Moneta
Salta, corri, prendi, lancia!
Seduta all’ombra dell’ulivo secolare sulla cima della collina, Moneta osservava il mare lontano frangere pennellate di schiuma bianca sulla spiaggia dorata.
Il frinire continuo delle cicale si sovrapponeva al fruscio del grano agitato dal vento. L’aria era surriscaldata dall’implacabile… dall’implacabile…
Oh, insomma, faceva caldo, un caldo da schiantare, Moneta non avrebbe saputo come descrivere altrimenti quella sensazione spaventosa. Del resto era piuttosto naturale, da quelle parti, nelle sere di Agosto. Per dirla tutta, all’ombra dell’ulivo eccetera il caldo sarebbe stato pure sopportabile, non fosse per quel bordello indecente delle odiose cicale, le pareva quasi di avercene uno sciame nel cervello, a rosicchiarle il corpo scalcagnato, no, cingolato, no meglio la prima, non sarà giusto ma rende, ecco, vedi in che stato mi hanno ridotto?
Come era una balla pure che sentisse il fruscio delle spighe scompigliate dal vento, come sarebbe stato possibile con quel baccano idiota? Il Maestrale, canonicamente impetuoso, questa volta non portava la solita frescura, al contrario, ti prendeva a sberle roventi ai sessanta orari.
Eppure era tornata lì, perché quel luogo era pieno di ricordi meravigliosi e avrebbe voluto andarsene oggi portandosene dietro un altro.
Chissà perché i ricordi sono sempre meravigliosi o terribili.
Lei era stata costretta a comunicargli la Sentenza, quella con la S maiuscola, e qualche giorno dopo il padre aveva voluto parlarle:
“Quando succederà” le disse “io sarò solo un mucchietto di cenere, ma non sarò quel mucchietto di cenere”. Lei non riuscì a trattenere una risata, davanti a quella manifestazione della solita schizofrenia umoristica paterna. Aveva cercato di spiegarsi:
“Io non sarò più lì, ma non voglio che l’ultimo ricordo che avrai di me sia di un uomo ridotto ad una larva che non può più neppure comunicarti quanto ti ama. Te lo immagini? Sai quanto è difficile comunicare con gli occhi?” prese a fare l’occhiolino compitando “M-O-N-E-T-A-N-O-N-P-I-A-N-… ecco vedi, alla terza parola sono bello che schiattato.” concluse sorridendo. Sembrò farsi serio per un attimo “All’inizio avrai bisogno di credere che io ci sia ancora, in un oggetto, in qualcosa che è rimasto di me, non per sempre, solo per qualche tempo, fino a che troverai il modo di buttarmi via”. Disse esattamente così.
“Che cretino!” lo rimproverò Moneta spingendogli debolmente una spalla. “Uno normale avrebbe detto qualcosa del tipo lasciarmi andare”
“Ok” annuì lui “Come preferisci, dimenticarmi per sempre…”
“Daaai!”
“Quello che voglio è che tu mi porti in un posto che tu hai amato, e che infine mi… va bene, va bene! mi lasci andare, ok? Voglio che quell’ultimo viaggio insieme sia per te un ricordo meraviglioso, che conserverai per sempre”. Aveva detto proprio meraviglioso, lui, allergico alla retorica, non aveva detto ‘un ricordo in cui ci saranno degli insetti caciaroni, un reggiseno sudato, le macchie indelebili di olio d’oliva rancido sulle chiappe dei pantaloni’. Il ricordo doveva essere meraviglioso. Confidò nel fatto che gli anni avrebbero cancellato quegli insignificanti elementi di disturbo, in fondo, pensò, è sempre così, il ricordo diventa meraviglioso solo in post-produzione, qualche volta ci vogliono anni.
Salta, corri, prendi, lancia!
