquido che prima, in un fosso, mi attanagliava le gambe. Riconosco l’odore pungente, inconfondibile: è olio industriale esausto, nero, melmoso. Plasma di idrocarburi morti. Mi guardo intorno e riconosco a grandi linee quello che è il mio quartiere ma stravolto da una tremenda e potente sciagura. Macerie ovunque, montagne di automobili aggrovigliate tra loro, in un orgia di lamiere accartocciate. Fumo, tanto fumo ovunque, toglie il respiro, le prime lacrime sgorgano dai miei occhi, non so se perché infiammati o per l’enorme tristezza. Intorno non c’è nessuno, solo desolazione, ma nel proseguo del cammino con il mio “doppio” incontriamo una mamma che scava a mani nude tra i calcinacci di un palazzo. Si volta di scatto e si alza, viene verso di me ad una velocità irreale, imprecando parole che non riesco ad udire. Quando si aggrappa alla mia spalla, mi strattona fin tanto da riuscire ad appoggiare la sua bocca al mio orecchio. Spruzzi della sua saliva colpiscono fastidiosamente il mio volto. E’ palesemente fuori di sé , non respiro per qualche secondo, poi percepisco un tono metallico, dal volume troppo alto, disturbato, come emesso da un impianto audio danneggiato. Le parole che riesco a distinguere sono lancinanti, annuncia: “Siamo luridi topi nelle mani di un Dio che ci odia tutti!”

Poi il mio “me” mi trascina via, si ferma e mi guarda per qualche istante in silenzio dritto negli occhi. Una strana sensazione mi invade, è come guardarsi in uno specchio, uno specchio irreale, che riflette una dimensione spazio-tempo diversa e sfalsata. Sussurra: “non abbiamo scelta alcuna, è così che deve andare …” e nel suo volto ancora una volta, c’è un infinita rassegnazione.

Mi porta in cima ad una collina, nient’altro che cumuli di macerie addossati, dove oltre non scorgo più nulla se non una luce rossastra, crepuscolare, che proviene dal basso. Perdo ogni resistenza muscolare, mi abbandono lasciandomi trasportare finché ad un tratto corriamo. Cade pioggia, da un cielo apocalittico, piove nero olio misto a cenere, in pochi istanti ne siamo fradici. Due ombre dello stesso “se” che vagano in un incubo di chissà quale mente insana.

Arriviamo sull’orlo di un cratere, una enorme coppa contenente al suo interno, gli avanzi dei prodotti di una civiltà alla fine della corsa. Un intero quartiere ci è sprofondato undici metri sottoterra. L’immagine che si presenta alla mia vista è qualcosa che mai avrei immaginato. Qualcosa di talmente inaudito che mi ritrovo con lo stomaco rivoltato, piango ed urlo in piena crisi nervosa. Ecco dove era finiti tutti. Migliaia di croci in fiamme ardono corpi disciolti. Il mio “me” mi abbraccia teneramente accarezzandomi il viso. Rimaniamo così per un tempo indefinito. Un abbraccio di due stessi “se” fradici di lacrime e del sangue più profondo della madre Terra, che si consolano tra distruzione e desolazione, tra il lezzo nauseante delle carni bruciate e le fiamme purificatrici. Urlo ancora, “perché , perché, perché!” Finché mi alzo di soprassalto annodato tra le lenzuola madide di sudore. E’ quasi mattina, un sabato mattina buio e grigio. Urlo ad alta voce: “Ora basta! Non ne posso più!”

"Non ne posso più!" Cosa decido nei prossimi giorni?

