Fury

#1

La prima volta che baciai Rita fu la volta in cui disse che la nostra storia doveva finire. Sua madre sospettava, vedersi era diventato rischioso.
Disse questo, con la mia mano ancora sul suo seno, con lei che premeva forte la mia mano, come se mente e corpo lottassero ai lati opposti dell’universo.
Scivolai sul sedile, la pelle del sedile che si incollava alla mia guancia sudata. Lì, nell’auto in cui lei mi aveva chiesto di fuggire, fissai gli occhi di Rita. Freddi, azzurri, ma capaci di sciogliere anche un petto duro come il mio. Le sue labbra rosse.
Nell’autoradio, la voce di ferro del cronista raccontava di un Vietnam lontano, ma anche incredibilmente vicino. Ebbi un’immagine fugace e violenta: Denny, mio fratello, lui e il suo fucile che crollavano in silenzio, con lentezza, in un campo di riso in una giornata di sole.
Rita era bella, la più bella di tutte.
La brezza penetrava nell’abitacolo. La campagna era un forno di paure, eravamo nel pieno dell’estate. L’aria raccolse ogni nostra certezza e si mise a spargerla per il mondo.
Rita tolse la mia mano dalla camicetta, delicatamente, alzò la testa, guardò il proprio riflesso nello specchietto. Si aggiustò i capelli, si bloccò.
Scoppiò a piangere, la mano davanti alla bocca.

Nota:

Buongiorno a tutti.
Questa non è una storia in classico stile THe iNCIPIT.
Non è mai stata pubblicata, ok, ma ho già scritto tutti e 10 i capitoli.
Proprio perché sono 10, e proprio perché non faccio un giro quaggiù da una vita, la uso come scusa per farvi un saluto.
E poi, le vostre eventuali correzioni credo mi saranno utili.

Se la cosa in qualche modo vi offende o non vi sta bene, non siete obbligati a leggere, e nemmeno a votare.

E i vecchiardi di TI, che mi raccontano?

MAt

Se un albero cade in una foresta ma nessuno è presente, fa rumore?

  • Ah! È un tranello, non ci casco: gli alberi non cadono mai. (17%)
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102 Commenti

  1. Decisamente bravo, lo spiazzamento finale spiazza davvero! 🙂
    E dà anche un senso a tutto il racconto che, ti confesso, fino a quel momento mi aveva lasciato un senso di già sentito.
    Molto elegante anche la scrittura, che riporta efficacemente l’atmosfera del ricordo, anche se, personalmente, avrei spezzettato meno cercando un po’ più di fluidità.

  2. Ma lo sai che, svolazzando di qua svolazzando di là, ho scoperto che qui in giro c’è chi non sa chi è Guy Ritchie o chi è Tom Selleck…?!
    Lo sai che molti esordienti usano a sproposito il gerundio e ficcano le virgole sempre al posto sbagliato?
    Lo sai che domenica prossima/prossima è Pasqua?
    Lo sai che stasera per cena mi sono fatta un big mac artigianale?

    Ma l’analisi finale la vuoi qui o in mail? ( perchè è lunghina …..) magari l’accorcio… fammi sapere………….

    • “Lo sai che molti esordienti usano a sproposito il gerundio e ficcano le virgole sempre al posto sbagliato?”

      Be’, potrei essere io, anche se credo di aver detto di no al gerundio da un pezzo, a parte in rari casi. Forse sbagliati. Però so chi è Ritchie e quel bell’uomo di Selleck… “uomo”, poi…

      Ci sentiamo via mail, ma senza pressure, non ho fretta di demoralizzarmi.

  3. Un coltello?! Si portano dietro di tutto ma ancora non li ho visti con alberi e cani.
    Mi è sembrato che colorato e vuoto fosse un abbinamento stonato. Era meglio in originale.
    Molto sottile il passaggio dal passato al presente tramite il ruggito della Fury. A me è piaciuto.

  4. D’accordo, sarò garbato stavolta. Ho notato già nelle pillole precedenti che ami alternare il passato remoto con il presente indicativo: assolutamente lecito, imho, quando se ne fa un uso discreto. Qui mi sembra che tu abbia esagerato, alternando più volte i tempi verbali anche quando non sembra necessario ai fini della narrazione.

