TREDICI SECONDI

RESTARE VIVO

 

L’odore di piscio era nauseabondo. Lo stanzone dove l’avevano gettato era largo a occhio tre metri per quattro. Per qualche anno l’edificio abbandonato era stato la sede del gruppo, lo sapevano tutti i ragazzi, ma da alcuni mesi si erano spostati in una palazzina meno vecchia, perché quella stava cadendo a pezzi.

I muri delle pareti della stanza erano di un azzurro sbiadito e scrostato. E il soffitto di un bianco incartapecorito. Bianco e azzurro, sempre: i colori della bandiera.

E lui se l’era messa, la bandana, bianca e azzurra come la bandiera, quando aveva dovuto incontrarli: gli aveva detto Miguel che avrebbe fatto un buon effetto al gruppo. E invece gliel’avevano strappata. Nessuno indossa la bandana bianca e azzurra se prima non ha superato le prove. Avrebbe dovuto pensarci. Invece di ascoltare quel coglione di Miguel.

Comunque lui era lì per superarle, quelle prove. A costo della morte. Alternative, tanto, non ce n’erano. Non gliel’avrebbero mai ridata, se non fosse riuscito ad entrare nel gruppo. Con la Mara-13 non si scherzava, lo sapeva.Devo solo restare vivo, cazzo. Doveva solo aspettare e restare vivo.

 

E infatti aspettava. Stava aspettando ormai da circa otto ore in quella stanza, che aveva una finestra microscopica, chiusa da un vetro mezzo rotto. Fuori: 40 gradi, più o meno. Li sentiva tutti, lì dentro: non entrava che un filo d’aria da quel buco di finestra. Ogni tanto cercava di staccarsi dalla pelle la maglietta chiara leggera, che era così appiccicata al torace muscoloso, che trasparivano bene tutti i tatuaggi che aveva sul petto. Ognuno gli era costato caro, in tutti i sensi…

Ormai dovevano essere circa le cinque di pomeriggio. E lui doveva pisciare. A quella puzza terribile a breve si sarebbe sommata anche la puzza del suo piscio.

Cercò di resistere ancora per un po’. Si mise allora accovacciato in un angolo con le gambe piegate e le braccia sulle ginocchia, appoggiandovi la faccia sudata.

Chissà quanto dovrò ancora restare qua dentro, cazzo.E mordendosi forte l’interno della guancia, diede un pugno sul muro.

Le gocce di sudore gli scendevano lungo le tempie e lungo la schiena, anche se stava immobile.  Un ragazzo la settimana prima, lì dentro, c’era morto. Aveva detto Miguel.

Ma io non la faccio quella fine. Io sono un duro. Un duro coi coglioni. Anche se ho solo 17 anni. Lo dicono tutti.Si ripeteva, quasi a volersene convincere.

Aveva iniziato a respirare più forte perché per un attimo, ma solamente uno, aveva sentito le lacrime riempirgli gli occhi. Le rimandò velocemente indietro, scuotendo il capo a destra e a sinistra, come per svegliarsi dal torpore, e continuò ad aspettare.

Aspettava, fissando ogni volta un punto diverso sulla parete davanti a sé: una volta una macchia di sangue, quella dopo la finestra, quella dopo ancora la vernice che, scolorendo, formava macchie di forme particolari sui muri. Aspettava. E sospirava. Aspettava e chiudeva gli occhi. Aspettava. Ma niente. Nessun rumore.

Se fosse morto lì dentro nessuno lo avrebbe trovato, perché era un posto che nessuno della Mara utilizzava più. E se avesse urlato, nessuno lo avrebbe sentito, perché era troppo lontano da tutto, quello schifo di casermone cadente e marcio. Ed era così che doveva essere: lontano e segreto.

 Non aveva un orologio. Non li portava mai. Ma sentiva che il tempo passava, anche se lentissimo. Lo sentiva sulla pelle bagnata, sulla puzza di piscio che avvampava, sulle tempie che gli battevano forte. Non ce la faceva più. Allora ad un tratto si alzò di scatto. Si slacciò i larghi pantaloni e orinò nell’angolo opposto a dove se ne stava accovacciato. Il calore della sua urina fece aumentare l’odore già fortissimo nella stanza. Gli venne come un conato di vomito, che trattenne a forza.

Me ne starò qui col mio piscio. E’ il mio, dopo tutto, no?

Subito dopo si sentì molto meglio, come rilassato, come se avesse superato un pezzo della prima prova. Ma la prova doveva ancora iniziare. E sarebbe durata pochissimo.