Che poi a pensarci bene era proprio un gioco idiota: una volta saltando dal ramo basso dell’ulivo Sara si era storta una caviglia, un’altra volta non aveva vinto lei solo perché (come si chiamava? Quello piccolino tutto storto, quello che aveva giocato con loro solo quella volta… boh, non lo so) si era messo tra la lancia e il bersaglio sulla balla di fieno. Due settimane di punizione, per un graffietto giusto sotto un’occhio, proibizione assoluta di tornare a fare quel gioco assurdamente pericoloso. Certo, certo. Ovviamente continuarono. Ma più che i momenti di gioco, quelli che infine l’avevano convinta a scegliere quel posto, Moneta realizzò solo ora che ciò di cui sentiva veramente la mancanza erano i momenti di pausa. Quando i presenti aspettavano pieni di febbrile entusiasmo che ci fossero tutti prima di cominciare qualunque attività, o quando proprio non avevano voglia di fare nulla e allora, chi arrampicato sull’albero, chi ai suoi piedi, dissertavano di vera filosofia infantile, parlavano di tutto e tutto era interessante e tutti ascoltavano l’opinione di tutti. Era stato bello. Era diventato meraviglioso.
Aprì il piccolo contenitore che aveva a fianco, si tirò in piedi e lo tenne con due mani, aspettando il momento giusto, non sapendo come lo avrebbe riconosciuto. Fu facile: per un istante il frinire di miliardi di stronze si interruppe bruscamente. In quel preciso istante Moneta lanciò in aria il contenuto dell’urna. Una folata di Maestrale più forte delle altre (o almeno lei così lo avrebbe ricordato) catturò le ceneri espandendole in una nuvola bianca che parve fermarsi un attimo sopra di lei per poi dissolversi veloce nell’aria.
Ciao, papà.
La prima scelta. Dove e quando si svolge la storia?
- In qualche era (specificare quale) in un universo distopico (visto che questa parola va di moda mi sembrava giusto utilizzarla). (8%)
- Nel futuro. Potete specificare l'anno esatto (eh eh) e soprattutto il pianeta. (8%)
- Qui, adesso. Sono gradite indicazioni geografiche specifiche (Frittole, Bagdad, Washington eccetera) (83%)

07/07/2016 at 23:13
Moneta, è stato bello leggere questa storia. A tratti mi sono persa nei meandri della tua ironia, fatta di metafore ricercate e scene che lasciano ampio spazio di immaginazione alla mia mente viaggiatrice e al tempo stesso mi sono anche divertita a scavare tra i fronzoli e cercare il senso, la trama della storia. Trovo esilarante il tuo modo di scrivere anche se un tantino troppo -licenza poetica- sconclusionato ma sono certa che un grande talento come te saprà, col tempo, far confluire tutti i nodi al pettine.
07/05/2017 at 09:56
Ciao, Trix. Leggo solo ora, per caso, il tuo commento.
Ho ben poco da scrivere, a distanza di tanto tempo.
Continuo però a chiedermi dove tu sia finita e spero, uno di questi mesi, di avere… ancora… tue notizie.
Ciao!
30/06/2016 at 10:22
Ciao Moneta… è finito e non ho le idee del tutto chiare sul racconto, però è stato bello leggere qualcosa di diverso con uno stile ermetico e particolare. A volte è stato difficile seguire, ma è stato sempre divertente perché sei originale. e poi il “bello” di TI è proprio sperimentare, mettersi alla prova e in fondo in fondo un po’ giocare.
Sarebbe bello leggerti in qualcosa di diverso. Spero pubblicherai ancora. 🙂
07/05/2017 at 09:47
Ciao pink,
A distanza di tanto tempo mi accorgo del tuo commento a chi non avevo risposto. Ti chiedo scusa e ti ringrazio. È vero, questo era un esperimento, una prova un po’ estrema. Mi è piaciuto molto scriverlo e per quanto riguarda l’ermeticità, non dico che l’ho ricercata, ma dico che non mi dispiace affatto. Che diamine, che si arrovelli un po’ anche il lettore, ogni tanto! O devo essere solo io che leggo, limo, rileggo allo sfinimento?
Nel frattempo ho scritto altre storie. Ora non penso che con questo nick scriverò più, se leggi la biografia capisci. Tu? Hai intenzione di tornare?
Ciao, spero la presente ti arrivi.
29/06/2016 at 12:20
Credo di averti detto più volte quello che penso, ma riassumerò. Ho apprezzato in diversi punti la tua scrittura e il tuo stile, a tratti molto ironico e divertente, ma sono anche convinta che la trama sia risultata di difficile comprensione ai più. “I più” sono una categoria da non disprezzare, e tuttavia è con timore che sostengo di farne parte. Non sono riuscita a capire davvero il tuo racconto.