  5. Ci risiamo con questo 50 e 50! Possibile? Ogni volta che voto io!
    Direi che la DC Comics con Dr Manhattan ha davvero fatto l’impossibile, non ha neanche l’allergia alla criptonite – unico punto debole di Superman, oltre allo spiccato senso di umanità che manca a Manhattan. Per cui direi che M. è talmente tutto e più di tutto che manco Superman può superarlo, figuriamoci Goku. Non a caso nel film “Batman v Superman” si sono ben guardati dallo scritturarlo 😉

  6. Leggo tre episodi di seguito: 4, 5 e 6. Il quarto e il quinto mi piacciono e comincio a pensare che leggerli tre di fila sia l’ideale per avere una migliore visione d’insieme del testo. Poi arrivo al sesto e… no, non capisco: perché queste immagini forzate, a raffica, una dopo l’altra? Le nuvole grigie come cotone che soffocano il mondo con grida di pioggia e di luce? Ma per favore…

  7. Ho qualche perplessità cromatica e non solo.
    Occhi spenti in un volto che sorride? Andava aggiunta qualche parola in più, per fare capire l’apparente contraddizione.
    Nuvole grigie come cottone… per me, il cotone evoca il bianco a meno che…
    Cieli azzurri e crudeli? Mah! L’azzurro da solo, è un colore e basta, né buono né cattivo. Può però suscitare emozioni. Scrivendo anche “crudeli”, ci voleva una spiegazione altrimenti non si capisce.
    ciao
    🙂

    • Cara Maria, premetto che non ho intenzione di giustificarmi. Provo comunque a spiegare, nella speranza che capendo le mie intenzioni tu possa suggerire un qualche miglioramento.

      Andiamo per ordine:

      1) Sorriso a occhi spenti: un po’ di esempi a me vengono in mente, per casi come questi, e potrei cercarli propro sul giornale, non mi va di dire dove. Certo, conoscendo “certe cose”, è un tipo di senso che gli trasemtto io.

      2) Qui ho un problema: l’ossimoro vive sul “come cotone si abbattono”, non su “grigie come cotone”, però, effettivamente, rileggendo, viene da intenderla come dici tu. Che fare? Se hai idee sono tutto orecchi.

      3) Again, “azzurri e crudeli”. Dici bene, l’azzurro non è nè buono nè cattivo. Ma se ripenso a un cielo azzurro e crudele nel mio passato, forse vuol dire che nonostante il bel tempo qualcosa di cattivo è successo. Credo di aver dimostrato che l’infanzia del protagonista non è il massimo, e ovviamente qualcosa lo devo ancora dimostrare. Comunque: una persona impopolare, una madre scomparsa (forse scappata), un fratello morto in guerra, problemi a scuola, un amore che per certi versi non è possibile. Be’, un pochino l’ho maltrattato, dai 🙂

      Scherzi a parte, se dici che non è sufficiente e che non si capisce, io prendo la tua osservazione e ne faccio tesoro. Però mi giuri che hai letto bene la prima parte? 😉

      Voglio raccontarti da dove viene questo accostamento, a me molto caro. Così, come curiosità, sempre perchè è bello discutere di scrittura.

      “Dormiva poco e male. Sognò di passeggiare in un bosco fiorito con gli uccelli che volavano davanti a loro, a lui e al bambino, e il cielo era di un azzurro doloroso, ma ormai stava imparando a ridestarsi da quei mondi ingannevoli.”

      Trovo sia bellissimo, e anche nel caso di McCarthy capisci il significato di “doloroso” leggendo tutto il libro nella parte precedente: il cielo è azzurro e doloroso perché i personaggi vagano all’inferno, che è il tempo presente, quindi quello è un “bel ricordo che fa male”, perché non avverrà più di trovare un cielo così.

      Splendido. Magari l’avessi inventato io.

      • In McCarthy è molto forte, mi piace di più ovviamente, proprio perché il doloroso è riferito all’azzurro stesso, un colore che evoca un ricordo doloroso.
        Mentre la mia è molto meno efficace, perché c’è un passaggio semantico in più…
        Basta vado a letto.

        • Forse trattasi, in fondo, di una questione di prospettiva: tu sei dalla parte di chi scrive ed io dalla parte di chi legge. Ma quando mandi la tua storia nell’Etere qualche rischio c’è che, da questa parte dello schermo, possa non passare tutto quello che l’autore “sa” sulla vita dei suoi personaggi e/o quello che ha in mente per lo sviluppo della storia. 🙂
          Le metafore, i paragoni, anche gli “ossimori” devono risultare – se non di immediata comprensione per il lettore, almeno logicamente comprensibili – (tanto più che qui le storie scompaiono dallo schermo in un nanosecondo), altrimenti perdono la loro forza espressiva.
          Ciao
          🙂
          PS mi chiedo se tagliando tagliando il testo, non arriverai al 10° con un Haiku! (ah! ah!, sarebbe anche carino, chi lo sa?)

