Under the influence

Dove eravamo rimasti?

Un tocco di rosa in questo racconto! Nel prossimo episodio... ci spingiamo oltre: sotto sotto Keith è un sentimentale; (67%)

You got the silver

Ho preso un treno, due autobus e finalmente sono arrivato. Ho il suo indirizzo su un foglietto custodito in tasca come fosse il Santo Graal. Sono le otto e mezza di sera e sono davanti alla sua porta di casa. Immobile, fisso il campanello. Dopo aver suonato, Monica mi apre la porta, con una fetta di pizza in mano. 

“Keith? Ma cosa…”

“Ciao, lo so che è assurdo, ma dovevo vederti, ho bisogno di…”

Un ragazzo nel frattempo spunta dal corridoio. Uno di quei classici stronzi, con la felpa da capitano della squadra di football a cui bastava schioccare le dita per essere circondato da ragazze. Mi blocco, indeciso se spaccare la faccia a lui o buttarmi sotto un’auto. Scelgo la seconda e mi volto per andarmene.

“Aspetta, Keith! Keith!”

I miei piedi continuano a muoversi, passo dopo passo, come se avessi messo il pilota automatico. Non sento niente, non penso a niente. E capisco per la prima volta cosa significa essere soli.

.

“Pronto?”

“Ciao. Sono io, Keith.”

“Ah! Ciao, che… che sorpresa, sentirti.”

Qualche secondo di silenzio. Che maledetto coglione che sono, non ho imparato niente? Allontano la cornetta dall’orecchio per riattaccare, quando lei riprende:

“Sei qui, a San Francisco, vero?”

Mi dice dove abita e di portare due birre. Mentre cammino con queste due Ceres gelate mi sento vivo per la prima volta dopo tanto tempo. Fumo tre sigarette prima di entrare nel suo condominio. Salgo le scale, non so cosa mi aspetta al secondo piano; vorrei correre, salirle a tre a tre, ma anche tornare in cortile e fumare un altro po’. La porta è aperta, un cagnolino di piccola taglia mi viene incontro.

“Lui è Sigmund, il mio coinquilino non pagante.”

Lei è lì, sulla porta, con una tuta blu e una maglietta a maniche corte del tour di Madonna del ’91. Ha i capelli legati con una coda alta ed è molto più magra di quel che ricordavo. 

“Spero non ospiti anche le pulci.”

Sorride e rivedo la Monica con cui studiavo al pomeriggio per i compiti di matematica. Mi abbraccia e devo ammettere che mi coglie di sorpresa come la scazzottata di ieri sera. 

Passiamo la prima mezz’ora a bere birra parlando del più e del meno. Mi chiede cosa faccio e le racconto un sacco di stronzate, cose plausibili col ricordo che ha di quel ragazzino nerd di diciannove anni. Non posso certo dirle: “Beh, sono stato tre volte in riabilitazione, ho fatto otto lavori diversi, ora sono disoccupato, però dai, sto alla grande!”

Anche lei si mantiene sul vago, sembra quasi più a disagio di me. Si guarda intorno, agitata.

“Mi dispiace per l’ultima volta che ci siamo visti.”

Stavo per dirle che è acqua passata, quando vedo una bambina, alta mezzo metro, con capelli castani lunghi fino al sedere e un’espressione curiosa sul volto.

“Mamma, non riesco a dormire.”

Lei mi guarda imbarazzata, prende la piccola in braccio: “Vieni, Rachel, ti riporto a letto”. La bimba mi saluta con la mano, mentre Monica esce con lei dalla stanza.

Oh, porca puttana. Non riesco a pensare altro. Oh, porca puttana. Ritorna nella stanza e cerco una frase intelligente che non tradisca il mio stato d’animo.

“È davvero molto bella.”

Monica non mi risponde, prende da uno scaffale una bottiglia di bourbon e se ne versa un bicchiere. Ne beve un sorso e senza staccare lo sguardo dal tavolo:

“Sono rimasta incinta alla fine delle superiori. Non sono andata al college, suo padre invece sì, in un altro stato perfino, e dopo nemmeno un anno ci siamo lasciati. Ora lui è un avvocato, sta a Boston, mentre io lavoro part time all’ufficio postale e faccio la cameriera tre sere a settimana.”

Mi alzo, le vado vicino. Non riesce a guardarmi in faccia. 

“Era quel coglione di quella sera…?”

Annuisce.

“Avrei dovuto spaccargli la faccia, Cristo, se avrei dovuto!” Ride, ma ha gli occhi ancora tristi. Sto per dirgli che non deve vergognarsi, che se c’è un fallimento quello sono io, che è riuscita a dare al mondo una bambina bella anche più di lei, ma mi ritrovo le sue labbra sulle mie. Altro che eroina.

You got my heart, you got my soul,
you got the silver, you got the gold,
you got the diamonds from the mine
Well, that’s all right..

Alle sei del mattino Monica mi sveglia facendo entrare in camera un po’ di sole. Non avevamo mai fatto l’amore e forse per questo motivo avevamo trascorso tutta la notte ad assaporarci.

