TREDICI SECONDI

Dove eravamo rimasti?

Cosa succede ora a Louis? Riesce a ritornare a casa e a recuperare il pacco di Maria. (67%)

Di nuovo a casa.

–   Sguinzaglio i cani? Fece uno degli uomini di Carlos.
–   No, lascia stare. Pensa a cucire bene questa cazzo di ferita!

–  Ma la borsa coi soldi? Chiese l’altro, mentre gli teneva una mano premuta sulla ferita con una pezza.

– Manderemo il gruppo di Ramon al completo. Questa volta nessun accordo: ci riprendiamo i soldi e gli facciamo saltare la testa a tutti!

Louis cercava di farsi largo ansante nella boscaglia circostante la villa. Per fortuna il terreno digradava, ma lui era sfinito, sia per la paura che i cani potessero essergli alle calcagna silenziosi, sia perché era ancora malconcio dopo il pestaggio.

Quando si sentì abbastanza lontano dalla villa, uscì dalla boscaglia e camminò sulla strada percorsa all’andata: data la luna alta nel cielo, riusciva a seguirla abbastanza bene.

Dopo una mezzora di cammino si fermò: si intravedevano auto, camion e luci. Villahermosa. Quasi non si ricordava più di avere la borsa coi soldi. La riaprì come a sincerarsi che ci fossero ancora. C’erano, anche se non riusciva a capire quanti potessero essere. Poi tirò fuori una banconota e si diresse a un bar notturno. Ordinò una birra, che trangugiò gelata, e prese un burrito. Uscì veloce, cercando di non dare nell’occhio, e si mise a fare l’autostop, ma i veicoli che circolavano a quell’ora erano pochi. Dopo vari tentativi, gli si accostò un furgoncino di alimentari guidato da un ragazzotto.

– Dove devi andare? Gli chiese assonnato.

– Verso El Salvador. Fin dove mi puoi portare, per me va bene.

– El Salvador! Cazzo, amico, per chi mi hai preso, per un taxi!? Scherzò. – Io non arrivo nemmeno al confine col Guatemala! Se ti va bene, arrivo fino a San Cristòbal.

– Certo, va bene lo stesso. Salì e si sedette tenendo la borsa stretta tra le braccia, e chiuse gli occhi.

– Mi sa che non hai molta voglia di parlare… Louis non rispose. – Meglio, anche io sono stanco, quindi stiamo zitti. Fece una pausa. – Però se vedi che mi sto addormentando, chiama, eh!

Dopo qualche ora, i due arrivarono a San Cristòbal de las Casas. Louis aveva faticato a non addormentarsi: era sfinito. Scese, ringraziò il ragazzo da lì decise di prendere una corriera fino al confine per poi arrivare fino a Città del Guatemala. Da qui ripartì in tardo pomeriggio verso El Salvador, dove arrivò che era già sera. Per fortuna era riuscito a dormire un po’ lungo l’ultimo tragitto.

Non riusciva a crederci, ma per ora era scampato sia agli uomini di Carlos che a quelli di Manuel. Dio però non concede troppa grazia tutta in una volta. Quindi si affrettò a raggiungere casa di Manolito per il pacco.

La porta d’ingresso era socchiusa come altre volte, così entrò. Lo trovò sul divano, mezzo addormentato e con varie bottiglie intorno.

– Ehi. Ehiii! Fece, scuotendolo vigorosamente.

– Cazzo, svegliati! Sono io, Louis. Dov’è il pacco che ti avevo lasciato? Manolito!

– Calma, calma, chi cazzo sei? Ah sei tu! Fece biascicando le parole. – Dammi un attimo!

 – No, devi muoverti. Qui ci ammazzano tutti se non ti sbrighi!

– Va bene, va bene, fammi alzare… aiutami.
Non appena fu in piedi, ricadde come un sacco sul divano.

– Ma cos’è che vuoi? Lo guardò come se fosse un estraneo. Allora Louis gli prese la testa fra le mani: – Ascolta, perdio: ti ho dato la scatola di Maria, solo perché sei l’unico che non ha a che fare con la Mara-13. Dove cazzo l’hai messa? Muoviti o sarà tardi.