  • VERDE: Contatto uno sciamano offrendogli dell'erba (100%)
    100
  • ROSSO: Mi prendo del tempo per cercare una spiegazione coerente (0%)
    0
  • NERO: Penso seriamente di togliermi la vita (0%)
    0
Loading ... Loading ...
Categorie

Lascia un commento

24 Commenti

  • Mi sono accorta anch’io dell’iniquità nei commenti, ma il valore delle persone è qualcosa che va al di là di questo sito, nel quale evidentemente vigono criteri di giudizio e di valutazione alquanto insoliti, basati su chissà che cosa. Ci sono delle cose che evidentemente non quadrano. Io continuerò a scegliere i racconti che, nel loro genere, ritengo più originali, anche se non di moda e politicamente scorretti. Io spero che le persone si sveglino e comincino a percorrere strade poco frequentate. Il tuo racconto mi pare buono, il consiglio che ti posso dare (se mi posso permettere) è di cercare di renderlo più fruibile. Se dentro ci noi ce dell’umanità, possiamo esprimere dei mondi più ricchi e meno falsi. E mi sembra il tuo caso.Ti seguo. E non ti preoccupare, perchè mi trovo nella tua stessa situazione, della serie sembra che agli altri di quello che scrivo non gliene possa fregà de meno. Un abbraccio.

  • Ciao,

    Decisamente sciamano, devi cercare di condividere il tuo incubo, magari scopri che c’è pure da divertirsi.
    Molto ritmato l’incipit, a un certo punto la ripetizione di uno stesso periodo mi ha quasi dato l’impressione che stessi ascoltando un brano musicale.

    • In effetti non sbagli JAW !!! A me piace scrivere con un sottofondo musicale … Come ho accennato a SilentiUmbra, (soprattutto nel 1 e nel 3 episodio) lo scritto è molto ispirato dalla musica. Infatti è disseminato qua e là di omaggi alla scena rock e metal di cui sono appassionato. Probabilmente anche nel formare la struttura, ci sarà stata una chiara influenza … Se vuoi ti posso indicare alcuni di questi omaggi …

      • Mi accorgo ora che nel mio commento ho scritto ‘stessi ascoltando’ senza specificare il soggetto. Intendevo proprio che ha dato *a me* l’impressione di ascoltare un pezzo: hai evidentemente trasmesso al lettore molto più di quanto hai scritto. Bello. Non voglio che sveli i riferimenti musicali per due motivi: la mia ignoranza in fatto di musica è seconda solo alla mia ignoranza in tutto il resto e non sarei in grado di apprezzare. Ma sopratutto vorrei che lasciassi la possibilità ad altri di scoprirli da sé senza trovare il suggerimento nei commenti, è una città che genera molta complicità. A presto.

  • Sinceramente speravo in qualche passaggio e commento in più … Ma anche THe iNCIPIT credo risenta dell’attitudine che va per la maggiore in questo nostro tempo. Tutti vogliono dire qualcosa ma pochi hanno il tempo, la voglia ( aggiungeteci voi il sostantivo adeguato) per ascoltare. E qui mi pare funzioni esattamente così, l’unico modo per sperare in un trend diverso è quello della sponsorizzazione. Sinceramente ne faccio a meno. Devo dire che da parte mia, in pochi giorni, da quando ho scoperto l’esistenza di questo blog, di “incipit” e racconti ne ho letti/commentati/votati molti, perché penso che “la condivisione” sia la benzina dell’ispirazione, uno stimolo fondamentale di cui non si può fare a meno, in tutti i campi, anche non necessariamente creativi.
    Credo che per ora rifletterò per qualche giorno …

    • Ciao Masu, che dire…hai detto cose profondamente vere, anche se mi sa di essere l’unico qui che ha la possibilità di condividere questi tuoi pensieri.

      Da parte mia posso offrirti una sponsorizzazione direttamente nel mio racconto, provo anche a sentire un paio di compagni di merende affinché passino dal tuo racconto e possano anche pubblicizzarlo su Facebook e Twitter. (Io non posso dato che non ho account social)

      Mi spiace che tu sia andato ad impattare sul muro di gomma che è il fondamento del sito, e, se vuoi, vorrei poterti offrire la mia esperienza sul sito (bazzico qui dal 2014 circa, ne ho da raccontarne) .