Hai giocato per 10 capitoli con l’originalità e la creatività, e hai giocato bene, ma forse in modo un po’ troppo ricercato e troppo originale. Se poi si può essere “troppo” originali. Credo che questo fosse un esperimento e che, forse, all’inizio nemmeno tu sapevi dove saresti andata a parare. È così?
Verrò a leggere volentieri il tuo prossimo racconto ma, devo ammettere, più volentieri leggerò uno stile diverso, meno artefatto e più fresco.
29/06/2016 at 15:20
Ciao Chiara,
Ti ringrazio molto, sei stata ‘chiarissima’ e sincera!
Hai certamente ragione, i dieci capitoli non sono un esempio di chiarezza, diciamo che posso a buon diritto essere tacciata di ‘snobismo’ per lo stile a tratti ermetico. Però voglio chiarire che non disprezzo affatto la categoria de ‘I Più’, in realtà in questa sede li ho voluti ignorare per scrivere qualcosa che mi divertisse.
Mi permetti tra l’altro di chiarire definitivamente un punto: è assolutamente vero che non avessi la più pallida idea di dove sarei andata a parare. Sembrerà stano, visto che ho dato al racconto un titolo che è poi diventato il nome della creatura protagonista. Però all’inizio c’era solo quel nome e non era affatto sicuro né che si concretizzasse in un animale reale, né avevo in mente alcun dettaglio di una trama che ho veramente dovuto inventare in base alle vostre indicazioni. Mai avrei pensato che avrebbe vinto l’opzione ‘Giallo’, mi sono dovuta adeguare come potevo, ma è evidente, come ha scritto qualcuno di voi, che più che la trama, almeno fino al capitolo sei o sette, scintillano dei cameo che vogliono avere vita propria, si autosostengono altezzosi su un’impalcatura di costrutti fatti per lasciare stupiti. Una sorta di onanismo verbale il mio. E come l’onanismo, per quanto un po’ me ne vergogni, mi è piaciuto farlo!
Grazie, grazie mille! Tutto sommato penso che farò come speri, ossia cambierò stile per il prossimo.
Ciao ciao alla prossima
30/06/2016 at 07:23
Può essere un divertente esperimento cominciare una storia senza sapere dove finirà 🙂 D’altra parte, nella descrizione stessa della storia, che avevo letto all’inizio e mi aveva incuriosito, chiarificavi proprio che saremmo stati noi con i nostri voti a far prendere una direzione al racconto. Ho capito che hai voluto giocare e sorprendere te stessa quanto e più di noi, e continuo a ripetere che scrivi bene perché questa è una verità inconfutabile. Non apprezzo particolarmente “l’onanismo verbale”, ma pace!
Se anche scrivessi di nuovo un racconto così, penso proprio che lo leggerò lo stesso perché non me lo perderei mai.
A prestissimo, spero!
29/06/2016 at 01:05
Moneta! Funambolica equilibrista e giocoliera. Hai tinto tutto il racconto di colori strepitosi passando da attimi di paura a misteriosi enigmi ondeggiando su eccitanti ancheggiamenti fino planare su delicate e tenere carezze. Una critica al racconto? Mi è piaciuto un sacco, effervescente come il personaggio di Moneta e del defunto e fiabesco padre, affiancata da un goffo e impacciato amante (ma parlo solo per invidia, a me moneta piace un sacco) in una storia da montagne russe al cardiopalmo. L’unica pecca che trovo? A parte il sottile filo che lega Moneta al padre mi aspettavo una morale più consistente ma… lo sai, sono io che vivo nel mondo delle favole! 😉 Non vedo l’ora di leggerti di nuovo.
29/06/2016 at 15:04
Ah Francesco, grazie infinite!
Ma sappi che con me giochi a carte scoperte: io adoro il Lupo e so che tu lo conosci e lo apprezzi. Se nella mia immodestia ho provato in un certo senso ad imitarlo, era immaginabile che qualcuno dei lupacchiotti apprezzasse questo stile. O forse mi sbaglio e addirittura adesso che leggi ti stai chiedendo ‘ma che c’entra ciò che ha scritto con Benni????’ e sei addirittura scandalizzato che io abbia osato paragonare le due scemenzine che ho scritto con qualcosa di suo. Non lo so. Sappi comunque che mi dai una soddisfazione enorme e quando mi fanno i complimenti io provo imbarazzo e rispondo un po’ impacciata e… oh, insomma, grazie e scappo via per non mostrarti le mie guance arrossate.
