Under the influence

Dove eravamo rimasti?

Nel prossimo episodio... un ricordo passato di Keith; (100%)

So far away

Dopo qualche ora di sonno e due uova con bacon mi sento un uomo nuovo. San Francisco è decisamente la mia città preferita. Ci sono venuto due volte con mio padre, che aveva degli affari da queste parti, e una volta a diciannove anni da solo. Ero scappato di casa qualche giorno dopo che mia nonna mi aveva rivelato che mia madre era ancora viva. Ma non ero venuto qui per la città, per i colli su cui è costruita, o per quel dannato ponte sospeso che sembra prendersi gioco della fisica. Ero venuto per Monica.

Monica, la mia prima fidanzata a quindici anni. Ovviamente non aveva funzionato, anche se in quei momenti sembrava dovesse durare per sempre. In assoluto i sette mesi più belli della mia vita. Monica, capelli neri con boccoli da sembrar finti, occhi scuri e impertinenti, un metro e sessantacinque di gioia di vivere. Alle volte sembrava non riuscisse a contenere tutto l’entusiasmo di cui era fatta. Io, un ragazzino alto e goffo, uno degli ultimi ad essere scelti nelle squadre nell’ora di educazione fisica, pensavo solo a studiare e a suonare la chitarra per far felice mio padre. Solo lei mi riusciva a vedere veramente, solo attraverso i suoi occhi io ero completamente me stesso.

Dopo la rottura non ci siamo parlati per più di un anno e poi lei una domenica di novembre aveva bussato alla mia porta. Guardandola dalla finestra credevo fosse un sogno, mi sembrava che il cuore volesse uscirmi dal petto per andarle incontro.

“Mi trasferisco a San Francisco. Parto stasera. Volevo ridarti questi.” I vinili che le avevo regalato, tra cui Brothers in Arms dei Dire Straits, finiti poi in soffitta insieme al mio amore adolescenziale.

Avevo resistito dall’andarla a trovare sei mesi dopo, quando morì mio padre, ma non sono riuscito a trattenermi dopo la notizia su mia madre. Dovevo dirlo a qualcuno e quel qualcuno non poteva che essere Monica.

“Ho dei giri da fare, riesci a cavartela da solo fino a domattina?” Jim stava mangiando la sua ciambella colorata facendo briciole ovunque  sul sedile. In altri momenti l’avrei riempito di insulti, ma oggi mi sento così di buon umore che mi limito a guardarlo sperando gli vada un pezzetto di traverso.

“Certo. Ci vediamo qua domani alle 10?” risponde lui, con la bocca piena. Chissà quanti anni ha e che storia c’è dietro questo ragazzino. Cazzo, gli anni mi stanno rendendo un tipo sentimentale.

“Perfetto. Vedi di non finire nei guai e di non sparare a nessuno nel frattempo.” 

Jim apre la portiera ed esce, lasciando sul cruscotto la carta della maledetta ciambella. Respira, Keith, respira. Oggi è una bella giornata.

Metto in moto e guido fino ad Alamo Square, l’ultima residenza di Monica di cui ero a conoscenza. Cerco di raccapezzarmi tra queste vie e case colorate. Parcheggio e decido di proseguire a piedi. Ecco che riconosco quel cortile in cui sono entrato sette anni fa. Sette anni in cui la mia vita è andata sempre peggio, rendendomi qualcuno che Monica non avrebbe mai riconosciuto. Chissà se riuscirà a capirlo guardandomi. Spero vivamente di no.

Attraverso il cortile, salgo pochi gradini e suono il campanello. Mi apre una signora sorridente, che mi dice che Monica non vive più qui e fa il turno serale in un bar nella zona di Fisherman’s Wharf. Mi appunto sulla mano l’indirizzo e me ne vado, salutando la donna che possiede, nonostante l’età, la stessa espressione allegra di sua figlia.

Trascorro il resto della giornata dormendo in macchina, mangiando un hamburger e camminando sul lungo mare. Più passano le ore più mi innervosisco. Che diavolo vado a fare lì, al bar, mentre sta lavorando? Potrà a malapena rivolgermi la parola. Magari la infastidisco. Magari ha un fidanzato geloso che l’aspetta fuori; non ho voglia di un’altra ripassata. Magari ci salutiamo e fine. Magari… che razza di idiota fa questi discorsi? Basta, vado a prendermi una birra.

In qualche modo sopravvivo a me stesso fino alle nove di sera, orario che reputo consono per fare il mio ingresso da Nick’s Tacos. Il locale è quasi pieno e io non so se dirigermi al bancone o sedermi a un tavolo. Opto alla fine per il bancone. Un ragazzo biondo mi prende l’ordinazione, mentre io ispeziono il posto con lo sguardo. Passa mezz’ora, finisco la birra, ne ordino un’altra insieme a qualcosa da mettere sotto i denti. Aspetto. Si fanno le dieci e mezza. Niente.

“Scusa, ma Monica non è di turno stasera?”

Il biondino mi guarda incuriosito.

“Stasera non c’è, è malata”.