Giusto tredici secondi.

Cosa succede ora?

  • Lo lasciano lì dentro per una settimana. (0%)
    0
  • Arrivano quelli della Mara-13 per la prima prova da superare. (75%)
    75
  • Muore di infarto improvviso. (25%)
    25
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69 Commenti

  • Voto: Carlos trova Manuel. Ho apprezzato molto l’originalità della storia, la stesura e la costruzione dei dialoghi, cosa che solitamente io sostituisco con descrizioni!

  • Ciao,

    Vai veloce, ti perdo un’attimo di vista e la storia è quasi finita!
    Colpa mia che non ti seguivo, ho rimediato.
    Voto che Carlos trova Manuel che trova Louis che ha trovato Maria eccetera, mi aspetto un bello stallo alla messicana stile Tarantino e pure Maria DEVE avere la pistola!
    Cerco di leggere molto, forse pure troppo, qua dentro e i confronti sono inevitabili: trovo che la tua storia sia molto più meritevole di un pubblico di tante altre. Lo ripeto, ben strutturata, ben scritta, scorrevole, succede qualcosa (e non è scontato in 50mila caratteri!) e di certo gli ‘incipoints’ non rendono il dovuto merito alla tua bravura.
    A presto per il gran finale!

    • Grazie mille dell’apprezzamento. 🙂 Alla fine non tutte le storie più seguite sono oggettivamente le migliori, stilisticamente e contenutisticamente parlando; l’ho pensato anche io, girovagando qua dentro: ho trovato storie scritte davvero male ma con ampio seguito e viceversa. C’est la vie!
      Vedremo che si può fare per Maria e la pistola. Ci si può riuscire!
      A presto per le ultime due piccole puntate.
      A dire il vero non so ancora come finirà la storia. Sul serio! 😀

  • Ciao,
    Storia trascinante e piena di azione, godibilissima.
    Ho apprezzato soprattutto il pestaggio iniziale, ti fa vivere in prima persona l’incertezza e la paura del protagonista. Ma a proposito di questo un dubbio mi rimane: Louis viene pestato a sangue, il naso ‘è andato’, ‘qualcosa gli si spezza dentro’ e subito dopo lo troviamo pimpante e in salute, Carlos – piuttosto che chiedergli chi l’ha gonfiato come un panzerotto – osserva quanto è carino, lui scappa via correndo inseguito da due dobermann, si arrampica su un’inferriata eccetera… Ecco, mi sembra un po’ come quando Robinson Crusoe, nudo, raggiunge il relitto della nave e si riempe le tasche di cose utili. Non volermene, l’ho notato e mi chiedo se semplicemente mi è sfuggito qualcosa.

    Con stima

  • Sono arrivata un po’ dopo l’inizio, visto che la storia è già al quarto capitolo. Forse non mi aspettavo così tanta violenza nel linguaggio e nei fatti, ma di certo il tutto rispecchia una realtà che, purtroppo, è così. Sono curiosa di sapere come si svolgerà il seguito.

      • “Gli usciva del sangue dalla bocca, dal naso e da sopra l’occhio. Sentì il sangue andargli di traverso nella gola. Dieci. Ancora colpi. Sentì rompersi qualcosa dentro. Il naso era già andato. ” Muy cariñoso… dimmi almeno che son passati un paio di giorni dall’iniziazione o che quel qualcosa dentro che si era rotto era solamente un dente. ¡Hasta pronto!

        • Beh con un pugno bello grosso al naso, lo si può rompere ed avere sangue in gola; con una botta sferrata con oggetto appunito, si può sanguinare sopra un occhio: è facile che lì sopra si laceri essendoci le ossa della fronte appena sotto la pelle; se uno infine si prende un colpo alla cassa toracica, si può rompere, o forse meglio crinare, una costola senza che si sia (solo per questo) in pericolo di vita (pensa ai massaggi cardiaci!). Ma perché questo accanimento perfezionistico?! 🙂

          • Proprio perché hai ambientato la storia in una realtà concreta e poi perché son tornato su TheIncipit dopo tre anni solo per seguire il tuo racconto. Questa è una piattaforma abbastanza allergica alle critiche (come quasi tutte d’altronde), ma per quel poco che ti conosco, o quantomeno ricordo, penso di potermi esprimere sinceramente con te. E, in ultimo, perché di mio, quando si tratta di scrittura, sono un precisino rompipalle. (Almeno un difettuccio concedimelo!)
            Ciao.

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