Ciao Ciao, spero a prestissimo!
28/06/2016 at 20:54
L’idea che ho avuto per tutto il racconto è che tu sappia scrivere molto bene e che questo era un esperimento, un esercizio di scrittura creativa. L’unica critica che mi sento di fare, da lettore, è che uno stile come il tuo, ricco di metafore, con parole ricercate, inevitabilmente schiaccia storia e personaggi ( sarebbe perfetto per un racconto satirico).
Sono davvero curioso di leggere cosa scriverai dopo, non mi stupirei se cambiassi totalmente genere e stile 😉
29/06/2016 at 14:59
Ciao Gabriele,
Grazie mille per i complimenti.
Il racconto in un certo senso era un esperimento, ma sarei immodesta se ti lasciassi pensare che io abbia detto ‘ok, adesso mi prendo due minuti per tirare giù due cosettine per theincipit, giusto per vedere che effetto fa’. No, ci ho lavorato, pure troppo, quindi se è stato un esperimento, questo esperimento mi ha impegnato parecchio!
Penso che tu abbia ragione anche sul secondo punto: è vero, i personaggi fanno da comparse alla narrazione. A mia discolpa non posso dire nulla! È una cosa che mi sembrava carina e divertente e l’ho voluta fare. Da molti (di voi otto lettori!) è stata accolta bene, da altri meno. Rimane il fatto che se usassi questo ‘stile’ su qualcosa di più lungo e strutturato se ne manifesterebbero immediatamente i limiti intrinseci. Non so se rifarò qualcosa di simile, ma non lo rinnego affatto!
È come quando giochi a Master Mind: qualche volta hai più informazioni cambiando tutti i chiodini. Penso che per il prossimo racconto farò così: cambierò tutto, così mi potrete fare correzioni diverse!
Ciao ciao, grazie di avermi seguito fin qui!
A presto!
28/06/2016 at 16:44
E così hai portato a termine questo strano racconto. Vebbè, adesso smettila di giocare, trova una tua cifra distintiva e ripagaci con una nuova moneta. Le idee ci sono (anche troppe). Lo stile è fresco e gradevole, molto spontaneo (anche troppo).
Insomma, come capita a molti, il tuo problema è togliere, non aggiungere. Manca un po’ di tecnica: leggi qualche testo sulla scrittura creativa, uno qualunque, tanto dicono più o meno tutti le stesse cose… Le idee non ti mancano, basta mettere un po’ d’ordine. E magari queste cose le sai già e ti sei presa una vacanza: è questo il dubbio che ho avuto fin dall’inizio.
29/06/2016 at 14:48
Ciao Napo,
Non so se sono più contenta della tua critica o lusingata dal tuo dubbio.
Il racconto nasce come una ‘vacanza’: l’idea iniziale, non rispettata del tutto, era proprio metterlo in mano il più possibile ai lettori. Sfortunatamente già al terzo capitolo non sapevo più bene cosa chiedere per rendere il lettore davvero protagonista dello sviluppo.
Il tuo commento è per me uno sprone a mostrarti che sono capace di fare molto meglio.
Voglio convincermi che tu abbia ragione, ossia che questo racconto, che mi è piaciuto tantissimo scrivere, sia stato solo un giochetto, una partita a dama giocata distrattamente da una maestra di scacchi. Spero di stupirti!
Ciao ciao, alla prossima!
28/06/2016 at 11:28
Dal momento che chiedi una critica costruttiva e che la storia ora è completa e la si può osservare a distanza per prenderle le misure – passami la metafora – e analizzarla nell’essenziale, ti farò una ridottissima ( non siamo a casa nostra) critica costruttiva, e evito di starti a fare l’applauso che poco ti porterebbe guadagno nel mondo editoriale.