“Ah. Potresti darmi il suo numero? Sono suo cugino, credo di avere solo quello della sua vecchia casa…”

“Sì, certo, ecco qua. C’è un telefono in fondo alla sala, a destra. Dilla che sarà meglio che torni domani, perché Tom non può far tutto.”

Lo ringrazio e lascio cinque dollari di mancia, dopotutto non è stata una bevuta inutile. Premo i tasti, il telefono squilla. Che idea del cazzo, chiamarla! E per dirle cosa? È anche malata! Dopo tutti questi anni, poi…

“Sì, pronto.”

… merda.

Un tocco di rosa in questo racconto! Nel prossimo episodio...

  • proseguiamo il viaggio verso il Canada. (33%)
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  • un contrattempo; (0%)
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  • ci spingiamo oltre: sotto sotto Keith è un sentimentale; (67%)
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66 Commenti

  1. Bentornata anche a te MelanyF.
    La tua storia mi ha fatto ricordare un film, visto qualche mese fa, adesso no ricordo il titolo. Un giornalista critico musicale, con una figlia illegittima. Lui muore e la figlia divenuta grande, lo viene a sapere da un articolo di un quotidiano… ecc.

    Ok aspettiamo la fine del viaggio allora. 🙂
    Il mio voto va a: Keith trova sua madre ma lei non vuole parlargli.

  2. Buongiorno Melany
    Ben scritto.
    Mi è piaciuta, in particolare, la frase “Questo cielo azzurro mi sembra più che mai una presa in giro.”. E’ proprio vero e capita a tutti di non essere “coincidente” con la belezza di un cielo azzurro che ti fa sentire piccolo e… quasi in colpa, per non sapere o poter apprezzarlo.
    Monica convince…

    • Ciao! Benvenuto 😀
      Grazie dei complimenti! In realtà questo non è proprio il mio stile di scrittura (come puoi vedere dagli altri miei racconti), quindi è un po’ un esperimento e mi fa piacere che stia riuscendo per ora! Vedremo come andrà la votazione, alla prossima 🙂

  3. Verità!
    Anche questo capitolo incalzante e coinvolgente!
    Keith sta vedendo qualche fascio di luce nel buio, chissà quanto durerà, forse si riesce a intravedere una “redenzione”?
    Speriamo che il fato non sia contro di lui, e soprattutto Jim!!

  4. Voto per il sentimentale

    Salve Melany, col tuo protagonista mi sa che abbiamo tante cose in comune….
    Ho letto della passione per il rock e per la chitarra, e in questo è simile al mio di protagonista. 🙂
    Azz… eroina bianca, molto prelibata si tratta bene Sullivan hahahah
    Tra l’altro scopro che è anche un tipo violento.
    Ad ogni modo è da seguire, chissà la sua musica e la sua chitarra lo porteranno lontano. 🙂
    Alla prox

  5. Interessante: un racconto d’avventura a sottofondo musicale. È il genere di idee che solo siti come questo permetterebbero di realizzare. Mi dispiace un po’ che non si possa scegliere noi utenti quali canzoni costringerti ad usare, ma insomma, non si può avere tutto.
    Il racconto è scritto bene, è coinvolgente e scorrevole, ed il protagonista (sebbene siamo ancora all’inizio) sembra già essere molto ben caratterizzato.
    Davvero un’ottima idea. Continua così.

  6. Ciao, per me dovrebbe procedere da solo! 🙂
    Keith si sta dimostrando il “bad ass” che avevamo intuito potesse essere nel primo episodio, sviluppando a pieno le sue potenzialità. Hai fornito una bella descrizione della psicologia del personaggio e del suo modo di comportarsi! Adesso vediamo come continuerà 🙂
    A presto!

  7. Bello, mi piacciono le storie di reietti e disadattati, anche se il meglio di sé il nostro eroe l’ha già dato, a quanto pare 🙂
    Voto il negozio perché si presta meno allo stereotipo, secondo me.
    (forse un americano se la mangerebbe senza batter ciglio, una peperonata a colazione…)

  8. Bar.
    Collega ingegnere, condividiamo ben due passioni in comune. Più una con il protagonista. Incipit interessante. È stato come se la storia di questo ragazzo mi scorresse davanti agli occhi. Peperonata a parte, l’ho trovato un riferimento troppo italiano nell’ambiente americano anni ottanta in cui ci hai catapultati.
    Alla prossima.

  9. Ciao! 🙂 Questo protagonista è bello tormentato, e vedremo come continuerà la sua storia (sono piuttosto curiosa). Attenzione a piccoli refusi come né scritto con l’accento sbagliato. Non ti curare troppo di me, sono molto pignola 😉
    Voto il bar e ti invito a curiosare nella mia storia, se ti va. Alla prossima!

  10. Ciao e benvenuta 🙂
    Voto per farlo fermare in un bar.
    Il protagonista sembra un gran bad ass, la storia promette bene, sono curioso di sapere come proseguirà.
    Carina anche l’idea di utilizzare una canzone, l’ho ascoltata mentre finivo di leggere il capitolo, è un buon espediente per far familiarizzare il lettore con il personaggio!
    Aspetto il prossimo e ti seguo 😉

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