Under the influence

Dove eravamo rimasti?

Nel prossimo episodio... un passo indietro; (100%)

Sad but true

Sono passati tre giorni dall’operazione e vedo i fuochi d’artificio ad ogni movimento. Nonostante ciò, sto firmando per le dimissioni. Star qui, senza usufruire dei cocktail ospedalieri, è inutile. 

Dove andrò? Tornerò a casa, in qualche modo. Qualche autobus, una bottiglia di whiskey e l’umore nero di chi ha perso anche quelle poche cose che aveva.

Sono partito per trovare una spiegazione, per acquisire consapevolezza e chissà, magari trovare un po’ di pace. Invece, devo tornare indietro senza macchina e avendo abbattuto una delle poche certezze che mi rimanevano.

Non parlo con Monica da due giorni. Sapere che lei è sempre stata a conoscenza di tutto e non ha mai fatto niente mi manda in bestia. Nemmeno una telefonata, cazzo. Una lettera. Qualsiasi segnale che mi facesse sentire meno solo e abbandonato alla mia depressione.

Sarebbe stato meglio non venirlo a sapere. Avrei dovuto andare dritto per la mia dannata strada, non fermarmi a dare passaggi a mocciosi dal grilletto facile e non cercare Monica.

Non andare a letto con Monica.

Non sentirmi come se tutto stesse finalmente migliorando, con Monica.

Non calpestare ciò che restava della mia ultima illusione adolescenziale. 

Ah, fanculo.

La stazione degli autobus non è cambiata di una virgola o almeno così mi sembra. Il prossimo autobus su cui posso salire parte tra quarantacinque minuti. Il cielo sopra San Francisco è limpido, di un azzurro di quelli che mettono il sorriso automaticamente. A me fa solo venir voglia di imprecare fino a che ho voce. 

“Sapevo che ti avrei trovato qui.”

Mi volto lentamente, sapendo bene chi è alle mie spalle, come un ragazzino beccato dalla madre a prendere di nascosto i biscotti appena sfornati. 

Non le rispondo, la guardo e basta. 

“Keith, ti prego, lo so che sei arrabbiato, ma lascia che ti spieghi.”

“Non mi interessa sentire le tue giustificazioni”. Mi accendo una sigaretta. Fumo raramente, ma in questo momento tra il dolore alla gamba e la rabbia che ho dentro ne sento il bisogno.

“Me ne dai una?” 

Le passo una Lucky Strike e gliela faccio accendere. Non sembra voglia andarsene, al mio autobus manca più di mezz’ora e io non posso scappare. Tanto vale mettersi comodi.

“So di aver sbagliato. Mi ripetevo che sarei dovuta venire, o che ti avrei chiamato e non lo facevo mai.”

Eccola. Adesso accetterei volentieri i barbiturici del dottore e manderei al diavolo la riabilitazione se solo ne avessi la possibilità.

“Tua nonna mi telefonò quando Rachel aveva circa sei mesi. Non potevo lasciar tutto e venire da te.”

Continuo a non guardarla. Questo cielo azzurro mi sembra più che mai una presa in giro.

“Lo so, potevo chiamare, ma non sarebbe stato sufficiente, no? Poi sono successe così tante cose che…”

“…che mi hanno spedito in fondo alla lista delle priorità. Sempre se ci sono mai stato in quella lista.”

“Keith, perdonami. Ti prego.”

La guardo e quegli occhi parlanti sembrano sinceramente dispiaciuti. Forse potrei mettere da parte la rabbia che ho maturato in questi giorni, ma non la delusione, non quel retrogusto amaro che lascia la fiducia quando se ne va.

“Ti perdono, Monica. Ho commesso troppi peccati per concedermi il lusso di non perdonarti.”

Il suo viso sembra illuminarsi, l’espressione seria e contrita si scioglie, quasi in un sorriso.

“Comunque finisce qui, se c’è mai stato qualcosa tra noi, anche solo per un’ora, è finita. Senza rancore. Ciao, Monica.”

Signori, vi lascio le redini del racconto. Nel prossimo episodio...