– Ahhh, la scatola misteriosa!? Ridacchiò. – Guarda che… l’ha presa Miguel.

Louis gli diede un pugno, mentre digrignava i denti, ripensando alla scena del giorno prima.

– Non mi prendere per il culo. Miguel è… è morto. E abbassò il capo. Manolito rise: – Allora doveva essere un fantasma, perché è venuto qui ieri sera con una pistola e ha detto che doveva prendere la scatola con la chiave, per conto tuo. E allora gliel’ho data.
Louis sgranò gli occhi.

– Che cazzo dici? Gli hanno sparato davanti a me!…

Eppure, pensò, solo Miguel sapeva che dentro la scatola, oltre a qualche banconota, c’era quella chiave. Lo aveva detto solo a lui. – E cosa ti avrebbe detto, Miguel!?

– Che andava a portarla a Manuel, come d’accordo con te….

Louis lasciò le spalle che gli stava stringendo e uscì di corsa. Arrivò nelle vicinanze del covo da cui erano partiti insieme la mattina precedente, e si appostò dietro la carcassa di un’automobile senza gomme né sportelli. Nel viavai di gente, vide uscire dopo un’oretta Manuel, che parlava con uno  cingendogli le spalle col braccio: era Miguel! Che cazzo stava succedendo? Si sentì tremare le gambe. Dopo un po’ Manuel e tre della Mara si allontanarono in auto, mentre Miguel se ne andò a piedi. Louis, ovviamente lo seguì, senza farsi vedere.

Era quasi notte.

Quali altre sorprese capitano sotto il cielo di El Salvador?

  • Cosa diavolo apre la chiave che c'è nella scatola di Maria? (60%)
    60
  • Gli uomini di Carlos fanno irruzione nel covo di Manuel. (20%)
    20
  • Louis segue Miguel e vede ciò che non avrebbe mai voluto vedere. (20%)
    20
Loading ... Loading ...
Categorie

69 Commenti

  • Ciao
    Letto tutto adesso.
    Mi è piaciuto! Moltissimo l’inizio, poi ho avuto come l’impressione che nonostante le sparatorie la storia procedesse con meno ‘convinzione’.
    Ti voglio rileggere!
    Ciao Ciao

    • Trovi? Ci rifletterò. In effetti, comunque, lo stopparsi e vedere cosa vota chi legge, obbliga spesso a rivedere i piani, e non sempre tutto riesce con convinzione assoluta 🙂 a presto!

  • Bel finale, come tutto il resto, d’altra parte.
    Brava e complimenti, hai condotto con maestria un un cortissimo e denso ‘action tale’. Sono curioso di vedere come affronterà la prossima sfida. A presto!

  • Voto: Carlos trova Manuel. Ho apprezzato molto l’originalità della storia, la stesura e la costruzione dei dialoghi, cosa che solitamente io sostituisco con descrizioni!

  • Ciao,

    Vai veloce, ti perdo un’attimo di vista e la storia è quasi finita!
    Colpa mia che non ti seguivo, ho rimediato.
    Voto che Carlos trova Manuel che trova Louis che ha trovato Maria eccetera, mi aspetto un bello stallo alla messicana stile Tarantino e pure Maria DEVE avere la pistola!
    Cerco di leggere molto, forse pure troppo, qua dentro e i confronti sono inevitabili: trovo che la tua storia sia molto più meritevole di un pubblico di tante altre. Lo ripeto, ben strutturata, ben scritta, scorrevole, succede qualcosa (e non è scontato in 50mila caratteri!) e di certo gli ‘incipoints’ non rendono il dovuto merito alla tua bravura.
    A presto per il gran finale!

    • Grazie mille dell’apprezzamento. 🙂 Alla fine non tutte le storie più seguite sono oggettivamente le migliori, stilisticamente e contenutisticamente parlando; l’ho pensato anche io, girovagando qua dentro: ho trovato storie scritte davvero male ma con ampio seguito e viceversa. C’est la vie!
      Vedremo che si può fare per Maria e la pistola. Ci si può riuscire!
      A presto per le ultime due piccole puntate.
      A dire il vero non so ancora come finirà la storia. Sul serio! 😀

  • Ciao,

    Voto la terza opzione perché penso che la terza si realizzerà a prescindere, prima o poi.
    Confermo il mio commento precedente, hai le idee molto chiare quando scrivi.

