Under the influence

Dove eravamo rimasti?

Bene, signori. Dove volete si fermi il nostro Keith all'inizio di questo viaggio? In un bar (60%)

Thunderstruck!

Sono le tre del mattino, sto guidando da otto ore e tra poco arriverò a San Francisco. Se consideriamo che mi sono fermato solo una volta, per pisciare, bisogna ammettere che mi sto comportando come un gran pilota. Guidare senza aver nessuno da seminare è decisamente un’altra storia. A cosa mi riferisco? Ora vi racconto.

Un pomeriggio di tre anni fa dovevo incontrare il mio spacciatore per rifornirmi di quel che all’epoca era il mio grande amore: eroina bianca, molto pura, in gergo chiamata Elefante. Una meraviglia venuta direttamente dalla Thailandia, completamente diversa dalle porcherie comuni che trovavi in strada. Inutile dire che costava parecchio e io in quel momento ero piuttosto a secco; non avevo un lavoro fisso e nonna stava ben attenta a non tener soldi in casa per evitare che li spendessi per la droga. Non mi piaceva sottrarle il denaro, anzi, forse è una delle azioni che più mi rimprovero; ma, ehi, quando il tuo corpo reclama la sua dose venderesti madre, zie e sorelle pur di ottenerla. 

Comunque, tornando a quel giorno, avevo solamente dieci dollari in tasca e questo era un problema, un problema serio. Così mi toccò improvvisare. Provai a dire al pusher che gliel’avrei pagata la settimana successiva, ma ero già in debito di qualche centinaio. Niente soldi, niente magia. Quindi feci l’unica cosa che mi venne in mente in quel momento: gli diedi un cazzotto in faccia e poi lo colpì in testa con qualcosa che trovai lì in terra. Lo perquisii, presi tutte le buste che trovai e me la diedi a gambe. Peccato che non l’avevo colpito molto forte e poco dopo la sua decapottabile mi stava alle calcagna. Guidai come un pazzo per le strade più strette e sperdute di San Diego cercando di seminarlo, ma quello non mollava e sapevo che se fosse riuscito a raggiungermi mi avrebbe ammazzato di sicuro. Fu uno dei momenti in cui mi importò maggiormente della mia vita: avevo tutta quella roba da farmi, non potevo certo crepare sul più bello!

Quando ormai i miei nervi iniziarono a cedere, improvvisamente mi venne l’idea di buttarmi su una strada statale che sapevo di trovare trafficata a quell’ora. Superando ogni limite di velocità esistente, mi gettai nel traffico e feci due mosse pericolose che diedero da lavorare al mio angelo custode. Il mio inseguitore non fu così fortunato e rimase vittima di un frontale nel tentativo di starmi dietro. C’est la vie, mon ami! 

Dunque, come vi dicevo, guidare senza pressioni è quasi piacevole. Poi, con gli AC/DC a tenerti compagnia, credi di avere abbastanza energia per rivoltare il mondo intero due volte. Ora però ho davvero bisogno di mettere sotto i denti qualcosa e riposarmi, quindi parcheggio nella prima area di servizio che trovo.

Il locale è davvero squallido e dentro ci sono solo altri due uomini che mangiano un panino. Vabbè, vediamo di rifocillarci e togliere in fretta il disturbo. Il proprietario è un uomo di età indefinibile e peso sicuramente superiore ai cento kg. Il suo grembiule è sporco di maionese e pomodoro, e mi guarda con aria di sdegno.  Mi prudono già le mani, ma cerco di concentrarmi solo su ciò che mi va di mangiare.

“Vorrei quel pezzo di pizza. E una birra.” Gli dico indicando una tristissima margherita lì da chissà quando. L’uomo grugnisce qualcosa mentre mette a riscaldare ciò che gli ho chiesto. Successivamente arriva anche la mia bionda, sempre tra un grugnito e l’altro. Mi bagno le labbra con il nettare divino e ne bevo quasi metà bottiglia. Ah, la birra! Ne berrei fino a scoppiare, da quanto mi piace! Mentre assaporo questo attimo di godimento, sento che i due dietro di me stanno alzando la voce. Non faccio in tempo a capire che cosa stia succedendo che quello più grosso sbatte la faccia dell’altro sul tavolo, urlando.

Quel ragazzo, immobilizzato dalla mano enorme del gigante che gli sta sopra, non potrebbe mai liberarsi da solo. E io potrei girarmi da un’altra parte e continuare a bere la mia birra, ma ormai mi hanno disturbato. Mi alzo di scatto rovesciando la sedia e mi avvicino velocemente al tavolo. Il gigante capisce le mie intenzioni e spacca la bottiglia creandosi un’arma. Io, però, ho entrambe le mani libere e una discreta esperienza in questo genere di situazioni. Lo colpisco dritto sul muso, forte, e lui cerca di restituirmi il favore con i vetri, ma l’altro ragazzo intanto si è liberato e in un secondo gli si butta addosso. Il giovane vorrebbe vendicarsi dell’umiliazione subita, ma lo trattengo. Ora sei libero, basta con queste stronzate e beviamo la nostra stramaledetta birra in pace! Il bisonte capisce di essere in inferiorità ed esce.

