Under the influence

Dove eravamo rimasti?

Nel prossimo episodio... Verità; (50%)

Shoot to thrill

“Andiamo Jim, non vorrai mica spararmi sul serio!”

All’inizio mi era sembrata una scena divertente: lo sbarbatello che ho salvato da una zuffa che mi minaccia con una pistola. Poi mi sono soffermato sui suoi occhi, dai quali non trapelava nemmeno un briciolo di agitazione. Come l’altra sera all’autogrill. Sguardo fermo e deciso, di chi sa cosa sta facendo. 

“Puoi scommetterci che ti sparo, se non scendi da questa cazzo di macchina.”

Sorrido. Crede davvero che questa sia la situazione peggiore in cui mi sono trovato? 

Una delle mie avventure migliori è stata a San Diego, quattro anni fa. Mi trovavo con Sam e Ricky, altri due disgraziati con cui passavo la maggior parte del tempo, nel retro di un bar del Midway District. Stavamo fumando erba, aspettando che il nostro pusher si facesse vivo con la roba seria.

In quel periodo, tra le altre cose, facevo uso di ossicodone, che ha gli stessi effetti della morfina. Stavo giusto aspettando di farmene un po’, quando vedo spuntare lo spacciatore, accompagnato da una prostituta. La ragazza aveva un’andatura incerta, le calze strappate e l’espressione del topo in trappola. Durante tutta la transazione lui l’ha tenuta per un braccio. A un certo punto, non ricordo cosa si fossero detti, lei gli ha sputato in faccia. L’ultimo ruggito della leonessa.

“Mi hai veramente stancato, lurida puttana!” e senza nessuna esitazione le ha piantato una pallottola in testa, davanti a noi. Dopo averci minacciato a dovere, come se non fossimo già stati terrorizzati da quella scena, se ne era andato.

Non sono uscito di casa per due settimane e per la prima volta tentai di disintossicarmi. Ma questa è un’altra storia…

Dunque, dicevamo, Jim è qui, sul sedile accanto al mio e si sente Al Pacino in Scarface. 

“Ragazzino, ma che diavolo ti prende? Prima sei un cucciolo indifeso e adesso fai il gangster?”

“Ti ho detto di scendere.” E mi avvicina la pistola al petto.

“Non ho intenzione di farlo, mi dispiace.” 

Un conto è giocare a far i duri, un altro conto è avere le palle di esserlo. E Jim, mi ci gioco le mie di palle, non ha il fegato per andare fino in fondo.

“Dovrò spararti allora.”

“Penso di sì.”

Vedo il tuo bluff, amico. All in. 

.-.-.-.

Ed eccomi sette ore più tardi, su un letto di ospedale, dopo che un chirurgo mi ha tolto un proiettile dalla coscia sinistra.

Quel dannato figlio di puttana non stava scherzando.

Mi ha sparato, mi ha buttato fuori e se ne è andato con la mia auto. Robe da non crederci. Non che ci tenessi molto alla macchina, eh. Però era una delle poche cose di mia proprietà. Nonché il mio unico mezzo per raggiungere il Canada. E adesso sono senza auto e senza una gamba. Fottuto al quadrato.

Sono stordito dalla morfina che mi hanno dato per l’operazione. Ho detto all’infermiera di non darmene più, anche se la supplicassi di farlo. Non posso rischiare di ricadere in quel tunnel.

“Eccomi! Ho fatto il prima possibile.” Dalla porta entra Monica e mi servono alcuni secondi per ricordare la notte che abbiamo appena trascorso assieme. Mi sembra passato un mese.

“Tutto bene, non preoccuparti.”

“Ma non dire cazzate! Ti hanno sparato! E non si sa nemmeno chi diavolo sia questo tizio!” risponde, con un tono tendente all’isterico.

Donne: benedizioni divine e piaghe d’Egitto allo stesso tempo. 

Nel frattempo arriva anche il dottore, per il giro di visite. 

“È sicuro, signor Sullivan, che non vuole antidolorifici?”

“Sicurissimo, grazie.”

Monica mi guarda. Nel suo sguardo non vedo lo stupore che mi aspettavo dopo la mia risposta. Che l’abbiano sedata mentre ero distratto? Stronzate a parte, qualcosa non torna e lei mi legge in faccia ciò che sto pensando.

E decide di darmi il colpo di grazia.

“So tutto, Keith, non preoccuparti. Tua nonna me l’ha detto cinque anni fa.”