  • Ciao,
    Storia trascinante e piena di azione, godibilissima.
    Ho apprezzato soprattutto il pestaggio iniziale, ti fa vivere in prima persona l’incertezza e la paura del protagonista. Ma a proposito di questo un dubbio mi rimane: Louis viene pestato a sangue, il naso ‘è andato’, ‘qualcosa gli si spezza dentro’ e subito dopo lo troviamo pimpante e in salute, Carlos – piuttosto che chiedergli chi l’ha gonfiato come un panzerotto – osserva quanto è carino, lui scappa via correndo inseguito da due dobermann, si arrampica su un’inferriata eccetera… Ecco, mi sembra un po’ come quando Robinson Crusoe, nudo, raggiunge il relitto della nave e si riempe le tasche di cose utili. Non volermene, l’ho notato e mi chiedo se semplicemente mi è sfuggito qualcosa.

    Con stima

    • Grazie del passaggio.
      Acuta osservazione. Già un altro utente aveva rilevato che non potesse partire il giorno dopo in quelle condizioni, fino a prova contraria. Comunque il viaggio, quasi sempre seduto in auto, porta via più o meno un’altra giornata e lui fondamentalmente se ne sta seduto. 🙂
      Quando corre scappando via dai cani è più un istinto di sopravvivenza per non essere sbranato, ma è ancora malconcio, certo.
      Sicuramente rivedendolo (perché potrebbe venir pubblicato in una piccola collana) aggiusterò i tempi di ripresa e lo farò riposare qualche giorno in più! 😉

  • Sono arrivata un po’ dopo l’inizio, visto che la storia è già al quarto capitolo. Forse non mi aspettavo così tanta violenza nel linguaggio e nei fatti, ma di certo il tutto rispecchia una realtà che, purtroppo, è così. Sono curiosa di sapere come si svolgerà il seguito.

    • Beh alla fine ne ha solo prese di santa ragione e deve fare da tramite in un traffico di droga. Non mi sembra molto irreale rispetto a quello che capita ogni giorno in certe zone del mondo. Mai letto niente della Mara Salvatrucha? Prova a vedere 🙂

      • “Gli usciva del sangue dalla bocca, dal naso e da sopra l’occhio. Sentì il sangue andargli di traverso nella gola. Dieci. Ancora colpi. Sentì rompersi qualcosa dentro. Il naso era già andato. ” Muy cariñoso… dimmi almeno che son passati un paio di giorni dall’iniziazione o che quel qualcosa dentro che si era rotto era solamente un dente. ¡Hasta pronto!

        • Beh con un pugno bello grosso al naso, lo si può rompere ed avere sangue in gola; con una botta sferrata con oggetto appunito, si può sanguinare sopra un occhio: è facile che lì sopra si laceri essendoci le ossa della fronte appena sotto la pelle; se uno infine si prende un colpo alla cassa toracica, si può rompere, o forse meglio crinare, una costola senza che si sia (solo per questo) in pericolo di vita (pensa ai massaggi cardiaci!). Ma perché questo accanimento perfezionistico?! 🙂

          • Proprio perché hai ambientato la storia in una realtà concreta e poi perché son tornato su TheIncipit dopo tre anni solo per seguire il tuo racconto. Questa è una piattaforma abbastanza allergica alle critiche (come quasi tutte d’altronde), ma per quel poco che ti conosco, o quantomeno ricordo, penso di potermi esprimere sinceramente con te. E, in ultimo, perché di mio, quando si tratta di scrittura, sono un precisino rompipalle. (Almeno un difettuccio concedimelo!)
            Ciao.

  • Ciao Papilla, il tuo è un buon incipit… Le opzioni sono un tantino “esagerate”, per le stesse considerazioni che ti ha fatto Danio… 🙂 Quindi, Mara-13 e cominciamo l’opera! 😀

  • Questo sito usa i cookies per migliorare l'esperienza utente. Cliccando su Accetto acconsenti all'utilizzo di cookie tecnici e obbligatori e all'invio di statistiche anonime sull'uso del sito maggiori informazioni

    Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

    Chiudi