«Ehi, amico. Grazie.» Mi dice il ragazzo che ho appena salvato. Caspita, ho fatto una buona azione! È il caso di festeggiare: bourbon, bourbon a fiumi!

Che dite, questo ragazzo appena incontrato lo facciamo salire a bordo?

  • No, ma incontra qualcun altro. (30%)
    30
  • Sì. (50%)
    50
  • No, Keith procede da solo. (20%)
    20
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66 Commenti

  1. Bentornata anche a te MelanyF.
    La tua storia mi ha fatto ricordare un film, visto qualche mese fa, adesso no ricordo il titolo. Un giornalista critico musicale, con una figlia illegittima. Lui muore e la figlia divenuta grande, lo viene a sapere da un articolo di un quotidiano… ecc.

    Ok aspettiamo la fine del viaggio allora. 🙂
    Il mio voto va a: Keith trova sua madre ma lei non vuole parlargli.

  2. Buongiorno Melany
    Ben scritto.
    Mi è piaciuta, in particolare, la frase “Questo cielo azzurro mi sembra più che mai una presa in giro.”. E’ proprio vero e capita a tutti di non essere “coincidente” con la belezza di un cielo azzurro che ti fa sentire piccolo e… quasi in colpa, per non sapere o poter apprezzarlo.
    Monica convince…

    • Ciao! Benvenuto 😀
      Grazie dei complimenti! In realtà questo non è proprio il mio stile di scrittura (come puoi vedere dagli altri miei racconti), quindi è un po’ un esperimento e mi fa piacere che stia riuscendo per ora! Vedremo come andrà la votazione, alla prossima 🙂

  3. Verità!
    Anche questo capitolo incalzante e coinvolgente!
    Keith sta vedendo qualche fascio di luce nel buio, chissà quanto durerà, forse si riesce a intravedere una “redenzione”?
    Speriamo che il fato non sia contro di lui, e soprattutto Jim!!

  4. Voto per il sentimentale

    Salve Melany, col tuo protagonista mi sa che abbiamo tante cose in comune….
    Ho letto della passione per il rock e per la chitarra, e in questo è simile al mio di protagonista. 🙂
    Azz… eroina bianca, molto prelibata si tratta bene Sullivan hahahah
    Tra l’altro scopro che è anche un tipo violento.
    Ad ogni modo è da seguire, chissà la sua musica e la sua chitarra lo porteranno lontano. 🙂
    Alla prox

  5. Interessante: un racconto d’avventura a sottofondo musicale. È il genere di idee che solo siti come questo permetterebbero di realizzare. Mi dispiace un po’ che non si possa scegliere noi utenti quali canzoni costringerti ad usare, ma insomma, non si può avere tutto.
    Il racconto è scritto bene, è coinvolgente e scorrevole, ed il protagonista (sebbene siamo ancora all’inizio) sembra già essere molto ben caratterizzato.
    Davvero un’ottima idea. Continua così.

  6. Ciao, per me dovrebbe procedere da solo! 🙂
    Keith si sta dimostrando il “bad ass” che avevamo intuito potesse essere nel primo episodio, sviluppando a pieno le sue potenzialità. Hai fornito una bella descrizione della psicologia del personaggio e del suo modo di comportarsi! Adesso vediamo come continuerà 🙂
    A presto!

  7. Bello, mi piacciono le storie di reietti e disadattati, anche se il meglio di sé il nostro eroe l’ha già dato, a quanto pare 🙂
    Voto il negozio perché si presta meno allo stereotipo, secondo me.
    (forse un americano se la mangerebbe senza batter ciglio, una peperonata a colazione…)

  8. Bar.
    Collega ingegnere, condividiamo ben due passioni in comune. Più una con il protagonista. Incipit interessante. È stato come se la storia di questo ragazzo mi scorresse davanti agli occhi. Peperonata a parte, l’ho trovato un riferimento troppo italiano nell’ambiente americano anni ottanta in cui ci hai catapultati.
    Alla prossima.

  9. Ciao! 🙂 Questo protagonista è bello tormentato, e vedremo come continuerà la sua storia (sono piuttosto curiosa). Attenzione a piccoli refusi come né scritto con l’accento sbagliato. Non ti curare troppo di me, sono molto pignola 😉
    Voto il bar e ti invito a curiosare nella mia storia, se ti va. Alla prossima!

  10. Ciao e benvenuta 🙂
    Voto per farlo fermare in un bar.
    Il protagonista sembra un gran bad ass, la storia promette bene, sono curioso di sapere come proseguirà.
    Carina anche l’idea di utilizzare una canzone, l’ho ascoltata mentre finivo di leggere il capitolo, è un buon espediente per far familiarizzare il lettore con il personaggio!
    Aspetto il prossimo e ti seguo 😉

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