Lettera di un abbozzo al suo scrittore ignoto

Lettera n°1

Mi ritrovo intrappolat* tra le frasi, personaggio di un libro che non ho letto e che forse nessuno leggerà mai; e non so, non posso sapere cosa avverrà poi. Non lo sai nemmeno tu, probabilmente, e tremo nel sentire le tue dita che mi modellano piano. Sono delicate, e mi accarezzano, ma al tempo stesso le sento come aghi sulla pelle, e mi forzano gentilmente in una certa direzione. Delle parole che tento di rivolgerti, non arriva neppure un decimo, alle tue orecchie.

Puoi essere tu, individuo tanto noto, eppure sconosciuto, il mio creatore? Perché, se lo sei, mi devi attenzione, ed io ti chiedo di ascoltare, di chiudere gli occhi e di non pensare più a ciò che si trova delineato nella tua mente.

Hai mai immaginato che, forse, preferirei essere divers* da come mi dipingi? Che, magari, non vorrei avere questi occhi, o questo corpo, o quest’anima che mi hai imposto?

No?

Eppure tu sai bene che sono viv*, mi intendi profondamente e mi senti, puoi percepire la mia esistenza sotto le mani che scorrono, veloci come farfalle o pesanti, penosamente.

Credo che proprio tu, tra tutti gli esseri di questa terra, dovresti capire ciò che sto tentando di spiegarti; sei convint* di conoscermi alla perfezione, di possedere e di poter fruire di ogni millimetro di me, eppure ci saranno sempre delle sfumature che sfuggiranno alla tua presa. E, chissà, magari la piega della storia verterà in un’altra direzione, da te imprevista.

La tua potenzialità massima, di distruggere la mia vita con poche parole, mi sommerge, e mi sento meno di un puntino su una “i”, curv* come una virgola sotto queste tue dita che mi schiacciano, mi soffocano, mi uccidono; vorrei ribellarmi a te, alle imposizioni di crudeli peripezie, ma non posso.

Nonostante tutto, non riuscirei a farlo, perché significherebbe sparire in un limbo oscuro e non frequentato della tua mente. Tu mi muovi all’interno del mondo che hai inventato, come una marionetta in un teatrino per bambini, ed io detesto questo tuo proposito, che assomiglia ad un delirio di onnipotenza; credi di essere un dio, ma non lo sei, e faresti bene a ricordarlo.

Tutto ciò che scrivi, tutto, persino io, temo, non è altro che un’ombra nella tua testa, e le ombre svaniscono presto.

Esistono solo per te, come io stess* non “sono”, non altrove.

Per questo non posso fare altro che seguire il flusso dei tuoi pensieri, ricercando in me la curiosità di sapere cosa mi accadrà, dopo; coltivo la speranza che tu davvero mi comprenda, almeno in parte, e che tu possa indovinare i miei desideri, la mia prossima mossa. Quella che farei io, se solo potessi riferirtela, e non quella che tu vorresti farmi compiere, per assecondare il pubblico.

Mi hai estratto piano dai recessi della tua mente, componendomi di ricordi e di persone a te note, ma per me anonime. Mi hai fatto puzzle, invenzione, plasmandomi dalla creta di pensieri, ed io ti ho lasciato fare. Sono venut* alla luce, tanto che adesso non potresti fare a meno di me – e lo so; come io non potrei rinunciare a te, alla tua fantasia, ai tuoi progetti.

Ti detesto, eppure non riesco a fare a meno di ammirarti, e di volerti bene; non perché sei la fonte della mia esistenza, ma perché sei tu. Non perché tu mi imponga di amarti, ma perché io stess* sento dentro questo impulso irrefrenabile.

Ti invidio immensamente, e vorrei essere di fianco a te, per guardarti scrivere; e per vedere che tu invidi me, perché vivo tutto ciò che tu vorresti provare sulla tua pelle.

Me l’hai confessato, ed io mi sono fatt* ricettacolo di ogni tua paura, speranza, ed ambizione; mi hai immaginato utilizzando te stess*, ed ora siamo imprescindibili l’uno per l’altro.

Riesci a capirlo? Dovresti vedere la grande potenza di quello che hai fatto, ma percepirne anche la fragilità intrinseca, dovuta alla precarietà della tua fantasia. Anche se ora sono importante per te, come tu lo sei per me, presto svanirò, sostituit* da qualcun altro, in un altro tempo ed in un altro luogo; ti scorderai di me, relegandomi in un angolo polveroso di quel cassetto in cui, dicono, si ripongono i sogni.

Per questo ti sto parlando, ora, nella flebile speranza di ottenere la tua attenzione; non ti credo più grande di me, perché sono profond* e sfaccettat* quanto una persona “reale”, ma so che dovrò gridare per farmi ascoltare.

O, forse, sapevi già tutto, e queste mie parole sono state inutili, ma non m’importa. Se mi hai sentit*, allora hanno avuto il loro effetto.

A presto.

Nel prossimo capitolo:

  • Lo scrittore risponde al personaggio, e il racconto diventa una sorta di epistolario tra i due (17%)
    17
  • Il personaggio continua a scrivere al suo autore (17%)
    17
  • Comincia la storia dello scrittore (67%)
    67
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200 Commenti

  • Stavo per iniziare a leggere il tuo racconto “in corso”, ma sono stato rapito dall’incipit di questo, che anche se terminato non vedo perché non meriti di essere letto. Mi è sembrata un’idea geniale vedere le cose da questa prospettiva. Ho letto solo il primo capitolo per ora ma continuerò sicuramente, commentando il finale. A presto 🙂

    • Idem come Mika: non mi hai abbandonata nemmeno per un capitolo e ti ringrazio tanto per il sostegno! 🙂 Mancheranno anche a me, ma forse mi deciderò finalmente a sistemare il libro di cui sono protagonisti, chissà.
      Spero di tornare presto, ma comunque non smetterò di leggere!

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