          • Ti ringrazio per il tuo tempo.
            Quello che dici è sacrosanto, e temo in questo caso, come hai sottolineato tu, qui le cose vadano un po’ troppo velocemente.
            Terrò a mente il tuo prezioso parere, comunque, ho capito il messaggio.
            Per l’Haiku, non sono portato. Almeno, non ho mai provato.
            Alla prossima 😉

            Mattia

  8. Mi è piaciuto anche questo episodio.
    Quando il racconto sarà completo – immagino dopodomani al massimo – se vorrai sarò più dettagliata, per ora ” mi è piaciuto” sembra sufficiente. Che poi, come ti ho detto, alcuni passaggi del primo non mi sono piaciuti, ma da lì in poi non ho avuto perplessità… anzi…

    • Ovviamente, conoscendoti, so apprezzare il valore di quel “mi è piaciuto”.
      Tuttavia, non capisco cosa aspetti a correggere la prima parte, come se io non fossi qui per questo.
      Non te lo chiederò una terza volta.
      (bella gnocca)

      • Come vuoi.
        “La prima volta che baciai Rita fu la volta in cui disse che la nostra storia doveva finire.…”
        La prima fu la volta, No. Ma lasciando perdere la forma, e per passare al contenuto:
        In questo caso la notizia è che il primo bacio avviene nello stesso momento in cui lui è mollato. (per adesso ci sembra così) Ora: cosa è più importante mostrare? Che si sono baciati per la prima volta o che si sono mollati? se il nostro intento è quello di caratterizzare il protagonista e non di fare uno scoop, la notizia fondamentale è che lui è riuscito per la prima a baciarla proprio quando – e questo ce lo comunica un istante dopo – è troppo tardi, perché la madre sospetta di loro. In considerazione del fatto che protagonista dell’incipit è il desiderio dei due e non il sospetto della madre che spinge lei a mollarlo, direi che iniziare col bacio e chiudere con la rottura è sbagliato. Si doveva fare il contrario e, questo avrebbe dato più senso al seguito in cui, frettolosamente, scopriamo che lei lo invita però a fuggire insieme.
        Ma tornando all’inizio,
        “ Disse questo, con la mia mano ancora sul suo seno, con lei che premeva forte la mia mano, come se mente e corpo lottassero ai lati opposti dell’universo. “

        Con la mia mano, … con lei che premeva forte la mia mano… roar! È come la prima volta fu la volta…

        ( Questo ora lo scopriamo in macchina) L’autore non intendeva che il protagonista è stato mollato, intendeva che poteva esserlo, se non avesse accettato di fuggire con Rita. Tuttavia il protagonista ripensa a suo fratello ascoltando del Vietnam nell’autoradio. E quasi si distrae dal prendere una decisione e ci distrae dal capirci qualcosa.
        Io questo inizio lo ripenserei, a meno che una guerra e una perdita non abbiamo qualcosa di strettamente tematico legato a questo acerbo amore sui sedili di una bella macchina. Ma non è una cosa che posso stabilire ora.

        “L’aria raccolse ogni nostra certezza e si mise a spargerla per il mondo.”
        È un’immagine che non riesco a visualizzare. Può significare tutto e niente. Nel caso di un personaggio che ancora non conosco è troppo pretenziosa, pretende di essere indagata e non ha ancora la forza per avere questa pretesa. Potresti spostarla verso la fine del racconto, quando il rapporto tra i due sarà capito, il protagonista ci sarà famigliare e anche le certezze del lettore saranno abbastanza da potersi spargere.
        Perché per adesso a pronunciare questa frase non è stato il personaggio ma – certamente – l’autore.

        Ma questo e il resto non posso stabilirlo finché non ho davanti il racconto completo, perciò – dicevo – commenterò alla fine e non all’inizio. Però su questo tu hai insistito…
        Ed è solo il mio poco importante parere.

    • Finger food. Oh, che bel commento. Grazie, il finger food mi piace molto, e poi è sempre qualcosa di sfizioso, nonostante finisca subito.
      Sì, non farti troppe paturnie: le domande sono schifosamente casuali.
      Però, come forse avrai notato, si può imparare qualcosa anche da quelle.
      Ad esempio, quante lune ha Giove.
      E io che ero convinto ne avesse molte di più Saturno.
      Stai bene.

  9. Concordo con tutto ciò che ha detto Napo. Io non ti conosco così bene come lui, eppure ho notato la stessa diversità tra i primi due capitoli e questo.
    È stato strano strano scoprire l’età dei personaggi e il contesto in cui la storia si svolge. Allo stesso tempo, però, hai disseminato in #3 dei piccoli indizi che lasciano comprendere perché i due ragazzi provano una tale complessità di sentimenti che li fa sembrare adulti. Questa caratteristica mi ha intrigata non poco.