      Se hai piacere di un confronto o di un paio di consigli, sono ben disposto ad aiutare.

      Ti lasco la mia mail, basta che fai un fischio e ne parliamo in privato.

      Saluti soldato, e ricorda che per quanto possa esser duro questo momento non lo sarà mai quanto la tua spada.

      damiano.ferronato1992@gmail.com

    • Masu, capisco il tuo punto di vista e penso che stia esprimendo semplicemente un dato di fatto.
      Secondo me il problema è che questo tipo di piattaforme è frequentato per la maggior parte da persone che hanno bisogno di un pubblico: piuttosto che leggere, soprattutto si scrive, pensando che il proprio racconto meriti almeno 6000 incipoints in poche ore.
      Molto spesso si leggono le ‘storielle degli altri’ solo per avere conferma che certamente non sono migliori della propria, che tu avresti sicuramente scritto meglio quel passaggio… ma allora perché quello lì ha così tanti commenti e io no?
      E’ infantile e molto umano.
      Però penso che la cosa più importante sia perseverare: se hai qualcosa da dire, arriveranno anche i commentatori.
      Beh, del resto, ho visto centinaia di commenti a racconti che non valgono neanche 1/100 rispetto al mio… ooops! 🙂

      • JAW hai colto perfettamente ciò che volevo comunicare. Un piccolo disappunto che mi è sorto dopo essermi iscritto ed aver pubblicato qualcosa. Non so se io sia diverso tendenzialmente rispetto allo scrittore “tipo” presente in rete. Io scrivo davvero poco, o almeno molto meno di quanto legga. Prima di iscrivermi o letto molti racconti terminati, con senso critico certo, ma anche per il piacere di farlo. Sapere che c’è chi usa ancora la fantasia e la creatività per creare qualcosa mi rassicura. Non semplicemente per cercare fama, soldi e consensi. Certo se decidessi di scrivere solo per me stesso non avrei scelto di pubblicare su questo portale. Avrei tenuto tutte le parole sul mio notes, perché fa sempre piacere ricevere opinioni consensi e soprattutto dissensi costruttivi. Insomma la condivisione vista come strumento di crescita e confronto. Degli incipoints non è che poi me ne freghi moltissimo. Ti dirò, trovare già SilentUmbra, come amico, la considera già una bella soddisfazione !

  • Allora, capitolo veramente bello, però ci sono un.paio di passaggi che non ho apprezzato molto.

    Il primo è “r iuscito a provocare qualche reazione dentro di me? rispondendo ad alcuni dei mille quesiti che mi ponevo; nel peggiore dei casi mi sarei soltanto rilassato”

    Qui sinceramente trovo un po’ brutto l’uso del punto e virgola, avrei trovato meglio l’uso della semplice virgola.

    Il punto e virgola solitamente si usa per staccare, nella stessa frase, due discorsi diversi ma collegati da un concetto comune (stile lista della spesa per intenderci) .

    Poi dopo il punto di domanda lettera maiuscola: P

    Ho trovato molto ma MOLTO belle alcune parti

    “Plasma di idrocarburi morti.” La trovo una frase geniale.

  • Allora, molto bello il capitolo.

    Mi è piaciuto il racconto centrale, interessante come hai sviluppato la storia dello studente in Messico.

    Mi viene però da fare un modesto appunto, se posso: visto che la vicenda principale del capitolo è comunque “slegata” dalla trama principale, forse un paio di asterischi li avrei messi, giusto per separare ciò che è il tuo racconto da quello che è invece una specie di spiegazione.

    Per il resto non male davvero, mi incuriosisce questa discesa verso il proprio Io interiore.

  • Questo sito usa i cookies per migliorare l'esperienza utente. Cliccando su Accetto acconsenti all'utilizzo di cookie tecnici e obbligatori e all'invio di statistiche anonime sull'uso del sito maggiori informazioni

    Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

    Chiudi