Romanzo Quirinale

M(f)uffa

(L’assistito di Donato Miccoli, il senatore Stefano Baniro, aveva definito il parlamentare di Repubblica libera Vittorio Amendola “muffa” e “delinquente” ed era stato querelato.)

L’appuntamento era alle sette e venti.

L’orologio di Donato segnava le otto meno un quarto.

Da quando Donato viveva a Milano, cenava a metà della sua giornata lavorativa: le otto di sera. Era solito mangiare a quell’ora anche in Puglia: stava ancora finendo il pranzo.

Stefano era seduto, guadagnando cinque centimetri in altezza: era un uomo alto nella media. La scuola. Era anche un uomo peloso, biondissimo e un politico tutto sommato onesto: la tesi della sua indubbia provenienza tedesca era smentita solo dal fatto che anche in Germania esistono politici corrotti.

<<Hai sentito che la Camera ha autorizzato l’utilizzo delle intercettazioni a Berlusconi?>> disse Stefano.

<<Ah,alla fine hanno scoperto da che cabina chiamava?>> disse Donato.

<<Lui ha commentato dicendo che la magistratura è una “metastasi che divora il Paese”>>

<<Strano, non lo facevo uno geloso>>

Aspettarono altri dieci minuti. Stefano si grattò i baffi con una mano, essendo momentaneamente sprovvisto di un escavatore meccanico.

<<Anche Andreotti era un tangentaro, ma almeno arrivava un quarto d’ora prima agli appuntamenti>> disse Stefano.

<<Lo faceva per estendere la durata degli alibi>> disse Donato.

Stefano rise sotto i baffi. Avrebbe potuto anche piangere, ballare e correre sotto i baffi. Si alzò di scatto, si grattò il collo e sbuffò due volte: rispetto al solito, sembrava rilassato.

<<Rilassati, arriva a momenti>> disse Donato.

<<A momenti gliela straccio la querela>>

<<Se non ti avesse querelato anche quest’anno, ti saresti sentito trascurato. Per te lui ci sarà sempre>>

Stefano sollevò il sopracciglio, o forse erano peli pubici.

<<Quello è gay per davvero, non mi prendere per il culo>>

<<No, ci penserà lui. Avevo sentito anche io delle sue tendenze . Più che tendere agli uomini sembra che ci si fiondi>>

<<Dicono che è anche bisessuale>>

<<Le due sponde offrivano pari importo>>

Stefano rise ancora, poi il tabagismo ebbe la meglio.

Passò qualche minuto, fino a quando due figure entrarono nella stanza. Due figure di merda.

Vittorio Amendola entrò nella stanza col braccio posato sulle spalle del suo avvocato Alessando Amendola, regia di Tinto Brass. Vittorio era calvo, segno che non c’era molto da proteggere. Aveva così pochi capelli che Piazza Grande a Bologna avrebbero dovuto intitolarla a lui. L’avvocato era basso, squadrato e tozzo, ma con un amico come Vittorio Amendola avrebbe potuto sfilare per Dolce e Gabbana. E poi anche la collusione è parte della cultura siciliana. Nonostante il cognome in comune, Vittorio e Alessandro non condividevano nessuna parentela. Almeno fino al giorno del matrimonio.

Vittorio lanciò un’occhiata prima a Donato, poi a Stefano. Uno sguardo di gelosia? Dopo qualche attimo il parlamentare andò in bagno: capita se ti piace mangiare troppo. E per quante volte le avesse lavate, quelle mani sarebbero rimaste sporche.

<<I signori si siedano>> disse il giudice. Vittorio si sedette al capo del tavolo più lontando possibile da quel tomo della Costituzione in vista nella libreria.

<<Signor Amendola, qual è il problema?>>

A questa frase, Vittorio Amendola si alzò di scatto. Tipo un riflesso incondizionato: aveva comunque di fronte un rappresentante della giustizia.

<<Signor giudice, non è facile spiegarlo>> disse Vittorio.

“Ti aiuto io” pensò Donato “il problema è la corteccia del cingolo anteriore e il prosencefalo basale”

<<Signor giudice, non si gioca con la mia dignità>> continuò Vittorio.

“Le parti piccole possono essere ingerite”

<<Sono un politico pulito in mezzo a tanta sporcizia>>

“Quindi uno che si sporca facilmente”

<<Sono una persona coerente>>

“Cambiare versione dei fatti è un errore da principiante>>

<<Quando lanciarono le monetine a Craxi io ero lì!>>

“Ci ha fatto 35’000 Lire”

<<Nella vita ho fatto anche il pizzaiolo!>>

“Nel senso dei pizzini”

<<Il signor Miccoli mi ha detto che sono un ‘delinquente’. Signor giudice, si possono usare tanti aggettivi per descrivermi, ma non ‘delinquente’>> continuò poi Vittorio, spiegando le regole di Taboo.

<<Cito l’articolo 599 del Codice Penale>>

“E’ il primo che ha capito”

Vittorio amendola continuò per circa dieci minuti. In realtà non erano minuti, erano smisurati. Concluse con:

<<Signor giudice le minacce del signor Miccoli contro di me non sono più sottovalutabili!>>

“io veramente le ho sempre stimate” pensò Donato.

Alle fine, citato per 2 milioni di euro per aver paragonato Vittorio Amendola alla muffa, Stefano Baniro fu condannato a pagare sedicimila euro.

Insomma, non aveva sbagliato di molto.

Quale sarà il prossimo pretesto per inventare altre cagate?

  • Un comizio (27%)
    27
  • Un dibattito parlamentare (36%)
    36
  • Una cena "galante" (36%)
    36

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