IRRATIONAL

Prologo

L’urto con l’atmosfera lo strattonò  violentemente, annebbiandogli per qualche secondo la vista. Stabilizzatori e giroscopi non riuscivano ad annullare completamente le vibrazioni, la sensazione era quella di un enorme gatto che ti si sdraia addosso e fa le fusa.

Nell’abitacolo regnava il caos, decine di pannelli erano fuori posto e il loro contenuto, che fino ad un istante prima fluttuava da ogni parte, era ora saldamente schiacciato verso il basso dalla forte decelerazione. Qualcosa che si era staccato dal soffitto danneggiato gli fischiò vicino all’orecchio andando a schiantarsi a pochi centimetri dal suo piede destro, si sentì un idiota per non aver pensato in tempo di indossare l’esoblindo e istintivamente provò a rannicchiarsi – quel poco che gli consentiva il sedile contenitivo – per evitare impatti più seri.

Tutto sommato non va male – pensò, mentre la stretta allo stomaco andava allentandosi assieme alla tensione: aveva appena passato indenne il momento più critico. Quello non era affatto il solito atterraggio: i supporti vitali e di sicurezza della navetta erano seriamente compromessi, regnava una confusione totale, risuonavano allarmi e il fumo denso lo aveva costretto ad indossare il respiratore.

La decelerazione durò alcuni minuti e fu molto più brusca del normale. L’IA non si premurò di fornire alcuna rassicurante informazione come faceva invece in situazioni normali. Poteva davvero essere troppo occupata nel governare la navetta da non trovare il tempo di comunicare?

– A che quota siamo? – Provò a interrogarla. 

Seguirono lunghissimi istanti di silenzio.

– Ventimila metri – disse infine – Discesa controllata. – Un’altra breve pausa – Signore, abbiamo un problema serio. –

Già, non l’avevo notato…

– Riusciamo ad atterrare? – Chiese avvertendo con fastidio il lieve tremore nella sua voce.

– Sì… Confermo l’atterraggio entro 10 minuti, sto vagliando la superficie più adatta. –

Beh, qualunque altro problema si poteva affrontare più serenamente di un imminente disastro.

– Mostrami l’esterno. – Le chiese per rimandare le brutte notizie.

L’IA trasmise ai suoi neuroimpianti le immagini di acuminate colline boscose inframmezzate  da piccoli laghi sui quali si potevano distinguere le increspature di onde alte. Decise comunque che non poteva aspettare oltre: 

– Ho appena completato il diagnostico: i danni sono estesi e gravi. Nella migliore delle mie proiezioni non riuscirò a ripararli in meno di 34 giorni. – Attese, evidentemente aspettava qualche commento, che non arrivò.

– Nella peggiore – continuò – Non saremo in grado di ripartire senza un intervento di soccorso. – 

Lui piegò un angolo della bocca in un nervoso sorriso, era tutto qui?

– Non preoccuparti – rispose – Non ho mai pensato che sarei tornato indietro.

Lo scafo della navetta era adagiato sulle acque basse e limpidissime del lago. In piedi sulla riva, Ishmael stava terminando di verificare le impostazioni dell’esoblindo: la gravità lì era 2/3 di quella terrestre, i servoattuatori della tuta avrebbero compensato i suoi movimenti che altrimenti si sarebbero rivelati eccessivi per quel peso ridotto. Provò una normale camminata, quindi una corsa sulla sabbia. Quella roba non era all’ultimo grido, ma funzionava ancora perfettamente. Abbastanza soddisfatto, raccolse il resto dell’equipaggiamento e si preparò ad addentrarsi nel bosco fitto alle sue spalle. 

Sullo scafo della navetta già ronzavano decine di robomec, dall’aspetto di piccole piovre, il loro compito era ispezionare ogni centimetro quadrato e cominciare le piccole riparazioni. I problemi strutturali e di propulsione presupponevano tempi più lunghi per la soluzione, nonché un impiego di consistenti quantità dell’energia della pila a fusione per il riciclaggio degli elementi danneggiati e la laboriosa forgia di pezzi di ricambio e nanoprocessori. 

