Situazioni…

Necessità impellenti

1

Il caporale Cortèz non sapeva il perché, ma aveva la sensazione che stesse per scoppiare un fottuto casino. Il fatto che le sue soffiate potessero esserne la causa non gli aveva ancora sfiorato la mente con la forza necessaria a convincerlo: un uomo la cui straordinaria capacità mnemonica gli era valsa la nomina d’ufficio a telegrafista (e la cui libido, che spesso lo costringeva ad assentarsi di corsa dal posto, l’aveva fatto divenire oggetto di pesanti lazzi da parte dei commilitoni), ma che non brillava per acume, intuito o semplice senso pratico. Ognuno brucia le fascine che ha, in questo e altri mondi, ed è santa verità.

Ad esempio, proprio adesso (e decisamente a sproposito) si domandava il perché quella mattina nessuno avesse preso la pista della diligenza.

Eppure lui gliel’aveva fatta, la soffiata a Doña Manola. La corriera col denaro (cinquemila soldi d’argento destinate alle paghe di Fuerte Valverde, gli recitò il catalogo della sua memoria; prima di quello se ne erano susseguiti sessanta da quando aveva preso l’incarico, dodici anni prima. Avrebbe potuto recitare ogni data) era partita regolarmente ma non aveva visto i tre uomini accodarsi. Quegli uomini avrebbero poi assaltato la corriera fuori città, senza che nessuno potesse mai immaginarlo. Perché nessuno avrebbe mai sospettato di quella brillante idea scaturita dal cappello del Comandante Pereza per risparmiare a sé stesso l’incarico di scortare personalmente il denaro: così diceva la ley e il señor Comandante aveva il culo pesante.

Qualcosa comunque era andato storto; qualcosa che gli avrebbe impedito d’intascare la sua parte di trecentosessantacinque – una per ciascun giorno di un anno, non una di più, non una di meno perdio! – scopate gratuite alla Casa Dorada. Non pensò minimamente che la seconda notizia – quel curioso incontro col cacciatore di taglie mutante e le sue storie di tesori nascosti, che aveva riportato alla greppia soltanto per avere la possibilità di elevare il suo compenso a quella ragguardevole soglia – avesse potuto in qualche modo interferire.

No, Il caporale Cortèz in quel modo pensava soltanto a due cose: al fatto che le sue scopate erano in pericolo, e alla voglia impellente di farsi una sega (come sempre gli succedeva quando era in agitazione). L’uomo si torse sulla seggiola, sospirò. Si alzò, si infilò il giacchetto dell’uniforme e sfilò a passo di carica lungo il corridoio della fureria passando davanti agli uffici dei cadetti Ortega, Camacho e Huamanchumo, tutti e tre appena diciassettenni.

I quali si scambiarono un’occhiata e decisero immediatamente che, forse, avrebbero potuto combinarne qualcuna ai danni di quel vecchio cavròn voglioso che stava in culo a tutti quanti.

2

Tre-cento-ses-santa-cinque fanculo cazzo puerca mierda cosa è successo chissà se c’è Dolores!

Il caporale scantonò in Calle Major e puntò verso il saloon, incalzato a qualche iarda dai tre: per la foga che aveva avrebbero potuto pure marciargli a fianco. Dall’altra parte della strada lo guardarono attraversare il torrente placido del traffico mattutino, gli diedero uno sputo di tempo, quindi si accodarono rimontandolo un momento prima che si infilasse fra i battenti della sala comune a quell’ora semideserta. Transitarono davanti all’ingresso, deserto e privo anche della figura abituale del gorilla, giusto a tempo per vederlo arpionare il banco e mandare un barrito squillante.

“Dov’è Manola? Perché cazzo i suoi uomini non hanno seguito la diligenza?”.

Il cadetto Huamanchumo rallentò il passo, il ghigno sul volto che si ritirava in favore di una genuina espressione di sorpresa bovina. Ortega lo squadrò, non meno confuso, stringendosi nelle spalle. Camacho, che era pure il più sveglio dei tre (e aveva trascorsi nella teppaglia, prima che tutta la sua banda venisse ammazzata) capì al volo e li spinse scoccando loro un’occhiata severa.

L’angolo del saloon, col suo sordido vicolo, era poche iarde avanti e i tre giovani vi sprofondarono subito dopo.

 

Un ratto grosso come un gattino zampettò dalla grondaia monumentale accanto cui si appiattarono, dieci passi più in dentro.

“Ma che cazzo fai?”.

“Callate qua succede qualcosa!”. Gli occhi dell’indioscintillavano nella penombra del vicolo. Istinto da canaglia pure per lui, e il suo non si era raffreddato, pure se aveva cambiato bandiera.

