Racconti di un amore

gelosia

Avevo passato 2 giorni di merda, con gli occhi gonfi di lacrime e il cuore pesante di angoscia. Sentivo ogni battito più impegnativo, mi faceva male il petto. Avevo una paura fottuta di quello che avrei saputo o no il giorno dopo.

Io mi fidavo di Luca, mi fidavo di quello che avevo visto nei suoi occhi pochi giorni prima. Il problema era lei, non la conoscevo, non potevo sapere delle sue intenzioni, e non potevo sapere a cosa avrebbe portato il caso, lo stesso caso che aveva unito me e Luca avrebbe potuto separarci.

Non ero pronta per perderlo, non ora che lo vedevo davvero innamorato di me. L’attesa mi aveva distrutto, il mal di testa era diventato insopportabile e lui non si era fatto vivo fino alle 5 del giorno dopo.

Io intanto immaginavo ogni tipo di scenario, vedevo lui tra le sue braccia, e l’idea mi disgustava, mi dava i brividi come le unghie sulla lavagna. Non sopportavo di vedere il suo corpo bianco e dolce posarsi su un corpo che non fosse il mio. Vedevo i capelli neri e lunghi di lei sul suo petto, stava diventando un incubo. Avevo bisogno di sapere che lui era ancora mio.

Finalmente alle 5 arrivò un messaggio, sembrava fosse tutto ok, io ero incazzata nera, e da lì a poco glielo feci presente, e gli spiegai anche il perché. Capì, e io tirai un sospiro di sollievo. Dopo tutto era tornato a Bergamo per vedermi, ed io volevo solo abbracciarlo e sentirmi di nuovo sua.

Alle 10 arrivò a prendermi, mi baciò subito, quasi come per placare un incendio. Capii che era davvero tutto ok. Dopo un’ora di biliardo, durante la quale avevo passato il tempo a guardarlo e a desiderare le sue mani su di me, andammo al nostro parcheggio. Una volta lì mi prese la mano e me la strinse forte, io non riuscivo più ad aspettare, e gli chiesi di abbracciarmi. Facemmo l’amore in un metro macchina, con il seggiolino accanto.

Quelle braccia erano infine al loro posto, e i capelli sul suo petto erano i miei, biondi e sfibrati, che cadevano sulle sue spalle. Facemmo l’amore abbracciandoci tutto il tempo, o meglio io lo abbracciai tutto il tempo perché avevo bisogno di sentirlo di più.

Quando mi abbracciò anche lui fu più forte di me, mi avvinghiai a lui, misi il viso sulla sua spalla e iniziai a singhiozzare, le lacrime scendevano e non smettevano di cadere, cadevano sulla sua spalla, e io quella spalla la baciai mille volte, come se non riuscissi a mettermi in testa che lui era davvero lì, lì con me a fare l’amore ancora. Dissi: – Sono tua! – e lui replicò: – E io tuo, solamente tuo! – E lo abbracciai forte più che potevo.

Quando arrivai a casa ricevetti un messaggio: – Mi sentivo in dovere di tornare a Bergamo per farti sentire subito che io resto tuo:) Ti amo – . Non c’era altro d’aggiungere, non potevo esser più felice di esser sua, e lo amavo, lo amavo tanto. 

La paura di perderlo era stata tremenda, e non sarebbe stata l’ultima volta, ne ero consapevole.  Sapevo che in qualsiasi momento avrei potuto trovarmi senza di lui per sempre, e questa volta per davvero, ma voletti sperare che quel momento sarebbe stato davvero molto lontano. 

Era come tenere l’acqua tra le mani, la senti sfuggirti dalle dita e fa paura. 

proseguirò con un'altro racconto spezzato cronologicamente da questo, ma con gli stessi protagonisti

  • la prima volta (38%)
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  • il primo incontro (63%)
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