Salutò l’IA chiedendole di tenerlo aggiornato sullo stato delle riparazioni sul canale VHF criptato, ma in realtà non credeva che l’avrebbe mai rivista.

Si addentrò in un bosco di querce molto più alte e imponenti di quanto potessero mai crescere sulla Terra. Poche ore prima, in orbita intorno al pianeta, l’IA gli aveva spiegato che era stato terraformato quasi duemila anni addietro e tuttora possedeva una biodiversità eccezionale. Compresi grossi carnivori, che però non sarebbero stati un problema se avesse continuato ad indossare l’esoblindo. 

L’IA aveva accennato anche al fatto che, avvantaggiati dalla bassa gravità, molte specie di coleotteri avessero raggiunto dimensioni eccezionali. Nonostante fosse dentro un’armatura di classe 6, sperò che lo stesso fenomeno non avesse coinvolto anche gli orsi presenti in quella zona. 

Avanzò per ore a passo veloce nel terreno sconnesso e cedevole, seguendo un percorso predeterminato. 

Quando pensò di essere pericolosamente vicino all’obiettivo attivò il reticolo in fibra ottica superconduttiva  che ricopriva ogni centimetro dell’esoblindo: lo avrebbe occultato su tutto lo spettro visibile. Sapeva che non sarebbe bastato.

Come prosegue la caccia?

  • Ishmael cade in un'imboscata. (18%)
    18
  • Ishmael trova un villaggio nascosto nella foresta e abitato da strani individui. (45%)
    45
  • Ishmael incontra un misterioso nemico e lo attacca. (36%)
    36
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11 Commenti

  • Ciao Jaw,
    io voto per il villaggio nascosto. Belle le descrizioni e originali i termini utilizzati. Non sono un grande appassionata di fantascienza, però la tua storia è interessante. Ti seguo e penso che darò una letta anche alle storie già concluse, giusto per avere un quadro più completo.
    a Presto.

    • Ciao, keziarica.
      Ti ringrazio molto per i complimenti, ma ahimè, devo deluderti! Questa storia è chiusa da un pezzo, per le ragioni che indico nel post sotto 🙁
      Avevo chiesto alla redazione di rimuoverla, ma pare non sia possibile. Avevano disabilitato i commenti, ma mi sa che nel restyling del sito si è perso anche questo. Comunque le altre tre storie sono complete e mi fa un sacco di piacere se qualcuno mi legge 🙂
      Mi permetto anche di aggiungere che quella che ha avuto maggior successo è “Il bastione di sabbia”, la seconda.
      Ciao, grazie ancora per l’interessamento 🙂

  • Benvenuto, o buon pellegrino che approdi speranzoso in questi lidi.

    Ti chiedo umilmente scusa!
    Come puoi vedere, questo racconto consta di un solo capitolo e non verrà mai concluso. Non per chissà quali ripensamenti o per mia inemendabile accidia, bensì per un errore di fondo commesso in gioventù, quando ero un nuovissimo iscritto a TI: il capitolo non era inedito, essendo già comparso in precedenza su altre piattaforme. Questo non è permesso dal regolamento che ancora non mi ero premurato di leggere. Quando mi sono accorto della ragionevole clausola, ho contattato la Redazione e abbiamo concordato insieme di chiudere subito la storia per permettermi di farne partire un’altra (Il Canto di Tau Ceti, dieci capitoli conclusi!), questa volta inedita.
    Mi scuso con te, invitandoti a leggere il resto della mia sterminata (!) produzione.
    Ti invito, e questo luogo è l’unico in cui mi permetta di rivolgere un invito simile, a non commentare, così anche gli altri sventurati che arriveranno dopo di te potranno leggere queste mie parole di spiegazione e scuse.

    Buon Viaggio!

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