L’Ultimo Negromante – I. Il Risveglio dell’Erede

Dove eravamo rimasti?

Chi saranno i protagonisti del prossimo capitolo? Heian e Damian (53%)

La disperazione nei suoi occhi

La villa di Steiner si trovava ai margini della città di Ankena. Oltre il Fiume Nero, che scorreva lì accanto, i boschi e le colline dominavano il paesaggio. Poche case, appartenenti agli agricoltori della zona, sorgevano in quella distesa verde. Era in una di quelle abitazioni che Damian aveva trovato rifugio.

Dopo aver passato la notte a scappare, aumentando il più possibile la distanza tra lui e la villa, si era fermato da amici. Si trattava di marito e moglie, molto anziani, che lo avevano accolto subito, senza chiedere nulla. Un profondo legame li univa e si fidavano di lui.

Come facevano ogni volta che andava a trovarli, gli permisero di usare una stanza e gli fornirono tutto l’aiuto possibile. Sistemato Heian a letto, Damian si era seduto in un angolo, nella speranza di riuscire a riposare almeno un paio d’ore.

 

**Qualche ora dopo**

 

«Sei un idiota, Damian!»

Una voce femminile svegliò Heian. Tenne gli occhi chiusi, fingendo di dormire, per cercare di capire di chi fosse.

«Avevamo un piano! Perché non hai aspettato? Potevamo uccidere Steiner!» urlò.

«Scusa, Sheila, ma Steiner stava per fare del male al ragazzo! Non potevo rimanere fermo a guardare!» affermò una voce maschile. Sentendola, Heian la riconobbe subito: apparteneva all’uomo con la maschera.

Il giovane si fece coraggio e aprì un occhio. Era sdraiato su un fianco. Si trovava in una camera semplice, con pareti in pietra, una finestra e un comò in legno chiaro, appoggiato al quale c’era il tipo che lo aveva rapito.

Ciò che lo sorprese maggiormente fu un’altra cosa: la voce femminile proveniva da una ciotola in terracotta posata sul mobile.

«Non importa. Rimani lì, ti raggiungeremo il prima possibile» annunciò.

Heian capì: era pazzo! Lo strano comportamento del padre, il combattimento e ora una scodella parlante! La sua sanità mentale aveva fatto le valigie.

Cercò di alzare il viso per vedere meglio, ma il rumore del materasso lo tradì, attirando lo sguardo di Damian.

«Va bene. Ci sentiamo» rispose lui, senza distogliere lo sguardo dal ragazzino.

Si avvicinò al letto e appoggiò i pugni sui fianchi «finalmente ti sei svegliato!» esclamò soddisfatto.

Indossava ancora gli abiti neri, ma aveva tolto i guanti e la maschera.

Guardandolo in viso, Heian si accorse che non faceva poi così paura: aveva occhi chiari, di una bellissima tonalità verde acqua, labbra piegate in un sorriso gentile e lunghi capelli corvini legati in una coda.

«S-sì» balbettò il ragazzino «perché mi hai rapito?»

Si sentì uno stupido non appena ebbe formulato la domanda.

«Non ti ho rapito» disse lui tranquillamente «ti ho salvato.»

Il giovane era confuso «E da chi? Capisco che mio padre non sia un gran simpaticone, però…»

«Quello non è tuo padre!» lo interruppe l’altro, alzando la voce.

Heian strinse le coperte nelle mani tremanti.

«Scusa» si affrettò ad aggiungere, sedendosi sul letto «non volevo perdere la calma. So che è un argomento delicato, ma voglio che tu sappia la verità: August Steiner non è tuo padre.»

Gli occhi castani si fecero lucidi, ma decise di resistere. Sentiva che quelle parole non erano una menzogna e davano un senso allo sguardo colmo di disprezzo che gli aveva sempre rivolto il genitore.

«E allora chi…» la domanda gli morì sulle labbra. Chi sono? Chi è mio padre? Non sapeva neanche lui cosa chiedere.

«Tuo padre si chiamava Sefer» cominciò Damian « tua madre, Tamil. Erano due persone meravigliose e ti hanno amato molto. Avevi solo tre anni quando è scoppiata la guerra e il nostro mondo è scivolato nel caos.»

«Una guerra?» gli fece eco Heian «tra chi?»

«Tra negromanti ed esorcisti» lo informò lui «il rapporto tra i due schieramenti è sempre stato pessimo. Loro venerano un Dio che detestiamo, mentre noi usiamo le anime dei morti, quegli stessi spiriti che loro devono distruggere. Dodici anni fa, questa tensione sfociò in un sanguinoso conflitto. Ci furono molte perdite, ma la peggiore avvenne per mano di uno dei Comandanti del Sacro Ordine degli Esorcisti: August Steiner. Fu lui ad uccidere il nostro capo, Sefer. Come trofeo della sua vittoria, rapì la moglie, Tamil, e il suo secondogenito, tu.»

Fece una pausa. Era doloroso vedere gli occhi di Heian velati di dolore, ma era giusto che sapesse.

«In seguito, Steiner torturò la donna e la uccise e cancellò la memoria al bambino, crescendolo poi come suo figlio. Decise di risparmiarlo, non per pietà, ma per sfoggiarlo davanti ai suoi nemici come premio di guerra. I negromanti, sconfitti e privati del loro capo, si ritirarono nella Città Sotterranea, Zeher, e non si fecero più vedere.»

Una lacrima solitaria rigò la guancia del ragazzino. La sua mente era un turbinio di emozioni e di domande.

«Prima, hai detto che io sono il secondogenito di questo Sefer. Se ciò che dici è vero, io ho un fratello? Che ne è stato di lui?» domandò sottovoce, sperando che in quel mare di tenebra ci fosse ancora una piccola luce di speranza.

Damian appoggiò una mano sul suo viso. «Heian» sussurrò, cancellando una lacrima con il pollice «sono io tuo fratello.»

Cosa succederà nel prossimo capitolo?

  • Torniamo da Steiner e scopriamo qualcosa sugli esorcisti (83%)
    83
  • Heian chiede altre informazioni, ma vengono interrotti (0%)
    0
  • Heian e Damian continuano a parlare (17%)
    17
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305 Commenti

  • Una storia molto avvincente, ho apprezzato molto il ribaltamento dei ruoli di negromanti ed esorcisti, che solitamente hanno allineamenti inversi rispetto a quelli di questa storia. 😀 Leggerò la seconda parte appena potrò, non vedo l’ora di scoprire come continua il racconto! Ancora complimenti! 🙂

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