Partiamo dal fatto che tu hai un problema che va risolto: il linguaggio ricercato e originale che affascina e acceca facendo da specchietto per allodole – ecco il secondo problema – per la trama; una trama che non costruisci dalle fondamenta, che emerge essere frutto di ispirazione vaga per poi plasmarsi stradafacendo ma per questo mantiene pecche evidenti come scene slegate e – non meno importante – troppi obiettivi di serie. Fai poi un errore che è tipico dell’emergente: usi l’introspezione per caratterizzare il personaggio. A me rimproverarono proprio questo: troppa azione – mi dissero – poca introspezione. E io che non potevo mettere su un corso di scrittura creativa per chi si lamentava, ho sorvolato. Ma a te spiego perchè quella critica è sbagliata e lo sbaglio lo fai anche tu: un personaggio si caratterizza attraverso l’azione, non con il dialogo interiore. La narrazione che racconta un pensiero è un espediente dilettantesco. L’azione lo esprime e lo mostra, l’azione racconta da sola qual è l’obiettivo – la missione – dei personaggi, senza che questi si mettano a pensare. L’azione porta avanti la storia e lega gli ingredienti della trama, per questo si chiama trama perchè è concatenata come le trame della lana quando si fa la maglia.
Per farla breve hai bisogno di fare una sapiente scaletta e decidere in anticipo cosa racconterai per evitare di tirar fuori dal cappello il coniglio nelle ultime battute: Che tutto fan quadrar sol perchè lo specchietto ha luccicato.
Per intenderci: hai potenziale, ti leggerei altre mille volte, non sprecarlo.
29/06/2016 at 14:37
Ciao AmoMarta,
Sono contentissima di leggere la tua analisi dettagliata e precisa.
Alcuni punti non sono una novità, nel senso che già mi erano state dette certe cose e ne sono cosciente. Riguardo alla necessità di evitare che il pensiero racconti la narrazione, ti confesso che è un punto che tendo a sottovalutare, o forse valuto male le situazioni in cui questo può essere funzionale, corretto o almeno tollerabile. Ci starò molto più attenta.
Ho potenziale? Ma grazie, grazie davvero, di per sé questa è una notizia e un grosso complimento.
Lo sprecherò? Probabile 😀
Ciao ciao, grazie mille di avermi seguito fin qui e di avermi voluto dedicare ancora qualche minuto, per me è stato davvero prezioso. A presto!
28/06/2016 at 10:43
“Troppo particolare questo racconto, mi piace. Mi piace soprattutto la “dinamicità” con la quale hai impostato il tutto.[…]”
Sono andato a scovare il primo messaggio che ho lasciato sotto il tuo racconto per farti capire come sia stato positivo il mio giudizio (e la mia considerazione) sulla storia che hai scritto. E lo è stata, appunto, sin dall’inizio.
Degna conclusione di un racconto scritto bene, ma proprio bene.
Mi vengono in mente 3 parole per questa “Attu Marro’j – Dove tutto ha avuto inizio”:
-dinamicità
-originalità
-sottovalutazione (sì, a mio avviso non è stata considerata e valutata come doveva e come meritava. Ovviamente è un mio parere personale.)
Spero di rileggerti presto, molto presto. Alla prossima, Moneta.
29/06/2016 at 14:27
Ciao Jay,
Sono onorata di ricevere un commento simile! A tuoi commenti precedenti avevo risposto che forse mi sopravvaluti e non voglio ripeterlo qui. Preferisco fare una considerazione forse meno ‘modesta’ e forse più vera: avendolo scritto, sono cosciente dei limiti del racconto, per cui ogni volta che ricevo un elogio un po’ mi imbarazzo. Però ci penso e mi dico: ok, anche a me capita di leggere racconti nei quali individuo qualche errore di forma, qualcosa di poco convincente, magari parti poco chiare, troppo ‘allegoriche’. Eppure, il mio giudizio di fondo rimane entusiasta. Perché? Ma semplicemente perché quel racconto risponde al mio gusto personale, ‘è in risonanza con me’. Ecco, accolgo il tuo bellissimo complimento come una testimonianza del fatto che ti abbia fatto ‘risonare’, premendo i pulsanti giusti!
Grazie mille insomma, spero di tornare prestissimo!
E spero che risonerai anche col prossimo mio racconto! 😀
Ciao Ciao!