  10. La terza pillola mi ha ricordato il boostwriter prima maniera per l’apparente incongruenza con le due pillole precedenti. Mi ero fatto l’idea, nella seconda pillola, che Weiges e Rita fossero due adulti, invece qui scopro che sono ancora due adolescenti. Questo è il boost di sempre, che ti fa immaginare una cosa e poi te ne mostra un’altra: una cifra personale che non ho mai capito fino in fondo se è voluta o se è frutto di incoerenza, ma che a me piace.
    Ora però aspetta lunedì per pubblicare la quarta pillola, riposa almeno la domenica. Ci sono precedenti illustri.

    • Vedi, che devo pubblicare in fretta?
      Dopo ti dimentichi dei particolari, tipo quello del capitolo 1 dove dice che “la madre sospettava”, non certo una premura da adulto 🙂
      Scherzo, però per ripicca pubblico subito il prossimo.
      Così.

  11. Appurato che è inutile votare, per me non è di molto aiuto neanche commentare. Non essendo io parte del gruppo delle vecchie guardie sono consapevole di intromettermi in qualcosa di cui non faccio parte.
    Eppure sono testardamente qui a fare entrambe le cose.
    A me è piaciuto come tu sia riuscito a dare a così poche righe tanta intensità. L’unica pecca è che vorrei saperne di più ma non posso. O almeno non finché non arriva #3.

  12. Eh, ma mica posso tornare qui ogni giorno per leggere pillole di Boostwriter!
    Non sembri più tu nella scrittura e ciò compromette il mio giudizio, almeno per ora. Magari dopo quattro o cinque pillole potrò farmene un’idea.
    Rita potrebbe piacermi come personaggio. Vedremo. Per ora l’hai descritta ancora con poche pennellate (da manierista, però).

      • Alessandra, Mattia è diventato molto più strutturato nella scrittura. È cambiato il ritmo, la scansione delle frasi: ora è più omogeneo. Usa più immagini e metafore, “mostra” di più e “racconta” di meno, ma spesso mostra attraverso cliché (la cascata di riccioli rossi, il collo del piede affusolato, gli occhi freddi e duri come il marmo). Il vecchio boost era destrutturato anche nella punteggiatura. Tante volte ci siamo azzuffati affettuosamente sull’uso della punteggiatura: io lo accusavo di usare le virgole a sproposito, lui trovava eccessivo il mio uso dei segni grafici. Ora il suo uso della punteggiatura nei dialoghi [«Weiges», dice, «lo sanno tutti che tuo fratello era un mezzo ritardato». Alle sue spalle, altri due ragazzi della squadra. «Come ha fatto a farsi arruolare, eh?».] è, ironia della sorte, lo stesso che usavo io nel primo racconto su TI – che ho fatto cancellare – e che avevo usato nel mio romanzo pubblicato da GeMS in ebook. Ebbene, il mio editor me l’ha cambiata tutta, definendola pesante. Si sa, ogni editore ha un suo standard, ma quello che usavo io e che ora usa boost – me ne sono convinto – è decisamente ridondante, troppo ricercato.

  13. Bentornato, MAt. Bentornato al nuovo Boostwriter, che ha studiato tecniche di scrittura creativa in una famosa scuola che rende tutti un po’ troppo simili, ma che almeno ha imparato a usare la punteggiatura.
    I vecchiardi di TI sono quasi tutti spariti, MAt. Quelli che non sono spariti sono ormai geneticamente modificati. La guerra è finita da tempo, tu sei uscito solo ora dalla giungla e troverai un mondo diverso intorno a te.
    Ti seguo con affetto.

    • Carissimo Napo, immaginavo che qui sarebbe stato come riemergere in una zona rossa, nel deserto di un olocausto stile Mad Max.
      Diciamo che ero curioso di prendere un po’ di radiazioni e ho messo fuori il naso.
      E confermo i miei sospetti.
      Non sono qui per i punti, ti ringrazio e ricambio l’affetto, sono qui per un saluto e per capire chi c’è, per sapere chi può criticarmi un po’.
      Buona serata caro.

  14. Matt … maddài! Torni ma alle tue regole? sei proprio incorregibile!
    Vabbé ti seguo…. voterò di alberi e di tulipani che nulla avranno a che fare con gli episodi ma ci sarò, dato che ho piena fiducia nella tue capacità.
    Però, però… alcuni passaggi di questo incipit non mi hanno convinta…. ( oh!, qualcosa dovevo pur dirla 😉 ) Al prossimo!, che immagino pubblicherai presto, dato che lo hai già scritto! 😉 😉

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