L’Ultimo Negromante – I. Il Risveglio dell’Erede

Dove eravamo rimasti?

Mentre gli esorcisti si preparano a fare la loro mossa, come si comporterà Heian? Nonostante si fidi di Damian, vuole tornare alla villa per rivedere la signora Gina (47%)

Un posto in cui tornare

«Tu sei… mio fratello?» domandò Heian, stupito.

La mano di Damian era ancora posata sul suo viso. Sentì un calore nel petto, come se quel tocco gentile avesse sciolto l’involucro di ghiaccio in cui aveva rinchiuso il suo cuore.

«Sì» confermò lui «scusa se ti ho lasciato da solo.»

Il ragazzino appoggiò la mano su quella del fratello. Sentiva di poter credere in lui.

«Avrei dovuto capirlo prima» ammise il giovane, abbassando lo sguardo «mio padre, anzi, quello che pensavo fosse mio padre non mi ha mai amato; eppure, ho continuato ad illudermi che non fosse così. Solo una persona mi ha voluto bene.»

Nell’istante in cui pronunciò quelle parole, la paura si insinuò nella sua mente «la signora Gina!» urlò, afferrando le braccia del fratello «cosa le sarà successo?»

«Calmati, Heian!» esclamò Damian, prendendo il suo viso tra le mani «è probabile che quasi tutti i domestici di quella casa fossero esorcisti. Steiner non avrebbe mai lasciato la villa se tu fossi stato con dei semplici servitori. Il loro compito era quello di controllarti. Sempre. Anche ieri, quando sei caduto nel fiume e ti ho salvato, loro hanno visto tutto e sono corsi ad avvisarlo.»

«Cosa faremo ora?» chiese Heian, imponendosi di stare calmo.

«Attenderemo l’arrivo dei miei compagni» lo informò, abbassando le mani «dopodiché, credo che torneremo a Zeher. Lì sarai al sicuro. Ti allenerò e imparerai ad usare i tuoi poteri.»

«Quali poteri?»

Damian inarcò un sopracciglio «quelli che ti permettono di vedere e sentire gli spiriti.»

«Io non vedo e non sento proprio nulla!» ammise il giovane, sbattendo le palpebre confuso.

Lo sguardo del fratello si fece scuro e tra i due scese un silenzio glaciale. Con uno scatto, afferrò la casacca di Heian e ne allentò i lacci: in mezzo al suo petto era stato impresso uno strano simbolo blu. La forma ricordava vagamente un paio d’ali.

Il ragazzino si grattò una guancia, leggermente imbarazzato. «Ah! Quella è una voglia. È strana, vero?»

«Che bastardo!» esclamò Damian, lasciando andare la maglia.

«Cos’ho fatto?» chiese il giovane, con un tono di voce molto più stridulo di quanto avesse voluto.

«Tu non hai fatto niente» si affretto a rispondere «è stato Steiner! Quando ti ha rapito, deve averti portato dal suo capo che ha sigillato il tuo potere!»

Heian era sempre più confuso «quindi, io dovrei avere un potere dentro di me, ma loro lo hanno bloccato? È possibile farlo?»

«Sì. Attraverso un potente incantesimo. Che io sappia, solo una persona è riuscita ad annullarlo. Dovrò prima portarti da lei» concluse.

Qualcuno bussò alla porta e, poco dopo, una donna fece capolino nella stanza. Era anziana, con capelli bianchi a caschetto, occhi scuri, pelle olivastra segnata da molte rughe e un sorriso radioso.

«Ciao Damian, scusa se disturbo» disse piano. Poi, vedendo Heian, si voltò verso di lui «oh! noto con piacere che ti sei svegliato! Io sono Annie» si presentò, abbozzando un inchino.

«Io sono Heian. La ringrazio per l’ospitalità!»

«Di nulla, caro!»

«C’è qualcosa che non va, Annie?» le chiese Damian, alzandosi dal letto.

«Sì, sono preoccupata per Devon. È uscito stamattina presto e non è ancora rientrato. Non si sentiva bene e tra poco farà buio, non vorrei che…»

«Tranquilla, andrò io a cercare tuo marito» la interruppe, posandole una mano sulla spalla.

Gli occhi della donna si riempirono di gratitudine.

Damian afferrò alcuni indumenti posati su una sedia lì accanto e li indossò. Heian lo fissò stupito: con la casacca beige, i pantaloni marroni e un cappello in testa, non sembrava neanche lui.

«Torno subito» promise «mi raccomando, rimani qui e riposati!» Così dicendo, uscì veloce dalla stanza.

«Io torno di là, caro. Se hai bisogno di me, mi trovi in cucina» lo informò Annie, chiudendosi poi la porta alle spalle.

Rimasto solo, Heian sfiorò il simbolo sul petto, riflettendo su ciò che aveva scoperto.

“Ora che ci penso” si disse, ricordando un dettaglio molto importante “quando sono vicino al Fiume Nero riesco a sentire delle voci! Come mai?”

Aggiunse mentalmente quella domanda alle altre mille che voleva fare a Damian.

«Possibile che anche la signora Gina stesse mentendo?» si chiese ad alta voce, scendendo dal letto. Indossò gli stivali e si avvicinò al mobile. Lì sopra c’erano ancora la ciotola d’acqua, la maschera di metallo e i guanti neri. Vi erano, inoltre, alcuni ritratti di un uomo e una donna insieme ad un ragazzino, dei fogli e un calamaio con una piuma.

Quando il suo sguardo si posò su quella carta, gli venne in mente cosa fare.

Non poteva andare da nessuna parte senza prima essersi tolto quel dubbio.

Afferrò il mantello nero, tirò su il cappuccio e ringraziò di essere al piano terra: poteva uscire dalla finestra. Prima di farlo, prese la penna d’oca, la intinse nell’inchiostro e scrisse un messaggio.

Su quel piccolo foglio, lasciato accanto alla maschera del fratello, solo poche righe:

 

Scusami, Damian,

non volevo disubbidirti, ma devo assicurarmi che la signora Gina stia bene.

Tornerò presto. Finalmente ho un posto in cui tornare: vicino a te.

Heian

Quale sarà il titolo del prossimo capitolo?

  • Di nuovo quella voce (38%)
    38
  • Il suo vero volto (44%)
    44
  • L'amore di una madre (19%)
    19
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305 Commenti

  • Una storia molto avvincente, ho apprezzato molto il ribaltamento dei ruoli di negromanti ed esorcisti, che solitamente hanno allineamenti inversi rispetto a quelli di questa storia. 😀 Leggerò la seconda parte appena potrò, non vedo l’ora di scoprire come continua il racconto! Ancora complimenti! 🙂

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