“Ma che…”.

“Sssh!”. Rumore di passi pesanti e impazienti oltre il muro di legno. Una voce.

“…parlare con lei!”. Ortega e Huamanchumo si scambiarono un’occhiata, poi la voce ruvida del Mozo Urso trapassò con facilità la parete.

“Cosa cazzo combini hombre? Vuoi una ripassata?”.

“…stronzo!”. Un pugno. Un tonfo. Un gemito. Camacho sghignazzo: qualsiasi cosa fosse venuto a fare lì dentro, el Vieho Lascivo non se la stava passando bene.

Quello che il giovane non si sarebbe mai e poi mai sognato di sentire, fu lo scoppio di pistola che seguì.

Che cosa combinano i tre cadetti?

  • No non sono d'accordo, dobbiamo dirlo a qualcuno! Però adesso filiamocela! (25%)
    25
  • Qua succede qualche casino, io dico di filarcela e tornare al cuartel, e zitti tutti! (0%)
    0
  • Mmmh...assalti alle diligenze, cacciatori di taglie mutanti, tesori nascosti...io resto! (75%)
    75
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12 Commenti

  • Da un cieco che spara meglio di Snake Bill, un negro dalla forza sovrumana e una ragazzina col volto sfigurato.
    Questi tre capitoli hanno attratto la mia attenzione.
    Originale, fresco, veloce, belle ambientazioni. Mi piace.

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  • Weird west postapocalittico? Devo ammettere che non m’era mai capitato.
    La premessa sembra molto interessante, e anche lo stile mi pare ben fatto (anche se, di mio, userei meno termini stranieri: tendono ad essere confusionari a lungo andare). Poi, è bello vedere un racconto ben impaginato: si vede che non sei alle prime armi.
    Mi raccomando, ti tengo d’occhio.

  • Ciao, terza opzione, è l’unica in cui il giovanotto non pensi di dover filare.
    Ti confesso che ho fatto molta fatica a seguire questo secondo episodio, probabilmente è l’ora tarda, ma per capire cosa stava succedendo l’ho dovuto leggere due volte e tornare indietro a rileggere il primo episodio. A un certo punto cambi “l’inquadratura” da un cadetto ad un altro senza preavviso, a parte una cesura di formattazione. L’ho trovato un po’ spiazzante, ma al tempo stesso capisco che possa far parte del tuo stile molto ‘dinamico’, magari pure troppo per un dinosauro come me.

    • Ciao, non è che guarda, il fatto è che questa è già una storia “in progress” (ho un centinaio di pagine sul blog, scritte l’estate scorsa) che si era fermata ad un punto morto (tra l’altro in una fase di calma, con poca azione); per darmi uno stimolo – e non farla diventare l’ennesima idea abbandonata – ho pensato a questa piattaforma…ma solo per essere spronato a continuarla, avere il vincolo della scadenza, sapere che magari qualcuno aspetta di leggere il seguito. E quindi, scrivere.

      Per il resto mi piace saltare da un POV all’altro, anche se dicono che non bisogna farlo 😛 a breve il salto ci sarà, e sarà ancora più marcato…perché ho ben tre gruppi di cani dietro la stessa volpe. Ma non credo continuerò il racconto qui, è troppo lungo per esaurirlo…però sono contento che ti/vi piaccia 😉

      • Come ti capisco…
        Penso che Stefano Benni pensasse a me quando ha scritto un racconto che fa più o meno così: “C’era un tizio che non finiva mai ciò che aveva cominciato. Un giorno prese una decisione, disse: Basta, adesso comincerò un progetto e lo porterò a term…”
        Finito.
        Però, a giudicare da quanto materiale si trova nel tuo blog, su questo fronte sono decisamente più avanti, a me basterebbe finire un racconto ogni paio d’anni…

  • Ciao, voto “Mmmh…assalti alle diligenze, cacciatori di taglie mutanti, tesori nascosti…io resto” 🙂
    Mi piacciono i western, como te.. scusa, comE te ( 😀 ) adoro stephen king, e sono curioso di sapere come va avanti 🙂
    Mi piace l’atmosfera che hai creato, i termini in lingua messicana aiutano a immergersi nella situazione, occhio però a non abusarne 🙂
    Ti seguo!

  • Ok, hai sicuramente catturato la mia attenzione. Soprattutto quel ‘mutante’ piazzato lì e non ribadito fino alle domande, tanto che ho pensato potesse essere un refuso.
    Voto ovviamente la prima opzione e sono curioso di sapere come prosegue.
    Occhio a correggere il ‘dove cui’ nella trama…
    A presto

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