28/06/2016 at 07:00
Buongiorno Moneta
“tre microesopi: più neri che marron, come lui, consumavano il primo pasto in un tripudio di 18 zampette massaggianti.” Questa è solo un esempio delle tante frasi che mi hanno colpito nel tuo racconto.
Ho apprezzato la tua capacità di raccontare pensieri/gesti/situazioni di per sé semplici, in modo originale e usando anche un’ironia garbata e intelligente.
Mi farebbe piacere rileggerti ancora.
A presto
Ciao ciao
🙂 🙂
29/06/2016 at 14:18
Ciao maria,
E a me farebbe piacere essere riletta da te! Grazie per i complimenti e per avermi seguito fin qui, per me è prezioso.
A prestissimo!
Ciao Ciao!
27/06/2016 at 20:08
Se tu ti sei divertita a scriverla, io mi sono divertita a leggerla… hai uno stile particolarissimo che, di per sé, è una garanzia per qualunque storia tu scriva, il tuo è un estro che va coltivato… Non ci abbandonare 😉
29/06/2016 at 14:16
Se mi avessero chiesto di riassumere con una frase il commento che mi sarebbe piaciuto leggere questa frase sarebbe stata quella che usi. Sono contenta, veramente, ho giocato con voi ed è stato divertente. Certo, io, qui da me, ho portato la palla e ho fatto spesso di testa mia, ma sapere che questa ‘partita’ è piaciuta anche a qualcun’altra mi fa molto piacere.
Grazie mille! Non vi abbandono, non ci penso proprio, ho bisogno però di pensare bene al tono del prossimo racconto.
Ciao ciao a presto!
27/06/2016 at 19:38
Eccomi qua,io purtroppo ho cominciato a leggerlo forse dal quarto o quinto capitolo,e ti assicuro che non è come seguirlo dal primo, In ogni caso mi sembri veramente una brava scrittice,che da del tu alla grammatica e alla scelta delle parole,quando non entri troppo nel dialetto eheheheh . ESOPILOGO,poi,è stato il tocco dell’artista.Adesso aspetto il prossimo,e stavolta comincerò dal primo capitolo.
A presto e un caro saluto
29/06/2016 at 14:13
Ciao ivano,
Grazie mille, sei gentilissimo.
Ah ah, sì, Esopilogo mi divertiva parecchio, semplice ma carino. Non so però se ha un po’ oscurato le righe della filastrocca che avrebbero voluto far capire che Esopo è correlato a ‘esapodo’, come le zampe anteriori. Ma vabbé, che importa.
Grazie di tutto, dei commenti, dei complimenti, di avermi letto assiduamente.
Ciao Ciao a presto!
27/06/2016 at 18:47
Clap! Clap! Clap!
Certo che dal niente a far riquadrare tutto è un’impresa titanica e tu ci sei riuscita. Congratulazioni. Il finale è bello e commovente.
Una sola domanda: ma quanto è grande questo gatto: dal capitolo precedente sembrava poco più piccolo di un leone, mentre dall’ultimo sembra poco più grande di un gatto normale.
Ciao 🙂
29/06/2016 at 14:09
Grazie Red, felicissima che ti sia piaciuto!
L’idea che avevo in mente è che il gatto fosse più o meno delle dimensioni di una lince, ma sono stata effettivamente molto vaga e un po’ contraddittoria. O magari, essendo una creatura a suo modo magica, è in grado di mutare dimensione 😀
Grazie tantissimo di avermi seguito fin qui
A prestissimo, dalle tue parti!
27/06/2016 at 17:37
Bellissimo! Questa è la prima parola che mi viene in mente pensando al tuo racconto.
Ironico e misterioso, emozionante e mai banale.
Ho amato ogni capitolo, ho adorato Moneta e l’intreccio che sei riuscita a creare.
Il mio grande amore però rimane Mondo! Ah! Che uomo! XD Come economista, ho apprezzato molto il suo spirito imprenditoriale! 😀
Spero che tornerai presto con un nuovo racconto!