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  • Monica convince Keith a non rinunciare al suo viaggio. (100%)
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66 Commenti

  1. Bentornata anche a te MelanyF.
    La tua storia mi ha fatto ricordare un film, visto qualche mese fa, adesso no ricordo il titolo. Un giornalista critico musicale, con una figlia illegittima. Lui muore e la figlia divenuta grande, lo viene a sapere da un articolo di un quotidiano… ecc.

    Ok aspettiamo la fine del viaggio allora. 🙂
    Il mio voto va a: Keith trova sua madre ma lei non vuole parlargli.

  2. Buongiorno Melany
    Ben scritto.
    Mi è piaciuta, in particolare, la frase “Questo cielo azzurro mi sembra più che mai una presa in giro.”. E’ proprio vero e capita a tutti di non essere “coincidente” con la belezza di un cielo azzurro che ti fa sentire piccolo e… quasi in colpa, per non sapere o poter apprezzarlo.
    Monica convince…

    • Ciao! Benvenuto 😀
      Grazie dei complimenti! In realtà questo non è proprio il mio stile di scrittura (come puoi vedere dagli altri miei racconti), quindi è un po’ un esperimento e mi fa piacere che stia riuscendo per ora! Vedremo come andrà la votazione, alla prossima 🙂

  3. Verità!
    Anche questo capitolo incalzante e coinvolgente!
    Keith sta vedendo qualche fascio di luce nel buio, chissà quanto durerà, forse si riesce a intravedere una “redenzione”?
    Speriamo che il fato non sia contro di lui, e soprattutto Jim!!

  4. Voto per il sentimentale

    Salve Melany, col tuo protagonista mi sa che abbiamo tante cose in comune….
    Ho letto della passione per il rock e per la chitarra, e in questo è simile al mio di protagonista. 🙂
    Azz… eroina bianca, molto prelibata si tratta bene Sullivan hahahah
    Tra l’altro scopro che è anche un tipo violento.
    Ad ogni modo è da seguire, chissà la sua musica e la sua chitarra lo porteranno lontano. 🙂
    Alla prox

  5. Interessante: un racconto d’avventura a sottofondo musicale. È il genere di idee che solo siti come questo permetterebbero di realizzare. Mi dispiace un po’ che non si possa scegliere noi utenti quali canzoni costringerti ad usare, ma insomma, non si può avere tutto.
    Il racconto è scritto bene, è coinvolgente e scorrevole, ed il protagonista (sebbene siamo ancora all’inizio) sembra già essere molto ben caratterizzato.
    Davvero un’ottima idea. Continua così.

  6. Ciao, per me dovrebbe procedere da solo! 🙂
    Keith si sta dimostrando il “bad ass” che avevamo intuito potesse essere nel primo episodio, sviluppando a pieno le sue potenzialità. Hai fornito una bella descrizione della psicologia del personaggio e del suo modo di comportarsi! Adesso vediamo come continuerà 🙂
    A presto!

  7. Bello, mi piacciono le storie di reietti e disadattati, anche se il meglio di sé il nostro eroe l’ha già dato, a quanto pare 🙂
    Voto il negozio perché si presta meno allo stereotipo, secondo me.
    (forse un americano se la mangerebbe senza batter ciglio, una peperonata a colazione…)

  8. Bar.
    Collega ingegnere, condividiamo ben due passioni in comune. Più una con il protagonista. Incipit interessante. È stato come se la storia di questo ragazzo mi scorresse davanti agli occhi. Peperonata a parte, l’ho trovato un riferimento troppo italiano nell’ambiente americano anni ottanta in cui ci hai catapultati.
    Alla prossima.

  9. Ciao! 🙂 Questo protagonista è bello tormentato, e vedremo come continuerà la sua storia (sono piuttosto curiosa). Attenzione a piccoli refusi come né scritto con l’accento sbagliato. Non ti curare troppo di me, sono molto pignola 😉
    Voto il bar e ti invito a curiosare nella mia storia, se ti va. Alla prossima!

  10. Ciao e benvenuta 🙂
    Voto per farlo fermare in un bar.
    Il protagonista sembra un gran bad ass, la storia promette bene, sono curioso di sapere come proseguirà.
    Carina anche l’idea di utilizzare una canzone, l’ho ascoltata mentre finivo di leggere il capitolo, è un buon espediente per far familiarizzare il lettore con il personaggio!
    Aspetto il prossimo e ti seguo 😉

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