“Scusami, ma devi andare. Non voglio che Rachel ti veda qui.” È a disagio nel chiedermelo, ma allo stesso tempo decisa. La bacio, le accarezzo i capelli, penso che finalmente mi sento dove dovrei essere, che forse anche io posso salvarmi, che la vita può essere semplice, e che sta tutta qui, in questo letto.

.

Alle dieci e un quarto sono davanti al bar di ieri. Mi sento un uomo nuovo e mentre Jim sale in macchina penso che magari anche per lui là fuori c’è qualcosa di buono, deve solo crederci e lo troverà.

Ed è proprio in momenti come questi che vieni fottuto così bene che non puoi far altro che alzar le mani al cielo.

“Dammi le chiavi e scendi.”

Jim mi punta la pistola contro il petto. Ma non potevo lasciarlo in quella merda di autogrill?

Nel prossimo episodio...

  • Vendetta. (50%)
    50
  • Verità; (50%)
    50
  • Sangue; (0%)
    0
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66 Commenti

  1. Bentornata anche a te MelanyF.
    La tua storia mi ha fatto ricordare un film, visto qualche mese fa, adesso no ricordo il titolo. Un giornalista critico musicale, con una figlia illegittima. Lui muore e la figlia divenuta grande, lo viene a sapere da un articolo di un quotidiano… ecc.

    Ok aspettiamo la fine del viaggio allora. 🙂
    Il mio voto va a: Keith trova sua madre ma lei non vuole parlargli.

  2. Buongiorno Melany
    Ben scritto.
    Mi è piaciuta, in particolare, la frase “Questo cielo azzurro mi sembra più che mai una presa in giro.”. E’ proprio vero e capita a tutti di non essere “coincidente” con la belezza di un cielo azzurro che ti fa sentire piccolo e… quasi in colpa, per non sapere o poter apprezzarlo.
    Monica convince…

    • Ciao! Benvenuto 😀
      Grazie dei complimenti! In realtà questo non è proprio il mio stile di scrittura (come puoi vedere dagli altri miei racconti), quindi è un po’ un esperimento e mi fa piacere che stia riuscendo per ora! Vedremo come andrà la votazione, alla prossima 🙂

  3. Verità!
    Anche questo capitolo incalzante e coinvolgente!
    Keith sta vedendo qualche fascio di luce nel buio, chissà quanto durerà, forse si riesce a intravedere una “redenzione”?
    Speriamo che il fato non sia contro di lui, e soprattutto Jim!!

  4. Voto per il sentimentale

    Salve Melany, col tuo protagonista mi sa che abbiamo tante cose in comune….
    Ho letto della passione per il rock e per la chitarra, e in questo è simile al mio di protagonista. 🙂
    Azz… eroina bianca, molto prelibata si tratta bene Sullivan hahahah
    Tra l’altro scopro che è anche un tipo violento.
    Ad ogni modo è da seguire, chissà la sua musica e la sua chitarra lo porteranno lontano. 🙂
    Alla prox

  5. Interessante: un racconto d’avventura a sottofondo musicale. È il genere di idee che solo siti come questo permetterebbero di realizzare. Mi dispiace un po’ che non si possa scegliere noi utenti quali canzoni costringerti ad usare, ma insomma, non si può avere tutto.
    Il racconto è scritto bene, è coinvolgente e scorrevole, ed il protagonista (sebbene siamo ancora all’inizio) sembra già essere molto ben caratterizzato.
    Davvero un’ottima idea. Continua così.

  6. Ciao, per me dovrebbe procedere da solo! 🙂
    Keith si sta dimostrando il “bad ass” che avevamo intuito potesse essere nel primo episodio, sviluppando a pieno le sue potenzialità. Hai fornito una bella descrizione della psicologia del personaggio e del suo modo di comportarsi! Adesso vediamo come continuerà 🙂
    A presto!

  7. Bello, mi piacciono le storie di reietti e disadattati, anche se il meglio di sé il nostro eroe l’ha già dato, a quanto pare 🙂
    Voto il negozio perché si presta meno allo stereotipo, secondo me.
    (forse un americano se la mangerebbe senza batter ciglio, una peperonata a colazione…)

  8. Bar.
    Collega ingegnere, condividiamo ben due passioni in comune. Più una con il protagonista. Incipit interessante. È stato come se la storia di questo ragazzo mi scorresse davanti agli occhi. Peperonata a parte, l’ho trovato un riferimento troppo italiano nell’ambiente americano anni ottanta in cui ci hai catapultati.
    Alla prossima.

  9. Ciao! 🙂 Questo protagonista è bello tormentato, e vedremo come continuerà la sua storia (sono piuttosto curiosa). Attenzione a piccoli refusi come né scritto con l’accento sbagliato. Non ti curare troppo di me, sono molto pignola 😉
    Voto il bar e ti invito a curiosare nella mia storia, se ti va. Alla prossima!

  10. Ciao e benvenuta 🙂
    Voto per farlo fermare in un bar.
    Il protagonista sembra un gran bad ass, la storia promette bene, sono curioso di sapere come proseguirà.
    Carina anche l’idea di utilizzare una canzone, l’ho ascoltata mentre finivo di leggere il capitolo, è un buon espediente per far familiarizzare il lettore con il personaggio!
    Aspetto il prossimo e ti seguo 😉

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