Ancora complimenti! 😀
29/06/2016 at 13:06
Grazie mille Tia, sono onorata e contenta che ti sia piaciuto. Per me è importantissimo ciò che scrivi, mi serve anche per tarare il parere di altri che esprimono osservazioni dubbi e critiche. Cerco di spiegarmi: sono convinta che la maggior parte delle osservazioni che mi fanno siano condivisibili, sono osservazioni di forma e di tecnica di scrittura, di regole che non ho rispettato, di chiarezza, per usare un eufemismo, migliorabile. Ero cosciente di aver violato parte di queste regole, ma mi piaceva provare a scrivere in un certo modo e se a qualcuno è veramente piaciuto vuol dire che tutto sommato qualche forzatura a qualche regola ci può anche stare.
Non aiuterà ad avere un ‘vasto pubblico’ ma pazienza, l’importante qui sopra è divertirsi scrivendo.
Penso comunque che questo racconto rimarrà un esperimento estremo.
Ciao ciao e grazie mille di nuovo.
27/06/2016 at 16:31
Se potessi sentirmi applaudirei. Finale riuscitissimo. Io ho già riso al titolo.
In questa chiusura c’è tutto: la spiegazione del mistero, la presenza del padre che se ne è andato ma ha comunque lasciato la sua impronta di affetto, cura verso gli altri (persino di una gatta randagia e ustionata) e di giocosa caccia al tesoro; lo spirito imprenditoriale di Mondo e quello più razionale e diffidente di Moneta. Persino i doppisensi del maresciallo “guardone per dovere”, nonché l’uranio col mutageno e i gatti a sei zampe. Io sono ammirativa, soddisfatta e divertita. Mi spiace, Moneta, ma stavolta non trovo proprio critiche da fare, so che i complimenti ti infastidiscono, ma trovo solo quelli 😉
Spero davvero di rileggerti presto
29/06/2016 at 12:59
Ciao befana.
Ma scherzi? Sono contentissima del tuo commento, ‘anche’ se non mi fai critiche.
Ci mancherebbe, ti ringrazio tantissimo e sono onorata!
Il fatto che io abbia sottolineato spesso che ‘voglio le critiche’ è perché voi vi sentiate il più liberi possibile di dirmi ciò che pensate. Se so di avervi dato questa libertà, i complimenti mi sembrano ancora più preziosi. Quindi grazie veramente, grazie di cuore, grazie di tutto, sono veramente contenta che ti sia piaciuto ciò che ho scritto.
E quando non ci sono complimenti ma critiche, sono contenta di poterle esaminare e riflettere su di esse, se lo ritengo opportuno di farle mie per cercare di migliorarmi. Una persona a me molto vicina mi ha detto qualche giorno fa: ‘Io non perdo mai. O vinco o imparo.’ Ecco, grazie a te, mi sento un po’ vittoriosa!
Ciao ciao a prestissimo!
27/06/2016 at 15:29
Dunque è finita.
Mi sono presa qualche giorno in più perché volevo pensare bene a un finale soddisfacente. Spero che non vi deluda.
Sappiate che mi sono veramente divertita a scrivere questo racconto.
Vi ringrazio tutti per avermi seguito fin qui.
Vi ringrazio per i commenti, i complimenti.
Grazie per le critiche che ho cercato di recepire.
Grazie per la gentilezza e il garbo con cui le avete espresse. Vorrei anche dirvi, sinceramente, non mettetevi troppi problemi, con me: preferisco di gran lunga una critica aspra a un silenzio da interpretare.
A proposito: grazie anche a chi ha letto senza commentare. Non siete tanti, lo so, ma siete per me ‘oggetti misteriosi’ che mi piacerebbe conoscere.
Per questo chiedo a tutti, come ultimo sforzo, un commento complessivo sul racconto.
Sono veramente curiosa di sapere cosa ne pensate.
A me, nel complesso, è piaciuto, ma sono di parte 😀
A prestissimo, spero!
Ciao Ciao
24/06/2016 at 23:14
Voto per far passare il resto della vita coccolato,non dovrebbe essere una pensione malvagia,cosa che non dispiacerebbe anche per me,qundo sarà il tempo.
E ora ci avvviciniamo aal fine,complimenti e buon fine settimana
27/06/2016 at 15:33
Uhm, non so, l’opzione che hai scelto non ha vinto, forse in molti ritengono la pensione pura fantascienza e saremmo andati fuori tema 😀
Grazie dei complimenti e di esserci!
Spero di avere un tuo commento finale!
Ciao Ciao