Nel prossimo episodio...

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66 Commenti

  1. Bentornata anche a te MelanyF.
    La tua storia mi ha fatto ricordare un film, visto qualche mese fa, adesso no ricordo il titolo. Un giornalista critico musicale, con una figlia illegittima. Lui muore e la figlia divenuta grande, lo viene a sapere da un articolo di un quotidiano… ecc.

    Ok aspettiamo la fine del viaggio allora. 🙂
    Il mio voto va a: Keith trova sua madre ma lei non vuole parlargli.

  2. Buongiorno Melany
    Ben scritto.
    Mi è piaciuta, in particolare, la frase “Questo cielo azzurro mi sembra più che mai una presa in giro.”. E’ proprio vero e capita a tutti di non essere “coincidente” con la belezza di un cielo azzurro che ti fa sentire piccolo e… quasi in colpa, per non sapere o poter apprezzarlo.
    Monica convince…

    • Ciao! Benvenuto 😀
      Grazie dei complimenti! In realtà questo non è proprio il mio stile di scrittura (come puoi vedere dagli altri miei racconti), quindi è un po’ un esperimento e mi fa piacere che stia riuscendo per ora! Vedremo come andrà la votazione, alla prossima 🙂

  3. Verità!
    Anche questo capitolo incalzante e coinvolgente!
    Keith sta vedendo qualche fascio di luce nel buio, chissà quanto durerà, forse si riesce a intravedere una “redenzione”?
    Speriamo che il fato non sia contro di lui, e soprattutto Jim!!

  4. Voto per il sentimentale

    Salve Melany, col tuo protagonista mi sa che abbiamo tante cose in comune….
    Ho letto della passione per il rock e per la chitarra, e in questo è simile al mio di protagonista. 🙂
    Azz… eroina bianca, molto prelibata si tratta bene Sullivan hahahah
    Tra l’altro scopro che è anche un tipo violento.
    Ad ogni modo è da seguire, chissà la sua musica e la sua chitarra lo porteranno lontano. 🙂
    Alla prox

  5. Interessante: un racconto d’avventura a sottofondo musicale. È il genere di idee che solo siti come questo permetterebbero di realizzare. Mi dispiace un po’ che non si possa scegliere noi utenti quali canzoni costringerti ad usare, ma insomma, non si può avere tutto.
    Il racconto è scritto bene, è coinvolgente e scorrevole, ed il protagonista (sebbene siamo ancora all’inizio) sembra già essere molto ben caratterizzato.
    Davvero un’ottima idea. Continua così.

  6. Ciao, per me dovrebbe procedere da solo! 🙂
    Keith si sta dimostrando il “bad ass” che avevamo intuito potesse essere nel primo episodio, sviluppando a pieno le sue potenzialità. Hai fornito una bella descrizione della psicologia del personaggio e del suo modo di comportarsi! Adesso vediamo come continuerà 🙂
    A presto!

  7. Bello, mi piacciono le storie di reietti e disadattati, anche se il meglio di sé il nostro eroe l’ha già dato, a quanto pare 🙂
    Voto il negozio perché si presta meno allo stereotipo, secondo me.
    (forse un americano se la mangerebbe senza batter ciglio, una peperonata a colazione…)

  8. Bar.
    Collega ingegnere, condividiamo ben due passioni in comune. Più una con il protagonista. Incipit interessante. È stato come se la storia di questo ragazzo mi scorresse davanti agli occhi. Peperonata a parte, l’ho trovato un riferimento troppo italiano nell’ambiente americano anni ottanta in cui ci hai catapultati.
    Alla prossima.

  9. Ciao! 🙂 Questo protagonista è bello tormentato, e vedremo come continuerà la sua storia (sono piuttosto curiosa). Attenzione a piccoli refusi come né scritto con l’accento sbagliato. Non ti curare troppo di me, sono molto pignola 😉
    Voto il bar e ti invito a curiosare nella mia storia, se ti va. Alla prossima!

  10. Ciao e benvenuta 🙂
    Voto per farlo fermare in un bar.
    Il protagonista sembra un gran bad ass, la storia promette bene, sono curioso di sapere come proseguirà.
    Carina anche l’idea di utilizzare una canzone, l’ho ascoltata mentre finivo di leggere il capitolo, è un buon espediente per far familiarizzare il lettore con il personaggio!
    Aspetto il prossimo e ti seguo 😉

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